Dylan non abita più qui.

Informare i miei parenti della separazione è stato semplice. Vengo da una famiglia che potrebbe insegnare educazione sentimentale a Milagros e a metà del cast di Beautiful, la comprensione era prevedibile. Gli amici e i conoscenti, invece, hanno risposto così:
E tu non hai fatto niente?
Avevo una mezza idea di trascinarlo in uno chalet di montagna, rompergli le gambe, costringerlo a letto per mesi facendogli scrivere la nostra storia con un finale migliore. Ma poi ho pensato che fosse già la trama di Misery non deve morire e ho desistito.
“Lui? A te? Ma come è possibile? Come si è permesso?”.
Ho adorato sentirmelo dire, è la versione intelligente e adulta del “non ti merita” degli adolescenti. A pensarci bene però lo si diceva solitamente del compagno di banco con cui avevi fatto due limoni in bagno, non del compagno di vita con cui hai fatto dei figli.
Ma avete appena comprato casa!
Abbiamo anche appena avuto due figli, ma effettivamente i figli crescono, il mutuo è per sempre.
Magari è solo un momento…
Eccolo lì, quello sguardo, lo riconoscerei tra mille, ha segnato una generazione. Sono gli occhi di chi aspetta e spera da vent’anni che Dylan e Brenda tornino insieme.
Il sospiro.
Inutile girarci intorno, da una parte stai dichiarando un fallimento, dall’altra insinui un dubbio: se molti tirano un sospiro di sollievo e si rallegrano “non è successo a noi”, altri sospirano e basta “non è successo a noi… ancora”.
Gli uomini ragionano con l’uccello...
E io mi offendo, principalmente perché dà per scontato che un uccello non sceglierebbe me. A me chi mi sceglie? L’intestino tenue? Lo immagino quest’uomo con il suo pisello in mano come un rabdomante che mi passa vicino e mi ignora.
È una fase, prendetevi del tempo, fate dello sport.
Questa è di mio suocero,come dire: cuore sano, in corpore sano.
MerdaSchifosaOraVadoeGliTaglioLePalleEGlieleFaccioMangiare.
È il manicheo delle emozioni: lasciati=buoni, lascianti=cattivi. È la reazione che più mi stupisce e, soprattutto, quella che genera il paradosso. Ovvero io che mi dipingo come un mostro detestabile, tesso le lodi del lasciante, ne prendo le difese, mentre spiego le mille sfumature di un addio.
Allora adesso possiamo scopare?
Eccolo lì, il panchinaro. Io sono grata al panchinaro, che attende l’uscita del titolare per entrare in campo. Mi fa pensare che là fuori ci sia un rabdomante anche per me.
Immagine
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65 thoughts on “Dylan non abita più qui.

  1. Anche io ho elencato le stupende reazioni di amici e familiari alla notizia. Ovviamente il tuo pezzo fa sbellicare, manco paragonabili, per fortuna che l’ho scritto prima se non non l’avrei mai fatto. Che poi ti vogliono anche bene … 🙂 (io però neppure il panchinaro ho avuto). Un abbraccio Enrica, magnifica come sempre!

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