spalle ai Muri

Mi sono accorta di essere davvero invecchiata una domenica primaverile di tre anni fa. Camminavo con Lorenzo in passeggino lungo il fiume e li ho visti: un gruppo di ragazzi che usciva dai Murazzi, irriducibili del sabato sera che scambiavano le mie dieci di mattina per la loro alba. E forse qui c’è bisogno di aprire una piccola parentesi per chi legge fuori dai confini sabaudi. I Murazzi, oltre ad essere il posto dove la consapevolezza della vecchiaia mi ha colto una domenica primaverile, sono anche il luogo dove è nata e cresciuta la mia gloriosa e ormai defunta vita notturna. Sono le arcate lungo il Po che ospitavano quella che giornalisti ancora più vecchi di me, ma soprattutto più stanchi, si ostinano a chiamare movida torinese. Qui dovrei aprire una seconda parentesi perché il termine movida mi provoca lo stesso fastidio epidermico, la stessa vertigine che mi dava la parola spinellarsi sulle labbra della mia genitrice. Comunque, se volessi tentare una definizione definitiva dei Murazzi direi che è dove, a fine serata, incontravi di sicuro il tizio che avevi cercato senza successo per tutto il resto della città. Se volessi dilungarmi direi che Torino ha una strana tendenza a fingersi un’altra, il Quadrilatero Romano per esempio si crede Parigi, San Salvario si crede Kreuzberg a Berlino, i Murazzi non fingevano, erano davvero Torino. E infatti sono stati chiusi, un anno e mezzo fa.

Da due mesi vado in ufficio in bici, passando per i Murazzi. Non incontro mai nessun ragazzo che scambia le mie otto per la sua alba, ma la cosa non mi fa sentire più giovane, in compenso fa sentire più vecchia Torino.

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29 thoughts on “spalle ai Muri

  1. Quano odio la parola movida…e spinellarsi non si può sentire…
    Sai che a me Torino non è mai piaciuta? Ma non l’ho mai vissuta, ci son passata sempre così, distratta.
    Mi ricorda troppo la Svizzera…e da svizzera che odia gli svizzeri a me piacciono le città luride e un po’ losche come Genova, mare vs montagna e quelle robe lì
    Comunque triste e peccato abbiano chiuso i Murazzi…mi fido di te se dici che non era una realtà che voleva scimmiottarne altre…
    Buona serata e un bacio

  2. Oddio i Murazzi….li conobbi nel 1997 mentre facevo il militare a Venaria. Era una sera di fine Ottobre, in auto con altri quattro sciagurati ci perdemmo per i meandri di Torino e finimmo ai Murazzi. Rientrammo in caserma alle 5 di mattina gonfi come zampogne. Mi giocai la licenza di Natale.(in questo commento ho usato troppe volte il “passato remoto”…no no…ma non riuscirai a farmi sentire vecchio…no no…uff)

  3. Per tutti noi torinesi i murazzi sono sinonimo di giovinezza e serate esagerate.
    Ho iniziato a vedere l’alba all’altezza di Giancarlo, come un po’ tutti noi.
    Per quanto non li frequentassi che ormai di rado, credo che sia una grande perdita.

