nuvole e lenzuola

Le mie povere lenzuola abbandonate a loro stesse, da una settimana sul balcone, sono ormai come quei souvenir delle bancarelle che cambiano colore con il tempo. Stamattina tendevano al rosa e infatti ha piovuto. Stasera no, son più azzurrine, è incoraggiante, azzurrino di sera bel tempo si spera. Comunque piuttosto che ritirarle, aspetto ancora qualche giorno e poi le spaccio per bandiere della pace.
Su questo non cambierò mai: il mio bucato farà sempre acqua da tutte le parti, poi si asciugherà, poi farà di nuovo acqua. Non parliamo della sindone di maskara che lascio sugli asciugamani bianchi, che poi bianchi non sono perché anche loro hanno subito più e più volte il trattamento “quattro stagioni outdoor”.
L’inglese continuo a non parlarlo. Patente non pervenuta. Mi ostino a non capire il grande lebowski, ma quando esce fuori il discorso tra amici fingo che mi sia piaciuto un casino. Ho la sensazione che molte femmine come me mentano sul grande lebowski solo per dimostrare che non esistono film da maschi. Ma è un fatto: lebowsky è da maski.
Di tanto in tanto racconto ancora bugie ai parrucchieri, mi siedo e mi invento un’altra vita, aneddoti buffi, loro ridono, se sono molto brava si stupiscono o si commuovono. Ultimamente mi sto lasciando crescere i capelli e comunque, se andassi oggi dal parrucchiere potrei farlo sorridere e magari un po’ commuovere senza inventare nulla. Gli direi che i miei bambini sono fortunati perché hanno un padre che conosce il nome delle cose che restano. Delle stelle, delle piante, dei pesci, dei fiori.
Gli confiderei, forse, che ho dormito abbracciata a un uomo, in una città di quasi mare, nel letto dove la sera prima era stato Sepulveda. Quello della gabbianella e il gatto? Mi chiederebbe. Proprio quello. E cosa facevate nel letto di Sepulveda? Io la gabbianella, lui il gatto. C’ho lasciato qualche penna.
Continuo, tra la altre cose, a farmi scippare il cuore dai ragazzoni senza il senso del ritmo. E dire che è difficile scippare il cuore, abbottonato sotto quella sfilza di costole.
Ieri sera Lorenzo me le ha contate una a una, gli ho detto che quella era la gabbia toracica. Gabbia? Mi ha chiesto stupito. Una gabbia sì. E a cosa selve? Serve a non far scappare il cuore. Il cuole scappa? A volte. E pelché? Per sgranchirsi i ventricoli. Quando faccio così, lui mi asseconda, finge di capire, ma mi compatisce. Imperterrita proseguo nella lezione di anatomia, gli prendo la testa tra le mani. Questa si chiama scatola cranica. E penso che siamo proprio gente strana noi uomini, che teniamo il cuore in una gabbia, un cuore in cattività, e la mente in una scatola.

lenzuola

La foto è di susanita.it, amatela moltissimo.

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70 thoughts on “nuvole e lenzuola

  1. uào.

    per l’intero post.

    e poi ùh,mi sento una donna compresa; anche io e il bucato abbiamo un rapporto conflittuale, cioè forse il conflitto è dentro di me verso di lui, e lo stendino ecco, per me, è una appendice dell’armadio.

  2. polpettesimo45 says:

    Sei un raggio di sole, capace di scaldarmi anche se il tempo e il cuore sono sul grigiolino-andante-depresso. Grazie, sempre grazie per essere come sei e per avere la generosità di regalarti a chi ti legge.

  3. Gianbumbi says:

    Io adoro il bucato: sbattere vigorosamente ogni cosa e sentire il diverso rumore che ogni abito produce (grande botto gli asciugamani di spugna, vago fruscio i calzini, rumore disordinato i pantaloni) ed ogni tanto (se ho fatto la centrifuga delicata) sentire tutte le goccine che mi fanno una leggere doccia al viso; stendere ordinatamente ogni cosa, cercando una logica (qui le magliette, lì i pantaloni, là gli asciugamani); applicare con cura le mollette sotto le ascelle delle magliette (così anche se non stiro non fa niente); tirare gli orli dei pantaloni; stendere i calzini nell’apposito stendino a parte (uno per ogni molletta), stendere in piano le maglie che potrebbero allungarsi, occupando l’intero stendino con due golfini (al diavolo la moda delle maglie lunghe, quando giravo con l’ombelico di fuori tutto ciò non accadeva)…
    Stendere il bucato mi consente di applicare in modo utile (e credo innocuo) la mia ossessività…
    è chiaro, però, che se il mio bucato prende la pioggia, io finisco dall’analista.
    Sul grande Lebovski hai scritto una grande verità.
    Per un momento, mi hai fatto invidiare la tua parrucchiera…

  4. A me il grande Lebowsky piace da impazzire. Il mio compagno invece, dice che non lo capisce come film. Devo preoccuparmi, oppure in realtà l’equilibrio ormonale della coppia è comunque rispettato?! 🙂

  5. melaverde says:

    Volevo dirti che manco io l’ho mai capito il grande lebowski. E non solo quello. Si guarda avanti però. Ci ho un buco nel cuore peggio di un colabrodo. Cantano le cicale qui. Ed è già una cosa.

