la fine giustifica

–       Ok sono un egoista, penso alla mia felicità. Perché se non sono felice io, non posso rendere felice gli altri.

Ecco un caso in cui l’epilogo della storia compromette l’intero racconto. Io lavoro in pubblicità e sono anni che mi scontro con la questione del “picco”. Il picco narrativo è quella cosa che al termine di uno spot ti spiazza, ti fa venire la pelle d’oca o ti strappa un sorriso. “Se non sono felice io, non posso rendere felice gli altri” ti strappa solo una bestemmia. Non è un picco. Non è niente. E’ un dialogo di Muccino e a me Muccino mi ha sempre fatto cagare. Ma invece di scatenarmi la furia cieca, risveglia l’antropologa che c’è in me, mi fa riflettere su questa ex generation di cui, mio malgrado, faccio parte. Una generazione di analfabeti sentimentali che va dove la porta il cuore, perché la mente, come dice la parola, mente. Per me il cuore è un organo sopravvalutato, è un muscolo involontario e, invece, io alla volontà ci credo. Credo davvero che l’amore capiti, il disamore no, non capita. Il disamore è mancanza di volontà e di impegno, il disamore è improvvisazione. E non ci si improvvisa mariti, padri o compagni, se non vuoi chiudere ogni relazione come fosse una puntata (anche brutta) di una telenovela.

Intanto io continuo a credere nel lieto fine e, se non sarà lieto, vuol dire che non sarà la fine.

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4 thoughts on “la fine giustifica

  1. Molto bello. Molto vero. Non so se è una questione generazionale o meno. Vero è che c’è in giro tanta incapacità all’impegno affettivo. Ci hanno inculcato in testa l’idea di una felicità come qualcosa che ti deve arrivare sulla testa, come il massimo e supremo obiettivo della vita, dell’egoismo “salutare” per cui è importante guardare prima di tutti alla “propria felicità”. teniamo gli occhi fissi al’obiettivo e non ci curiamo del percorso che stiamo facendo, di chi abbiamo accanto, di quanto in effetti stiamo dando, ma solo a quanto non stiamo ricevendo dall’altro. e così che ci perdiamo la felicità per strada.
    Stare insieme è anche responsabilità e impegno, e non solo appagamento personale. Chissà perché ci eravamo convinti che dovesse essere facile.
    Ma comunque tu lo dici meglio e con meno parole. Scusa se mi sono dilungata. Il post mi ha molto colpita.

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