Rachid

Dico Rachid e chi è di Torino sa. Rachid è un’istituzione per tutti quelli che hanno frequentato Palazzo Nuovo e dintorni. E’ il fratello di Abdul, ma soprattutto di Said, il genio del marketing che per vendere più fazzoletti si inventò questa cosa fantastica di parlare piemontese. Un marocchino ambulante che si esprime come “l’articolato sistema di valori del pensionato torinese”… ancora ora mi sembra una trovata mica da poco. 

Rachid è arrivato in Italia che era piccolo, una decina di anni, ma ne dimostrava meno. Andava in giro con i suoi fazzoletti e il suo parka, un po’ Kenny di South Park, un po’ protagonista di East is east, molto ma molto Momò di La vita davanti a sé. Ecco lui divenne il mio Momò. Ai tempi lavoravo come barista vicino all’Università e ci scegliemmo. Passavamo un sacco di tempo insieme, lo aiutavo a fare i compiti e lui mi teneva compagnia mentre pulivo le sale alla chiusura. Mi scriveva poesie con i congiuntivi tutti giusti, una la tengo ancora, dice che ho una voce dolce, “una voce di mamma”. 

 
Crescere a contatto con gli universitari fuoricorso lo dotò di una cultura postmoderna bizzarra e surreale. Se un elicottero volava su Via Verdi lui poteva guardarti e dire con la sua vocetta stridula “Amo l’odore di napalm la mattina”. Insomma, uno spasso. 
 
Oggi Rachid si laurea e sono davvero fiera di lui. Mi ha scritto un messaggio venerdì per darmi la notizia e mi è parso un bel modo di chiudere una settimana di buio e di vite perdute nelle onde del destino. 
So che quel pezzo di carta non vale molto di più dei fazzoletti che vende per strada, ma a me dà speranza. 
 
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66 thoughts on “Rachid

  1. Marina Mattirolo says:

    che bella notiziaaaaa!anche io mi ricordo le lunghe chiacchierate con Rachid davanti a Palazzo Nuovo, non è che avresti un suo contatto? mi piacerebbe scrivergli due righe!

  2. gianbumbi says:

    ma che roba… non vedevo Rachid da moltissimi anni, da quando mia zia ha ceduto la gestione della libreria in fondo a via Po in cui io ogni tanto andavo ad aiutare ed in cui Rachid veniva talvolta a scaldarsi un po’ in inverno. L’ho incontrato sabato sera, dopo anni, in centro. Cresciuto, ma sempre lui. Mi ha accennato qualcosa della laurea, ma non avevo capito fosse così vicina. Ed oggi ho visto le foto su facebook ed ho letto il tuo post… mi sento emozionata anche io.

  3. Katia says:

    Bella storia. Ho frequentato Palazzo Nuovo, e sono cresciuta ‘insieme’ (leggi: contemporaneamente) a quello che nella storia immagino essere Said, davvero un’istituzione ai miei tempi! 🙂 Ciao, Katia

  4. Ma che bella notizia, io incontravo più spesso Said che chiamava tutti noi ragazzetti “dut’ur” e davvero mostrava una capacità empatica geniale. Grazie per avermi fatto ripensare a quei giorni.

  5. Certo, è una bella storia, ma non trovate che Said e Abdul facciano quel lavoro da troppo tempo? Sono almeno 15 anni. E 15 anni per mettersi “in bianco” dovrebbero essere abbastanza, no? Io ho smesso di fargli offerte 10 anni fa per questo motivo.

    • UNPICIO says:

      Ho cercato un po’ ma non ho trovato l’articolo… Se non mi sbaglio un paio d’anni fa avevo letto che Said aveva ottenuto la cittadinanza e aveva una regolare licenza per vendere “il suo campionario”. Solo rispetto.

  6. MarziaMaccarini says:

    Era proprio piccino quando è arrivato. Una sera l’ho riportato a casa in auto, addormentato sulle ginocchia di Said. Ricordo quando “i gemelli” lo trattavano male e veniva a chiedere aiuto nel dehor del King’s, i panini “sospesi”. Sapevo dei suoi studi e gioisco per lui.

