un racconto strappamutande

Non sono una sciattona, sia chiaro, apprezzo un bel vestito (e, potendo, me lo compro pure), un’ascella depilata, una manicure ben fatta. Detto questo, ci sono donne che mi fanno sentire sempre un po’ come Penelope Cruz in Non ti muovere: sudaticcia, mal vestita e con i capelli unti, anche se sono appena uscita dalla doccia. Sono donne aliene, o forse vampire, che hanno abiti sempre un po’ più stirati dei tuoi, capelli sempre più in piega dei tuoi e scarpe che, mai e poi mai, potrebbero pestare una merda. E invece la merda capita, capita sempre. E capita sempre quando meno te lo aspetti. Quando, per esempio, durante una riunione importante tu indossi un paio di pantaloni e senti che qualcosa ti infastidisce all’altezza del polpaccio. Pensi a una calza cascante e improvvisi un movimento liberatorio per farla scendere del tutto ad altezza caviglia. Una volta assestata lì, finirà il fastidio e te ne occuperai in bagno, più tardi. E invece a scendere è qualcos’altro. A scendere direttamente per terra è un paio di mutande che ti sei tolta insieme ai pantaloni la sera prima, in un unico gesto plastico prima di tuffarti a letto. Sì perché sei una campionessa di svestizione a strati. Il problema è che gli strati non si separano nella notte e tu il giorno dopo rimetti tutto insieme, slip appallottolati ad altezza ginocchia compresi. E tu sei lì a brandire le tue mutande con gli occhi delle donne vampire puntati addosso. E non sai se sono più stupite perché hai un paio di slip in mano o perché le mutande in questione sono delle specie di boxer ascellari con l’elastico mollo. Perché già di questi tempi la mia vita mi va stretta, almeno il resto voglio che stia comodo.

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12 thoughts on “un racconto strappamutande

  1. bri says:

    Sei fantastica. Il “picco” di cui parli in altro post, lo raggiungi sempre in questi post. Ho iniziato a leggere dall’ultimo che hai scritto, ora mi sto godendo i precedenti in ordine cronologico. Una goduria 😀

  2. Giusi says:

    Pure a me è successo con un paio di collant che non riuscivo a trovare (ed erano avvoltolati nei pantaloni), mi sono usciti dalla gamba mentre correvo per strada ahahah

  3. val says:

    I love you!
    Sarà xche è successo anche a me,ma tu lo racconti decisamente meglio!
    (X caso hai avuto anche un periodo in cui t mettevi le mutande al contrario regolarmente e categoricamente tutti i giorni?)
    Complimenti x ik blog !!!!

  4. Zio pinolo é successo pure a me!!!
    Sono oramai tossicodipendente dal tuo blog, e ho pure passato la dose a qualche amica
    Sto scarrellando in rewind i post, giusto per il gusto di scoppiare in risate isteriche, così, sola con la mia tazza di thé in cucina
    Grazie perché ci vuole
    Lou

  5. Uh! E’ successo anche a me! Ero in mezzo alla strada e stavo andando a intascare il mio primo stipendio, Sento un fastidio sulla schiena, mi infilo la mano sotto la maglietta e cosa tiro fuori proprio nel bel mezzo del corso? Mutandone slabbrate yeah! é bello sapere di non essere le sole…

  6. jackie burton says:

    anche a me è successo con un paio di collant.
    ma purtroppo, non paga della bizzarra figura fatta alla fermata del bus (quando una signora mi ha detto che non capiva la dinamica vedendo il piede del collant che usciva da una gamba della pantalone) e non volendo imparare la lezione ricevuta dall’universo ho ripetuto l’esperimento … felice di esser in ottima compagnia 🙂

    la mamma di forrest gump diceva un sacco di cose, ma anche la mia non scherza affatto e lei mi diceva sempre che “non è vero che queste cose non succedono agli altri, è solo che non lo dicono”

  7. È accaduto anche a me. Con i collant che hanno fatto capolino dalla fine dei pantaloni. Ero alle medie. In una scuola di suore. Le mie compagne erano tutte “mean girls”. Panico e disperazione si sono impossessate di me. Ma ne sono uscita viva. Come però non lo ricordo, perché ho rimosso. Ma non ho rimosso la cattiva abitudine della svestizione a strati: riesco a togliermi anche 4 strati alla volta. Sopra e sotto. Contemporaneamente. Però una lezione l’ho imparata. Il giorno dopo, controllo cosa infilo. TI stimo.

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