il principe e la contadina. buon anno.

La Bambina ha quattro anni ancora da compiere, occhi nocciola e labbra silenziose. La sua bocca fin qui è servita più a sorridere che a parlare. Porta un fazzoletto in testa che le dà un’aria antica, da contadina, serve a difenderla dal sole estivo e ad asciugare il sudore della fronte. A lei piacerebbe spiegare a sua Madre che è proprio il fazzoletto a farla sudare, ma non vuole offenderla o, peggio, disobbedirle. E infatti obbedisce e non fa storie nemmeno quando, invece di stare in spiaggia, in acqua, si ritrova in una pineta ombreggiata e senza bambini con cui giocare. Comincia allora a raccogliere i pinoli, all’inizio sotto suggerimento di un adulto, probabilmente con il pretesto di portarli alla nonna per fare una torta, ma alla fine ci prende gusto. Le piace restare accovacciata a cercare tra gli aghi di pino quei piccoli gusci che sporcano le mani come il carbone; non li apre, sa che sotto la scorza dura c’è un cuore morbido e questo le basta. Dentro il carbone si nasconde il diamante, per chi sa aspettare. La Bambina accovacciata raccoglie i suoi pinoli come una mondina il riso e, ora, quel fazzoletto in testa le sta a pennello, le assomiglia.

 

Il Bambino ha tre anni, gli occhi azzurri liquidi, i ricci biondi, quasi bianchi con il sole d’agosto. E’ ancora figlio unico e si gode l’ultimo anno di principato, ma è un principe buono lui, non conosce la tirannia e il suo unico re è il Nonno che sa fare illuminare le cose e gli racconta i segreti dei circuiti elettrici. Lo preferisce al Padre, un pensiero che intuisce sbagliato, ma non sa ancora inquadrare bene perché, in fondo il Padre è gentile e poi è un medico e i medici portano a casa un sacco di regali dei pazienti: torte, bottiglie, marmellate, sughi, frutta e verdura dell’orto, salami. Un giorno torna a casa con una lepre appena cacciata, ma la vista di quell’animale sul tavolo della cucina, il pelo morbido, le orecchie ferme, sconvolge il Bambino, gli toglie il sonno. Così, di notte, la Madre lo trova in cucina, in piedi su una sedia, il frigo spalancato, che accarezza la povera bestia irrigidita. E mentre passa le sue dita piccoline sul pelo la saluta: “ciao voppe”. Ogni piccolo principe, prima o poi, incontra la sua volpe, anche se gli altri pensano sia una lepre.

 

Ci vorranno venticinque anni perché la Bambina e il Bambino si conoscano. Cinque mesi perché si innamorino, due anni perché facciano a loro volta dei bambini con gli occhi nocciola e i ricci biondi. Ci vorranno altri quattro anni perché si lascino. Ma qualsiasi cosa accada, la Bambina dei pinoli e il bambino della volpe saranno amici per sempre.  

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52 thoughts on “il principe e la contadina. buon anno.

  1. Mi viene in mente una brutta canzone di Venditti che però contiene una grande verità, e spero che tutti quello che desideri si avveri. Sei (siete, suppongo) due belle persone.
    Firmato un’altra bimba che amava raccogliere pinoli.

  2. polpettesimo45 says:

    cara Tesio, il mio 2013 è stato un anno davvero pessimo, ma, tra le poche belle cose che sono successe, devo annoverare l’averti scoperto e aver quindi avuto in regalo il piacere di leggerti!

  3. Subitosera says:

    Credo di leggere le tue pagine per trovare, ogni tanto, il modo per piangere, non i motivi, quelli li ho, è proprio il modo per farlo!
    (Poi, mi fai anche ridere!)

  4. Emma says:

    Grazie per la tua scrittura, é un talento far riflettere o commuovere senza far abbandonare mai il sorriso. Buon anno, davvero, a te a a tutti i tuoi cari, passati (ma non lo sono mai…) presenti e futuri….

  5. Oddio, a tradimento, come sai fare tu! Piango. Sei una grande. Buoni anni a venire. È bello iniziare questo mio leggendoti, e leggendo queste parole.

  6. Ieri in libreria ho avuto una visione, sullo scaffale vicino alla cassa c’era un libro di Enrica Tesio…mi è venuto da sorridere xchè quella scrittrice io la conosco…cioè mi sembra quasi di conoscerla!Grazie di tutto Enrica e buon 2014 di novità magiche di quelle che fan piangere dal ridere e dalla gioia!

      • mmmm…aspetta che riprendo la visione…eccolo, eccolo…copertina bianca immagine nera titolo come da blog (dentro una spruzzatina di disegni di Burabacio)…eccolo li’ sullo scaffale accanto, accanto…accanto ai nei di Bruno Vespa e alle ricette stracotte e immangiabili di Benedetta Parodi!
        ;))))))))
        Dai che scherzo nella visione non c’era spazio che per il tuo libro!

  7. Bella.
    C’è tutto l’amore.
    Quello vero.
    Le storie possono andare storte ma i sentimenti quando hanno spessore non vengono lavati via da nulla.
    Nella tua storia mi riconosco…la separazione fa male ma un bel filo rosso rimane, quando qualcuno è stato casa tua mica si può sfrattare facilmente.
    Felice 2014, come molti altri averti scoperta nel 2013 mi ha permesso di alleggerire alcune giornate pesanti, grazie 🙂
    Un abbraccio
    Lou

  8. DANIELE says:

    Il passato è fatto di ricordi, e la vita di passato.
    Vivere in pace con i propri ricordi ed il proprio passato, senza rinnegarli, significa vivere in armonia con la propria vita.
    Chi ci riesce, secondo me, è fortunato.

