la fenomenologia dei genitori alla giostra del codino.

I parenti sul molo del Titanic in partenza. I parenti in questione sono quasi sempre i nonni, con pena lasciano il bambino e cominciano a salutare come pazzi, sempre dopo aver infilato nel taschino del piccolo un santino di Padre Pio.

Il motivatore. Padre, giovane. Arriva con un piano preciso, indica al figlio il bus a due piani all’inglese, quello più esterno, quello dove puoi stare in piedi, lo guarda negli occhi e gli dice: “vai e colpisci, il codino deve essere tuo!”. “Ma, papà, io preferivo la tazzina rotante!”, “Ma non lo vedi che è al centro? La tazzina rotante no, ruota, ti rende la presa instabile, non mi performi!”.

Il padre Povia o anche detto “Luca era gay, ma adesso va su di lei, la giostrina maschia dei pompieri”. E’ quello che, tra una corsa e l’altra, cerca invano di far cambiare al figlio il mezzo, ma il bambino imperterrito vuole SEMPRE e SOLO il cavallino rosa di Barbie.

Mia madre. Mia madre ha sempre fatto categoria a sé. Una donna così apprensiva che dopo avermi fatto montare nel più noioso dei veicoli, la macchinina dei Flinstones, mi dava dei creakers per il viaggio, mi metteva un cappellino per il vento e si raccomandava di guardare sempre la strada “ché altrimenti ti viene da vomitare. In quel caso comunque ci sono i creakers, non togliere mai le mani dal volante nemmeno per prendere il codino e chiama quando arrivi, eh”.

Il genitore Gabanellide. La giostra come simbolo di questa Italia che non va da nessuna parte. E’ polemico: i gettoni che mi hanno dato sono falsi e comunque non mi hanno fatto lo scontrino. La giostra non è a norma CE. La macchina di Batman non ha fatto il tagliando. E peppaPig non ha fatto le vaccinazioni per la zooprofilassi. Il giro gratis vinto da suo figlio è stato 10 nano secondi più breve degli altri e l’aeroplanino, inutile dirlo, rilascia scie chimiche. Secondo lui, inoltre, bisognerebbe alternare giri in senso orario e antiorario per non sconvolgere il ritmo circadiano e i sensi dell’equilibrio dei bambini.

Il parsimonioso. Compra i gettoni uno alla volta. Intervalla 5 giri in panchina a 1 giro in giostra: “così ti durano di più”. Il parsimonioso comunque è una rarità, è molto più facile trovarlo a fianco del figlio sulla moto-giostrina a moneta, dove non è stata inserita nessuna moneta naturalmente, mentre soffia sulla faccia del bambino per dargli la bella sensazione di vento sul viso durante la corsa.

Il genitore della Prima Repubblica. Si avvicina con fare furtivo al giostraio e gli sgancia una mazzetta per oliare la carrucola del codino a favore del figlio. Solitamente il figlio è un preadolescente, c’è sempre in ogni giostrina questo bambino fuoricorso coi baffi, è talmente fuori posto che si siede nella tazzina girevole e ruota come un ossesso fingendo di trovarsi su un tagadà con i suoi coetanei.

Il genitore con un serio problema di dipendenza da giostra. Inutile fingere, la giostra è quella cosa che ti permette di sentirti genitore amorevole, di far contento il tuo bambino, di occuparti di lui, disinteressandosene totalmente. Il genitore con un serio problema di dipendenza da giostra è quello che passa qui tutto il tempo libero, peggio che col video poker sgancia monete a profusione e poi si mette in un angolo a guardare l’iPhone. Solitamente mentre il figlio monta imbizzarrito il suo cavallo, frustando quelli dei vicini della contrada dell’Istrice e della Tortuca.

Io. Io sono quella in piedi accanto a Marta, mi riconoscete perché ho un bell’incarnato verdino e mastico travelgum, più o meno così. https://www.youtube.com/watch?v=-3_XpYhj6nU

Il padre dei miei figli. Porta Marta e Lorenzo alla giostra per un unico, inconfessabile motivo: attardarsi con i bambini sulla pedana girevole fino alla partenza della stessa, per poter fare quel gesto atletico irrinunciabile del salto a giro iniziato. E poi dicono che le giostre siano per i bambini.