  7. eridano says:

    all’inizio quel ragazzino mi piaceva, alla fine lo trovavo insopportabile. qualche anno fa me la menò per mezz’ora che doveva raccogliere 50 o 100 entro la sera per non essere sfrattato, credibilissimo, piangeva, mi supplicava, gli ho dato 5 o 10 euro. rincontrato a 6 mesi di distanza, non riconoscendomi, mi ri-racconta la stessa favola, ma proprio identica, lo sfrattavano la sera e aveva bisogno di 100€. piangeva anche quel giorno. ad un amico disse che gli serviva qualche euro per mangiare, cosa che non faceva da 3 giorni. lui si propose di accompagnarlo a prendere un panino. rispose che non poteva fino a notte perchè era ramadan. visto nel pomeriggio a ingurgitare kebab due isolati più in la. per carità, un ottimo venditore di accendini, un genio del marketing tipo “mi serve un biglietto per la stazione, hai mica 5 euro”, ma da quel momento iniziai a guardarlo con un certo fastidio. il suo piemontese faceva sorridere all’inizio, diventando patetico col tempo. capii che dietro a certa ironia si nascondevano copioni studiati o suggeriti per appioppare qualche fazzolettino. non ho mai capito come facesse dopo 20 anni a essere ancora li a rifilare accendini, possibile non trovare uno straccio di lavoro legale in tanti anni? e soprattutto mi chiedevo dove finiva il mio volontariato? calcolai che in tanti anni doveva aver raccolto un budget esentasse da fare invidia a molti commercianti. ora scopro che si laurea. sarà la solita balla, te l’ha fatta un’altra volta. se così non fosse allora congratulazioni. sperando gli serva a cominciare una nuova vita da cittadino e lavoratore e non solo da mendicante contaballe.

    • Non era Rachid, ne sono certa. A me non ha mai chiesto un soldo in tanti anni. Comunque ripeto: la mia non era un’ode all’ambulante e non voglio entrare nel merito. Nessuno l’ha fatta a nessuno, per me è un amico e basta, un amico che si è laureato.

      • lele says:

        Guarda che io mi ricordo di aver vissuto ESATTAMENTE la stessa scena, con lacrime annesse. E sono sicuro al 100% fosse Rashid. Lo ha fatto per molto tempo questo teatrino. Non entro nel merito nemmeno io, dato che si poteva anche trattare di sfruttamento. Ma sono molti anni che nessuno lo obbliga più a fare questo mestiere, per il semplice motivo che è molto remunerativo.

        Non solo i guadagni dell’accattonaggio sono lauti, ma c’è una specie di circolo informale che, da quando non gli viene più erogata la borsa dell’EDISU, paga le tasse universitarie, i libri e l’abbonamento del bus a Rashid. Il quale, da quello che vedo, non ne avrebbe alcun bisogno. I suoi cugini hanno almeno una casa di proprietà fuori Torino, il che non mi pare proprio indice di povertà estrema.

        Ci sono decine di ragazzi e ragazze – italiani e altrimenti – che si spaccano la schiena ai mercati generali, nelle imprese di pulizie, nelle cooperative di servizi – o, peggio ancora, nei campi – senza infinocchiare nessuno. A questi nessuno dedica articoli strappalacrime, per questi non si formano ondate di sostegno popolare. Di questi, detto francamente, non frega un cazzo a nessuno.

      • tu entri nel merito di una scelta di vita. E quella scelta di vita è legale. E qui sbagli. Per il resto il mio rispetto a te e ai ragazzi che si spaccano la schiena ai mercati generali… anche se ho il dubbio che se avessi scritto qualcosa su Gino il ragazzo dei mercati generali, avresti commentato che un po’ di studio gli avrebbe evitato quella vita grama.

  8. bellissima storia. Non ne conosco una di quelle serie che hai citato, non ho la TV, ma la frase del ragazzo che cita Robert Duvall è da incorniciare al muro. Una di quelle frasi che riassumono storie, culture e universi in sole sei parole se detta da un Rachid e non un Colonnello del 5° Cavalleggeri, contrappassi dei tempi,
    Loro hanno più fame di noi, hanno più coraggio di noi e quindi, si meritano più di noi.
    Di te no, in verità.

    • East is East è un film, molto divertente, La vita davanti a sé un bellissimo romanzo che ti consiglio. Più poetico del Piccolo Principe. Tu dici sempre bene, benissimo nell’ultima riga… ahahahahah un abbraccio

      • Io ora dovrei prendere a testate la Billy davanti a me immagino … Film e romanzo.

