mamme si nasce, madri si diventa

Una mamma gioca, una madre insegna.

Una mamma stringe, una madre protegge.

Una mamma prova, una madre fa.

Una mamma è chioccia, una madre fa volare.

Una mamma sente, una madre ascolta.

Una mamma è morbida, avvolge, accarezza, accarezza così tante volte che alla fine lascia il livido. Una madre qualche carezza la tiene per sé.

Una mamma è imperfetta, una madre pure ma non ci pensa più.

Una madre è una mamma che è cresciuta.

Spesso, non sempre, una madre è una mamma di una mamma.

Una mamma sono io, una madre è la mamma che vorrei diventare da grande.

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36 thoughts on “mamme si nasce, madri si diventa

  1. MaryA says:

    …pensa tu! L’altra sera una psicologa in tv ha espresso più o meno lo stesso concetto, anche se lei ha invertito i ruoli: “Madri si nasce, Mamme si diventa”. Condivido comunque la distinzione dei due ruoli.

    • probabilmente è l’acqua calda… per me era un modo di dire che l’istinto lo si può educare, molte cose che fai istintivamente (anche riversare tutto l’amore che hai su un figlio) non sono necessariamente giuste. Insomma l’equilibrio si impara. Mamma o madre è una distinzione che vale anche invertendo i ruoli. un abbraccio

      • E pensare che invece per me bisogna imparare a non educare l’istinto per essere madri o anche mamme (per chi inverte i ruoli) cmq in generale per essere tutte quelle cose scritte a destra del tuo post!
        p.s. sai cos’e’ la sincronicita’? e’ un’ipotesi per spiegare la coincidenza di due eventi legati da un analogo contenuto di significati (piu’ o meno)…proprio oggi pensavo intensamente a come si “ascolta” un bambino, alla differenza tra ascoltare e sentire…beh io un po’ ci credo a questo enorme ipertesto di pensieri connessi tra loro che partono dal tuo Blog! Ti fa paura, ehhhhh? 🙂

    • laura says:

      La madre della madre
      (da “Una madre lo sa” di C. De Gregorio)

      Mercè Anglada ha fatto nascere più di diecimila bambini senza contare
      i gemelli.
      Ha cominciato nel 1962, ha finito quest’anno: ostetrica per
      quarantaquattro anni, ha visto passare dalla sala parto tre
      generazioni di medici. Non si è mai sposata, non ha avuto figli.

      “Mi telefonavano gli amici dalla spiaggia, certe sere d’agosto, e io
      ero lì accanto ad una madre con le doglie. Potevo andare? Mi sembrava
      di no, non potevo lasciarla e dunque non andavo. Ogni tanto, oggi che
      sono in pensione, ripenso alla vita fuori e la vedo scorrere come un
      film a cui non ho partecipato. A volte è stata dura, un paio di volte
      durissima. Però il miracolo era qui dentro, in queta stanza. Non ci si
      abitua mai, è incredibile, ma è’ proprio così: ogni volta è come la
      prima. Ogni bambino che ho preso per le spalle, per i piedi, per un
      braccio e che ho tirato dentro questo mondo è stato un po’ anche mio.”

