ll fantasma del Natale passato.

Si festeggiava il 25, pranzo a casa dei nonni materni. Eravamo una quindicina, famiglia numerosa e improbabile. Il disegno divino che ci faceva discendere tutti dallo stesso ramo genealogico era degno dei casting del grande fratello: mancava solo il prete e la trans, ma solo perché non erano stati invitati i cugini di terzo e quarto grado.

Il pezzo forte del menu era l’unto. Mia nonna Luisa incastonava ogni portata in uno strato di olio e margarina (burro no, il burro è grasso) talmente spesso da far sembrare ogni piatto un fossile d’ambra, a volte l’ambra conteneva una coscia d’agnello, a volte delle patate. Quando noi nipoti attente alla linea ci lamentavamo, lei negava: “ma quale olio? Non vedete che quella è l’acqua che butta la carne?”.

Se il cibo lasciava a desiderare lo stesso non si può dire della conversazione o meglio delle decine di conversazioni aperte e mai chiuse che rimbalzavano da una parte all’altra del tavolo, senza soluzione di continuità. Una repubblica di voci. Tutti rispondevano a tutti, nessuno ascoltava, qualcuno rideva e poi si cantava. Alla fine si cantava sempre e mio nonno tirava fuori il panforte, i cantucci fatti venire dalla toscana e il Vin Santo. Che quel Vino lì era sempre lo stesso da anni, ne avevamo seguito personalmente tutta la trafila per la beatificazione. Napoli ha il miracolo del Sangue di San Gennaro, noi toscani a Torino avevamo il miracolo della fermentazione natalizia della sacra bottiglia di Vin Santo.

Verso fine pasto mio nonno esprimeva giudizi di varia natura sulla politica, la vita, l’amore e soprattutto su Reva di Sentieri, la telenovela più amata dalla nonna. Lui Reva la odiava e ne parlava come fosse un’ex fidanzata traditrice. Di solito qualcuno provava a difenderla, spiegando che Reva, era sì un po’ “leggera” nelle suo scelte sentimentali, ma aveva avuto un’infanzia difficile, un Edipo irrisolto, una madre alcolista.E lui allora si incazzava ancora di più: “Quella puttana, se li è fatti tutti, schifosa che non è altro… pensate ai figli, come vengono su con una madre così troia?!”.

Da un muro si godeva la scena il buon Teomondo Scrofalo, il quadro del vecchio con il bicchiere di vino reso famoso da Ezio Greggio con l’Asta Tosta del Drive In (ebbene sì, i miei nonni ne possedevano un originale e rarissimo esemplare). Ecco il fantasma del Natale passato per me ha la faccia di Teomondo Scrofalo, mi è venuto a trovare stasera, quando ho realizzato con malinconia che i miei figli non sapranno mai quanto facesse schifo il Vin Santo di nonno Enrico.

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25 thoughts on “ll fantasma del Natale passato.

  1. Bando alla malinconia, i miei natali di bambina erano piuttosto tristi (almeno quelli passati coi nonni), molto meglio quelli con solo i miei genitori.
    Ho sempre sognato una rumorosa e allegra tavolata come la tua.
    Per tutto il resto ti abbraccio.
    P.S. sono di origine toscana anch’io

  2. melaverde says:

    Mia nonna faceva ravioli di zucca il cui profumo ricordo ancora adesso. Stendeva la pasta con il mattarello sul tavolo di marmo. Mio nonno è stato
    l ‘uomo più mite e felice che abbia mai conosciuto. Al contrario di mafalda i natali dei nonni molto meglio di quelli con i miei. Da quando ci sono i bambini è prevalso il sogno e la meraviglia.Il quadro invece ce l’aveva in casa un’amica in campagna. le invidiavo oltre al quadro anche il suo di nonno (che già il mio ero fantastico) che passava ore a raccontare storie a noi piccoli della casa. 15 Bambini scalmanati in giro per cortile e giardino. Poi si faceva gran partitone di monopoli fino a tarda sera. L’anno prossimo mi sa che me ne vado a fare un viaggio. Coi nani possibilmente. Auguri tanti.

