sabato pomeriggio da Zara

La donna prende in mano un maglioncino taglia tre mesi, se lo porta al viso, respira a pieni polmoni il profumo di un bambino che non è mai esistito. E’ un gesto sciocco, ma è sciocco anche entrare in un negozio d’abbigliamento per l’infanzia senza motivo, per ritrovarsi tra vestitini minuscoli, che aspettano di essere riempiti, di animarsi. Per ora sono solo gusci vuoti, proprio come lei, involucri pronti ad abbracciare la vita. Ha quarant’anni e non è successo, si ripete “non è successo ancora” ma sa che è la speranza di Pandora, che quell’ancora è un’àncora di salvezza che non terrà più a lungo. C’è stato un tempo in cui il più piccolo ritardo la faceva tremare di paura, oggi trema ancora ma ad essere in ritardo è lei, le manca il tempo, le manca l’amore, le manca un figlio. Si maledice per non aver puntato di più i piedi con l’ultimo uomo, lui non voleva diventare padre o comunque non voleva diventarlo con lei, “non mi ha dato un figlio, potevo rubarglielo” lo pensa e scuote la testa, come per rinsavire, per scrollarsi di dosso quell’idea. Scuote la testa spesso. Vede una donna incinta, non può fare a meno di odiarla, scuote la testa. Le passa vicino una coppia con la carrozzina: lui è così brutto, lei è così brutta, anche il loro bambino è brutto, destinato a una vita brutta, sciatta, inutile, il suo sarebbe bello invece, speciale, sarebbe unico e scuote la testa. Ogni volta che un’amica le dice “c’è una novità” è un tuffo al cuore, una collega che smette di fumare o bere alcolici o mangiare il prosciutto crudo è motivo di angoscia, sarà incinta anche lei… e scuote la testa. Si tiene a distanza di sicurezza da film, articoli, gossip sulla maternità di personaggi famosi. “Carmen Russo ha avuto una bambina” e scuote la testa. Poi ci sono volte, come oggi, che non resiste, è un’anoressica in un supermercato, entra da Zara e va al reparto baby, prende un maglioncino tra le mani, lo annusa, immagina come sarebbe bello avere una pancia, un nucleo perfetto intorno a cui far muovere tutta se stessa, un centro di gravità che la tenga tutta. Scuote la testa, compra il maglioncino taglia tre mesi. “E’ un regalo?” chiede la commessa. “No, è per me”.

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76 thoughts on “sabato pomeriggio da Zara

  1. Mirella says:

    Neanche io ho mai voluto figli… ho un rigetto, sia fisico che mentale, all’idea di un bambino che non voglio e che mi intralcerebbe vita e comodi.
    Sì, comodi: il far tardi, il viaggiare, il trattenermi in ufficio anche fino a tardi, il decidere all’ultimo momento che mi rompo di cucinare e si va fuori a cena… per tacere del denaro che per fortuna non mi manca e che non ho alcuna intenzione di spendere per un qualcosa che non mi dice assolutamente nulla come un figlio.
    Il senso dell’obbligatorietà dell’essere madre lo lascio a chi si fa sopraffare dalla morale corrente, fortunatamente non ho mai avvertito la necessità dell’approvazione sociale e familiare, tantomeno ho avuto problemi a rispondere in stile “lama di rasoio” a chi mi faceva la predica al riguardo… tre dei miei ex ne sanno qualcosa: incinta, prenotato l’interruzione di gravidanza e dichiarato apertamente che preferivo rinunciare a loro piuttosto che tenermi loro ed un figlio (il secondo, per aver tentato di intralciare l’IVG è stato buttato fuori dalla polizia su mia richiesta).
    No grazie, i figli non servono neanche a me… li classifico come un rifugio per chi non può permettersi niente di meglio.

    • Essere madre, come non esserlo, è una scelta insindacabile. Io rispetto la tua, ma come madre vorrei che rispettassi la mia senza giudicarmi un cucciolo in cerca di rifugi. Credimi, la maternità non è un rifugio, ti stana, non ti nasconde.

  2. AngeloAnormale says:

    come fate a non indignarvi voi che non potete avere figli???
    come fate a ringraziare qualcuno che scrive qualcosa di “non suo” per far provare pietà a chi è in una condizione “inferiore”? sì perchè a scrivere:
    “sono solo gusci vuoti, proprio come lei, involucri ”
    “ad essere in ritardo è lei”
    è proprio una che di figli ne ha 2 e quindi suonano tanto come “giudizi dati dall’alto della sua condizione di madre”.
    no non mi piace nemmeno un po’, io non mi metterei mai a raccontare i dolori e pensieri di una persona paralizzata o cieca, non avrei mai la presunzione di raccontare un dolore non mio. è crudele, presuntuoso e snob

  3. Francy Fumagalli says:

    Non per gettare il napalm della polemica, ma non è che “o un figlio lo cago io o morte”, anzi il mondo è GIA’ SATURO di orfanelli che attendono una famiglia, senza che noi donne dobbiamo scodellare altri individui.

  4. Pingback: Maternità? | piccolaVale

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