to be or not to bike: i nemici della mamma in bici.

Da gennaio la mia agenzia ha cambiato sede, aggiungendo una nuova legge di Murphy per la mamma lavoratrice: se ti trasferisci in una casa dietro al tuo ufficio, entro sei mesi il tuo ufficio cambierà casa. Questo per me significa svegliarmi prima e non sfruttare più la pausa pranzo per stirare. D’altra parte stirare non mi serve a nulla, tanto ora mi sposto in bici e chi vuoi che noti una camicia stropicciata quando ad attirare l’attenzione dei colleghi sono due invitanti medaglie di sudore sotto le ascelle? Se devo essere sincera pedalare mi piace un sacco, mi fa sentire una gran figa, nonostante “la pezzata”, i capelli appena usciti dalla galleria del vento e, soprattutto, nonostante i cinque grandi nemici della donna-mamma in bici.

1. Il vecchio dei cantieri in pausa dal cantiere. Quando il cantiere è chiuso, il vecchio rompicoglioni pattuglia le strade e inveisce contro di me che, per sfuggire alle grinfie della Suv-mamma (il più delle volte una suvumana che si crede Baracus sul camioncino dell’A-team), salgo trenta secondi sul marciapiede. Un marciapiede gigantesco e desertico, una distesa dove non passa anima viva da anni, tranne il maledetto vecchio moralizzatore. Lui mi si piazza davanti e mi sfida in uno stallo alla messicana: “Hai fretta eh?”. E io vorrei dirgli “Sì, ho fretta, non come te che c’hai un cazzo da fare, io sono l’incarnazione della Barba Mamma, durante il giorno mi trasformo in sherpa quando faccio la spesa, in rishò quando porto i bimbi alla materna, in scribacchina quando arrivo in ufficio, per cena nella dea Kalì della cucina con le braccia di cracco, la parolacca facile di bastianich e il gusto discutibile di barbieri, in un dinosauro (Lorenzo è in quella fase lì), in un grosso materassone da calpestare prima della nanna. Ma sai in cosa proprio non riesco a trasformarmi? In un monaco zen! Per cui ritorna al tuo gioco dei quattro cantieri e non rompere le palle”.

2. Il vecchio lama. La mattina che non incontro la suvumana e vado dritta per la mia strada a passo sostenuto, tenendo la destra, al sicuro da infrazioni e bestemmie, è certo che sarò raggiunta dallo sputo di un cecchino travestito da pensionato piemontese. Vi giuro, mi è successo, e avrei preferito essere cilindrata da una portiera aperta a tradimento.

3. L‘automobilista che si crede un vagone. Io non ho la patente e quindi non capisco le problematiche degli automuniti, ma proprio non mi spiego come mai le macchine fatichino a superarmi. La classica scena che si ripete pressoché ogni giorno da circa un mese: io pedalo di buona lena in salita, godendomi lo spettacolo della città al risveglio quando sento la presenza di un’auto alle mie spalle. Cerco di spostarmi il più possibile a destra, ma quella niente, mi sta dietro. In me cresce l’ansia e in men che non si dica sono la locomotiva di un fantastico trenino dell’amore che strombazza «Maracaibo, il mare forza nove, fuggire sì ma dove, zan zan».

4. Il pedone con i nervi a pezzi. Tu stai pedalando tranquilla, vedi in lontananza una signora che si accinge ad attraversare con il rosso e decidi di usare il tuo lucente campanello. A te sembra un sobrio dlin dlin e non Hells Bells degli ACDC, ma la signora ha una reazione inconsulta: fa un salto all’indietro, lascia cadere le borse della spesa e ti guarda con il terrore negli occhi. Ah signò è una bici, non Christine la macchina infernale eh!

5. La scimmia sulle spalle. Prima di andare in ufficio porto Lorenzo alla materna, 16 chili di molestia dietro le spalle. Per tutto il tempo mi urla nelle orecchie come un pazzo: “mamma, sei una lumaca”, “mamma, hai palcheggiato malissimo”, “mamma muovi quelle coscette di pollo”, intanto si sbraccia, si agita, mi sbilancia, mi dice di girare, mi tamburella sulla testa, mi picchietta sulla schiena, mi frusta con la sciarpa, pensa di essere alla corsa delle bighe, al palio di Siena. Presto gli insegnerò ad azzoppare il vecchio dei cantieri.

