Il letto: 4 fasi evolutive

Il letto dell’infanzia. Camera condivisa con mia sorella ma arredata da mia madre e mi pare che potrei quasi chiudere la descrizione così. Del mio letto di allora ricordo un certo rigore spartano, era di legno e come tutte le cose di legno in quell’appartamento era stato verniciato con il flatting. Per chi non lo sapesse il flatting è una sorta di impregnante trasparente che rende impermeabile e lucida ogni superficie. Mio nonno ne era drogato e, ogni anno, faceva la sua capatina a casa nostra per le tradizionali “due pennellate”. Dopo pareva che una mucca fosse passata a leccare cassapanche, tavoli, letti, cornici e armadi… con un risultato di viscido splendore sberluccichino. Un’altra cosa che ricordo del mio letto da adolescente era un poster raffigurante due fochine monache abbracciate che esclamavano “dai, facciamoci caldo”. Di inverno poteva ancora andare, ma nelle torridi estati torinesi quell’invito era una vera istigazione al bracconaggio.

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Il letto dell’indipendenza. Il mio primo letto da single, come nella migliore tradizione di fine anni Novanta, fu un futon comprato all’Ikea: Il grankulla. Che grazie alle sue 400 travi e travette grandi come stuzzicadenti da montare a mani nude e brugola fu presto ribattezzato GranKulo. Non so se fossi io l’incapace, ma il risultato finale assomigliava in tutto e per tutto a quei sottopentola con le mollette di legno che i bimbi fanno a scuola nell’ora di educazione artistica, il tutto rifinito con un materasso sottilissimo, un giaciglio che dopo una notte aveva preso le mie fattezze con un meraviglioso effetto di Sindone 3D. Il memory della Permaflex, tutto memoria e niente futuro. Naturalmente le doghe di grissini rubatà erano super friabili e si ruppero al primo collaudo, cosa che fece felice il mio ragazzo di allora, orgoglioso di proclamare agli amici “stanotte abbiamo sfondato il letto”. Quel letto l’avrebbe sfondato anche la copula di due acari, ma vabbé. Spezzato in più punti, ma non domo, il grankulla per anni fu: la mia sala studio, la mia cuccia per il gatto, la mia poltrona per i film, il mio angolo lettura, la mia zona living per le chiacchiere con gli amici, la mia alcova, il mio ring. Le ore della giornata si stratificavano una sull’altra, in quel letto lasagna dove fogli dell’università venivano coperti con veli di cartine, pagine di diario, cartoni della pizza e involucri di incensi. Io non lo so perché, ma incensi e candele non dovevano mai mancare nella casa di una giovane ragazza. Quindi dopo anni di inalazioni di gas tossici dati dal flatting passai alla mia fase gas tossici da patchouli. Credo che i vuoti di memoria che spesso mi colpiscono ne siano una diretta conseguenza.

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Il letto della maturità. A 28 anni hai deciso che è giunto il tempo di avere un tuo punto di vista sulla durezza del materasso e sulla qualità della rete. Hai capito che il rapporto con il tuo fidanzato è cambiato di livello quando anche il livello del letto si innalza e dalle caviglie del futon si passa alla tradizionale e borghese altezza ginocchia. Il letto della convivenza è il dopolavoro ferroviario, ma molto più divertente. Gli innamorati passano tutto il giorno in ufficio, indipendenti, ed hanno voglia di ritrovarsi sotto le coperte, di ridere, di farsi una partita a briscola o a scopone scientifico, pure senza carte. Accanto al mio letto della maturità, sorgevano i primi veri comodini (e non una cassetta della frutta ridipinta), su cui venivano appoggiati i libri della buonanotte, spesso lasciati intonsi per la solita quanto gradita partita a scopone scientifico, pure senza carte. Nel letto della maturità si fa la colazione a letto, poi si scopre che è un casino togliere le briciole dalle lenzuola della maturità e che smacchiare il caffé dal materasso della maturità è impossibile. Tu pensi che tuo nonno avrebbe dato una bella mano di flatting impermeabilizzante alle lenzuola, ma forse è meglio la brioche con il cappuccino al bar.

