a mio padre

Mio padre è un uomo buffo. Un chierichetto travestito da rabbino, un ex seminarista che è la copia torinese di Freud. Il mio piccolo ebreo, come lo chiamo io.

E’ un piemontesista che non ha mai parlato piemontese in famiglia, un uomo di campagna con le mani da città. Un critico letterario, più in senso letterario che in senso critico. E soprattutto un uomo che ha tratto un gran gusto dal suo lavoro, l’insegnamento, e dal nostro essere serenamente padre e figlia.
Mia sorella è stata amata allo stesso modo, forse di più, ma lei, intelligente e imprevedibile, lo ha sempre messo di fronte ai suoi demoni.
Io ero la figlia che lo riconciliava con dio. E uno a dio vuole sempre credere.
Se ci penso il suo sguardo carico di speranza, uno sguardo di fede più che di fiducia, cieco ma benevolo, mi costituisce più di qualunque altra cosa.
Uno sguardo che forse mi ha tolto un po’ di innocenza, ma mi ha dato tutto il resto. Perché alla fine non ti serve credere in babbo natale se hai un babbo che crede in te.
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14 thoughts on “a mio padre

  1. Mi hai commosso! MI hai fatto venire il mente mio papà, figlio di contadini, dai modi molto ruvidi, finito a fare un lavoro da giacca e cravatta per mantenere me. Poi nei momenti liberi sta nei suoi campi. E mai, mai una volta, ha creduto in me, al contrario di tuo papà con te.
    Comunque tuo padre è una figura affascinante, anche io avrei voluto un padre amante della letteratura, insegnante e invece no. E oltretutto essendo figlia unica, chissà se sono la sua preferita solo perché sono l’unica 🙂
    È da poco che leggo blog, ma sto trovando delle persone troppo interessanti e che scrivono benissimo.
    “Io sono la sua preferita. Scriverlo fa impressione, ma è così. Mia sorella è stata amata allo stesso modo, forse di più, ma lei, intelligente e imprevedibile, lo ha sempre messo di fronte ai suoi demoni.
    Io ero la figlia che lo riconciliava con dio. E uno a dio vuole sempre credere. ” Questo brano mi ha commosso più di tutti, mi ha fatto venire il brividino!

  2. Io ho un padre che crede o ha creduto in me, ne’ nelle mie povere sorelle. Ma quello non crede in nessuno a prescindere. E quindi va bene così. Ha cresciuto 3 catastrofiste. E che vogliamo fare. Ps: il mio amore per i piemontesi, il piemonte, e la splendida Torino , mano mano che leggo il tuo blog e quello che scrivi e produci , si rafforza sempre piu’. vengo presto Torino mia. ma proprio presto!

    • Il punto è proprio: “E’ che vogliamo fare?”, forse solo perdonare o comunque andare avanti… in fondo meglio catastrofiste che catastrofiche. Torino ti aspetta!

  3. Emilia says:

    Chissà, forse io sono davvero molto fortunata perché ho avuto – e fortunatamente ho ancora – un padre con la P maiuscola. Prima di tutto un uomo che, bontà sua, ha sempre creduto in Dio e, sono sicura, anche in noi figli.
    Un uomo semplice, buono, che abbaia, ma alla fine non morde nessuno, che preferisce ricevere una cattiva azione piuttosto che farla, un esempio. Con i suoi difetti, certo, come li hanno tutti, ma forse sono difetti che più che indispettirmi o irritarmi, mi hanno sempre fatto sorridere.
    Mi sono persa tante volte da bambina – ma ancora oggi – ad ascoltare il racconto della sua infanzia, sua, di suo fratello e delle sue quattro sorelle: era meglio delle favole. O quando favoleggiava del periodo della leva militare a Bra, i commilitoni sboroni o vendicativi, i superiori comprensivi o indifferenti, le avventure simpatiche e a volte anche pericolose, le rare volte in cui tornava a casa in licenza e il sorriso di sua madre dal quale colava una lacrima quando pensava che lui non la guardasse.
    Mio padre è una ricchezza per me, il fondamento della mia forza.

  4. gianbumbi says:

    Da quando sono diventata “mamma”, ho capito alcune cose sulle relazioni con mia madre. Su quello che mia madre può aver provato e provare per me, su quello che io posso aver “rappresentato” per lei. Ma sull’essere padre (di una bambina e, poi, di una donna), invece, ancora non so. Vorrei avere la lucidità per scrivere su un foglio bianco cosa rappresento io per mio padre, ma non sarei in grado di farlo. Potrei solo cercare di esprimere cosa rappresenti mio padre per me.
    Per questo, brava: perché hai invertito il punto di vista. E secondo me, non è affatto semplice.

  5. paul says:

    É bello leggere uno scritto che pare un dipinto. Toni sobri in una realtà propensa al grottesco. Che tu possa avere il meglio.

  6. Bellissimo. E’ la cosa più preziosa che mi ha lasciato anche il mio.
    Mia madre al contrario, ha sempre avuto cura di porre infinita enfasi su tutti i limiti delle sue figlie.
    Poi uno si lamenta di avere un rapporto di merda coi figli adulti. Speriamo di saper fare tesoro e non replicare i proverbiali errori genitoriali.
    ma comunque anche saper perdonare, come giustamente dici tu.

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