E la chiamavano estate…

Per i bambini l’estate è sinonimo di libertà: niente compiti, niente scuola, niente impegni. Solo sole, sudore e salsedine. Per tutti i bambini tranne che per me. Per me l’estate era il momento in cui le strane ossessioni di mia madre prendevano il sopravvento. Non che mia madre sia matta, non più delle altre madri almeno, ma certamente è un bell’impasto di ansie, teorie legate alla salute e rituali. Un impasto che lievitava e cuoceva nei mesi caldi.

Elenco qui le raccomandazioni che, puntuali come il servizio del TG2 sui rischi del solleone, mi ripeteva a mo’ di mantra.

1. Non prendere il sole attraverso i vetri. Rischio la vita. Il sole attraverso i vetri provoca terribili raffreddori e talvolta polmoniti fulminanti. Ne ho a lungo discusso con mia sorella e non siamo riuscite a individuare la base scientifica di tale convizione. Ma tutte e due ricordiamo la nostra genitrice che fodera di lenzuola e giornali i finestrini della splendida Simca 1000 verde pisello trasformata per l’occasione in cripta su 4 ruote.

2. Non si beve l’acqua dopo il gelato. La variante invernale era acqua dopo la banana. Pena la morte, questa volta per complicazioni intestinali. Quindi dopo il gelato solo lingue felpate e arsure sahariane.

3. Non si fa il bagno prima delle quattro ore dall’ultimo pasto. E per pasto vale anche un ghiacciolo. Ma siccome mia madre è della scuola “mangia che cresci” non passavano mai quattro ore da un pasto all’altro e quindi il mare era per me un’enorme vasca per pediluvi.

4. Non si toglie la canottiera, nemmeno ad agosto. Perché asciuga il sudore. Una volta mi ribellai e dissi “Ma mamma, se non avessi la canottiera non suderei” e lei mi rispose di non fare la sciocca “Hai visto i Tuaregh? loro si coprono e non si lamentano”.

5. Collegata alla questione Tuaregh (probabilmente era rimasta traumatizzata dalla visione di Lawrence d’Arabia) arriva l’ultimo divieto: non si bevono bevande fredde. I fottuti tuaregh sorseggiano tè CALDO e non si lamentano. E quindi solo acqua a temperatura ambiente e e senza bolle. Meglio se di rubinetto.

Sarà per questo che non ho apprezzato la campagna condividi la tua cocacola. Oggi io la mia coca ghiacciata non la condivido con nessuno, tantomeno con la mamma.

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11 thoughts on “E la chiamavano estate…

  1. La 2 la 3 e la 4 erano anche i miei diktat. Dev’esserci un Comitato Mamme che, a mò di servizio segreto tipo CIA, KBG e Mossad, si passa tali informazioni. La 3, soprattutto, era un dramma. Non valeva solo al mare, ma anche in casa. Se avevo mangiato un biscotto, non potevo farmi la doccia.

  2. Hi hi hi bella! Mia mamma non mi ha mai fatto limitazioni di questo tipo ma le conosco bene e purtroppo eri in ottima compagnia. Eppure le mamme di oggi secondo me sono ancor più fobiche! E così facendo i bambini son sempre più deboli.

  3. gianbumbi says:

    Quella dell’acqua dopo la banana l’ha tirata fuori mio marito qualche tempo fa, rivolgendosi a nostro figlio di 2 anni, lasciandomi basita. Sua mamma ha fatto un ottimo lavoro con lui: il divieto dell’accoppiamento acqua-banana è stato latente in lui fino ad ora, per poi risuscitare, oggi, in tutta la sua potenza esoterica ed essere tramandato ai posteri.

  4. A noi è stata inculcata la fissazione per i cappelli e per i fazzoletti (bandane ante litteram, le ha inventate la nostra famiglia senza beccare un centesimo di royalties) da mettere sotto il sole: “Copriti la testa quando stai sotto il sole o ti verrà la meningite!”. Unica possibile alternativa: “Bagnati la testa”, ma praticabile, come è ovvio, solo al mare. Gli altri bambini, tutti a testa scoperta, sopravvivevano in ottima salute.

  5. renata says:

    Non trattenere la pipi’ quando ti scappa, se no ti esplode la vescica – come (dice Kundera) accadde al povero Tycho Brahe? Io sono campionessa mondiale di trattenitrice di pipi’. Ero, prima del parto (dettagli). Ecco, questo anatema potrebbe essere la mia nemesi…

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