      L’esperienza non cambia i connotati del miracolo, solo aiuta a vedere
      più chiaro e in anticipo quello che sta per succederfe. Insegna a
      riconoscere le situazioni.
      “Ho imparato quasi subito che quando la madre grida “muoio!”è il
      momento in cui il bambino nasce.”
      Partorire è un po’ morire.
      “Esattamente. Al principio mi spaventavo. Pensavo: muore. E invece
      succedeva sempre lo stesso, perciò si può davvero concludere questo:
      la sensazione di morire è quela che coincide con la nascita.
      Una volta, certo.
      Quando non esistevano le anestesie.
      Quando le donne mordevano, graffiavano, ti stringevano fino a buttarti
      a terra. Ora guardi che calma, non si sente un sussurro.
      Una volta la prima cosa che chiedevano era “Maschio o femmina?”.
      Ora lo sanno già, e sanno anche se sono gemelli.
      Mi ricordo negli anni sessanta la faccia che facevano quando dicevi:
      “Piano che ne arriva un altro”. Un altro?
      Qualcuna diceva anche :”Un altro no, per favore. Poi però andavano a
      casa felici”.
      Storie tragiche, in tempi in cui si navigava a vista.
      “Un famoso cantante accompagnò la moglie e se ne andò peerchè aveva un
      concerto. Andava tutto bene , ma poi le dovemmo dare un antibiotico,
      ebbe uno choc anafilattico, morirono la madre e il bambino, mentre il
      padre cantava al suo concerto. E’ stato uno dei momenti peggiori della
      mia vita. Oggi una cosa del genere non succederebbe più.”
      Storie da favola.
      “Avevamo avvolto il neonato in una copertta, pesava 800 grammi,
      eravamo tutti sicuri che non sarebbe sopravvissuto. Allora non c’erano
      incubatrici, così lo battezzai, lo avvolsi e lo poggiai in un angolo.
      C’era un altro parto in corso, lungo.
      Al ritorno, due ore dopo, sento un rumore, alzo la copertina e il bebè
      stava piangendo. L’abbiamo intubata, è sopravvissuta. Era una
      femmina. A parità di difficoltà le femmine vanno più avanti.”
      L’emozione più grande.
      “Stavo facendo un’esplorazione di routine a duna donna che aveva
      iniziato il parto, quando il feto, che aveva in il braccio sulla
      testa, allunga la mano e mi stringe un dito. E’stato uno spavento
      pazzesco, gridai. Però una cosa stupenda, ancora me lo sogno certe
      notti.”
      Adesso è tutto molto diverso, più tranquillo.
      “Ora i familiari che aspettano fuori l’unica cosa che chiedono quando
      il parto è finito è il peso del bambino. Del resto sanno già tutto. La
      prima domanda è davvero sempre questa: quanto pesa?.
      La cosa che mi colpisce, specialmente se ripenso agli inizi, è che
      nessuno chiede mai subito come sta la madre.
      Nessuno tranne la madre della madre, che sempre -sempre- chiede per
      prima cosa come sta sua figlia”.

  2. Franz says:

    Dopo nove anni, non ho ancora imparato ad essere mamma, chissà se imparerò mai ad essere madre. Se non fossi in ufficio piangerei tutte le mie lacrime; questo post mi è andato dritto dritto al punto, sono anni che mi macero nel senso di colpa di non essere riuscita ad amare mia figlia e di non avere istinto materno. Non so nemmeno fare a giocare.
    E poi mi chiedono perché non voglio altri figli. Non so fare. Io non so fare ad essere mamma, capito? E non potevo saperlo prima di provare. E’ la mia occasione, e non ho ancora trovato il bottoncino giusto da cliccare.
    Mi sa che sto piangendo anche se sono in ufficio.

    • forse tu guardi in faccia una sofferenza che molte preferiscono ignorare. E’ un’ammissione coraggiosa la tua e io non sono veramente nessuno, non sono all’altezza del tuo dolore. sono certa però che non sia l’istinto materno a fare una mamma e che i rapporti “tutto-cuore” siano sbagliati. Ti abbraccio

  3. Forse lo stesso vale per papà e padre. Anche se, a dire il vero, i papà dei papà non diventano padri ma rincoglioniscono di brutto: concedono tutto e sono affettuosi come non lo erano mai stati con i figli. Forse diventano mamme. Solo che pensano come un maschio.

  4. Prendo appunti e mi impegno, sante parole.
    È la consapevolezza che fa la differenza.
    A volte le cose si sanno già ma bisogna esprimerle per conoscerle!

