I problemi delle ragazze sono tutti nella testa (il difficile rapporto con i miei capelli).

Se i servizi sociali avessero fatto il loro lavoro come si deve avrebbero tolto a mia madre la custodia dei miei capelli. E invece no, per dodici anni se n’è occupata lei, facendone scempio con le cinque pettinature peggiori di tutti i tempi.

1. La napoleonica. fino ai tre anni, prima che mi crescessero i ricci, sono stata quasi pelata. Perché quindi non acconciarmi come Bonaparte, con la riga di lato e una sorta di tirabacio? Se Napoleone indossava sempre il cappello c’era un buon motivo.

2. La Nellie Oleson della Casa nella prateria, ma mora. Lo ricordo come fosse oggi, mi arrotolava le ciocche intorno all’indice e faceva questi turaccioli a molla. Nellie Oleson era la più stronza del telefilm, ma con quella pettinatura come biasimarla?

3. La coda a sinistra, la coda al centro, la mezzacoda, la fontanella sul cucuzzolo, i codini, il trikini (vi giuro che ho portato anche tre codini), “leghiamo i capelli perché fa ordinato e così mostri la faccia”. E tu hai solo voglia di nasconderla la faccia. Legare i capelli per mia madre significava stringere così tanto da impedirmi la chiusura delle palpebre e modificarmi i lineamenti. Con la fontanella sul cucuzzolo mi veniva il naso alla francese, con la coda di cavallo mi venivano gli occhi a mandorla, se esagerava a tirare con il puciu (lo chignon) mi veniva una bella faccia liscia come un culo, ma sorridente.

4. La piramide di paura o anche «tutto il crespo è storia». Ok far crescere i ricci, ma bisogna comunque spazzolarli con una scrinata centrale “che fa ordine”. C’è da dire che la pettinatura a piramide si addiceva al mio profilo egizio.

5. La suora laica. Questa è la peggiore: coda bassa con cerchietto leopardato e imbottito. Il cerchietto non serviva per tirare bene indietro i capelli, ma per creare una sorta di collina tricotica, un ciuffo timido da unicorno. Questa pettinatura doveva donarmi davvero molto, a me e alla mia fronte spaziosa, tanto che in prima media, l’anno di uscita di fronte del palco di Vasco Rossi, vinsi il soprannome di FRONTONE del palco.

capelli

L’emancipazione da mia madre arrivò con Non è la Rai. Volevo il look spettinato della Trevisan, la frangia di Pamela e i ricci morbidi di Ambra, il risultato per circa tre anni fu la cofana di Marcella Bella. Che però poteva anche sembrare un’imitazione dei capelli di Andrea Zuckerman di Beverly Hills (la più sfigata della serie, tromba per ultima e rimane incinta alla prima botta). Dai 14 ai 18 anni fui una Marcella Bella grunge, con i pantaloni militari di tre taglie più grandi e le magliette scolorite con la candeggina facendoci i nodi. Ah… con la tascapane a tracolla naturalmente, la borsa dove tenevo tutto tranne che uno specchio.

Dopo i 18 anni è cominciata la fase «pellegrinaggio dal parrucchiere». Ogni due o tre mesi andavo dalla pettinatrice con il mio santino in mano, la foto di un’attrice, dicendo «fammi così». Ecco ci ho messo un po’ per capire che portare una pagina di Vogue con Julia Roberts in The Mexican chiedendo lo stesso taglio è come portare dall’estetista una foto di Charlize Theron e chiederle «depilami come lei», sperando di uscire con il suo stacco di coscia.

Entro con la foto di Winona Ryder in Ragazze interrotte ed eccomi lì, uguale uguale a Rosy Bindi. Entro con Meg Ryan scompigliata e ricciolina ed esco come Zia Assunta. E sono sicura di non essere l’unica. Sono certa che le foto del caschetto della Imbruglia, dello scalato soffice color castagna di Jennifer Aniston ai tempi di Friends, dei look di Drew Barriymore, siano ancora lì nel retrobottega di qualsiasi parrucchiere che si rispetti, accompagnate dalla scritta Wanted e il prezzo della taglia sulla testa.

meg_ryan_3Assunta

Oggi ho 35 anni e ho capito un po’ di cose.

1. non dire mai al parrucchiere: fai tu. Pare che siano state le ultime due parole che disse Annalisa Minetti prima di presentarsi sul palco di Sanremo con la celebre tinta a macchia di leopardo.

annalisa

2. diffida da espressioni quali «taglio portabilissimo, da tutti i giorni». Sarà un taglio portabile come la parrucca di Maria Antonietta.