Detto questo venerdì 31 gennaio è il bike to school day nazionale, noi a Torino lo festeggiamo così: http://www.biketoschooltorino.it/#bike-to-school-day. Quindi se volete assistere alla totale disfatta della mia femminilità accorrete numerosi https://www.facebook.com/groups/biketoschooltorino/?fref=ts io  sarò quella con la pettinatura peggiore e la scimmietta urlatrice sulla schiena.

Immagine

Standard

49 thoughts on “to be or not to bike: i nemici della mamma in bici.

  1. sorella di bicicletta! Il problema delle macchine che non ti superano è culturale. Mai provato ad andare in bici a roma? Dopo la svolta Marino non so, ma fino a qualche anno fa rischiavano di schiantarsi da sole per lo spavento: una bici!!!!

  2. vedi perché Perugia è una merda: solo salite e discese.
    A me la scena di Lorenzo che ti dice di muovere le coscette di pollo m’ha scaldato il lunedì. E partivamo da parecchi gradi sotto lo zero stamattina

  3. Els says:

    Hahahah naaaaa! Rido alle lacrime! Sempre più convinta che lorenzo tuo e francesco mio siano gemelli mancati hahaha!!! Lui ululava ‘forza cavallo, forza!’
    Hahah che spasso!
    E poi, Maledetti vecchietti😉 giurami che se divento così mi abbatti! Giura, tanto non mi conosci, che ti costa? e io dormo più tranquilla

  4. ma intendi nemici in carne ed ossa e basta, giusto? intendo, voi a torino avete come qua a milano binari del tram in vendita e sanpietrini sporgenti ogni due per tre, no?

    (p.s. nel corso del tempo, ho formulato una teoria su quello che non sorpassa: estasi mistica, ammirazione se non addirittura pura invidia nei confronti di me ciclista, della mia contropedale rossa o degli ospiti dei due seggiolini, ma in ogni caso invidia – e se son suv-isti, e non vogliono convertirsi, che nell’invidia si rodano, tiè!) 😀

  5. Tiziana says:

    Enrica, sei una forza!La mia prima risata del lunedì è solo grazie a te!E dire che abiti a Torino…come fai a infondere tanta allegria e buonumore???:o))

  6. Tranne la scimmia sulle spalle, mi ci ritrovo molto dato che anch’io vado e vengo dall’ufficio. Aggiungerei un paio di delizie:
    – Le piogge torrenziali che nonostante cerata e/o ombrello t’inzuppano come un pulcino (venerdì scorso ho dovuto stendere i collant sul termo dell’ufficio ^^’ per fortuna ero in stanza da sola).
    – I pedoni che attraversano senza guardare, possibilmente non sulle strisce e con le cuffie in testa, cosicché nemmeno Hells Bells degli ACDC farebbe effetto.
    – Le mamme con passeggino che, solo per il fatto di aver sfornato un nuovo contribuente, si credono in credito con la cittadinanza intera: camminano in mezzo alla strada, ciarlano con altre mamme in fila per tre col resto di due, stazionano in mezzo alla pista ciclabile per controllare la situazione pannolino e in tutto questo si incarogniscono pure se ti lamenti.

  7. Rossella Brunetti says:

    Vivo a Milano, da sei anni mi muovo solo in bicicletta, i primi dua anni li ho passati a pedalare con l’ansia causa vecchio in pausa da cantiere, milanese stronzo che ti oltrepassa manco fossi Patrick Swayze in Ghost e autobus/tram che immancabilmente compare alle tue spalle, e per evitare sensi di colpa per via dei possibili ritardi dei mezzi che stai per provocare, decidi di entrare in modalità Pantani sotto doping, adesso i problemi rimangono gli stessi, ma ho attivato la modalità guida cattiva, e credo che qualche automobilità prima o poi scriverà un articolo descrivendo chi come me ha deciso di passare sopra le macchine, piuttosto che rischiare la morte!

  8. IO non vado in bici e anzi, non la amo molto. Ma pur deambulante sul cavallo di San Francesco, a Roma ho vissuto le prime tre situazioni che descrivi. Non avevo scimmie urlanti all’epoca, perciò se Lorenzo sarà così gentile da vendicare tutti quelli che si muovono a trazione animale, ecco te ne sarò grata!