  3. I tuoi bimbi ringraziano mi sa 😉 (per il vin santo scampato) Reva di Sentieri, che lontani ricordi d’infanzia! Anche mia nonna guardava Sentieri, pensa che aveva iniziato a seguirlo alla radio (e presumibilmente Reva portava già scompiglio nelle famiglie dentro e fuori la soap ;))

  4. Noi invece del Vin Santo del nonno avevamo il caffè della nonna. Quello fatto con la caffettiera gigante del tiramisù. Almeno 12 tazzine abbondanti. Stava 364 giorni l’anno nello scaffale più alto della cucina e scendeva, tipo UFO, solo il giorno di Natale, per fare il suo unico e orribile caffè annuale, seminando morte e distruzione.
    “Volete il caffè?” e nessuno aveva il coraggio di dire no 🙂
    Alex

  5. Scrivi benissimo. Sono serio.
    Quindi ti chiedo un favore, ogni 5 fenomenologie a piè di lista ti chiedo un racconto.
    Vivilo come un gesto di altruismo.

    Ps. Da dove venga il senso dello humor lo sappiamo noi toscani. Dal Vin Santo…

  6. Io sperimento dei natali degli anni presenti, a tavole improbabili in cui troppe persone troppo vecchie si fanno intrattenere da mio figlio che è l’unico bambino presente. Triste a certi livelli…

  7. gabrielaknits says:

    Detesto i festeggiamenti natalizi, i cibi natalizi, l’ipocrisia natalizia, i parenti natalizi, i doni natalizi, potrei andare ancora avanti, ma diventerei molto noiosa.
    I tuoi bambini di sicuro non si perdono granché, i pranzi natalizi sono belli solo nelle commedie americane!
    Buon anno però!!

  8. In questo giorno di santo Stefano, mentre sono a terra affianco alla mia bimba numero 3 nella speranza che si addormenti e sembro più una ninja che una donna , ti scrivo per dirti: che piacere ! Davvero : contenta di averti trovata ( attrav. Mio marito che spesso mi manda i link ai tuoi post con titolo alla mail: leggi qui, troppo ridere ) . Ah, io sono Veronica . A presto

  9. Ingenuetà says:

    Appena rientrata dalla full immersion natalizia nella casa di famiglia costruita dai nonni. Loro purtroppo non ci sono più da anni e le grandi tavolate della mia infanzia si restringono sempre più…però il Teomondo originale continua a campeggiare dietro l’albero!

  10. Melly says:

    Ti adoro….semplicemente. Mi fai tornare il sorriso immediatamente anche dopo una giornata di intenso incazzamento incessante. Ti ho trovata e non ti lascerò mai più…ma non illuderti,non è una dichiarazione d’amore…solo di fedeltà! Buone feste cara.

  11. Oh che bello, quanti ex-toscani! I miei Natali passati sono stati tutti un po’ tristanzuoli, causa microfamiglia, genitori entrambi figli unici, dunque zero zii e cugini, solo nonni dalla personalità complicata. E i crostini toscani, che in pratica potevamo pure farci il presepe o decorarci l’albero, da tanto che erano un potente simbolo natalizio, a casa mia.

  12. Da un particolare si capisce che sei di Torino e non di Napoli (o di Catania, o di Bari, suppongo non ci sia molta differenza): definisci “numerosa” una famiglia di 15 persone. Anche la nostra mensa natalizia era più o meno della stessa entità, ma eravamo, per la media della provincia partenopea in cui vivo, una famiglia davvero striminzita 😉 Un abbraccio e buon 2014!

  13. Giada says:

    Noi siamo 20 il giorno di natale.gli stretti. 13 adulti e 7 bambini, età mista dai 10 anni ad uno. Di solito odio troppi bambini/genitori tutti insieme, l’eccesso di parole e di gente adulta che educa mi da fastidio; quest’anno invece tutto è stato calmo grazie al monopoly che ha impegnato i grandi e le costruzioni i piccoli. solo una cosa non cambia mai da 30 anni,mio nonno che si addormenta seduto sul divano alle due e si risveglia alle sette, mangia un mandarino e ti chiede un caffè con il sorriso più bello del mondo si guarda attorno, e non vedendo la nonna, dice “ciao ragazzi ne ne vado dalla mia vecchiarella”!

  14. Pingback: Il meglio della settimana #6 | Ma la notte no!

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