Domenica al mare. Giornata di sole, ora di jet lag ben riassorbita dai bambini, sabbia ovunque nei capelli, nelle scarpe, nelle mutande. Buche profondissime fino all’altra parte del mondo, castelli altissimi fino a bucare il cielo, tutto secondo i canoni ingegneristici di Lorenzo. Nel pomeriggio andiamo anche ai giardini, perché di sabbia ne abbiamo abbastanza, ora vorremmo anche un po’ di terra e di polvere. Marta si piazza sull’altalena ringhiando «MIA, E’ MMMMMMMIA!» a chiunque tenti di spodestarla. Lorenzo va alla ricerca di qualche bimbo da cui farsi sbattere giù dallo scivolo. Sono le tre, pochissime famiglie all’orizzonte. Poi arriva Gabriele, insieme al suo papà. Come si chiama me lo dice subito lui, toccandomi, tirandomi, strapazzandomi un po’, strapazza anche Lorenzo, gli mette una mano sugli occhi, urla «cu-cu». Gabriele ha un’età indefinibile tra i tre e i trecento anni, i lineamenti saccheggiati da una qualche malattia rara e spaventosa che gli ha lasciato intatto solo il sorriso. Anche suo padre mi sorride e io ancor di più e mi sento così stupida per quel di più. Per un attimo mi illudo che Lorenzo sia all’altezza di Gabriele, che mio figlio veda col cuore e non con gli occhi e tutte quelle cose retoriche lì. E invece no, si spaventa, mi prende la mano, si nasconde e poi ad alta voce mi chiede: «mamma, perché quel bambino ha la faccia strana?». Gli dico che tutti i bambini sono diversi e che sarebbe bello giocassero un po’ insieme mentre io spingo Marta sull’altalena. Lorenzo sembra soddisfatto della risposta (io, a dire il vero, non lo sono affatto), cominciano a rincorrersi, ridono, uno imita i gesti dell’altro, fanno i bambini che sono. Quando Gabriele va via, Lorenzo è dispiaciuto.

La sera mi domanda ancora di lui.

– Mamma, ma cosa aveva Gabriele?

– Credo che avesse una brutta malattia.

– O forse si è fatto male alla faccia.

– Non lo so, tesoro, può darsi.

– Sì, mamma, magari è caduto.

– Forse sì.

– Mamma, secondo me Gabriele è caduto dal cielo.

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guardami in faccia

Aside

36 thoughts on “guardami in faccia

  1. A me non è andata altrettanto bene, ieri al parco pubblico. C’era un signore tanto gentile con una mascherina sul viso. Davide lo ha scrutato perplesso per qualche minuto e quello, davvero davvero gentile, si è tolto la mascherina per non spaventarlo. Io ho tentato di buttarla in cucù-te-te, ma non è andata come speravo. Davide il lacrime e il tizio mortificato.

    Comunque Lorenzo è intelligente almeno cinque.

  2. Gli adulti fingono di non notare la diversità. I bambini, per fortuna loro, non ci riescono. Devono prendere atto della diversità….ma poi se ne dimenticano. Cosa che gli adulti non riescono a fare.

    Alex

  3. A me è successo con un bambino down che si è messo a giocare con mia figlia. Fortunatamente non mi ha chiesto nulla, perchè non avrei saputo cosa dire.

  4. Ari says:

    Quello che oggi ha raccontato Enrica io ho dovuto viverlo diverse volte…E ho dovuto “spiegare”, fare da filtro, tra il mondo e la diversità di qualcuno a me molto vicino. Non è facile…ma a volte si riesce a creare una piccola galassia di sorrisi che sono sorrisi nonostantetutto. E un applauso a Lorenzo

  5. Solare says:

    Condivido quello che ha detto Alex…Lorenzo e’ un grande nel senso di great non di adulto…un grande bambino! Brava anche la mamma eh..commovente, bello e non e’ che poi magari il papa’ e’ single e …ecco la cazzona che e’ in me viene sempre fuori!

  6. ma no… Lori è un bambino come tutti i bimbi. A volte dice cose che a me fanno pensare, ma non so quanto lui ne sia consapevole… comunque ti ringrazio e ti abbraccio!

