Le leggi di Murphy della pubblicità (un post – fortunatamente – incomprensibile ai più)

–       Se hai una buona idea per una campagna, di quelle che ti sembrano folgoranti, non ti entusiasmare: è già stata fatta da una piccola ma promettente agenzia in India.

–       E’ dimostrato: quando un direttore creativo entra in agenzia affermando “oggi passiamo il brief dell’anno!” si tratta di un logo per la gastronomia sotto casa dell’amministratore delegato.

–       L’amministratore delegato non si vede mai in ufficio. Eccetto quando compare alle tue spalle mentre stai facendo l’imitazione dell’amministratore delegato.

–       Se hai preso un appuntamento dal dentista alle 18, stai sicuro che tutto il giorno avrai il progress scarico. E’ la quiete prima della tempesta di debrief che si abbatterà su di te e sulle tue otturazioni alle 17 e 45.

–       Se leggendo un brief ti sembra che abbia un senso, non fidarti è una mossa diversiva: i fuochi d’artificio di stronzate sono stati tenuti per il debrief.

–       Se dopo tre mesi un lavoro va in porto, passando sotto il vaglio di vicedirettore creativo, direttore creativo, account junior, account senior, direttore clienti, account del cliente, tirapiedi del cliente, direttore marketing del cliente, cliente… non è ancora detta l’ultima parola. L’ultima parola è della mamma novantenne del cliente. E quella parola è: ma perché non la fai fare al figlio del Paolo sta pubblicità, ché ha fatto l’artistico.

–       Non importa quanto tu sia bravo nel tuo lavoro, a casa ci sarà sempre un parente che, se sei un copy, penserà che tu scrivi “frasette” e, se fai l’art, che tu faccia “cornicette”.

–       Quando fai una bella campagna istituzionale con famiglia a tavola si alza un coro di voci: “Ma hai visto Barilla? Mettici dentro almeno un padre separato con tendenze omosessuali… perlomeno che abbia una polo rosa”.

–       Quando fai una bella campagna di rottura, con famiglie di fatto, nani, puttane e ballerine… “Ma siete pazzi? Siamo in Italia perdio!”.

–       Quando ti rifugi nuovamente nella campagna istituzionale con famiglia felice a tavola: “E’ inutile, in Italia, i creativi pensano vecchio!”.

–       Quando il direttore creativo esordisce con “questo è un brief su cui ci si può divertire” stai pure tranquillo che rideranno tutti tranne te. E comunque uscirà un power point bulgaro in bianco e nero.

–       Se sei un giovane creativo e il capo promette di farti partecipare ai Giovani Leoni di Cannes, intende dire che tu sarai il più sfigato dei gladiatori sfigati.

–       Se finalmente, dopo anni, esce sugli schermi un tuo spot dai toni epici, uno spot che fa vibrare le corde dell’italianità e ti fa sentire un guerriero. Non ti preoccupare, vuol dire che il cliente è Eni e domani qualcuno ti farà sentire un coglione.

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29 thoughts on “Le leggi di Murphy della pubblicità (un post – fortunatamente – incomprensibile ai più)

  1. Antuc says:

    True stories!
    “Se leggendo un brief ti sembra che abbia un senso…”, sei fortunata i brief sono diventati una rarità! 😉

  2. laura says:

    sottoscrivo ogni singola riga, in particolare:
    Se leggendo un brief ti sembra che abbia un senso, non fidarti è una mossa diversiva: i fuochi d’artificio di stronzate sono stati tenuti per il debrief.

    Non importa quanto tu sia bravo nel tuo lavoro, a casa ci sarà sempre un parente che, se sei un copy, penserà che tu scrivi “frasette” e, se fai l’art, che tu faccia “cornicette”.

    – Quando il direttore creativo esordisce con “questo è un brief su cui ci si può divertire” stai pure tranquillo che rideranno tutti tranne te. E comunque uscirà un power point bulgaro in bianco e nero.

    per fortuna io sono ormai fuori dal tunnel (mio malgrado)
    🙂

  3. ho un problema con le gerarchie quindi ammetto di essermi concentrata molto su direttore creativo,junior,senior..aiuto! Secondo me però ogni tanto vi divertite anche 🙂

  4. La vera rivoluzione della pubblicità in Italia non sarebbero le famiglie allargate omo- bi- e trisessuali. La vera rivoluzione sarebbe un bello spot dove la mamma torna affranta dall’ufficio in taierino chanel e il papà, grembiule alla mano, serve in tavola una cofana di fusilli al pomodoro e basilico per tutti: mamma e i tre pargoli. Ecco.

    • laura says:

      mah. non ci vedo alcuna rivoluzione.
      ci hanno rincoglionito con quest’antimamma manager strafica dedita alla carriera col marito zerbino che fa il mammo al posto suo.
      ma non funziona così.
      è un sottoprodotto del capitale.
      solo riappropriandoci del nostro diritto di essere -coi nostri tempi e nei nostri spazi- madri, lavoratrici o quel che vogliamo essere, possiamo liberarci.
      viceversa saremo sempre solo un segmento di mercato.

  5. MIELE says:

    ecco, anche da te c’è un Paolo, vicino di casa, che ha studiato tanto, ha un pc e sa fare tutto con google…. meno male, tutto il mondo è paese.

  6. Lavoro in una piccola agenzia di una piccola provincia, quindi capisco, è tutto in scala ma capisco. Hai voglia se capisco!
    E non abito molto lontano da Longiano, per giunta…

  7. val says:

    Ma dai! Fai la copy?
    Avrei giusto bisogno di una bella “frasetta” x un biglietto di compleanno!
    Scheeeeeeeeeeerzo
    Tua fan devota,brava
    P.s. in realtà il compleanno è vero e pure il biglietto, ma so cosa scriverò : caro amore qndo t penso mi manca il respiro…allora t asmo!:-)

  8. sotto casa mia, alcuni manifesti sulle serrande di un locale annunciano la prossima apertura de “la ristonomia”.
    ecco, in questi casi penso ke Paolo sia stato chiamato direttamente dalla ottuagenaria genitrice dell amministratore delegato ke è anke la migliore amica della novantenne madre del proprietario… 🙂

  9. Ecco questo post me lo stampo e lo tengo da parte: quando salta fuori che per un breve, brevissimo, periodo ho lavorato in un’agenzia pubblicitaria, tutti mi chiedono perché ho voluto cambiare strada. Lo tengo da parte e lo farò leggere ai prossimi che faranno domande inopportune.
    Però, dai, per voi che ci state dentro, ammettetelo che quelle che vi piacciono sono proprio quelle cose lì. Come si dice “non dite a mia madre che faccio il pubblicitario, lei mi crede pianista in un bordello”…

  10. Piero says:

    Fantastica.
    Normalmente le stronzate vere non arrivano con il debrief delle 17,45.
    Arrivano con quello delle 23,30.
    Pagliacci.

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