3. se il parrucchiere dice «sono appena tornato da un corso di aggiornamento» è il tempo di fuggire a gambe levate.

4. se il parrucchiere ti dice «scavalla le gambe» non è una profferta sessuale, serve per la simmetria del taglio.

5. le extension, soprattutto quelle bionde, non sono quasi mai una buona idea. Devi metterne un sacco altrimenti il rischio è quello di assomigliare a Riff Raff, il tuttofare gobbo del Rocky Horror.

riff-raff1

6. quando il parrucchiere ti chiede «balsamo?» la risposta è «no». Non è come l’amaro a fine cena, offerto dalla casa, è un balsamo a base di radice di sassofrasso del Madagascar e costa come il vostro primogenito.

7. soddisfatte dalla messimpiega non acquistate i prodotti usati dal parrucchiere pensando di ripetere l’effetto a casa. L’unico modo per ripetere l’effetto in casa è comprare il parrucchiere (cosa che costerebbe meno del balsamo di radice di sassofrasso del Madagascar).

8. agli uomini piacciono i capelli lunghi. Non importa cosa dicano per far piacere alla propria donna, non importa quando abbiano lodato la Portman rapata a zero in V per vendetta. La Portman sarebbe figa anche con i capelli di Melanie Griffith in Una donna in carriera.

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94 thoughts on “I problemi delle ragazze sono tutti nella testa (il difficile rapporto con i miei capelli).

  1. serena says:

    Ahahah… ho riso talmente forte che ho svegliato la bambina…
    Io avevo lunghi capelli lisci, gestiti, in maniera insindacabile, da mia mamma. Fino al golpe dei 12 anni in cui ho preso il potere e mi sono laccata frangia, ciuffo e un improbabile alettone sulla sinistra. Fino ad allora portavo “la treccia alla francese” una treccia che partiva dalle sopracciglia, raccogliva le basette e ben tirata si chiudeva con un elastico di quelli da ufficio.
    Non serve il botulino per cancellare le rughe d’espressione, basta una treccia slla francese.
    Et voilà.

  2. Ingenuetà says:

    Ho sempre provato una vera stizza al sentir dire “oddio che umidità oggi mi si arricciano i capelli!”. Forse perché i miei finissimi e lisci non prendono volume nemmeno con sfumature o scalature estreme.
    Fino all’età della ribellione bulbo-pilifera (anche per me 12 anni) subivo tagli cortissimi con effetto deportato, fatti direttamente da mamma o dal parrucchiere da uomo. Perché SI DOVEVANO RINFORZARE. Nel frattempo le mie amichette sfoggiavano trecce, boccoli e lunghe code…
    Unica concessione per la primacomunione, potei sfoggiare un bel taglio a paggetto.
    Come prime acconciature autonome ricordo lo “schiaffo” (capelli tutti tirati da un lato e cotonati dall’altro) e le frange multiple (sorrette da lacca e poderosa permanente).
    Ovviamente cerchietti e fiocchi imbottiti e decorati homemade.
    Tra parentesi: ho notato con orrore che iniziano a vedersi di nuovo in giro quelle improbabili aureole da suora laica.

  3. Pacina says:

    In giovane età sono stata vittima delle rapate drastiche estive perché “i capelli corti sono comodi” e questo portava all’odiata domanda “ma sei un maschio o una femmina?” Uff 😦

  4. Valentina says:

    portati sempre i capelli corti “alla maschietta” per praticità (di mamma). Poi in adolescenza ho voluto provare l’ebrezza del capello lungo: sono arrivata alla spalla e poi ho dovuto dare ragione a mia mamma. Ho portato tutte “le cortezze” possibili, pure quelle alla “soldato jane”. Mio marito mi adora coi capelli corti. Sarà perchè io lo adoro coi capelli lunghi?

  5. strichnina says:

    ho avuto i capelli lisci fino ai dodici anni. capelli che mia madre, dopo avermi dato il nome di un fumetto erotico, si ostinava a farmi tagliare allo stesso modo.
    il caschetto alla Valentina di Crepax su una bambina così timida che si tira le maniche se la interpelli doveva essere quantomeno buffo.
    dai dodici in là i miei capelli hanno deciso di diventare ricci. ci ho lottato per dieci anni, pretendendo che facessero quello che volevo io. è stata una strenua battaglia che abbiamo perso entrambi.
    al momento abbiamo raggiunto una tregua armata, per cui io non li pettino con la spazzola, non li lego, li lavo e balsamo con amore e li faccio tagliare da gente a cui posso dire “fai tu” con la certezza che non uscirò conciata come Marge Simpson. ovviamente mi costa quanto una finanziaria, ma la bambina timida è diventata una donna vanitosa, quindi pazienza, va bene anche il balsamo di radice di sassofrasso del Madagascar.
    ogni quatto anni circa impazzisco e li taglio cortissimi, per la disperazione di fidanzato (“ma stavi così bene con i capelli lunghi!”) e parrucchiera (“tagliare quei boccoli? mai.”). ecco, l’unica cosa che posso dire di aver imparato è di non andare a farsi tagliare i capelli corti vestita e truccata come una bambolina, perché alla richiesta “tagliali corti, ma femminili”* il parrucchiere ti concerà come Demi Moore in Soldato Jane, ma molto meno figa, giustificandosi con “sei così FORTUNATA ad avere un viso così femminile!”. true story. il mio ragazzo non riusciva a guardarmi in faccia.