    Ti auguro un anno di fortuna, Enrica!

    Daniele

  9. serena says:

    regalare ai propri figli questo tipo di amicizia e di affetto è, credo, ciò che di più prezioso è possibile quando una coppia si lascia.
    Scrivere ti fa bene, si capisce, come un bagno caldo che lava via le impurità e le tensioni.
    Auguri per un 2014 felice.
    S

  10. Giovanna says:

    Mamma mia Enrica, quanto sei lieve, e profonda, e come riesci sempre a “muovere” qualcosa in me.
    Grazie, e che il nuovo anno ci porti serenità, gioia, capacità di continuare a stupirci e a sorridere ❤
    Gio

  11. Els says:

    Bambina dei pinoli, ti abbraccio forte forte e ti cullo un pochetto se vuoi…anche le mamme brave come te ogni tanto devono essere cullate dalle mamme più grandi…buon anno, chicca, buon anno

  12. ing.francesca says:

    le storie d’amore….. tutte belle, tutte intense, tutte un po’ malinconiche…..
    anche io raccoglievo i pinoli da mettere nel pesto e indossavo il fazzoletto al mare…il mio Bambino, invece, pascolava le capre insieme alla sua nonna……. e ora siamo qua ad affrontare il nostro 20esimo anno insieme.
    grazie per le riflessioni che riesci a far scaturire dalla mia mente che mi aiutano ad affrontare la quotidianità. sei speciale! buon 2014!

  13. Questo pezzo è bello da impazzire. L’ho riletto tre volte, è pieno di poesia. Che due bambini speciali che vi portate dentro, tu e lui. Ho pensato che è anche di quei bambini che vi siete innamorati, quando è successo.
    Ti auguro un anno pieno di cose belle, anche piccole e semplici, come piacciono a me, da una che ti ha scoperta con tanto tanto piacere.

  14. Sara says:

    ti aguro buon anno Enrica, apprezzo in modo particolare il tuo sguardo sulla vita, mi piace il fatto che riesci ad avere cmq una lettura positiva. Immagino (potrei dire so) che ha un costo…
    Un abbraccio virtuale a te 🙂

  15. giulia artale says:

    Se il padre dei tuoi bambini e’ cosi come lo descrivi, allora, avete tanto in comune, non solo i vostri piccoli. Vi ritroverete, non solo come amici. Facciamo tutti il tifo per voi! Buon anno, Tesio!

  16. LadyKaiura says:

    E niente, fuori piove, tra poco si ricomincia, tra 10 giorni saranno 30+1, ma tu mi hai fatto tornare bambina con questa favola. Buon 2014 Tesio, a Lolenzo che fa il ghost writer, a Martuzzi che vuole diventare camionista. Come sarà non lo so quest’anno, ma ieri Eddie Vedder mi ricordava che The in between is mine (che è un po’ la versione convinta di io speriamo che me la cavo). E visto che Eddie ha sempre ragione, condivido con te questo messaggio e questa forza. Un abbraccio

  17. Fabrizio says:

    E poi ti leggo e mi chiedo come fai. Non a scrivere così bene, quello si chiama talento. Mi chiedo come fai a metterti nero su bianco, così chiaramente, senza paura. Francamente non saprei dire se sia una fortuna od una dannazione ma mi piacerebbe esserne capace, anche se mai saprei scrivere le parole giuste, anzi non saprei nemmeno dirle quando serve, se non in una di quelle estemporanee analisi mentali delle situazioni accadute in cui immaginiamo una infinità di varianti migliorative di ciò che abbiamo veramente detto o fatto. O non detto e non fatto, che è più credibile e nel mio caos è poi la stessa cosa.

  18. Cara Enrica, ti ho scoperto recentemente e sono stordita dalla tua disinvoltura con le parole. Ma come Fabrizio io sinceramente mi chiedo come fai. Non come fai a scrivere in modo cosi’ piacevole e divertente. Come fai a reagire in questo modo. Sono separata da 6 mesi dall’uomo con cui condividevo tutto da 10 anni. Da cui ho avuto un bimbo che ora ha 3 anni. E posso assicurarti che nelle mie parole e nella mia mente non c’è alcuna tenerezza, nessun pensiero gentile. Nessuna amicizia per questa persona che mi ha fatto un male inimmaginabile. Tanto odio, tanto rancore. E quindi questa spontaneità e leggerezza dei sentimenti, da dove viene? Ho paura, ma mi viene da dire un po’ come Franz “io non ci credo”.

    • nel mio caso c’è questo: due persone che si vogliono bene, che hanno superato insieme un lutto talmente terribile da non poter nemmeno essere nominato, due persone che si sono amate e, soprattutto, sono state oneste sempre. Detto questo, anche io sono (stata) arrabbiata, delusa e triste, ma credo nell’utopia del guardare avanti. Poi ne riparleremo quando porterà i bambini a conoscere la sua nuova fidanzata ovviamente. Ti abbraccio e fatti forza. Enrica

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