bella come il cul della padella

Ho sempre pensato di non saper accettare i complimenti. Dopo lunga e attenta meditazione ho capito che, più che altro, i complimenti non me li sanno fare. Qualche esempio che avalla la mia teoria.
Il complimento mancato.
Hai preso il coraggio a quattro mani, ti sei tagliata i lunghi riccioli che portavi fin da ragazzina. Arrivi in ufficio e la collega ti guarda e dice: “Ti sei tagliata i capelli” e poi silenzio, un lunghissimo silenzio. E tu aggiungeresti “Sì è ho anche due occhi, un naso e una bocca… pensa te!”.
Variante del complimento mancato con insulto retroattivo.
Hai preso il coraggio a quattro mani, ti sei tagliata i lunghi riccioli e bla bla. Un’altra collega ti guarda e ti dice: “Ti sei tagliata i capelli… era ora!”. E allora cosa vuoi dire, che fino a ieri ero un cesso coi ricci al posto della tavoletta?
Il complimento creativo.
Sei bella come una modella di Goya. Me lo disse un ex fidanzato e subito mi sembrò proprio lusinghiero. Se non fosse che googleando la sera scoprii che le modelle di Goya sono delle culone pazzesche. Appena al di sotto della taglia Botero.
Il complimento delle medie.
“Che bella questa minigonna, ma non hai freddo?” era un classico tra le ragazzine della mia classe. Anche ad agosto. Ed era pieno di sottintesi, ma io ne ho sempre letto solo uno: sei una zoccola che si vuole mettere in mostra.
Il complimento che ferisce.
Ho un vestito nuovo. Lorenzo, sangue del mio sangue, luce dei miei occhi e soprattutto voce dell’innocenza, mi guarda e dice: “Ma che bella signora!”.
Signora e ho detto tutto.
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