  6. Oh che sollievo sapere che c’è qualcun altro che scorda il bucato steso per un tempo indecente! In certi periodi particolarmente intensi io e lui ritiriamo direttamente dallo stendino la biancheria da indossare ^^’

  7. Io invece sempre pensato che il cuore e il cervello madre natura ce li ha messi in una gabbia e in una scatola ma non abbiamo il potere immenso e magico di aprire la scatola e la gabbia in un solo colpo grazie ad una cosa bellissima che si chiama guardare oltre.
    IO adoro in Grande Lebowsky, sono un maschio mancato.

  8. El_Gae says:

    ll cuore in gabbia e la mente in una scatola. E le uniche cose che possono fare danni invece le teniamo solo dietro ad una cerniera (o bottoni). C’è qualche cosa che non funziona, in effetti. (post meraviglioso)

  9. Ero come te, per il bucato dico, l’ho finita comprandomi l’asciugatrice, ora mi manca qualcosa che preveda il tempo. Al mio attivo ho anche l’immancabile sindone da maskara sugli asciugamani, io anche sulle federe spesso. E il cuore in gabbia, eh sì, anche quello. Grazie Enrica.

  10. Anna Ladywolf says:

    Scrivi proprio bene, sai? 🙂 Mai pensato di far pubblicare un libro con gli articoli di questo blog? Sono sicura che avrebbe un successone 🙂

  11. Anna Ladywolf says:

    (sulle lenzuola ti capisco: se non fosse per mio marito, che e’ a casa e se ne puo’ occupare, il mio bucato rimarrebbe steso per mesi – o fino a quando mi serve spazio per il bucato successivo :D)

  12. ilaria says:

    Oggi le mie candide mutandine bianche sono diventate un acchiappacolore e candide non sono più. Dovevo condividerlo con chi so che capirà.
    È meraviglioso leggerti.

  13. io il grande lebowsky non l’ho visto proprio.
    In compenso ho ereditato dalla mia nonnina (quella buona, che ne avevo una di cattiva, quasi come in una fiaba) una passione per il bucato ben steso, e perfettamente riposto una volta ritirato, così poi fai presto a stirare. Il bucato non resta fuori la notte, non resta fuori con la pioggia, non deve essere tirato troppo dalle mollette, il bianco non va al sole che ingiallisce, il nero non va al sole che stinge…
    Detto così sembra una roba brutta, ma se tu avessi conosciuto la mia nonna sorrideresti. E sei lei avesse conosciuto te avrebbe pianto per tuo figlio, sempre. Lei piangeva di commozione ed affetto.
    E ricordarla è sempre una cosa bellissima.
    Come i tuoi post.

  14. Els says:

    Senti ti propongo un patto: al tuo bucato da stendere e da ritirare ci penso io, che tanto un po’ di roba in più manco me ne accorgo, però tu scrivi ogni giorno qualcosa, e me la leggo prima di dormire, così dormo felice.
    Ho chiesto troppo? Facciamo che scrivi un giorno si e uno no? Ancora troppo? Ogni tre giorni? Dai!!!! Ti plego ti plego ti plego…..

  15. Sarach Inesca says:

    I ragazzoni senza il senso del ritmo non rubano mai i cuori. Guarda bene, è tutto li, saldamente al suo posto…

  16. Allora, una vita fa, le lasciavo anche io fuori (le lenzuola) ma forse stava tutto un po’ fuori a sbattere al vento e ad impregnarsi di quell’odore che noi qui chiamiamo refrescume oppure “odore di can bagnato” poi tutto ricomincia ad avere un ritmo! Addirittura mentre ritiri gli asciugamani dai una sbattuta e li pieghi… allora … le bambine (erano bambine) erano addette alla piegatura mutandine e riconoscimento calzini da accoppiare. Ora faccio la donna della coppia con figlie, amiche delle figlie, figlie acquisite, amiche molte intime delle figlie e talvolta transitano anche i generi del momento!

  17. Vero, quella gabbia dorata che in tanti si dilettano a metterci uccellini che non voleranno mai, della scatola invece sai cosa ho pensato? a quelle che si aprono a sorpresa con un vero joker beffardo e incomprensibile

  18. Io curo il mio bucato ben più di quanto faccia col mio cuore, ultimamente. Se non fosse in quella gabbia, credo sarebbe già scappato via lontano, lontano da me.
    Splendido incedere casuale di un cuore in panchina. Chissà quando entrerà in campo che voli, che guizzi!
    O forse semplicemente partirà per altri lidi lasciandoci orfani?

  19. Ciao Carissima E.
    ti leggo dalla scorsa estate,ma non mi riesce mai di scriverti;Ti ho trovata mentre cercavo un po’ di ironia nell’etere,dopo la fine di una storia,lunga a dimenticare ;leggerti mi da forza ,è quasi come avere un amica che sa parlare al mio cuore,meglio di me.Il mio bucato dopo una settimana non cambia colore,in compenso subisce il curioso fenomeno del rigor mortis;neanche a me è piaciuto il grande Lebowski,ma rientra comunque tra quelle cose affascinanti che fanno i maschi per le quali non mi riesce mai di capirli.

  20. ElleBi says:

    tu e Veronica Barsotti ce la state mettendo proprio tutta per farmi capire che in realtà sono un uomo… ebbene si, adoro Il grande Lebowski, l’ho persino visto 2 volte al cinema, ai tempi.

  21. Giulietta says:

    Io le lascio nell’asciugatrice a fare la muffa. Ma se avessi un balcone e un sole come da te, penso le lascerei fuori alle intemperie

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