    * trazzarsi da bambolina è un travestimento, poiché in genere vado in giro con pantaloni bracaloni e t-shirt improbabili. ho scoperto, però, che questo offende il senso estetico del parrucchiere, che vedendoti arrivare così conciata pensa a Rosy Bindi con tragiche conseguenze tricotiche

  6. ElleBi says:

    in un momento di insonnia tra l’1 e le 3 di questa mattina mi sono ricordata di un’acconciatura che non è stata ancora nominata, ma che era molto in voga alla fine degli anni 80: il frisè… colui che ha inventato questo orrido modo di acconciare i capelli è un sadico di sicuro

  7. Oddiomisentomale! Hahahahaha! Questo post è stupendo!

    Dotata di capello straliscio che non tiene una piega riccioloforme manco con le cannonate non ho avuto problemi tricologici infantili, fino a Non è La Rai.

    Lì il parrucchiere mi cominciò a fare una frangia sollevata ad onda con quattro peli che scendevano sulla fronte a mò di frangetta. Orrore!

    Il peggio si ebbe quando Santa Ambra decise di abbandonare il ricco (qua parliamo di Generazione X amiche!) e chiesi lo stesso taglio al parrucchiere… manco ve lo racconto cosa ne uscì!
    Poi passai a Nathalie Imbruglia (ma secondo voi qualche parrucchiere è mai riuscito a farlo quel taglio per davvero) fino a una escalation di tagli neuopunk.

    Sono talemnte traumatizzata che li porto lisci e lunghi da anni ormai, giusto li spunto ogni due anni! XD

  8. colsennodibuoi says:

    Io dai 4 ai 16 anni ho avuto la pettinatura di McGyver in un crossover con la frangia di Dario Argento (quella me la tagliavo da sola perché ero psicolabile).
    Adesso dovuto tagliare tutto dopo che quell’assassina della mia parrucchiera mi ha fatto due permanenti nel giro di tre ore. Adesso sembro un pokémon particolarmente bruttino.

  9. Silvia says:

    Ecco le mie esperienze tricologiche (da tenere presente che ho tanti capelli e sono ondulati/mossi).
    1. All’asilo: capelli lunghi fino alla schiena raccolti in due codini all’altezza delle orecchie. Risultato: un cocker. Sfoggiavo una riga in mezzo perfetta fatta usando la punta del pettine. Detta rige veniva fatta e rifatta fino a raggiungere le perfezione. Ora ho un solco.
    2. Alle elementari: caschetto alle orecchie fatto a immagine e somiglianza di mia mamma che ha pochi capelli e drittissimi. Per domare il taglio, mia mamma usava una spazzola tonda. Risultato: piatti alla radice e gonfi alle punte.
    3 Alle medie: erano di moda i frisé: mia mamma mi riempiva di treccine sottili sottili (proprio l’ideale per chi ha tanti capelli…) che tenevo per tutta la notte. La mattina le scioglieva e mi pettinava (mi pettinava!!!) per aumentare ancora un po’ il volume… Risultato: mi vergognavo e finivo col fare la coda.
    La chicca finale: al mare, quando avevo i capelli lunghi, per evitare estenuanti lavaggi per eliminare sabbia e sale, ero costretta a mettere la cuffia. Quelle di plastica spessa che usavano le tedesche…

  10. ing.francesca says:

    lo sai che a volte penso alla pettinatura di Melanie Griffith in “una donna in carriera”? “caffè?, the?, me? ma quando se li taglia è bellissima! avrei voluto essere una donna in carriera con quei capelli, invece mi ostino a portare una caschetto da adolescente che le mie alunne cercano quotidianamente di farmi cambiare!!!