ELVGREN_letsgoaroundtogether[1]

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23 thoughts on “la fenomenologia dei genitori alla giostra del codino.

  1. Ci portavo mia figlia ma chiedevo al capo giostraio di salire con lei perchè temevo che cadesse…lo confesso…una volta approfittando di un attimo di distrazione…ho preso io il codino e l’ho passato a mia figlia…lo so…sono una brutta persona.

  2. V says:

    Confessa, questa l’hai pensata ai giardinetti di Sestri!!

    Ma quando sono piccoli piccoli il giro sulla moto / cavalluccio senza moneta gli piace molto di più!!
    Ricordo ancora la delusione (mia) di un pianto spaventato per la musichina della moto!!

  3. maria says:

    Poi ci siamo noi… Foto a profusione e filmino….. Per rendere immortali momenti che non torneranno piú: certo, torneremo decine e decine di volte, ma loro saranno sempre un pizzico differenti: un millimetro più alti, sempre piú grandi nelle automobiline che diventano sempre più piccole.

  4. Oddio, hai riportato alla luce uno dei miei incubi infantili! Mia nonna mi ci portava e faceva di tutto perché prendessi il codino, mezzi da Prima Repubblica inclusi, ma a me importava alquanto…! Che noia assoluta…

  5. Solare says:

    Che belli i tuoi post ultra moderni e tanto rassicuranti allo stesso tempo, come le giostre che in quest’era super tecnologica digitale diventano sempre piu’ vintage e quindi alla fine trendy e romantiche.

    • ahahahah è la coda di coniglio o simili che i bimbi prendono al volo, vincendo il giro successivo. Non credo che esista una definizione…

      • Laura says:

        Grazie per la spiegazione! Penso che dove andavo io da piccola non c’era questa “usanza”. Adesso, per mio figlio, devo aspettare un po’. Ha solo un anno e non me la sento di fargli provare le giostre (sbaglio?). Grazie ancora, Enrica, per la risposta e grazie per il tuo blog. Attendo sempre con trepidazione i tuoi nuovi post!

  6. ElleBi says:

    Un tuffo nel passato e la voglia di portare mia figlia alla giostra dove andavo io da piccola… Assolutamente da fare al mio prossimo passaggio da Milano

  7. ahahah! da noi al sud il codino non esiste! (almeno io a roma non ricordo di averlo mai visto da niuna parte)
    però mia madre è come la tua!!! ma dimmi, anche adesso continua ad essere così?
    che se l’avessi lasciata fare avrei dovuto comunicarle ogni mattina che ero arrivata sana e salva in ufficio!! 😀
    cmq noi avevamo la pesca del cigno a mietere vittime tra genitori e figli! altro che giostra…roba splatter!

  8. Grazie per il sorriso, le tue analisi tematiche mi fanno sempre divertire molto!
    Salvo quando mi fotocopio alla categoria “nonn”i e ho 45 anni: saluto ossessivamente a ogni giro, prego i santi che non si butti di sotto, conto le macchine prima della sua per stare pronta a vederlo spuntare e, aggravante, mimo i rumori dei motori e delle sgommate perchè innegabilmente i pulsanti sono tutti scassati o troppo duri da schiacciare.
    Prendo poi la formula super-risparmio “paghi 19 prendi 20”, tanto poi “figurati se non li uso”; peccato che dopo essermi zavorrata il portafoglio con i gettoni tutto l’inverno, la volta che decido di andare lo lascio a casa insieme alla borsa perchè sono in bici, e mi tocca ricomprarli…

  9. Uh! Quando ci andavo io la giostra non aveva il codino…infatti non vedevo l’ora di diventare grande per poter salire sul “calcinculo” che il codino lo aveva.
    Ma per i miei non ero mai grande abbastanza…ci salii solo una volta durante una delle prime uscite senza genitori. E mi venne il vomito! 😀

  10. Domenica scorsa ho scovato una giostra che ammetteva anche gli adulti e non ho resistito. Mia figlia ha fatto finta di non conoscermi e mi ha aspettato su una panchina! Ormai si sono invertiti i ruoli!

  11. Pingback: Mamma da giostra? Anche no. - Professione Mamma

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