L’amore e altri luoghi comuni.

Ok, lo ammetto, ho detto un sacco di cazzate, come tutte. In giro c’è un mercato nero di registrazioni in cui perculo (vedi perculare, prendere in giro, in questo caso fingendo sicumera e falso distacco) poveri malcapitati (ma soprattutto me stessa) con “ho voglia di una storia semplice”, quando è evidente che vada a cercare morosi-Rubik, apparentemente quadrati, ma che alla fin fine dove tocchi sbagli. Ricordo con un po’ di imbarazzo la mia voce che afferma “Non voglio una storia seria”, quando l’unica storia seria che ho rifiutato davvero con determinazione risale al 1995, era Terra e Libertà di Loach e non la volli solo perché nell’altra sala davano Prima dell’alba ed Ethan Hawke in salsa grunge era tanta roba.

Inoltre sarò sempre quella che chiude le storie cancellando il numero in rubrica per dimostrare quanto poco mi importa di lui, non prima comunque di chiamarlo per avvisarlo: “sto cancellando il tuo numero, perché poco mi importa davvero di te e tra le altre cose mi devi restituire due forcine per capelli che ho dimenticato a casa tua, sai ci tengo, ne ho solo 816, magari vediamoci ancora due volte, una per forcina”.

Sono cambiata? Forse no. A 16 anni chiamavo a casa del mio allora specie-di-fidanzato e attaccavo con il cuore in gola quando sentivo la sua voce, anzi approfitto per scusarmi con la tua famiglia, Simone, ma insomma cerca di capire, ero una ragazzina. Ora, in compenso, vado a cercare sul web le donne passate degli uomini (più o meno) presenti, sono tutte lì, vicine vicine, solidali, nella mia cronologia del computer.

Credo ancora che tutti abbiamo diritto di ricevere lettere d’amore, ché ogni ragazza si merita qualche intervento di chirurgia poetica, niente di invasivo, giusto un’aggiustatina per sentirsi più bella. Io, dal canto mio, sono settimo livello dan di photoshoppata amorosa. Prendo il di lui difetto e poi Sfoco-sfoco-sfoco, applico l’effetto movimento a risposte che si lasciano aspettare, do rilievo alle piccole banalità, maschero contrasti, spesso, purtroppo, aggiungo disturbi.

L’amore resta, per quanto lo infiocchetti, una roba per stomaci forti, per gente brutta e cattiva, è un lavoraccio sporco, ma qualcuno lo deve fare. Un po’ si soffre, è vero. Per quantificare la sofferenza si parla di soglia del dolore come fosse una porta da aprire. Ecco, una delle poche cose che ho capito in questi 36 anni è che se trovi una persona che sta su quella porta, che non entra e non esce, beh è lì che fa più male.

mi manchi

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61 thoughts on “L’amore e altri luoghi comuni.

  1. giornoalterno says:

    Stava per spengersi il pc, quando vedo il tuo nuovo post…
    Faccio allora lo sforzo enorme di alzarmi e lo attacco alla presa. Tutto questo per mettermi comoda e leggere con calma le tue parole, che filano lisce come l’olio, con il loro solito tuo gusto dolceamaro che tanto mi piace.
    Cara Enrica, le forcine rompile a metà… così per andare a riprendertele due, puoi farci addirittura quattro viaggi.
    😉
    Un saluto, sei una grande!

    F.

  2. pasquale diaferia says:

    Enrica, volevo dirti che ho a casa un’intera scatola di forcine. Non sono sicuro siano tue, ma se vuoi te le restituisco. Una alla volta… :-))
    (Delizioso pezzo, come al solito)

  3. Come al solito rido e sorrido, e ti ringrazio.
    Però sotto sotto sento quel po’ di amaro dato dal momento della lucidità e, tanto per aggiungere un luogo comune in più, penso che meriti di più di uno che sta sulla soglia. E fa pure entrare le correnti d’aria.
    Buona giornata,
    Alice

  4. E se entra e si chiude la porta alle spalle e tu poi hai la paura fottuta per tutto il resto del tempo che, si, ti era creduta forte e cambiata, ma che se questo la apre quella cazzo di porta? Ah, soglia del dolore… Passiamo la vita assicurati come ad una corda di sicurezza a questa benedetta soglia del dolore!

  5. Non so se quelli che entrano come un uragano, lasciano una devastazione che manco i ladri e poi come questi si dileguano siano tanto meglio degli uomini soglia. La foto di questo articolo la porto sempre con me ed è triste rendermi conto che alla fine è riutilizzabile, anche quando proprio non te lo aspetti per nulla.

    • quello che intendevo è che l’indecisione sul resto, no vado, ma magari mi fermo ancora un po’, no scusa si è fatto tardi, ecco quella è uno strazio…

      • Si si assolutamente Enrica. È che sto tentando di riordinare dopo il passaggio dei ladri e alla fine l’erba del vicino è sempre più verde 😉

  6. Io me li trovo tutti – e dico tutti – che restano su quella porta….è così. Non ho imparato nulla a 36 anni. E sto sempre in attesa di qualcosa che non arriva.

  7. alrisha says:

    Anche quando entrano dalla porta, ma è come se in casa non ci fossero, fa male, e molto.
    Pensi: se è entrato è perché qualcosa qui dentro gli piaceva. E magari era solo il divano comodo…

  8. In certe cose si può avere tutta l’esperienza di questo mondo, ma si ricade sempre negli stessi errori. Ogni tanto penso che sia quasi voluto ripetere l’errore, nell’idea che magari questa volta, le cose andranno in maniera diversa.

  9. dem83 says:

    “…Se trovi una persona che sta su quella porta, che non entra e non esce, beh è lì che fa più male…”
    Quanto è vero…

  10. Gloria says:

    Adoro i tuoi post..l’ultima parte è proprio vera!Ed attualmente sto con una persona che sta sulla porta..non entra e non esce..e fa male davvero!
    Forse siamo incontentabili noi??Noooooooooooooooooo!

  11. Marco says:

    Ma qui nessuno che commenta si chiama Pino o Maria? Ma avete tutti i nomi da Tiasmo? Vi ha creati tutti Lei? O il commento qui e’ una laurea breve?

    Enrica: ti odio comunque. Vaffanculo. Scrivi troppo bene.

  12. da photoshoppara per mestiere, ti dico che in varie situazioni ho provato spesso a fare un bel MELA-ZETA (annulla o torna indietro, per chi non ha mac)…ma nella mia palette della Storia non funziona, ci sarà qualche buco nella programmazione.. 🙂
    grazie, bel post!

  13. Ah, le lettere d’amore… Quante parole scritte e spedite… Eppure mai che uno abbia risposto, nemmeno con un SMS!!! E nel frattempo, forse non ho ancora imparato, resto in attesa di qualcuno sulla porta: che farà? Entrerà o uscirà?
    Bellissimo post! 🙂

  14. ElleBi says:

    quanta verità Enrica nell’ultima frase… io ci ho messo 5 anni a capire che il mio ex era un tipo cosi. 5 anni in cui è stato sulla porta e poi ho deciso: la porta gliel’ho sbattuta in faccia. Spero di avergli rotto il naso… non lo so, perchè da quel momento l’ho cancellato dalla mia vita. Che soddisfazione!

  15. Mi sa che, ora che ci penso, la prima volta che mi sono innamorata è stata proprio una di quelle volte là, quella in cui lui rimane sulla soglia – o almeno, questa è l’impressione. Mamma che male.

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