  4. Gianluigi Marino says:

    uhm..perdona la intrusione, cara Enrica, ma quante inesattezze e quanta retorica nel tuo ‘pezzo’.. Da ex organizzatore e frequentatore dei Muri e da attuale avvocato di un locale coinvolto nel processo penale in corso mi permetto osservare che: 1. Domenica mattina di 3 anni fa alle 10 poteva essere aperto solo il Sax (Doctor Sax) che è aperto anche adesso con gli stessi orari da after e la stessa gente inguardabile di sempre; 2. Alle 8 di mattina dei giorni feriali ‘da ufficio’, se fossi andata in bici ai Muri fra il 1980 e il 2013, non avresti incontrato nessuno come oggi perchè, tranne il vecchio Giancarlo in rare occasioni, i locali chiudevano al massimo alle 5-6 (peraltro Giancarlo, come noto, ha aperto sul lato sinistro come Giancadue-MagazzinisulPo e fa gli orari del vecchio Giancauno); 3. I locali dei Muri non sono stati chiusi da un amministratore pubblico autolesionista e oscurantista, ma dalla Autoritá Giudiziaria (anzi, da più Magistrati con conferma in sede di ‘riesame’) in seguito all’accertamento di reati penali di vario genere molti dei quali oggettivamente posti in essere e difficilmente difendibili se non invocando ‘santa prescrizione’. Dopo di che il problema c’è ed è complesso. Ma se per anni lá sotto si è fatto di tutto e di più, quando poi ‘arriva il conto’ c’e’ poco da far retorica e concerti. Sarebbe meglio informarsi sulle cause della attuale situazione e vedere se ci sono soluzioni possibili ( poche.. se non si militarizza h24 l’area come successe dopo l’omicidio-annegamento del ragazzo marocchino da parte della buonanima di Bosc e compagnia dell’aspirapolvere.. e fu l’unico momento senza pushers e merdosi vari..). Detto questo ci si vede domenica in pza Vittorio. Pace interiore a tutti.

    • Come già scritto su fb credo tu abbia fatto un po’ di confusione sulla natura di questo blog che non è un blog di informazione. Se ti turba la retorica mi spiace ma lì è un problema di stile non di sostanza. Non ho scritto una parola relativa a oscurantismo, magistratura o questo mondo cattivo che non ama i giovani… ho solo raccontato una tristezza mia per qualcosa di bello e puzzolente e fumoso che si è perso. Mi sa che hai sfoderato l’artiglieria pesante un po’ a sproposito, le inesattezze danno fastidio anche a me, anche quelle di tono.

    • Ai muri oltre a violare la legge, c’era anche tanta gente che si divertiva. E basta. Per quella gente lì chiudere la zona è una perdita e anche un po’ un sopruso…che sa di censura. Ma pongo anche il beneficio del dubbio che da quando ho smesso di frequentarli moooooooooooooooooooolto tempo fa la situazione sia talmente degenerata che non si potesse fare altrimenti…mah…

  5. Che bellissimo post… io ho molti amici torinesi, proprio di quelli che scambiano la loro alba con le tue otto, amici che organizzavano anche feste ai murazzi e ora niente… ora hanno bloccato un cuore pulsante di Torino

  6. Ho capito il senso del commento di Gianluigi, ma penso che questo post volesse avere tutto un altro tono rispetto a quanto Gianluigi ha colto.
    E’ ovvio che qualsiasi zona nella quale non vengono rispettate le leggi, vada chiusa. Ma in questo post non si faceva riferimento alle violazioni della legge, era solo un ricordo nostalgico per “ciò che fu”.
    Potrei scrivere un post identico (sentimentalmente parlando) sul forno vicino casa, che “quando ero ggggiovane” apriva alle 2 e ci si riversava a fare colazione dopo le nottate. Oggi non c’è più, da anni ormai, e non l’hanno chiuso per violazione di una qualche legge ma per stanchezza del proprietario.
    Cara Tiasmo, hai reso perfettamente l’idea. La consapevolezza della vecchiaia, quando arriva arriva, a me ha preso all’ultima cena della ditta, quando il collega neoassunto ha ordinato la pizza con le patatine fritte ed i wurstel 🙂

  7. Io li conosco (conoscevo) solo grazie ai Subsonica e ai loro racconti in musica.
    Le polemiche non hanno un gran senso secondo me, il post era evocativo e forte anche per chi non conosce quei posti… Sei bravissima, Enrica

  8. Un bel Post , peccato per chi non ha capito il senso romatico e anche un vintage. Credpo che ogni città abbia un posto come i murazzi e lo trovo ‘stupido’ chiuderlo perchè non si ha la capacità di gestirlo. E’ un po’ come se a Milano chiudessero la darsena con i navigli. Passando la mattina presto non sarebbe più la stessa cosa. E comunque anche io spesso quando rivedo certi luoghi dopo 10 anni , e’ come se si aprissero tutti i cassetti della memoria. Mi vengono in mente facce oramai dimenticate e mi chiedo ora cosa stiano facendo, se sono sposati se hanno figli. Mi vengono in mente le prime cotte e i primi concerti fatti in piazza San Eustorgio.
    Quando è che qualcuno inventa la macchina del tempo ????
    Ci farei ogni tanto un salto, con piacere.