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Il letto della maternità. E’ lo stesso della maturità, ma non c’è più traccia di libri sui comodini. Dalla testiera pende una casetta delle api, uno dei motivi per cui oggi sono l’unico adulto a dormire in questo letto. E’ dura da accettare ma, a meno che a lui piaccia giocare al fuco che fa vedere il pungiglione a Maja, son cose che minano il rapporto. Il mio letto della maternità è un campo di rugby con tanto di cheerleader che fanno le coreografie. Di solito a metà notte Marta urla “datemi una A”, allora io e Lori formiamo un angolo acuto con i nostri corpi e Marta si sdraia in perpendicolare. I gatti partecipano allegramente. Ci sono volte in cui ripassiamo così l’intero alfabeto e non vi dico che mal di schiena a fare la W. Grazie al cielo Lorenzo dorme nella sua camera fino alle 6 e mezza, orario in cui si alza per fare la pipì e per portarmi una mezza dozzina di oggetti appuntiti e spigolosi. Una spazzola, un aeroplanino dei cinesi grande come un boing in scala 1:1, il solito tappo della vasca da bagno, delle foglie, delle castagne e dei ragni finti a cui ha dato i seguenti nomi: Osvalgo, Pallacanestro e Genova (se state pensando che mio figlio abbia problemi con i nomi propri, sappiate che mia sorella prima che nascessi avrebbe voluto chiamarmi Lampadario in caso fossi stata maschio, Lampadina in caso fossi stata femmina). Comunque io, Osvalgo, Pallacanestro, Marta, Lorenzo, i due gatti, le castagne, le foglie, il tappo della vasca da bagno… giochiamo tutti a Twister fino al suono della sveglia – sempre che prima non decida di suonare a tradimento l’aeroplanino dei cinesi. Qualcuno mi ha detto “il letto è una rosa, chi non dorme riposa” e si sa… non c’è rosa senza spine.

P.S. Per la cronaca, nonostante Marta non dorma mai nel suo lettino, io ogni lunedì mattina, prima che arrivi la donna delle pulizie, lo disfo per farle pensare il contrario. Sono patologica.

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Quindi ricapitolando:

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Un grazie enorme come sempre a burabacio.wordpress.com… Sabrina sei unica!

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32 thoughts on “Il letto: 4 fasi evolutive

  1. Negli anni ’80 il flatting (pronuncia piemontese: flatin) andava di moda e mi sa che ne ho respirato troppo anche io. Ma esiste ancora?
    Post meraviglioso. Mi sono ricordato i letti del mio passato

    Alex

      • Lo rimpiangi????
        Enrica, se ti va in Toscana abbiamo 12 finestre che ogni due anni sono da scartavetrare e “coppalare” (in toscano: dare la ‘oppalee!). Tutta la famiglia è chiamata alle “ante”…e regolarmente tutti si danno per dispersi…
        Offro alloggio in cambio aiuto!
        Grankulo anche lì! 🙂

  2. Pingback: Il letto: 4 fasi evolutive – collaborazione con Tiasmo | burabacio

  3. Io ho saltato la fare indipendenza. E mi intristisco un po’, pensandoci.
    Però raggiungo picchi di cinque presenze umane sul letto più le wild card che ciascun figlio si gioca con peluches, copertine, libri, armi da taglio, corpi contundenti. Io riesco a dormine appoggiando sul materasso solo l’ombelico (di lato), lasciando la pancia a fare da contrappeso al resto del corpo che fluttua nel vuoto (poi dice che non sono motivato a dimagrire)

  4. Sara says:

    post meraviglioso. Anch’io posso vantare di aver spaccato un letto con un “fidanzato”. Però lui ha reagito dicendo “è il letto che non è buono!”
    ancora rido :D:D:D:D

  5. Fortissime! Che bello questo post!
    Cmq sei brava a tenerti tutti nel lettone…io non ce la faccio proprio!
    Ancora ancora quando se ne aggiunge uno nella notte, ma quando puntualmente sopraggiunge il secondo, appena possibile sgattaiolo in uno dei letti liberi…e siccome i pupi si svegliano (sigh!) piu’ volte nella notte il risultato e’ il gioco delle tre campanelle in notturna: sotto quale piumone si nascondera’ la mamma?
    E ora son fortunata perche’ i bimbi hanno entrambi il loro letto singolo standard, fino a qualche mese fa Giacomo dormiva ancora nel lettino! Il gioco era lo stesso, solo che in piu’ mi piegavo ad origami e i bimbi quando mi trovavano dovevano capire quale figura stessi rappresentando!!!:)))))))

  6. Fantastico! Io ci ho pure il lettone dei nonni: quello dentro cui finivo quando ero in vacanza; con i materassi imbottiti di lana di pecora; che pungeva; e dentro cui si sprofondava in maniera definitiva. Altro che memory foam.

