la manutenzione della tristezza.

Lorenzo questa mattina si è alzato piangendo, di quelle lacrime senza radici, un pianto da affettatori di cipolle. Pura meccanica dell’animo, per depurarsi. Ho cercato di capire se avesse fatto un brutto sogno, se avesse perso tra le coperte i suoi giochi improbabili della notte, ma no il piccolo ombrello da nanna che si era scelto la sera prima era ancora lì sul cuscino.

Alla fine si è asciugato gli occhi e il naso contro la mia manica e mi ha detto “Non palliamone più”. Non ne abbiamo parlato piu’. Ma lo scrivo qui che quando Lorenzo è triste mi piacerebbe potergli regalare il mio nascondiglio da bambina, un grosso tavolo della cucina sotto cui mi rintanavo per tenere il muso in pace. Era nodoso, con quattro zampe da felino, coperto da una tovaglia all’uncinetto, praticamente un lupo travestito da nonnina. Mi piaceva tanto stare seduta lì sotto, vedere senza essere vista, aspettando di saltare fuori dalla pancia del mio lupo.

Se il tavolo non bastasse a farlo tornare di buon umore, lo porterei alla stazione anche nei giorni di scuola a prendere quel treno che guardiamo sempre dalla panchina. Come compagno di viaggio ci sarebbe un vecchietto piemontese un po’ rompicoglioni, così Lorenzo avrebbe qualcuno con cui condividere la passione di declamare ad alta voce i nomi dei paesi di passaggio.

Se il tavolo e il treno non bastassero, mi farei crescere capelli morbidi e profumati, glieli lascerei arrotolare tra le dita come piace a lui, senza preoccuparmi di sembrare un cotonatissimo Jackson Five.

Se il tavolo, il treno, i capelli da Napo Orso Capo non dovessero bastare gli spiegherei che la tristezza non è una malattia, fa parte del gioco, è un diritto. Se il tavolo, il treno, Napo Orsocapo e la spiegazione filosofica da quattro soldi non dovessero bastare giocherei con lui agli “smutandati”, che più che un gioco è un’aberrazione ludica inventata da me e adorata dai miei figli. E consiste nel prendere in mano una matita, rubarla all’avversario, chi resta senza matita viene smutandato e costretto a due giri del tavolo con i pantaloni alle caviglie. E’ pericoloso perché si cade incespicando come pinguini ubriachi, ma quando Lorenzo è triste cosa volete che siano due bernoccoli?

Se il tavolo, il treno, Napo Orso Capo, la spiegazione filosofica da quattro soldi, i pinguini ubriachi non dovessero bastare immolerei la mia voce per imitare i personaggi delle sue storie preferite, mi lancerei in falsetti strappa corde vocali, in bassi baritonali, in ululati e nitriti.

Se il tavolo, il treno, i Napo Orso Capo, la filosofia spiccia, i pinguini ubriachi, la mamma posseduta non dovessero bastare gli racconterei di quando è nato e di quanto ho riso quando l’ho visto, di quanto mi ha fatto felice, tanto che non ci poteva essere spazio per le lacrime, nemmeno di gioia.

Se tutto questo non dovesse bastare gli parlerei un sacco di cacca e scoregge, le imiterei con la bocca, le simulerei con il palmo della mano sotto l’ascella e lui riderebbe. Lì è certo riderebbe. Le scoregge sono una garanzia. E non palliamone più.

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67 thoughts on “la manutenzione della tristezza.

  1. Valentina says:

    Le scoregge con le ascelle sono un toccasana come tutte le cose puzzone ! quando i miei figli sono tristi, arrabbiati ecc… gli dico : CACCA e se non basta TANTA CACCA, UNA BORSA DI CACCA un crescendo escrementizio fino ad arrivare a improbabili camionate, vagonate, tir, navicelle spaziali ecc piene di …. direi che funziona! e dopo aver riso si può parlare di ciò che ha fatto cosi’ male. I miei figli hanno 12 e 14 anni e ancora funziona… a dire il vero funziona anche con me che ho 38 anni. Un bacione Vale

