bambine all’ombra dei tavoli

Nonno Enrico tu non lo potrai ricordare, quando è morto avevi un anno, quello che a lui mancava per farne cento. Nonno Enrico era un nonno e un padre all’antica, secco come un legno, delle nocche che se ti pigliava in fronte non sapevi più allacciarti le scarpe. Non era capace a dire l’amore, se non attraverso il gioco, giochi un po’ sadici a dirla tutta.

Per esempio, a mia madre poco più che treenne faceva quella cosa del “morzino” (la esse la pronunciava così, tutta d’un pezzo, una esse con gli spigoli). “Vieni qua che ti do un morzino”, le diceva. Lei, piccola, si avvicinava al suo lupo buono, fiduciosa, e lui le azzannava una coscetta. Mamma piangeva, scappava nell’angolo, lui ridacchiava e ripartiva con l’invito “Vieni qua che ti do un morzino”. Allora, con le guance rigate dalle lacrime, ritornava con la sua coscetta rossa a prendersi una nuova dose di incisivi. Mia madre tornava sempre, ubbidiente, ancora e ancora.

Nonno Enrico, anni dopo, tentò anche con me il gioco del morzino, mi fregò una volta sola, scappai piangendo sotto il tavolo della cucina, ché noi siamo bambine cresciute all’ombra dei tavoli.

Sono certa che tu, Marta, le tue coscette non te le faresti mordere nemmeno quella volta. “Vieni qui che ti do un morzino” e tu scuoteresti la tua testa maschia, faresti no, lo conosco quel no, letteralmente vuol dire “col cazzo che ci vengo” e lasceresti il lupo a bocca asciutta. E mi renderesti orgogliosa, figlia mia buffa, che vai in giro con il vestito sulla testa e la pancia per aria, mostrandoti tutta, ma avendo cara la pelle.

Magari a volte ci vogliono un paio di generazioni per capire che l’amore non deve per forza portarsi dietro quel morzino, quel piccolo dolore, quel gioco di sorrisi a denti stretti.

La nonna non l’ha ancora capito. Io l’ho imparato. Tu, sono certa, l’hai sempre saputo.
un-piccolo-cappuccetto-rosso2[1]

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33 thoughts on “bambine all’ombra dei tavoli

  1. Grandissima Enrica, anche nella mia famiglia la consapevolezza crescere di generazione in generazione (va detto col tono alla Gassman). Questo mi fa ben sperare per tutte le Malte e le Purulle.

  2. Questa riflessione, ricca di consapevolezza, lascia una bella sensazione di rivincita al femminile.
    Penso e spero che, con orgoglio e rispetto del valore di ciò che siamo, le donne si stiano avvicinando a questo, che sappiano farsi rispettare sempre di più e proteggersi da amori e relazioni che fanno male….
    Forse non lo sapremo mai fare del tutto, ma i nostri “diritti” sappiamo sempre più quali sono…
    Ho pensato qualche volta a questa cosa, alla differenza nel vivere le relazioni con gli uomini che c’è tra me e mia nonna. Credo di essere davvero molto simile a lei, sono cresciuta insieme a lei, e anche lei ha vissuto un amore che portava con sé un morzino, per usare la metafora che hai usato tu…. Non è riuscita mai a liberarsene, anche se mio nonno (che adoro) invecchiando si era addolcito molto.
    Io quel morzino lo vedo e lo riconosco, ho fatto fatica a scindere piccoli dolori dall’amore, ma non ne sono del tutto libera. Prima le donne erano come intrappolate in queste situazioni, io credo nella via di uscita, in caso i morzini fossero troppi…

    Ti auguro una buona giornata! 😊

    • Solare says:

      “Sappiamo sempre piu’ quali sono i nostri diritti…”.questo forse con il morzino non c’entra ma mi e’ piaciuto questo tuo commento, la consapevolezza in effetti non e’ scontata.

      • Ciao, diritti l’ho messo tra virgolette perché mi riferisco ai diritti nei rapporti, nell’amore…. Al non sminuirsi nei confronti di un uomo e degli uomini in generale….
        Non parlo di parità…. Morzino visto sia in senso fisico che metaforico.
        Grazie! 😊

  3. maria says:

    i morzini come le battutine ironiche e pungenti….. fanno proprio male, me ne sono liberata tardi… ma meglio tardi che mai!

  4. A volte certi uomini non conoscono altra lingua che quella dei “morzini”, solo quella gli è stata insegnata da altri uomini e donne. Io spero di insegnare al mio piccolo uomo che anche un lupo può conoscere il linguaggio delle coccole.

  5. ogni volta, riesci a parlare di cose universali parrtendo da storie personali . e ogni volta, nel farlo sai essere incredibilmente evocativa e toccante. hai una specie di burbera dolcezza 🙂

  6. arikita says:

    Molto bello.
    Solo un’espressione mi lascia perplessa “e tu scuoteresti la tua testa maschia”… perché dev’essere maschia la testa, per essere risolutiva e decisa nel ‘no’? Non potrebbe semplicemente essere la testa di una bambina, che non è un maschio, e sa quello che vuole?

    In merito all’attribuzione di qualità negative all’essere femmina (e, di converso, positive all’essere maschio) segnalo questo video: http://www.dverso.com/fallo-come-fa-ragazza-30-milioni-click-per-video-cult

    • la testa di marta è maschia perché è calva, tutti la prendono per un bambino. I morzini li danno anche le donne, credimi, lo stesso discorso vale per lorenzo e la sua testa femmina… un abbraccio

  7. Attenti al lupo già ma le donne ci possono pure correre con i lupi. hai scritto cose che danno coraggio che poi si spezza certo asservimento dall’eredità matrilineare!!!

  8. Pingback: Top of the Post #1: 21 luglio 2014 | mamma girovaga

  9. Stefania Bizzarri says:

    La consapevolezza va conquistata e, prima ancora, insegnata. Come hai fatto tu è davvero il modo migliore. Sei molto capace.

  10. come sempre dopo aver letto un tuo pezzo fisso lo schermo in cerca di qualcosa di intelligente da scriverti come apprezzamento…beh questo pezzo va oltre…e rido tra me orgogliosa di essere scappata dai morzini….

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