    • Marco says:

      Lory è un bimbo come tutti i bimbi, nel senso che vede le differenze e non fa finta di non vederle, ma poi non gliene importa e gioca anche con “i diversi”.
      Che certo è meglio degli adulti che vedono le differenze, fanno finta di non vederle, continuano a “sentirle”, e trattano i diversi “come se non lo fossero” sentendosi più buoni della media.
      Che certo è meglio degli adulti che vedono le differenze, fanno finta di non vederle, continuano a sentirle, e si tengono alla larga.
      Che certo è meglio degi adulti che vedono le differenze, non fanno finta di non vederle, si tengono alla larga e discriminano, pensando in fondo che le differenze ci sono per premiare chi è migliore.
      Che forse alla fine è meglio degli adulti che NON vedono le differenze e non si accorgono che al mondo siamo tutti diversi, che alcuni non sono “buoni” per nulla, si fanno rapinare dai rapinatori, truffare dai truffatori, incantare dai millantatori, e pian piano, per la delusione, si trasformano in quelli del tipo precedente… 🙂

  7. melaverde says:

    lorenzo vede spontaneamente cose tra le righe della realtà perché ha una mamma come te che lo fa. e comunque ho pensato la stessa cosa: è lorenzo che ti è caduto dal cielo, enrica.

  8. mummyinprogress says:

    Cosa mi tocca di più? “Per un attimo mi illudo che Lorenzo sia all’altezza di Gabriele”… Ti ho letto in qualche settimana, ma è questo il post che mi ha strappato il primo commento. Notte.

  9. thegirlwithn says:

    I bambini sono meravigliose creature che molto spesso riesco a vedere molto di più di quello che vediamo noi grandi! Tuo figlio e meraviglioso!

  10. Elena says:

    Ma quanto mi piace il tuo blog?
    Ma quanto mi piaci tu?
    Ma quanto mi piacciono i tuoi figli?
    Tantissimo, anzi cinque!

  11. Chiara says:

    Mio figlio ha da 5 anni un compagno che frequenta il CSE (centro socio educativo) all’interno della nostra scuola. Il suo compagno non ci vede, è su una sedia a rotelle e mangia tramite PEG. Ha un ritardo cognitivo grave. Nonostante questo mio figlio lo chiama “il mio amico”, ferma sua madre quando la vede portarlo in giro per strada per salutarlo e prendergli la mano. E’ felice quando il suo amico gli sorride riconoscendo la sua voce. E mi chiede spesso se mai potrà giocare, correre, vedere, parlare. E ogni volta mi si spezza il cuore a dire no, no, no, no. Però ci consola entrambi che possa sorridere, sorridere a chi gli vuole bene senza filtri e senza paure.

  12. la tua sensibilità si intuisce dalla tua scrittura, e, sul principio che la specie si migliora, sono sicura che il tuo bimbo avrà un ottimo esempio per mantenere la sua purezza…

    inoltre, complimenti per il blog, ti leggiamo sempre volentieri e per questo io e la mia compagna di avventure ti abbiamo nominato per i Versatile Blogger Awards ( http://etomniavanitas.com/2014/04/02/the-versatile-blogger-award/ ) … speriamo ti faccia piacere!

    S.

  13. Quello che ho capito da mia figlia (che ha 4 anni) è che i bambini notano le diversità, ma non quelle che tendono a trovare gli adulti fra di loro.
    Il colore della pelle, per esempio, non sembra essere un fattore di alcun interesse per lei. La differenza di genere, invece, rappresenta una specie di trincea: maschi da una parte e femmine dall’altra.
    Quando le capita di vedere una persona disabile, o menomata, la differenza la vede eccome, e chiede, pretende spiegazioni, e siccome di solito quelle che le fornisco non sono soddisfacenti, se le trova da sola e in questo modo archivia la questione e passa oltre.

    Forse quello che dovremmo imparare dai bambini è di non fare finta che le differenze non esistano, è di farcene una ragione. E passare oltre.

    Silvia
    (affezionata lettrice)

    • è vera la questione del colore, Silvia, l’ho notato anche io. lori non sente neanche le differenze maschi-femmine in realtà. Comunque hai perfettamente ragione, non bisogna fingere che le differenze non esistano. un abbraccio

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