mi tenghi? Ovvero l’amore secondo Filini

Lorenzo non ha mai fatto storie per dormire. Prende i suoi “oggetti della notte” stile coperta di linus (che sono a seconda due macchinine, un bicchiere, tre biglie, un tappo della vasca da bagno e un mio mascara) e si infila sotto le coperte. L’unico rito che si ripete di sera in sera è una frase, che mi dice ogni volta, ogni volta prima di chiudere gli occhi: “Mamma, mi tenghi? Sennò io cado!”. Dove pensi di cadere non lo so. Forse semplicemente dal letto.

A me piace pensare che a parlare sia il timore, ma anche la voglia di essere risucchiato nel gorgo dei sogni, mangiato dalle coperte e dalle lenzuola per essere risputato fuori tutto arruffato la mattina. Cadere in un terreno sconosciuto che è poi il preludio del domani.

A me piace pensare che amarsi sia stringersi nel letto e prima del sonno sussurrarsi all’orecchio: “Mi tenghi? Sennò io cado”.

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6 thoughts on “mi tenghi? Ovvero l’amore secondo Filini

  1. Zaffagd says:

    quando ero bambino, il mio rito era infilarmi a testa in giu’ nel letto alla ricerca di chissa’ quale mostro nascosto negli angoli sotto le lenzuola…

  2. Sara da Yporegia says:

    Che tenerezza, il tuo cascatore! Anche la mia nº2 (di tre) porta oggetti random nel letto, con l’unica nota fissa della manina stretta stretta alla mia. E alle volte io provo pure a divincolarmi, tipo leonessa al guinzaglio. Dio, che madre degenere!

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