  7. Fantastico excursus Enrica!!
    Io sto alla fase 5: ovvero quella in cui i figli sono alla fase 1, ho avuto un fin troppo rapido passaggio per un mix delle fasi 2 e 3 derivanti dalla singletudine post fase 4, e ora mi godo il letto finalmente comodo, con dei libri sui comodini che ci piace leggere spalla contro spalla la sera o il sabato e la domenica mattina (se non impegnati, grazie anche alla narcolessia dell’adolescenza, a tirar giù settebelli! 😉 ).
    Come la si potrebbe chiamare? Della Maturnità? (avanti un altro!)
    Della LettOratura godereccia? (sempre senza carte!)
    Del Lasso nella manica? (fare finalmente una cippa lippa e dormire a 4 di bastoni!!!)

  8. Bellissima.
    Io mi sono resa conto di essere dimagrita quando ho misurato lo spazio in cui riesco a dormire, visto la Purulla tende ad allargarsi come se pesasse 93 chili anziché 13.
    Quanto al gatto Attila, mi dorme perennemente sulle gambe.
    Forse per non farmi cascare dal letto.
    Dalla parte di Ettore, invece, tutto come nella vita ante Purulla. Lui russa beato, e da noi si sgomita per un millimetro in più.
    Baci

  9. ingenuetà says:

    Mi hai fatto riflettere sul fatto che io ho più di un letto “della maturità”…cambio di compagno e cambio di stile del letto, forse nella inconsapevole e ripetuta speranza che fosse di buon auspicio per la storia successiva. Il vero problema è che alcuni di questi letti mi sono rimasti come ingombranti souvenir (ora davvero ingombranti perchè all’upgrade del letto è corrisposta una diminuzione delle dimensioni della casa). Per me che butto via qualcosa solo se inservibile (non solo da intera ma anche nei singoli pezzi risultanti da distruzione) iniziano ad esserci un po’ complicazioni…

  10. Che bello! Il mio letto invece è sempre uguale. L’unico upgrade l’ho fatto quando ero in Erasmus, nel senso che dormivo in una scomodissima branda che mi ha regalato tanti mal di schiena quanti momenti v.m. 18…
    (Per 6 o 7 anni invece ho dormito nella stessa camera con mio fratello e mia sorella, che è molto più piccola di me. La mamma, perché la piccola trappola non la disturbasse, entrava tutta nel lettino con le sbarre per farla addormentare. Peccato che si addormentasse pure lei e si alzasse in piena notte come un fantasma per tornare nel lettone. Bei ricordi!)
    Un bacio a Osvalgo, Pallacanestro e Genova

  11. Amotti sempre più! E dico solo questo. Primo: fortuna che la moda dell’incenso è passata; secondo: fortuna che i ragni di Lorenzo sono finti, terzo: fortuna che Teresa non mi pulisce anche la camera da letto (però cambio settimanalmente le lenzuola del lettino per far credere a me stesso che Davide dorma lì dentro).

  12. Els says:

    Hahaha! Variazione sul tema: camera singola da piccola, con letto (di legno!!!!) che oggi è di mio figlio, camera enorme ma con letto da una piazza e mezzo e fidanzato da un metro e novanta, il letto coniugale finalmente matrimoniale ma….prima marito e due cani, tutti capaci di dilatarsi all’infinito effetto stella di mare, poi marito (nella sua metà, stavolta) bimbo e cani, e ora che sono sola accidenti, con la cana piccola convinta che essendo stata nella mia pancia ci debba dormire sopra per l’eternità, continuo a dormire in dieci centimetri rigorosamente di lato, e dritta dritta per occupare meno spazio possibile….potenza dell’abitudine. Per combattere la quale ho trovato un fantastico psi. Magari mi guarisce hahaha

  13. melaverde says:

    Sempre fortissima sei.Devo aver fatto del casino ad un certo punto ero al livello tre com’è come non è mi son trovata sul futon di nuovo dalle doghe labili poi sono passata al livello superiore però peggio del dittatore estevill tutti nei rispettivi letti. Mi son persa le partitone a twister con gli infanti. In compenso gran partitone di wrestling con il compagno. Sono il dittatore dello stato libero di banana mi sa.

  14. Els says:

    Il flatting è quello che le librerie di ikea, a poro tanto aperto da diventare voragine, ignorano. Il flatting è quella vernice trasparente tremenda che quando invecchia, cioè quasi subito, prima ingiallisce e poi si screpola…insomma…capito? E non dire che non te lo ricordi, eh?

  15. Pingback: Il letto: 4 fasi evolutive | Burabacio

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