  2. minotauro says:

    che voglia di infilarmi sotto un tavolo come quello descritto da te!!!! quoto Silvana al 100% in merito alla graduatoria dei tuoi post

  3. Sei stupenda, e scrivi in un modo stupendo. Persino lasciarti un commento di apprezzamento pare banale, dopo aver letto te. Troppo poco, un commento. Vorrei mandarti fasci di rose. Banali anche le rose.
    Buona vita, la meriti.
    Dani (ela)

  4. Anche io ho lo stesso problema e qualche soluzione l’ho provata. Solo che la soluzione è sempre diversa. A volte basta leggere una storia. A volte basta vedere un cartone animato. A volte, strano ma vero, serve arrabbiarsi perché, insomma, non ha nulla di cui si può lamentare. A volte si parla dell’infinito. A volte mi sento colpevole della sua infelicità. A volte semplicemente non c’è nessuna cura e si sta male e basta. In tutti i casi i genitori vorrebbero avere una bacchetta magica per cancellare quella lacrima dal volto dei propri figli.

  5. Pingback: la manutenzione della tristezza di Enrica Tesio – disegni Burabacio | burabacio

  6. Pingback: La manutenzione della tristezza, un post di Enrica Tesio illustrato da Burabacio | Burabacio

  7. cavallogolooso says:

    è bellissimo.
    Siamo così anche da grandi.
    Un augurio perché qualcuno ti faccia tanta manutenzione e che tu ne abbia così poco bisogno da simularlo solo per farti coccolare un po’.

  8. Solare says:

    Ancora mi chiedo ma come ha fatto a lasciarti ? Gli uomini a volte sono proprio rincoglioniti! Falla anche a lui una bella pernacchia che quando si svegliera’ e si rendera’ conto sara’ senz’altro molto triste..ciao

  9. melaverde says:

    Meraviglia. Io le vorrei dall’incavo del ginocchio invece, le sai fare eh? le sai fare? no? allora te le faccio io! bella sei.

  10. Luca says:

    Grazie per il racconto … essere genitori è una cosa meravigliosa, ma molte volte non se ne colgie la belezza fino in fondo.

  11. roberto says:

    è bellissima! vorrei poter aver un mio “lorenzo” con cui fare tutto questo! quando non puoi avere figli, quel che ti manca sono cose come queste ed invece passi per quello affetto da “eccesso di smania genitoriale”….ma bafff…

    • FRANZ says:

      E quando li hai spesso maledici il giorno in cui li hai fatti; perché questi momenti sono più rari di quel che avresti voluto, e c’è il lavoro che ti permette di vederli poco, e tutto il resto (tanto resto) a cui star dietro e che diventa troppo spesso più importante e più pressante e più stressante… e chi riesce a ricavarsi questi momentini e a coglierli è perché ha la condizione materiale e psicologica per poterlo fare. Non è automatico. Non ti danno il kit della gioia quando diventi genitore.

  12. laura says:

    Resto sempre sorpresa leggerti…nel mio delirio di mamma onnipotente e psicologa ( ahimè) mi dimentico che la tristezza è un diritto, come la felicità e cado nel tranello di farmi attorcigliare i capelli, proporre rumori molesti, sfigurarmi con boccacce improbabili per poi rendermi conto che il mio Tommy vorrebbe solo starsene sotto al suo tavolo e non. ” pallalne più!”… Brava, come sempre!

    • ci cadiamo tutte laura… ma alla fine davvero la consapevolezza dei nostri figli passa anche da lì. dal diritto di non parlarne più! un grande abbraccio

  13. ahahah! ad un certo punto mi è partito Benni in automatico…e se non bastasse…!
    Al di là delle risate che sanano qualunque abbattimento adulto e piccino non posso non sentire l’impegno c’è nel rendere ai nostri figli il mondo migliore di quello che è o rendergli la tristezza familiare senza averne paura, eh?
    La cosa bella è che questo impegno ci ripaga perchè è utile anche a noi! 😀

  14. Pingback: Le cose che vuoi | guarda che è normale

  15. marzia maccarini says:

    mi fai piangere e ridere insieme, non è da tutti
    grazie per il tuo “punto di vista” sul mondo, anche il mondo grande dei tuoi bimbi

  16. beh, senti. Mi sono alzata alle 5.30.
    Leggiucchiato la posta.
    Scritto un po’ di commenti in risposta ai nottambuli…
    poi trovato questo blog.
    Mi attende una giornata di merda, a scuola, sei ore con orde di barbari scatenati che tenteranno di distruggersi l’un l’altro, con grande dispendio di energie loro e altrui (cioè mie, per separarli) e affannati “ma stamo a giocà!” di spiegazione.
    Come se a scuola si andasse pe’ gioca’!

