il peso dell’anima

Oggi pensavo alla morte. Difficile non pensare alla morte, oggi. E mi sono tornati alla mente Vonnegut e la sua prima moglie Jane, madre dei suoi sei figli. Pare che Jane, due settimane prima di andarsene per un brutto male, avesse chiamato l’antico amore e presente amico, per dirgli addio. Lei gli chiese di raccontarle cosa avrebbe determinato l’esatto momento della sua morte. Vonnegut rispose che un abbronzato, disinvolto, annoiato ma non infelice bimbo di dieci anni, a loro sconosciuto, si sarebbe trovato vicino al molo della casa al mare dove avevano passato le 25 estati del loro matrimonio. Distrattamente avrebbe raccolto un sasso, proprio come fanno i bambini. L’avrebbe lanciato, gli avrebbe fatto fare tre balzi a pelo d’acqua. Al terzo balzo, lei sarebbe morta.

Stasera mi piacerebbe davvero tanto che si potesse morire così. Credendo nella magia della vita. Sarebbe bello che l’anima, andandosene, ritrovasse la leggerezza e l’allegria di un sasso che rimbalza sull’acqua.

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22 thoughts on “il peso dell’anima

  1. Bianca Maria Renée says:

    Certo sarebbe bello, almeno allora , poter recuperare quella leggerezza che ahimè poco ci appartiene , proprio come i sassi.

  2. Tadomika says:

    Una leggerezza momentanea, poiché il sasso è destinato a sprofondare nel buio dell’acqua. Per l’anima ci dovrebbero essere i refoli di vento, quelli di primavera. Mulinelli leggeri che d’un tratto fanno danzare buste di plastica e le liberano di ciò che resta del loro peso (da American Beauty).

      • Tadomika says:

        Così?

        “Una giornata di primavera, il cielo terso, luminoso, l’odore del primo cenno d’estate nell’aria fresca. Un vento leggero.
        Un refolo mi avvolge. Come fossi senza peso mi solleva, mi stacca da terra. Non voglio lasciare le persone che mi sono vicine, ma sono anche curioso e in fondo desidero andare, volare via.
        Infine mi abbandono, mi allontano, non tornerò più indietro. Chissà cosa mi aspetta”.

  3. polpetteSIMO45 says:

    oggi, neanche a farlo apposta, se ne va una persona eccezioinale che significa davvero molto nella mia vita: ha vissuto i suoi novanta e passa anni con una delicatezza che nemmeno le ali di una farfalla! e, come il battito delle ali di una farfalla, ha suscitato ovunque grandi cose e un amore immenso. Grazie zia Margherita, grazie di cuore!

  4. Difficile parlar di morte, sempre difficile. Per chi resta e’ dura, non so per chi va. Nessuno torna a raccontarlo, o meglio uno si ma data la sua grandezza e unicità il dato non e’ empiricamente ripetibile. Quanto all’anima, mi piace pensare che sia leggera, leggera e che io possa ritrovarla nelle cose belle, magari dentro un gelato alla panna o nella forma di una nuvola o semplicemente nell’odore o in una macchia di caffè.
    Raffaella

  5. mi hai fatto venire in mente un ricordo ke pero merita un piccolo post, perciò non lo dirò qui, ora.
    Alla morte ci penso spesso anke io. Ma quello ke mi angoscia di più non è il come e il dopo (anke se l unica cosa ke vorrei davvero potendo esprimere un desdiderio è ke qln ke mi ama mi tenga una mano). È lasciare qls di buono ke conservi il ricordo xke sono convinta ke muori sereno solo se non hai troppi ‘sospesi’.

  6. cavallogolooso says:

    Dove lo hai letto? Io di solito salto a piè pari introduzioni, commenti, prefazioni, postfazioni, ecc. E Vonnegut mi piace. Inoltre ho letto pochissime biografie. Però è interessante. Dove, se si può?

  7. masticone says:

    Basta non ti leggo più
    Ma tu non sai che io sono un pazzo fan di Kurt andato in pellegrinaggio sui suoi luoghi???
    No davvero
    Ma chi sei te?

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