Poesia bambina: il dolce stil nostro.

Il linguaggio dei bambini è naturalmente poetico. Carico di figure retoriche, ellissi, involontari giochi di parole e neologismi. La lingua bisognerebbe studiarla partendo da qui, dalle sue origini, dai sommi poeti. Io, per esempio, cos’è una sineddoche a scuola non lo avevo capito tanto bene, “è la parte per il tutto o il tutto per la parte” mi diceva il professore, come usare il termine scafo invece di nave. Poi Marta ha cominciato a chiamare il nostro gatto “pelo” e tutto mi è stato più chiaro. Allo stesso modo so che quando Lorenzo mi dice “mamma sei bella, non poco bella, tanto bella” sta facendo un’antitesi, che significa rafforzare un concetto aggiungendo la negazione del suo contrario.

Lori è forte anche negli eufemismi d’ambito mortuario, quando parla di persone in cielo mi rassicura sempre che “non è glave, dolmono solo così” e fa segno cinque con la mano. Il cinque, come ho già raccontato, è una sorta di P greco lorenziano, alla base di ogni suo ragionamento matematico.

Per le allitterazioni bisogna rivolgersi a Marta in piena fase allitteratutto: “tatta tatto tutto” significa “Marta ha mangiato tutto”, un po’ come l’alfabeto farfallino fatto con la t. Marta, come tutti gli unenni e qualcosa, va forte anche con le onomatopee: “mau mau” per dire gatto, “ci ci” per dire uccellino e poi un verso che potrei scrivere solo con una tastiera kazaka, tutto aspirazioni e boccacce, per dire maiale.

Abbiamo avuto anche un periodo in cui l’iperbole Da molile” abbandava sul sorriso entusiasta di mio figlio. Mamma, il tuo vestito mi piace da molile era d’uso comune per il mio piccolo Enzo Miccio, soprattutto come calzante commento a un magliettone ingiallito che mettevo per dormire.

Una crasi (che è l’unione di due parole) che mi piaceva molto era “Mammarta”, un modo di chiamare me e Marta neonata quando eravamo ancora una monade indistricabile, un mostro biblico a due teste e due tette.

Ora va alla grande il termosiphon (metà termo e metà phon che asciuga i vestiti) e il nonnopattino, il monopattino dono del nonno. D’altronde com’era il detto? Se mia nonna avesse le ruote sarebbe una cariola, se mio nonno avesse le ruote sarebbe un monopattino. La sua prima metafora, invece, la produsse intorno ai due anni e «produrre» è il termine giusto: con orgoglio si tolse il pannolino, cagò sul pavimento e commentò compiaciuto “mamma gadda, un sasso gosso” (mamma guarda, ho fatto un sasso grosso).

Ma la formula che proprio non so catalogare, una figuraccia retorica senza precedenti, Lorenzo l’ha coniata in questi giorni, quando invece di “tirare la palla” mi ha intimato di «sputare la palla con le mani». Poesia pura, Pascoli dentro di sé cercava il fanciullino,  il mio fanciullino dentro di sé ha un piccolo Pascoli. E un sasso grosso, naturalmente.

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36 thoughts on “Poesia bambina: il dolce stil nostro.

  1. Solare says:

    Hai ragione, bellissima questa lezione di grammatica fatta dai bambini inconsapevoli. Credo sia anche un modo di appropriarsi della lingua e allacciarla alle emozioni che passano attraverso il rapporto con persone che amiamo.
    Io che ho dovuto ( voluto) rinascere da adulta parlando costantemente una lingua che non e’ la mia, ho fatto spesso cose del genere con il mio compagno che mi ha lasciato storpiare e manomettere la sua lingua sperando che giocandoci la facessi piu’ mia. Credo abbia funzionato . Bel post, sei geniale ma che te lo dico affa’..

  2. Strepitoso!!! Il nonnopattino è uno dei miei preferiti… Nella mia inesperienza in materia non pensavo che i bambini potessero essere così geniali…ma forse olo perché sono i tuoi?! Se mi garantissi che vengono così quasi quasi ne farei uno… 😉

  3. Sono alle prese pure io, in questi giorni, con la prosa elementare (dalla scuola di riferimento).
    Divertentissimo, non poco (con l’atitesi), il tuo post 🙂

  4. meraviglioso questo post! SE l’avessi letto quando studiavo le figure retoriche per l?esame di Letteratura italiana1 le avrei gradite senz’altro di più e sai che figurone?

  5. gianbumbi says:

    Noi andiamo forte con la crasi:
    “Mammita” era come mio figlio mi chiamava fino a poco tempo fa (mamma + Anita)
    “Camus” è l’unione di camion e bus e funziona per entrambi
    Ultimamente abbiamo qualche difficoltà con le concordanze: il mio collega Stefano è diventato “il tuo collego” e quando io ho insistito “si, certo, il mio collegA Stefano”, lui ha replicato, contrariato: “no, il tuo collegO”.
    Il “nonnopattino” e “Pelo”, però, vincono su tutti
    buona giornata

  6. giordano says:

    Non saprei classificarla, ma mia figlia, da quando ha tre anni, utilizza la formula: “mi brillano i piedi” per indicare il formicolio.

  7. Ale says:

    Per la fase allitteratutto della piccola “La lingua speciale di Uri – David Grossman” pare scritto su commissione. Anche Uri usa solo una consonante (proprio la T) e lo capisce solo il fratello maggiore Yonatan che funge da interprete per gli adulti. E poi le illustrazioni sono bellissime.

    E’ Sempre piacevolissimo leggerti. Per piacere, continua così.

  8. Viva le figure retoriche, abbasso le retoriche figuracce! Questo post sembrava il mio preferito già all’inizio della lettura; poi la conferma mi è arrivata quando ho letto della nonna con le ruote, per il motivo personalissimo che sembrava una citazione presa dalla mia personalissima ossessione. In realtà preferito sì, ma dopo i ringo; e sempre per personalissime questioni. Cara-Tiasmo-mi-sento-confusa, grazie.

  9. FRANZ says:

    Io sono una mamma un po’ ansiosa e ipocondriaca: mia figlia mi ha detto ” mamma, tu sei una INSENSITIVA, perché ti preoccupi per cose che non hanno senso!!”

  10. Belle verità! Pensa che Demetrio Stratos studiava i suoni emessi dai bambini nei primi mesi di vita perché diceva che erano quanto di più puro e completo ci fosse nella voce umana, capace di suoni ed espressioni che via via sarebbero stati abbandonati per potersi uniformare a quello che è il modo comune di esprimersi. ( “L’ipertrofia vocale occidentale ha reso il cantante moderno pressoché insensibile ai diversi aspetti della vocalità, isolandolo nel recinto di determinate strutture linguistiche” ndr )

  11. Spettacolo!
    Io da bambina volevo sempre il gelato alla maniglia… ecco, tanto per dire che non tutti i bambini sono così ferrati sulle figure retoriche! I tuoi, però, sono meravigliosi!

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