te lo leggo negli occhi

Quando è nato mio figlio più grande abbiamo aperto una casella di posta a suo nome. Ci eravamo ripromessi di scriverci tutti, alla fine l’ho fatto solo io, per circa un anno. Tutte le mattine raccontavo qualcosa di me e di lui al Lorenzo che verrà. Ho smesso perché era faticosissimo, buttavo giù una riga e poi la cancellavo, il tono finiva per essere troppo melodrammatico o troppo sarcastico, troppo scanzonato o troppo struggente. Mi immaginavo Lorenzo indignato che scuoteva la testolona e mi giudicava con i suoi occhi giganti. I figli ci giudicano prima ancora di saper parlare, forse è per questo che va tanto di moda dichiarare la propria imperfezione come madri. Pensavo fosse una giustificazione nei confronti della società, un rispondere alla pressione e alle aspettative con ‘sono una mamma, non sono una santa’, ora capisco che è una risposta a quegli occhi da lemure, occhi che chiedono. Poi è venuta Marta. E i suoi occhi che sanno.
 
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