l’ABC esistenziale di una mamma emotivamente dislessica.

A come abbastanza. Senza il valore dell’abbastanza siamo anime col buco, impossibili da riempire. Senza l’abbastanza non si riconosce la sazietà, la pienezza e nemmeno la bellezza.

B come bacio. Senza scherzi, baciarsi come si deve è in assoluto il mio passatempo preferito.

C come calabrone. Quella cosa che il calabrone abbia un corpo totalmente inadatto al volo, ma non lo sa, e allora vola lo stesso è una bufala colossale. Il calabrone ha il culone e le ali piccolette, è totalmente consapevole del suo culone ma ha capito che se le ali piccolette le agita come si deve fotte pure la farfalla.

D come Don Chisciotte. Perché tutti hanno diritto a combattere contro i propri mulini a vento, soprattutto con un amico sovrappeso accanto.

E congiunzione. Come io e te, come amicizia. Donne e uomini hanno modelli di amicizia diversi. Gli uomini si raccontano quello che hanno fatto insieme o programmano quello che vorrebbero fare. Le donne no, le donne parlano di quello che sentono o di quello che vorrebbero sentire. Secondo me la congiunzione perfetta, l’amicizia ideale è raccontarsi quello che vediamo o che vorremmo vedere, con la concretezza dei maschi, con il sentimentalismo delle femmine.

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F come filastrocca che mi scrisse mio padre quando avevo tre anni. C’era una volta un colibrì che faceva un mare di pipì, un giorno un gufo gli tirò la giacca e fece un mare di cacca. (Mi fa ridere oggi come allora).

G come gatto o come Gegia. La mia gatta storica si chiamava Gegia, più vecchia di me di due anni, morì che ne avevo 18. Era una gatta saggia, guardinga, selvatica. Fondeva di fusa, potevo accarezzarla per ore sulla testa, sulla pancia, sul dorso, sotto il mento, sulla coda. Ma guai, dico guai, tenerle le zampe di dietro, poteva staccarti una falange con un morso solo. La Gegia mi ha insegnato che c’è un limite anche nell’amore e che va rispettato se vuoi tenerti strette tutte le falangi.

H come Houdini. Che fascino Houdini, le illusioni e gli illusionismi, che figo l’idea di riuscire a trovare una via di fuga sempre. Meno figo che spesso i vincoli, quelli che ci stritolano e ci fanno sentire con l’acqua alla gola, li lucchettiamo noi.

I come Isola che non c’è. Montaldo è un paesino piccolo piccolo in provincia di Cuneo dove i miei nonni avevano una casona grande grande e mezza diroccata senza riscaldamento, ma con millemila camere da letto. Montaldo era una frazione fantasma, tanto fantasma che sul cartello stradale “benvenuti a Montaldo”, qualcuno stufo di tutto quel verde e quel silenzio aveva aggiunto “questo paese di merda”. Per me era il posto più bello del mondo terracqueo, c’ho passato tutte le mie estati, con un fracasso di cugini. Un posto dove si faceva la pipì nei campi, si mangiavano more dai cespugli, ci si sporcava spudoratamente, dove non c’erano i buoni e i cattivi ma solo le guardie e i ladri, un posto dove si tornava selvatici e felici, noi bimbi di città nell’Isola che non c’è.

L come libro. Tutto quello che non ti insegnano i buoni baci, lo impari sui buoni libri.

M come malinconia. Il papà di Marta e Lorenzo era appassionato dei miei avambracci (io, lo ammetto, ho gli avambracci più morbidi della storia degli arti superiori), li accarezzava compulsivamente, in sovrappensiero, li lisciava fino all’escoriazione. Il senso dello stare insieme era tutto in quella carezza piccola, ripetuta, intima, a passeggio, davanti alla tv, a cena al ristorante, una carezza eterna, che in qualche modo dura ancora. Vorrei che i miei bambini sapessero che per quanto la vita possa essere ruvida c’è sempre uno spazio morbido dove le cose vanno lisce e soprattutto dove ci si può ritrovare, nonostante tutto.

N di No. Che vale come la S di Sì. Che vale come il coraggio delle proprie scelte sempre.

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O di oh, la meraviglia della realtà che fa miracoli.

P come patente. Ho fatto due figli perché diventino i miei autisti. Io la patente non la prenderò mai, sono destinata a non frequentare gli Autogrill in solitudine.

Q come qual è. Senza apostrofo, una volta per tutte.

R come Rubik, il cubo. Che vale R come resa. Mai riuscita, per me il cubo di Rubik è un monolite inespugnabile.

S come Sorriso. Mi stanno venendo rughe dove non pensavo potessero stare le rughe, ma sono piuttosto fiera della mia faccia di cartacrespa, ne è valsa la pena e vorrei due figli sharpei come me. Io sorrido un sacco, io, me ne sono accorta l’altro giorno camminando, sorrido ai cani.

T come tavolo. Ne ho già parlato, da bimba quando ero triste, o arrabbiata, o colta da uno di quegli intensi attacchi di permalosite acuta di cui soffro tutt’ora, mi nascondevo sotto il tavolo della cucina. Mi rintanavo a guardare il mondo attraverso i forellini della tovaglia e, non so come, ma il malumore passava.

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U come uno. Meglio nascere unici che arrivare primi. Che i numeri primi, si sa, soffrono di solitudine.

V come vischio. Consiglio di portarne sempre un rametto dietro, anche fuori stagione, vedi alla lettera B.

