l’amore dei vicini

La mia casa è una vera casa da adulti. Ha due bagni e una lavastoviglie. La mia casa è della banca, ma la banca mi permette di viverci al di sopra delle mie possibilità, lavandomi i denti da una parte e facendo la pipì dall’altra (incredibile come la minzione itinerante possa darti l’illusione di benessere). Per comprarla abbiamo dovuto battagliare con altri acquirenti, il prezzo era basso, lo stato interno ottimo, ma noi avevamo un’arma segreta che ha intenerito i vecchi proprietari: una pancia. Al momento dell’atto di vendita Marta guardava ancora il mondo da un oblò e faceva il dito medio a un’altra coppia senza figli e, a quanto ne so, ancora senza casa.

Ieri ho incontrato la ex proprietaria, la sua famiglia si è spostata solo di un paio di vie, era prevedibile che prima o poi la incrociassi. Mi ha salutata calorosamente, chiamando Lorenzo per nome, mi ha detto delle prodezze scolastiche delle sue due bambine, “le ragazze”. Poi è passata alle domande sulla casa, quasi fosse un cucciolo che non poteva più tenere, con un velo di malinconia mi ha confidato che si erano sentiti tranquilli, lei e il marito, a passarci il testimone, che ispiravamo fiducia, così giovani e felici. “Ci sembravate noi, dieci anni fa”. E lì, mi sono vergognata come una ladra, traditrice che non sono altro, ho taciuto la separazione, detto qualche frase all’insegna del becero gnegneismo (gnegneismo è la setta della lagnanza fondata dal mio amico Simone) sulla fatica che tocca a noi donne, pregato che Lorenzo non uscisse fuori con qualcosa di sconveniente, chiesto se volesse venire a vedere il suo cucciolo di casa, prima o poi. Ciao lei. Ciao io.

Tornata a casa ho fantasticato un sacco su quella coppia. Si erano sicuramente amati all’inizio, di quell’amore che ti convince a prima vista e ti intenerisce a un esame più approfondito. Era il tempo delle domeniche arruffate in cui facevano i sofàlopitechi pigri e felici, il sole li alzava dal letto solo per restituirli al divano, tra baci e briciole. Poi l’amore si era fatto adulto, non ardeva più ma scaldava ancora, una borsa dell’acqua calda da tenere nel lettone in condivisione con le bimbe. Come succede quasi sempre tra adulti avevano cominciato a sbagliare da professionisti, magari lui aveva preso a flirtare con una vecchia amica del liceo ritrovata su facebook, ho immaginato che l’avesse inserita nella rubrica telefonica con un nome da maschio, tipo Danielo o Jessico. Non era esattamente un James Bond del flirt extramatrimoniale, alla fine c’era andato a letto e, naturalmente, si era fatto scoprire. Allora per quella coppia e le loro figlie era iniziato il difficile.

La parola crisi era stata pronunciata e, siccome la parola crea, crisi fu. Ci furono liti e poi silenzi, scelte da prendere, il coraggio di restare, il coraggio di andare. Alla fine erano rimasti, un po’ più tristi, un po’ più incerti, ma comunque insieme. Le mie fantasie finivano lì, con quell’insieme pieno di interrogativi taciuti, con una donna stordita per aver sfiorato lo strapiombo, ma comunque tutta intera, nelle proprie certezze, nella propria famiglia. Alla fine sono contenta di non averle detto di me e Matteo, di averla lasciata lì, seduta fuori da un burrone, sull’orlo della vertigine scampata.

Sono ritornata nella mia casa con troppi bagni e un grande lettone, dove non c’è bisogno di borsa dell’acqua calda, perché a scaldarmi c’è un amore che fa per tre.

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31 thoughts on “l’amore dei vicini

  1. La Perru. says:

    Anch’io mi son sempre stupita di come, nel momento stesso in cui si dice crisi, la crisi si fa uomo (o donna…a seconda delle frequentazioni e dal lato dal quale si stia guardando) . Improvvisamente si apre i vuoto sotto i piedi e tutto precipita.
    Sarà per questo che gli uomini , dal cuore pavido per natura, tacciono o negano sempre?
    E soprattutto….meglio una sana zoppia che un sostegno inaffidabile da ubriachi a capodanno.

  2. Il mistero più impenetrabile, per me, è come cacchio facciano, ogni volta, a sbagliare da professionisti e poi a farsi beccare come dei principianti…e mi chiedo: una donna, quando tradisce, è più brava a non farsi scoprire?

  3. melaverde says:

    Gli strapiombi devo dirti che in genere non mi spaventano. Ma QUESTO strapiombio mi toglie il fiato e non mi dà pace non tanto e non solo per me ma per i bambini .Credo però anche che i terreni incerti e ambigui i bambini non li amino. Dici benissimo ci vuole coraggio sia per restare sia per andare. Ma se resti deve essere davvero una rivoluzione copernicana altro che borsa dell’acqua ed entrambi devono veramente giocarsi tutto. Cosa alquanto rara già quando ci si ama praticamente impossibile sotto i colpi di danielo o marino e del resto. Nonostante questo un terza via deve esistere per forza da qualche parte….è tutta questione di farsi intercettare dal rabdomante giusto! Vero? Vero?!