        Tieni x buona solo l’ultima riga si …il resto dimenticalo se puoi.
        Ora vado da Billy. 😦

  9. fede says:

    quoto Eridano. non so chi li ha sfruttati finora, ma non è affatto una bella storia. una vita a raccontare balle e intortare la gente. a volte al limite del molesto. chi li ha “educati” così dovrebbe vergognarsi. e se loro ancora non l’hanno capito o gli fa comodo così, sono da biasimare pure loro

  10. cultureacolazione says:

    Furbo o non furbo, per necessità o per voglia di prendere la gente per i fondelli, riuscire a finire l’università per chi viene dalla strada non è poco. Speriamo che tanti altri ce la facciano 🙂

  11. Antonio Colonna says:

    …nei primi anni 90 andavo a scuola all’Offidani, la mia ragazza al liceo difronte a Palazzo Nuovo. Era sempre nei paraggi. Lo incrocio di tanto in tanto, la ragazza che ho sposato non è di Torino. Le ho raccontato di quel ragazzino che, per vendere, aveva imparato il dialetto. La cosa strappa un sorriso, ma ti da anche da riflettere. Si può vivere tutta una vita vendendo fazzoletti?!?!?! E’ sempre stato educato, l’ho sempre visto sorridente, ben vestito ed in ordine. Avrà sicuramente preso più di quanto ha dato alla collettività, ma lo stesso si può dire di ladri e spacciatori!!! Si laurea, mi fa piacere. Continuerà la sua vita fatta di fazzoletti ed accendini?

  12. massimo says:

    Ti voglio BENE! leggere questo tuo post è come una boccata di ossigeno in mezzo a mille MINCHIATE razziste di gentaglia priva di spirito e di amore. GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

  13. anche io ho letto oggi la notizia su facebook, come qualche tempo fa della cittadinanza di Said e la cosa mi ha fatto piacere. Rachid lo ricordo tanto ragazzino rispetto alla sua eta’, mentre con Said avevamo quasi la stessa eta’ mentre lui sembrava piu’ grande di me. Non gli ho dato “l’obolo” tante volte, nonostante la sua insistenza, ma non per questo mi ha mai tolto il saluto e le due chiacchere. Mi ha fatto impressione quando a distanza di anni dalla mia partenza da Torino, Said mi ha visto seduta fuori all’Elena e mi ha riconosciuto abbastanza da ricordarsi il mio nome, che mi ero laureata in giurisprudenza e che le mie amiche gli avevano detto che avevo passato l’esame da avvocato e mi ero sposata. Rachid ricordo che da una parte era un ragazzino che cercava con ogni mezzo di portare a termine la sua missione di ogni giorno, vendere e raccattare soldi, dall’altra con la sua immaginazione nel mondo intorno a Palazzo Nuovo si ritagliava via via il ruolo di cupidoportamessaggi tra tavolini, piccola radiolina di chi esce con chi, persino esperto di esami: eh, si, romano con valditara e’ proprio difficile lo scritto, ma poi vedrai che l’orale se studi ci riesci…insomma alla fine mescolando la sua fantasia di ragazzino come tutti gli altri ragazzini alla sua vita diversa dagli altri ragazzini, e’ andato avanti fino a questo traguardo, che sia o meno simpatico alle genti, avercene di ragazzi che sfruttano le chances che hanno.

  14. Sabri says:

    Mettiamola così: uno studente lavoratore ha raggiunto un obiettivo come la laurea in ingegneria. Io mi complimento. E sono felice per lui. Poi be’, conosco Said, e questo mi fa ben pensare perchè se Rachid ha preso dal fratello, sarà certamente un’ottima persona. Sono brava gente, prima che ambulanti, sono brava gente.

