eravamo Io, Garrone e Dolce Remì… e loro due mi consolavano

Un numero considerevole di persone mi ha scritto il proprio elenco di idiosincrasie e divieti subiti in gioventù nei mesi estivi. Ma siccome mia madre è una donna per tutte le stagioni, vorrei approfondire l’argomento e rilancio.

Un racconto d’autunno.

La scuola elementare mi piaceva e non avevo nulla in contrario che ricominciasse puntualmente, ogni settembre. Si caricavano i portapenne con le cartucce blu e si partiva alla carica di un nuovo anno. Il mio kit scolare era a dir poco raffazzonato: la cartella della sorella, il diario del discount con le immagini di qualche cartone di serie b, per intenderci quelli trasmessi da Junior Tv. Io ero da Ape Magà, l’Ape Maia costava troppo. L’imbarazzo e il disagio erano comunque sopportabili, sotto la soglia della vergogna conclamata. Da allarme giallo. Che si fece rosso il giorno in cui i miei nonni misero la pulce nell’orecchio a mia madre: “Quella cartella pesa troppo, se va avanti così Lerrica (Enrica, cioè io) diventa gobba”. Il giorno dopo Lerrica andò a scuola con il carrello della spesa. Con la schiena dritta, ma piegata nello spirito.

 
Un racconto d’inverno.
 
Da piccola soffrivo di otiti perforanti, piuttosto dolorose. Mia madre ne fece una malattia, un morbo che ha lasciato nella mia dignità cicatrici molto più profonde rispetto a quelle esigue nel timpano destro. Dalla prima foglia caduta al primo germoglio rispuntato, io ero una forzata del paraorecchie. Lo so che ora è un accessorio trendy molto amato dagli hipster, allora era solo uno strumento di tortura, un catalizzatore di prese per il culo.
In fondo potevo anche capire, ogni classe ha un quattrocchi, ma una quattrorecchi è una rarità.

 
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4 thoughts on “eravamo Io, Garrone e Dolce Remì… e loro due mi consolavano

  1. Se vogliamo parlare di traumi infantili, io ho il colpo da ko per tutti voi.
    Carnevale, terza o quarta elementare. I maschietti, si sa, vogliono vestirsi come i loro idoli televisivi. Tartaruga Ninja. Chi? Leonardo, il più saggio, cuore e cervello.
    Alt: il vestito già fatto costa troppo e, poi, è roba cinese. Quindi, nociva, tossica, pericolosa. Si fa tutto in casa, via!
    Il vestito si componeva di (leggere con la voce di Fantozzi):
    un tutone integrale di panno verde con tanto di cappuccio col buco per gli occhi (uno più grande dell’altro) che andava bene per mimetizzarsi nella giungla di Saigon;
    un panno giallo (che pareva uno zerbino) cucito sul davanti che avrebbe dovuto rappresentare il carapace inferiore;
    un cuscino matrimoniale (sempre verde) attaccato con quattro lacci alla schiena, che avrebbe dovuto rappresentare il guscio.

    Infine, perché non c’è mai limite al pubblico ludibrio: un compagno di classe vestito anche lui da Tartaruga Ninja, anche lui Leonardo, ma col vestito comprato, per far vedere a tutti la differenza tra quello normale e lo sfigato. Ah, cmq la sua pelle non si è sciolta come corrosa dall’acido per colpa del costume cinese, né gli sono spuntate le branchie da adulto.

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