  5. Solare says:

    Accidenti questo e’ tosto! Io una madre l’ho avuta, se no non sarei qua ma la mamma l’ ho sempre cercata e ancora la cerco perche’ la mia non c’ e’ mai stata e forse per questo non ho avuto il coraggio di fare figli.
    Ecco, l’ ho detto.
    Alle madri che non si sentono mamme pero’ posso dire che secondo me i figli le pensano come mamme, la dove manca qualcosa, loro cercano di mettercelo e quando le persone si sorprendono per il risultato positivo malgrado l’ assenza io spiego che a volte in certi casi e’ meglio un’ assenza costante e intelligente con tutte le mancanze che comporta, piuttosto di una presenza malata o sbagliata o troppo enfatizzata.
    I sensi di colpa di mia madre poi li ho sopportati meno di tutto il resto perche’ sono una dichiarazione di debolezza, di non amore consapevole e questo forse e’ peggio di una madre stronza perche’ ti fa pensare che allora e’ vero che qualcosa non va, non e’ andato e come si fa ad accettarlo e a misurarcisi??! Resta per noi che si sta dall’altra parte, quella dei figli, un mistero inesplorato, un punto di domanda a cui mai si dara’ una risposta .
    A volte pero’ ho avuto il sospetto che le cose da dare veramente per essere in grado di affrontare la vita fossero diverse da quelle che le mamme danno di solito, e poiche’ sono stata lasciata abbastanza sola per pensarci, ho capito che tante cose sono belle ma inutili se poi le mie amiche per esempio, con le mamme fantastiche che hanno, non sono mai riuscite ad essere libere, a scoprirsi davvero e a conoscersi profondamente e infine a staccarsi per esplorare la vita con tutto il bene e il male che contiene senza perdersi.
    Difficile da spiegare ma quella madre che dice di non sentirsi mamma ha regalato comunque la vita e questo e’ gia’ un atto d’amore grandissimo quindi date fiducia ai figli e al mondo che li prendera’ con se e regalera’ tante sorprese magari pure bellissime.
    Comunque io mi sento spesso mamma anche senza figli. E’ un po’ uno stato d’animo che si applica a diversi frangenti della vita con tutte le occasioni che questa ci presenta o forse e’ solo il forte istinto naturale di una donna che lo infila dovunque men che dove sarebbe piu’ adatto, non so.

  6. “Una mamma è imperfetta, una madre pure ma non ci pensa più.”
    bello, questa frase la stamperei e la diffonderei nei consultori, negli ospedali e alle mamme italiane i primi anni di vita.
    Ma quanto appartiene alla nostra cultura il senso di colpa e l’iperprotezionismo?
    Troppo, troppo sulle spalle delle madri/mamme, basta uscire dall’ italia, (dall’europa forse) e te ne accorgi.
    eppure anche fuori dall’Italia i bambini crescono, (e forse con meno ansie da prestazione?).
    Enrica, sei brava a scrivere, come sempre.

  7. gianbumbi says:

    Per me è stato così: istintivamente, ho provato solo un amore sconfinato (ed il conseguente smarrimento per l’insufficienza dei miei “poteri” di mamma).
    Tutto il resto (insegnare, far volare, proteggere, ascoltare…) sto cercando di impararlo. Piano piano.

  8. Io sono figlia di una madre, che non ha mai saputo essere mamma. Per problemi suoi, certo, ma avrei potuto essere la “sua” occasione d’amore. Era una madre impeccabile, educatrice, aperta quel tanto, conservatrice quel tanto. Ma una mamma disastrosa e violenta. Per me madre non è il sinonimo evoluto di mamma, è un po’ come la parte matrigna della Natura. Una mamma con dubbi ed entusiasmo, con momenti di cedimento in un mare d’affetto, è una madre perfetta, tutto ciò che ci vuole. Una mamma convinta di essere la depositaria universale dell’onniscienza è spaventosamente dannosa. Il genitore peggiore che un figlio possa evere, comunque, è quello veramente perfetto – insuperabile, quindi, nel momento in cui un figlio si proietta nell’età adulta. E’ tremendo e frustrante non poter immaginare di “superare” il proprio genitore, ti sega le gambe (quando poi ti hanno convinto che tua madre è veramente onniscente, eppure a te verrebbe da pensare che magari le botte da orbi non sono il massimo come sistema educativo, ma evidentemente sei tu che sbagli, sai che favola crescere….). Il genitore migliore è quello “abbastanza buono”: da quando ho scoperto questa cosa mi sento alleggerita e non di poco. Quando ho deciso di diventare madre (o mamma o entrambe, spero), e non è stato facile, l’ho fatto perchè sapevo che sarei stata diversa, che potevo essere diversa. E ci sto riuscendo, con tutti i miei tonfi e le mie imperfezioni. L’altro giorno mia figlia grande (8 anni) in macchina canticchiava distrattamente. “Mamma tu sei brava, tu sei molto molto brava…. e quando lo saprai, sarai perfetta….”. Brivido giù per la schieva e luccicone negli occhi a sorriso spiegato. Diamoci una bella pacca sulla spalla, valà!!

  9. Pingback: Mamme e lavoro: il meglio della settimana 46 | MammaMoglieDonna

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