  15. losgabuzzino says:

    Porcaccia puttana anche un articolo che apre il cuore come questo dev’essere seguito dai commenti dei cretini. Rashid è un amico di quelli che se ti incontra ti chiama per nome, ti chiede se sei ancora scazzato per quel lavoro, se con Francesca hai fatto pace, no? meglio, non era la donna giusta per te, se in canavese tutti bene, e tuo fratello? e tua mamma che ha conosciuto alla tua laurea? Che dopo un’ora di chiacchiere in cui perde decine di clienti solo per parlare con te, quasi si dimentica del suo solito “trattami bene fratello” con cui ti chiede un contributo per la causa marocchina. E’ uno che a dieci anni noi giocavamo e lui era qui solo a lavorare e pagarsi l’affitto, che mandava i soldi in Marocco e che il mattino che è morto il suo papà in Marocco lui era sempre lì che vendeva, solo più triste. E’ uno che studia la notte, che fa dei discorsi di una profondità, qualità e ricchezza culturale che io non ho mai trovato tra i banchi del mercato e quasi mai nemmeno tra i banchi dell’università. E’ uno che ti fa ridere, ti fa spaccare dal ridere, se vuole. Che ti conosce come il suo più vecchio amico e invece a quanto pare siamo centinaia e centinaia, oggi scorrendo la home di Facebook me ne accorgo. Io gli ho mollato dei mila euro, negli anni, eppure credo di essergli debitore. Perché lui ha sconfitto il freddo (d’inverno), il caldo (d’estate), la solitudine (sua, e mia), le mattine tristi (sue, e mie), le barriere (nostre), la crisi (nostra), le paure dell’infanzia (sua), l’ignoranza (vostra), i pregiudizi (vostri), la rassegnazione (nostra), i cretini (voi). Cari culopesante davanti ai vostri computer, rendetevi conto state parlando di un guerriero della vita (e mi dispiace quasi parlarne così, perché l’ho chiamato sempre solo Amico, come Enrica) e lo state biasimando perché non rilascia scontrino fiscale. Date al mondo e alle persone che incontrate la speranza e l’allegria e l’amore di Rashid, se ne siete capaci, e lo renderete migliore. Io, per conto mio, sarò il primo a darvi l’obolo. Altrimenti tacete per sempre.

  16. mignolino says:

    Ogni tanto una buona notizia! Ho la foto della laurea insieme a Said e mi ha fatto veramente piacere leggere la notizia. grazie.

  17. Ismaele says:

    Grazie per aver pubblicato questa notizia. Ho studiato a Torino e ovviamente ho conosciuto anch’io Rachid. Per me è stato come un bel ricordo tirato fuori da un vecchio cassetto con l’aggiunta del lieto fine.

  18. Passante says:

    Di commenti idioti se ne leggono sempre tanti… Io Rachid lo conosco, e anche suo fratello. Loro elemosina non ne facevano, vendevano dei prodotti e chi voleva poteva comprarli. Un contratto a tutti gli effetti, io dico un prezzo e su tu vuoi lo compri. Per chi li ha chiamati molesti, è perché non sa accettare una cultura del commercio diversa dalla propria, in fondo bastava dire loro di no, e ti salutavano col sorriso, o ti regalavano qualcosa. Non è accattonaggio o elemosina, e si chiamano ambulanti anche quelli che lavorano al mercato. Ci va rispetto per chi lavora, qualsiasi lavoro faccia, da qualsiasi posto arrivi, perché ha scelto di provarci e di cercare di andare avanti nonostante i problemi. Non sono le loro tasse non pagate a mandare in malora il nostro paese ma altre tasse, ben altre,(e se lui ha un permesso regolare qualche tassa l’avrà pure pagata).

    Lui coi fazzoletti ci ha fatto l’università e si è laureato in ingegneria (in ingegneria!), allora ha saputo investire bene i suoi soldi, bravo Rachid. Conosco gente che non lavora, fa l’università, si impegna molto meno, e chissà, magari non paga neppure le tasse e fa commenti idioti invece che essere contento dei successi degli altri.
    Belli i vari articoli sui quotidiani, un bel traguardo.

  19. adrian says:

    Tutto bello, bravo Rachid. Pero’ le volte in cui l’ho incrociato, pura impressione, ho visto piu’ furbizia che tutte le cose superbelle e genuine nominate sopra. Un bravo venditore, ma nulla piu’.

  20. PolloLoco says:

    “So che quel pezzo di carta non vale molto di più dei fazzoletti che vende per strada, ma a me dà speranza”

    Non può che darti speranza =)

    Sarà una triennale presa con qualche anno di ritardo, ma è pur sempre un pezzo di carta della miglior università d’Italia nell’ambito ingegneristico

  21. Sto rileggendo il tuo blog a ritroso perché è semplicemente strepitoso… E che Rachid si sia laureato è bellissimo saperlo, e quanti ricordi, ché pure io devo averne comprati dei suoi fazzolettini…

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