se mi lasci ti martello

E’ sempre stato così. Chiudere una relazione dà il via a un’infinita conversazione a bocca chiusa tra me e l’amore che è stato. A quell’amore mentalmente chiedo scusa mille volte e mille volte rivolgo insulti selvaggi, con lui mi faccio bella di alcuni momenti e mi vergogno di altri, lo ringrazio e gli tiro i capelli, gli sorrido e gli faccio ingoiare i denti.

Io chiacchiero più o meno serenamente con tutti i miei ex amori, anche se loro non lo sanno, rivendico, pontifico, rielaboro il rapporto con i miei strumenti, con il diritto alla faziosità… E’ un modo per fare la pace e continuare a voler(ci) bene. Un bene deprivato del futuro, fatto di piccoli ricordi insidiosi che il tempo trasforma in piccoli ricordi dolciastri, ma che comunque mi dà il senso di un investimento, perché non tutto è andato perduto.

Non ha nulla a che vedere con la malinconia o con il nostalgico sguardo al passato. E’ proprio il contrario. E’ un dialogo carico d’attesa nei confronti della vita che si impone e che, lo so, non è mai solo esistenza. 

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13 thoughts on “se mi lasci ti martello

  1. “che magari lui si accorge che scopando mi trasformo in uno sharpei”. Questa mi fa buttare sotto al tavolo dalle risa. Qualunque cosa significhi “sharpei”.

  2. Un suicidio, perchè questo (e null’altro) è la fine di una grande storia, il fa portare il lutto al braccio per il resto della vita.
    Puoi gioire della individualità riscoperta, delle nuove complicità, del fascino di non avere una strada preimpostata sul navigatore.
    Ma resterai sempre qualcuno con un lutto al braccio.
    Perchè la tua storia era, alla fine, una terza “persona”, qualcuno con la sua specifica personalità, una magica fusione di quella dei due attori.
    Fai bene a conversare con te stessa.

    • Capo, non sono affatto d’accordo.
      Io non porto una fascia a lutto, io porto delle belle stelline che segnano i gradi della mia crescita (tanto che in un eccesso di ottimismo arrivo ad essere persino riconoscente al mio ex per essersene andato!). E poi un terzo diventa sempre un ingombro.
      La storia è solo il lasso di tempo in cui si fanno delle cose (o le cose che si fanno in un lasso di tempo).
      Non confonderei poi il lutto con il dolore. Il dolore è un’altra cosa, si declina a seconda di come sei: puoi spazzarlo via e dimenticarlo per sempre come quello del parto che lascia spazio a qualcosa di bello o puoi covarlo e dalla cova puoi far nascere cose che vanno dalla a di apatia alla v di vendetta.
      Io però sono troppo pigra per proseguire questo commento…
      😉

      • Innanzitutto fammi cogliere l’occasione di presentare a eNrica #guerriera la mia fantastica copy.
        Poi ti rispondo, approfittando di questa ospitalità.
        Il lutto è IL dolore. Lo senti solo quando lo vedi, in certe occasioni.
        Anche io ringrazio il cielo da un certo punto di vista.
        Poi sai, ogni storia è a se. Anche la scelta di non averne.
        Anche io sono pigro, che te credi (si vede che è venerdì eh?!)

  3. Evvabbeh, Enri. Mò ti fai sponsorizzare dalla Kleenex e mi invii un paio di camionate di 2 veli (come la carta igienica ?! hmmm…).
    Sei carina a parlarne tra te e te. Io invece ne ho parlato a tutti, al mondo, alla mamma (santissima donna), alle amiche, all’aspirapolvere e al cane. Sono sana di testa e viva grazie a loro. Ma loro, poretti, han tutti sviluppato delle otiti storiche.
    🙂

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