  4. Sai, leggendo ho ricordato che se c’è una persona alla quale non direi MAI che mi sono separato è il proprietario della casa che la affittó a me è la ex. Una casa splendida in centro a Firenze.
    Si innamoró di noi, della complicità che riteneva di vedere, del nostro progetto.
    Ecco, non avrei coraggio di dire quanto si era sbagliato.
    Lui … e noi
    Ps. Anche se latito ti leggo sa!
    Pps. Mai tradito. Lo scrivo anche sul CV insieme al fatto che non ho mai visto Sanremo.
    Bacio

  5. Solare says:

    E’ vero accidenti…quando si e’ in coppia e’ come se si percepisse una responsabilita’ maggiore nei confronti del mondo, come se non si volessero infrangere i sogni degli altri che su di noi proiettano ideali e speranze, ovviamente in primis i figli se ci sono e poi la famiglia, gli amici e via cosi…io la rivoluzione l’ ho fatta quando dopo anni di vita libera da single mi sono ritrovata in coppia con tutti gli annessi e connessi e improvvisamente lo sguardo degli altri e’ cambiato come se prima fossero solo fatti miei ma ora non piu’ ….siamo un popolo di inguaribili romantici che ancora credono che l’ amore deve essere eterno o se no e’ un fallimento!

  6. melaverde says:

    Mattiamola così a me delle proiezioni degli altri non interessa nulla avrei invece fortissimamente voluto dare ai miei figli un modello sincero e reale di come si può stare al mondo insieme. E ci sono persone che stanno con la schiena dritta e persone che no. E persone come ho letto una volta le promesse le mantengono e persone che no. La romanticheria non c’entra con la forza dei sentimenti e la responsabilità di portarli avanti.

    • FRANZ says:

      Io non capisco perché ai figli si debbano dare dei modelli. Loro sono persone, non hanno bisogno di veder vivere qualcuno, ma di vivere. Così come noi genitori.
      Capisco che ci sentiamo in dovere di offrire ai bambini una situazione il più calma, rilassante, appagante e stimolante possibile… ma è per loro quanto per noi! Ognuno ha la sua storia, e i figli possono averne una molto diversa dalla nostra. Può darsi anche che avere una famiglia non perfetta li porti ad avere la schiena più dritta, o perlomeno a ricercare la loro felicità più acutamente degli altri a cui è già apparentemente servita…
      Grazie di avermici fatto pensare.

  7. cavallogolooso says:

    solo una cosa sullo gnegneismo: capìto. Per alcuni altri (ed altre!) le persone “gne gne” sono da intendersi come quel “gne gne” in stile “nyah” di Peanutsiana memoria … quindi un misto del canzonatorio da asilo e del classico snob “tsk”.
    Quindi gnegne sono spesso gli snob, le persone con la puzza sotto il naso ma soprattutto è la risposta onnicomprensiva non-sense ma infastidita a qualsiasi critica! “gnengnengnegne!” 😀

    insegnalo subito ai tuoi due piccini e il dialogo sarà finito per sempre! 😀

  8. Uh, le crisi si fanno eccome.
    Ogni tanto si sborda (non parlo di tradimento, quello non lo concepisco), quando ci si tratta male a gratis, ma poi si torna a chiacchierare e a ridere su quel divano rosso.
    Splendido, come sempre.

  9. du gust is megl che one.
    la seconda opportunità che la vita può offrire, vedrai, sarà meno soggetta ad errori da professionisti.
    il calore dei figli è sempre un’àncora ma sai bene che devi renderli indipendenti e allora finchè sono piccoli va bene ma poi..
    ad ogni modo la felicità che può dare l’abbraccio tra i tuoi figli e un uomo che non è il loro padre ma è l’uomo che ami è qualcosa che finchè non la vivi non la immagini così intensa e bella…
    🙂

    • FRANZ says:

      Vedo che queste cose le conosci anche tu…stessa lunghezza d’onda collega! Sono sempre più convinta che la parola famiglia non c’entri niente coi legami di sangue.

  10. gianbumbi says:

    ho da dire solo che questo post mi piace un sacco. l’ho già riletto. Ma perchè abbiamo anche la responsabilità del “e vissero tutti felici e contenti?”

  11. GIACOMO says:

    sempre bello, quando si ha tempo, leggerti, lasciatemi fare una “preghiera” anche qui, io che non so pregare, per la mia giovane vicina, mamma di un bambino di 4 anni, che da due giorni lotta contro il destino per tornare a fare la mamma, a fare la moglie, a chiacchierare sulle scale con il sottoscritto chiacchierone.
    Urliamo un vaffanculo in coro alla malasorte, le mamme non si toccano!

  12. Il miglior pezzo di sempre, cara Enrica!
    E hai dimostrato con la tua prosa schietta e diretta che la coppia è mero costrutto sociale, per questo ha bisogno del riconoscimento dello sguardo altrui.
    Lo sbaglio da professionisti, poi, è geniale!

  13. Els says:

    La coppia non è un mero costrutto sociale, è un investimento fatto per il futuro nella speranza che ci si possa riconoscere sempre, che ogni mattina rigirandosi prima del risveglio quello vero, sentire il suo calore che ti dorme accanto sia il conforto e la stretta al cuore di dire ‘sei tu…’
    E poi è lui che ti culla negli incubi, che ti asciuga le lacrime con le dita e ti dice shhhhh mio tesoro…
    E che ama tuo figlio, e che ama te in tuo figlio…

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