l’amore è una cattiva abitudine

Cerco di individuare il momento preciso in cui le buffe stranezze, le idiosincrasie, i teneri difetti della persona con cui condividi la vita diventano insostenibili ossessioni, fastidiose come le unghie sulla lavagna. Io vanto una serie di comportamenti bizzarri, molti ereditati da mia madre, altri su cui ho il totale copyright.

Mi lavo i piedi nel lavandino, uno alla volta come una contorsionista. Non mi è mai venuto in mente che si potesse fare diversamente, tipo nel bidet.
Sempre nell’ambito igiene personale, la mattina mi sveglio, faccio la doccia, lavo i denti, mi vesto e prima di uscire mi rilavo ascelle e denti. Così per stare più sicura.

Non butto subito le confezioni vuote, i resti della verdura o i gusci d’uovo. Tendo a gettare tutto nel lavandino della cucina (lì non mi ci lavo i piedi eh) e poi a fare un sacco della spazzatura a fine serata.
Mi chiudo a chiave in bagno anche se sono sola in casa e, fino al quarto-quinto anno di convivenza, se lui è nei paraggi in bagno non ci vado proprio.
Sbuccio le arance con precisione chirurgica, senza intaccare la polpa, senza lasciare pellicine bianche. Gli agrumi vanno rispettati.

Bestemmio mentre faccio le pulizie. Sbatto gli oggetti, sbuffo, me la prendo con le minoranze. E’ una specie di corpo a corpo, una lotta con me stessa (perchè pulire mi fa schifo) e con lo sporco. Io la polvere non la tolgo dai tappeti, la mando al tappeto. Sono la Chuck Norris delle casalinghe. C’è chi dice che Mastrolindo abbia perso i capelli dopo avermi visto lavare i pavimenti. Altri sostengono che, dopo aver assistito al lavaggio della tazza del cesso, la mia Anitra WC sia emigrata verso sud.

Comunque credo che le mie relazioni siano quasi sempre arrivate al capolinea per quelle piccole fisime. Uno si racconta che ci siano in ballo i massimi sistemi, la leggi che regolano il mondo e un po’ desidera anche che sia così. Che le storie finiscano per insanabili fratture, inconciliabili divergenze caratteriali. Ma la verità è che, invece di spremerti il cervello in mille perché, forse basterebbe spremere il dentifricio dalla parte giusta del tubetto.

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14 thoughts on “l’amore è una cattiva abitudine

  1. Una domanda …
    Ma il lavandino é basso o sei te una giraffa?
    No perché se lo faccio io, che sono parecchio altino devo chiamare i pompieri a levarmi il piede da li …

    Di solito faccio domande più intelligenti credimi.

    Ora scusa devo chiamare i pompieri.

  2. Abbiamo delle cose in comune. Sono contento di non essere l’unico. Le bestemmie durante le attività pesanti, onerose. Il doppio passaggio di pulizia prima di uscire. E, infine, la pulitura degli agrumi come fosse un’autopsia.

  3. Zaffagd says:

    no non e’ vero, le piccole fisime diventano insopportabili quando non si e’ piu’ innamorati, o non abbastanza. sul perche’ ci si “disinnamori” pero’, non avanzo ipotesi, ma non e’ certo per i piedi nel lavandino 🙂

  4. Michele says:

    Una dei motivi di discussione con la mia ex-moglie era che le facevo notare (da principio scherzando, in seguito più stile Rocky) che non chiudeva mai il tappo a pressione del dentrificio.. e la sua risposta era la solita.. “guarda che l’ho chiuso”.

    E’ stato di notevole interesse scientifico (per me), dopo esserci finalmente fisicamente separati (e non per il dentifricio), lavarmi i denti, chiudere il tubetto, spegnere la luce e sentire nel più assoluto silenzio “POP” , il rumore del tubetto che si riapriva da solo….

  5. cri says:

    “Ti ho visto addentare un panino dentro all’autogrill:
    a volte un dettaglio può uccidere una poesia.” (E.Ruggeri)
    …allora è vero….
    e per arricchire la tua personale statistica sul lavaggio piedi nel lavandino: anche mia mamma aveva quest’abitudine.

  6. Francesca says:

    la prima volta che il mio ragazzo mi ha vista a lavare i piedi nel lavandino si è sconvolto. Sconvolto totalmente. Ancora sostiene che sono solo io a farlo. Grazie di esistere!! 😀

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