  9. No, giuro che oggi ti sei superata. Sarà che anch’io sono una ciclista e mi riconosco alla perfezione, ma ho rischiato di strozzarmi dalle risate. Sono ancora accasciata sulla sedia! 🙂 🙂 🙂

    • cri says:

      VAL, immagino tu non sia di Torino, da noi le piste ciclabili non ci sono oppure (peggio) ci sono ma a brevi tratti e poi scompaiono nel nulla!!!!;)

      • Dai Cri…non essere così disfattista! in verità a Torino ce ne sono molte di piste ciclabili!! certo non si può facilmente rendere ciclabile l’intera città ma – da romana – mi pare che lamentarsi di torino sia eccessivo…
        Io anche non supero se non sono sicura di non rischiare di toccare il ciclista…anche se qualche pedalifero lo butterei giù volentieri, soprattutto quando in presenza della ciclabile percorre la strada sul lato esattamente opposto!!!
        perchè anche loro, diciamolo, non sono immuni dalla mania di grandezza…ti guardano come un essere inferiore privo di senso ecologico.
        Peccato che io, che pure adoro la bici, non possa andarci!

  10. silvia says:

    Tutto bello ma sulle auto che non ti superano spezzo una lancia (delta): è davvero difficile superare un ciclista in un controviale o una via di normali dimensioni, c’è sempre il rischio di urtarlo e farlo cadere…

  11. Barbara says:

    Molti tuoi pezzi sento che avrei tranquillamente potuto scriverli io ma questo… Anche io non ho la patente!! Incredibile mi sento meno marziana! Ed anche io bici e bimbe !! Ci si vede!!

  12. Da pedalatrice (anche se non mamma) condivido e sottoscrivo tutto quello che racconti!
    Una volta mi capitò di dover frenare perché una macchina che arrivava da sinistra non mi aveva dato la precedenza. Scaricai la mia ira sul misero campanellino e dalla Golf bianca con assetto ribassato sentii urlare: “puttana!”. Ok. Non ti dico la soddisfazione quando due isolati dopo la Golf tamarra rimase bloccata dietro un camion della spazzatura e io, passando sul marciapiede, come una vera signorina alzai il medio e pedalai via coi capelli svolazzanti.
    W LE BICI!

  13. Pingback: “I nemici della mamma in bici” di Tiasmo e io m’immagino Enrica, la bicicletta e la scimmia urlatrice. | Burabacio

  14. Ma la scimmia come la agganci alla schiena? Spero con un normale seggiolino… noi non riusciamo proprio ad andare in giro in bici, praterie troppo vaste. Poi con tre io abdico 😉

  15. FRANZ says:

    Che bello (e che difficile) dev’essere andare a scuola/al lavoro in bici! Io ho già fatto questo commento giorni fa nel post sbagliato: il poter usare la bici per andare realmente da un posto a un altro è uno dei vantaggi del vivere in città. Io vivo in campagna (bellissimo per altri aspetti) e lavoro vicino, davvero vicino per i nostri standard, cioè a circa 20 km da casa. Impensabile andare a lavorare in bici (certo, a meno che tu non abbia nessun altro impegno nella giornata). Impensabile non avere la patente!
    Da noi la bici è solo per “le passeggiate” o per chi ha mooolto tempo; infatti in bici vedi solo i pensionati.

    • infatti non avere la macchina può essere un grande lusso… pensandoci pure usare la bici per passeggiare non sarebbe niente male! un grande abbraccio

  16. ElleBi says:

    complimenti! non solo per il post, ma per il coraggio di andare in bici a Torino… io l’ho fatto per una settimana, anni fa, ospite da un’amica per un convegno… mai avuta tanta paura 😀 secondo me in confronto pedalare a Milano è una passeggiata (te lo dice una milanese doc).

  17. melaverde says:

    L’ omologo del vecchio dei cantiri per la mamma automobilista è il vecchio col cappello. Se lo incontri è meglio che cominci ad affidarti a tutti i santi e a trovare una buona scusa per dire che sei arrivata tardi al lavoro. Che vita grama minchiazza.

  18. quindi se gli automobilisti ci hanno fretta, potrebbero comprarla pure loro una bicicletta, e daje di pedalate!

    io questa cosa la invidio tantissimo, ed è una delle cose di bologna a mancarmici, ché la circumnavighi colla bici. Bologna.
    infatti quando vivevo là manco la patente ci avevo.

    ora ho smesso di pedalare e alla guida sono una cippa!