  11. Oddio dopo mezz’ora e dopo averlo letto per ben 6 volte ho ancora le lacrime! Mia madre è una parrucchiera e una delle poche al mondo se non l’unica parrucchiera, amante dei capelli lunghi. L’unica di cui io mi sia mai fidata nel dire fai tu. l’unica che se gli chiedevi di spuntarti i capelli non ti trovavi dalla punta a fondo schiena prima e con un carrè (per di più storto) poi. Quello che tu hai raccontato l’ho vissuto osservando e gli altri e con il tuo post ho rivissuto momenti esilaranti della mia infanzia e adolescenza. Complimenti per il blog e se ti va passa da me http://www.mammachevita.it

    Giada

  12. Ahahahah quanta verità in questo post! Io, dotata di capello riccio e sottile che si increspa solo a guardarlo ho attraversato anche la fase della frangia cotonata, vi lascio immaginare con quali risultati! Andrea Zuckerman in confronto era la figa della compagnia. A testimonianza del sadismo tricologico dei mie genitori (che invece che dalla parrucchiera mi portavano a tagliare i capelli dal barbiere di papà) ho foto di me da piccola in versione “prima&dopo”, in cui prima sembro Riccioli d’oro e dopo la miniatura di soldato Jane, un trauma che devo ancora superare! 🙂

  13. http://altelier.com/ says:

    Credo che dal mio parrucchiere d’infanzia, sul quale cercavo di convincere mia madre circa la necessità di una frequentazione almeno bimestrale per spuntare i capelli mentre in realtà volevo solo di riparare ai danni fatti dallo smodato uso di Cristal Solei, ci sia ancora il santino di Gwyneth Paltrow in Sliding Doors.

  14. 04071970 says:

    Vorrei stare bene con il corto di Jean Seberg e invece il mio parrucchiere non mi accontenterà mai, dice che la conformazione del mio cranio non potrà mai permettere ai miei capelli di stare come quelli di Jean ed è un gran peccato perchè il suo era un corto stupendo; però quando vado dal parrucchiere, una volta ogni 3 mesi in media, mi fido ciecamente dicendogli: “fai tu Remo, mi raccomando solo che siano facili da gestire e da metter in piega perchè tra piscina e bici li devo lavare 4/5 volte a settimana” e devo dire che non mi hai mai delusa, finora e non uso neppure più la piastra per farmi la piega e talvolta li lascio asciugare da soli e sono presentabile lo stesso dopo.
    Ho un mare di capelli del diametro dei crini del più grande dei cavalli da tiro esistente sulla terra, crespi se c’è umidità, altrimenti sono “diversamente lisci”, cioè mai lisci come li vorrei io.
    Ho passato anche io tutte le pettinature elencate, ma in più io ricordo:
    – la famosa treccia incarnata/incarnita di mia madre, partiva dalla fronte raccogliendo al suo interno tutti i capelli che dio e lei mi avevano concesso, però mi veniva difficile chiudere le palpebre dopo… che altro che il lifting;
    – un corto corto dietro e intorno con la permanente sulla sommità e ho le foto della recita di 3à media che testimoniano cotanto orrore, sembravo un agnello sfuggito sul più bello mentre lo stavano tosando, come sia stato possibile che mia madre mi abbia lasciato fare un tale scempio dei miei capelli non lo so proprio;
    – le mollette di mia nonna, ogni volta che pranzavo a casa sua e non avevo la treccia/lifting o la coda di cavallo le sue prime parole non erano “ciao” ma “butte na pssia” che tradotto dal piemontese stretto significa “mettiti una molletta/becco d’oca” e se non lo facevo non mi dava da mangiare;
    – il caschetto di Valentina che a me faceva la testa a pomodoro schiacciato….
    – il taglio alla Cleopatra che forse è quello che ho portato più a lungo, la cosa figa era che le mie cugine grandi mi usavano a mo di bambola quando avevo quel taglio e si divertivano a passare 4 ore a farmi le treccine per farmi l’effetto frise che scompariva magicamente dopo sole due ore però….
    ora mi trovo a battagliare sul taglio di capelli con la mia piccola quattordicenne e sono dolori.

  15. ada says:

    La fase “piramide di paura” per me coincideva con la fase “mocio vileda” (come ribattezzata a distanza di anni dalla mia amica Antonella): in realtà, anche per me, il tentativo (disastroso) era stato quello di imitare i ricci morbidi di Ambra facendo una permanente leggera (detta all’epoca “mini-vague”): credo oggi sia stata vietata come crimine contro l’umanità

  16. Bellissimo questo post!!! Sono mamma di una bimba a cui taglio sempre i capelli perchè non si è capito che piega hanno!!! Ma ora che ho letto il tuo post cercherò di non fare danni!!!

  17. Pingback: TOP OF THE POST #2: 24 febbraio 2014. | MammaCheVita

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