    Comunque…affronterò il tutto con stoica rassegnazione (ormai…che voi fa’?) e, ogni tanto, penserò ai post che ho letto qui…e sorriderò.
    Grazie!

    • Urania says:

      Di certo non invecchio perchè anche io lavoro coi ragazzini- e i miei sono problematci o superviziati.. Preferirei credimi insegnare Catullo e Saffo. A che utopie sono arrivata.. Ma mi fanno sorridere tanto i miei allievi.. E non si sa come , ma mi stanno a sentire, tra occhiate alle tette e culo della sottoscritta e tentate risse tra loro o ostentazione di sapienza pornografica. .. Certo è che LA SCUOLA E’ UNA GUERRA, cara poetella.

      • lo so bene.
        Sono in una scuola “di frontiera”…genitori in carcere, figli che hanno visto uccidere le madri dal padre… Droga, crimini vari…e nessun interesse per la scuola. E come dargli torto, poveri figli. Una guerra. Hai detto bene. Una guerra all’orrore, alla volgarità, alla violenza, a tutta la bruttura del mondo. Che mai morirà.
        Ma si combatte. Si combatte donchisciottamente.

    • ma grazie a te! E fatti forza, davvero, porta ai tuoi studenti la tavola sinottica della vagina, vedrai che lì avranno da dirne… un trande abbraccio

      • tavola sinottica?
        Spe’ che me ne faccio dare una d loro, che so’ pratici, domani…anzi, lunedì, ché domani non c’è scuola…
        Un po’ di riposo in seconda lineen!

  17. crissie says:

    Hai detto bene: la tristezza è un diritto. Lasciamo che i bimbi imparino a conoscerla in modo naturale, anche se vorremmo esorcizzarla dai loro occhi e dai loro pensieri. Vivranno meglio poi, senza temerla, senza dover fingere quell’allegria forzata e disperata che vedo in tanti adolescenti e molti adulti. Lasciamo a quest’emozione naturale (ripeto: NATURALE) la possibilità di essere esplorata senza essere messa al bando. Lasciamo ai bambini la possibilità di diventare adulti “completi”.

  18. Urania says:

    Che tenerezza.. :*. w le mamme vere. Nel mio neonato, quanto incredibile, benessere, talora fa breccia questa pesante certezza : solo le donne vere fanno figli. Le altre .. tra cui io.. . .

  19. Pingback: Il meglio della settimana 3 | MammaMoglieDonna

  20. anto says:

    …e a proposito di lacrime..leggendoti mi succede sempre ( non spesso sempre) che le sento gonfiarmi gli occhi e poi fermarsi. Stanno lì immobili per l’intera durata del post. Poi -al punto che chiude la tua frase e i tuo discorso- cadono giù precise e fanno tipo “blop” e succede che non so mai se sono scese per ridere e o per piangere…

  21. Questo post è molto bello, Enrica. Visto che ti leggo da qualche mese, mi sembra che ormai potrei riconoscere la tua scrittura ovunque, anche senza la firma, come in una degustazione alla cieca.

  22. Ciao! Seguo sempre il tuo blog e, siccome sono stata coinvolta negli Shine Award, ti ho assegnato davvero volentieri un premio.
    Nel post dedicato che ho scritto ci sono le “istruzioni”.

  23. Lucia says:

    wow … è nei tuoi racconti che ritrovo il mio tavolo, il mio treno, i Napo Orso Capo, la filosofia spiccia, i pinguini ubriachi e la mamma posseduta … leggerti purifica e rende leggeri … un po’ come il bifidus actiregularis … per rimanere in tema di cacca e scoregge … 😉

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