Z come il metodo Zimmerman. Sei a un esame, ti fanno una domanda, tu non la sai ma inventi, improvvisi, il professore ti chiede “ma dove l’ha letta questa?” e tu secco: “sullo Zimmerman”. Lo Zimmerman è una supercazzola naturalmente, ma lui annuisce e tu la sfanghi. Ecco il metodo Zimmerman funziona, è quel giusto mix di cialtroneria, improvvisazione e genio che, una volta ogni tanto, serve.

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Scarica l’abbecedario di Burabacio e riempilo delle parole che vuoi insegnare ai tuoi figli!

 

 

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35 thoughts on “l’ABC esistenziale di una mamma emotivamente dislessica.

  1. Questo me lo centellinerò durante il weekend, ché ho bisogno di poesia!
    Però ti dico che la mia gatta Chicca, che era più vecchia di me, morì che io ne avevo 17.
    Un bacio.

  2. V says:

    Ciao! Che bello leggerti dopo una lunga assenza!!
    Per il cubo di Rubik basta fare come ho fatto io a tre anni: farlo tutto nero, strappando gli adesivini colorati! Tutti i lati erano uguali, una logica ineccepibile!

    Per la G di gatto quanta tenerezza. La prima gatta storica è morta che avevo dieci anni – ma schifava i bambini usurpatori. poi casa senza gatti fino ai miei 16 anni quando è arrivato Kirk, che ha fatto in tempo a “istruire” il mio gatto Whippie – che adesso ha 12 anni e spero ci faccia compagnia per ancora tanti anni! Gatto anomalo che cerca sempre la compagnia della sua sorella umana!

  3. coccinella says:

    che splendore 🙂 se riesco a finire tutte le lettere prima che il mio paciugo arrivi all’età della ragione, posso scrivere di questo bellissimo esercizio di stile (e delle mie lettere, accanto al link alle tue) sul mio blog?

  4. melaverde says:

    A) hai un sorriso che è un piccolo sole.se fossi un uomo ti marcherei strettissimo però mi son sempre piaciuti gli uomini e fichi maledizione!
    B)” nonostante tutto” sono le parole magiche che lasciano solo ciò che conta davvero. Col tempo forse sarà così davvero.
    C) coraggio ce ne vuole a tonnellate. Per stare per andare. E come dici tu per stare sempre con la schiena dritta.
    D) fai subito la patente! Matta!

  5. melaverde says:

    A) hai un sorriso che è un piccolo sole.se fossi un uomo ti marcherei strettissimo però mi son sempre piaciuti gli uomini e fichi maledizione!
    B)” nonostante tutto” sono le parole magiche che lasciano solo ciò che conta davvero. Col tempo forse sarà così davvero.
    C) coraggio ce ne vuole a tonnellate. Per stare per andare. E come dici tu per stare sempre con la schiena dritta.
    D) fai subito la patente! Matta.

  6. Una delle più belle di sempre.
    Mi avevi già conquistata alla C.
    Risate alla F.
    Serena consapevolezza alla G.
    Lacrime agli occhi e brividi alla M.
    E via emozionandomi.
    Un abbraccio virtuale. 🙂

  7. giornoalterno says:

    …c’è sempre uno spazio morbido dove le cose vanno lisce e soprattutto dove ci si può ritrovare.
    Mi piace tanto quello che riesci a vedere Tiasmo!

  8. Solare says:

    Anch’io sorrido ai cani…sono cosi contenta di non essere la sola! Bel post come sempre…e poi i tuoi morbidissimi avambracci…io avevo la stessa attrazione per quelli di una mia carissima amica che quando era nei casini e mi piangeva addosso, letteralmente, io me ne approfittavo un sacco per accarezzarle gli avambracci morbidi e cicciottelli! Alla fine lei si sentiva meglio e io pure….che bello raccontare queste cose, brava!

  9. Valentina says:

    La filastrocca di tuo papà è MERAVIGLIOSA, mi fa ridere adesso che ho 34 anni, non oso immaginare se me l’avessero detta da bambina!

  10. ing.francesca says:

    S……….. sorriso…….. mi hanno detto spesso che i miei occhi sorridono, un meraviglioso complimento….. grazie per la E……io e la mia amica Marcella, per sempre, nonostante tutto. bacio

  11. Pacina says:

    M come meraviglia!!
    Ma posso fare la pignola e dire che è il bombo che ha il culone e non il calabrone? (oltretutto anche il nome è.molto più simpatico…anche se non vale una sostituzione con bacio!)

  12. Pingback: l’ABC esistenziale di una mamma emotivamente dislessica. | burabacio

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  14. matildamartinella says:

    sei una spanna sopra….si dice a Modena! riesci a tradurre in parole le sensazioni di molti cuori…
    Ma lo Zimmerman??? fantastico! I miei due figli dislessici apprezzeranno il suggerimento…

  15. Reblogged this on Smile Revolutioner and commented:
    “(…)Vorrei che i miei bambini sapessero che per quanto la vita possa essere ruvida c’è sempre uno spazio morbido dove le cose vanno lisce e soprattutto dove ci si può ritrovare, nonostante tutto.”
    E anche io, come lei sorrido ai cani. Sempre.

    Adorabile, come sempre…

  16. paola says:

    Mi piace leggerti e dopo questo post mi sono messa a scrivere le parole per noi, le mie parole per la mia famiglia. Ho passato una bella serata perché fa sempre bene pensare alle cose belle e importanti e i post it che ci facciamo non bastano mai …
    Un abbraccio! Paola

  17. sonosottosopra says:

    Alla I mi sono commossa, perche’ la casa di Montaldo e’ anche nella mia infanzia, sporchi, a mangiare more e con la mamma che ci chiamava ad alta voce ad ora di cena, e la mamma dei vicini e amici che ripteva l’urlo per raggiungerci lontani nei campi.

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