  9. beh, Enrica, siamo state colte da identico status: la vecchiaia spingendo il passeggino/ la vecchiaia in bici con un mini inquilino seduto sul seggiolino.
    Ho circa 10 anni più di te, mi pare, e frequentavo i murazzi quando ne avevo 19 e c’erano solo Giancarlo con il soppalco pericolante, il Sax con il bagno indescrivibile e grappoli di signorotte innamorate dell’ “etnico”, la lega dei furiosi.
    E di albe nebbiose ne ho viste proprio tante (e vabbè, saranno state anche le sei del mattino e non le dieci, come puntualizza l’avvocatone pignoletto).
    Pensa che ci andavo da sola. Non c’erano nemmeno i pusher, si circolava e basta. Andavi e trovavi sempre qualcuno con cui parlare e bere una birra (ehm.. due..).
    Poi son cambiati, son cambiata io, è cambiata Torino.
    Purtroppo non riesco ad appassionarmi alla vicenda della loro chiusura/riapertura per scarsa, se non nulla, frequentazione serale, ma sono orgogliosa di averne vissuto il fascino quando era il momento.
    Sarò anche vecchia, ma che ricordi!

  10. e già, anch’io ai muri non andavo più da un po’, ma saperli lì ti fa sentire il pace con l’essere di Torino. A me i murazzi mancano. Anche solo per il fatto di sapere di non poterci andare.

  11. Per me i Murazzi erano una parola sulla bocca dei miei amici del mare di 20 anni fa, e un’immagine di una canzone di Vinicio.
    Poi poco meno di un mese fa, li ho visti per la prima volta, accompagnata da un amico del mare di allora, chiusi.

  12. marco says:

    Bellissimo pezzo evocativo. Da ex torinese che ha vissuto tante notti e tante albe ai Muri non posso che provare un pizzico (bello sostanzioso) di nostalgia per quegli anni e per quello che non c’è più. Oltre a questo vorrei dirti BRAVA! Ho letto tutti (!!) i tuoi post in un fiato. Che bella prosa, e che bellissima persona devi essere!

  13. Da non torinese, scrivo dalla provincia di Varese, passarci davanti due anni fa in una giornata di sole e vedere i locali che pubblicizzavano dei djset e serate varie per me era una cosa fighissima. Per me Torino sono anche i Murazzi (mi ricordo di aver fatto la foto alla targhetta con scritto “I Murazzi del Po'”) , oltre che i Subsonica, la Bagna cauda (si scrive così?) e le piazze. Quando vado a Torino mi sento a casa. Tutta sta summa per dire: riaprite i Murazzi, perché scendere a piazza Vittorio e vedere la zona transennata mette molta tristezza, immagino non solo a me,ma, anche per chi vive lì.

  14. A me che vengo da Roma, questa cosa di Torino che si finge qualcos’altro mi ha mandato ai pazzi per un sacco di tempo. Ci ho capito qualcosa solo dopo aver unito tutti i puntini tra Cavoretto e via Reiss Romoli.

  15. Gianluino Marigi says:

    Lo so, Autrice, hai ragione. Ma d’altronde il Marino – visto che si esprime da avvocato non si offendera’ se io scrivo come un verbale dei carabinieri – e’ visibilmente superiore a tali piccolezze. Consideriamo il suo commento una benevola e illuminante incursione tra l’hoi polloi. Andiamo in pace. Al Pier.

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