  19. Solare says:

    Non per fare sempre quella che all’estero e’ tutto meglio, anzi ma qui quando pedalo sul marciapiede per evitare di farmi agganciare da un bus in corsa tipo Speed, i pedoni si spostano e mi dicono “sorry..” Cioe’ loro chiedono scusa a me, non ci volevo credere! Amo talmente la bici che mi sto per trasferire in un altra citta’ dove si pedala dovunque, ci sono le piste ciclabili che non stanno nascoste fra arbusti, sentieri segreti e mai frequentati ma esattamente lungo le strade principali…no non mi sto trasferendo in Olanda ( anche se a lui non dispiacerebbe per altri motivi che non le biciclette) ma secondo me una citta’ che regala spazio alle bici e’ una citta’ civile e poi che bello liberarsi dalla macchina pero’ concordo, a Torino ci vuole coraggio!

  20. ilaria.lucaily says:

    Quoto tutto, e aggiungo il sesto nemico: le borse! ovvero, oltre alla canonica borsetta (anche se il vezzeggiativo è davvero fuori luogo per descrivere la valigia di Mary Poppins), se hai la fortuna di lavorare in un posto dove non hanno nemmeno gli occhi per piangere, aggiungi pure il pc al seguito, nella pratica custodia imbottita… et voilà, il circo è servito!

  21. Linda says:

    esatto!io come te…la mia scimmia si chiama Cecilia e dice ‘veloce…più veloce mamma!!!’ ammazzandosi dal ridere!
    W le mammabike!

  22. namikfede says:

    ahahah sto ancora ridendo per il trenino sull’aria di Maracaibo… è proprio vero: per strada si trovano i soggetti più strani, e sempre al momento sbagliato!
    Colgo l’occasione per dirti che il tuo blog mi fa morire dal ridere, ti seguo perché ogni giorno ci trovo un pensiero che mi risolleva il morale 🙂

  23. Il bike day nei giorni della merla può averlo programmato solo un burocrate con affaccio su davanzale da Roma in giù, mannaggia! Io e la figlia 10enne si pedala per Torino sempre e quasi con qualunque tempo, ma sfidare la ghiaccia stamani pareva davvero troppo…
    Trattasi forse di congiura ordita da una setta segreta, supervisionata dall’ordine dei pensionati piemontesi, coordinata dai pedoni del marciapiedi e guidata dalle autiste di suv? Setta che ha il segreto obiettivo di sterminare i ciclisti… quasi sul nascere? Cominciare con gli alunni delle elementari potrebbe essere una strategia efficace, in effetti… Bah…

  24. Un paio di mesi fa, con un tempismo degno di nota, mi son comprata la bici. Chissà se in primavera avrò occasione di portare le mie scimmiette a scuola in bici: la condizione sarebbe che per allora avessero costruito le piste ciclabili che mi conducano fin là. Diversamente, il viaggio potrebbe essere a senso unico, a Milano.
    😦

  25. dopo 10 anni in un luogo a portata di bici e di piedi la mia agenzia si è trasferita nella terra di nessuno, troppo lontana per la bici, strade troppo pericolose, tangeziale, nebbia, pantegane, nutrie. ho dovuto abbandonare la mia amata (bici) anche se avrei voluto abbandonare l’agenzia. ora sono dotata di un costosissimo abbonamento della metropolitana per andare oltre l’urban fare limit di una sola fermata, scendo, respiro, penso al centro città. e alla mia bici in garage.

  26. Giuliano says:

    Carissima, ti esorto a non stare troppo sulla destra. Non fa bene a te e agli altri ciclisti. In città tieni una bella distanza, diciamo un metro e mezzo, dal bordo della strada!
    Quanto agli automobilisti che non ti superano in salita, li preferisco a quelli che ti superano in velocità o meno, non mantenendo una distanza appropriata. Quelle volte che in auto incontro dei ciclisti aspetto d’aver lo spazio e il tempo per superarli ben al largo. Auguri, anche perché a Torino mi sembra ci voglia un po’ più di coraggio a pedalare che a Milano, con o senza gli sputi dei miei cari vecchi piemontesi!

  27. Da madre biciclettara ti sono solidale. Io di scimmie ne porto due, normalmente, ma ammetto che datosi che patentata lo sono, quando piove e tira vento mi trasformo in temibile auto-mom-munita (mi manca il suv, sopperisco con una scassatissima fiesta del ’92), nemica giurata dei ciclisti che ti tagliano la strada all’ultimo con misteriosi intenti autolesionisti, e ti superano da destra in curva proprio quando stai per svoltare. La jungla urbana non risparmia nessuno.

  28. Pingback: “I nemici della mamma in bici” di Tiasmo e io m’immagino Enrica, la bicicletta e la scimmia urlatrice. | burabacio

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s