Il diritto dei bambini e il rovescio dei genitori.

Una bozza di Costituzione – prima parte.

Il diritto alla timidezza. Io bambino rivendico il diritto di abbassare lo sguardo, strattonare mia madre in segno di insofferenza, non salutare le persone che non mi sono simpatiche, non sorridere agli amici dei miei genitori, senza che nessuno mi giustifichi con un “non so cosa gli sia successo, non fa mai così”, “ma il gatto ti ha mangiato la lingua?”, “è che ha dormito poco”, “credo che stia covando l’influenza”.

Il rovescio dei genitori. Io genitore mi avvalgo del diritto di usare i miei figli per defilarmi da conversazioni noiose e incontri sgradevoli, fuggire da feste e da riunioni familiari, attribuendo al piccolo i più svariati impegni e le più disparate patologie infettive.

Il diritto al “peto pride”. Io bambino voglio ridere senza ritegno e pudore di quella fenomenale funzione corporale che è la scoreggia. Fa tutto ridere nella scoreggia, è imprevedibile, rumorosa, puzza, tuona e soprattutto è democratica perché non proporzionale allo strumento che la suona. Ha solo un difetto: a differenza della risata e dello sbadiglio, non è contagiosa. Ma ci si può sempre lavorare.

Il rovescio dei genitori. Io genitore posso incolpare la mia prole per ogni flatulenza coatta rilasciata in luoghi pubblici pronunciando ad alta voce la formula “Amore, ma lo devi dire se devi andare in bagno!”.

Il diritto alla noia. Io bambino pretendo di sdraiarmi a terra guancia al pavimento, con i pensieri a ciondoloni, lasciando che le sinapsi si creino da sé, senza che un adulto mi incalzi, mi stimoli, mi parli in inglese, mi canti in francese, mi proponga di costruire un monolocale arredato con i tubi della carta igienica e i legnetti dei ghiaccioli. Si chiama pausa bambino e, a meno che la usi per fumarmi una sigaretta, fa benissimo.

Il rovescio dei genitori. Io genitore ho il diritto di usare la mia pausa bambino come meglio credo: doccia, bagno, telefonata, un paio di pagine di libro, un articolo di giornale, giardinaggio, controllo fb con annesso stato fb “Mio figlio non ha bisogno di me, si annoia benissimo da solo”.

Il diritto alla banalità. Io bambino rivendico il diritto di non essere per forza buffo, divertente, illuminante, unico, indaco o arcobaleno. Rivendico con orgoglio di aver detto “mamma” come prima parola, di aver camminato a un anno e averla fatta nel pannolino fino a tre. E, lo ammetto, ci sono giorni in cui guardando le nuvole in cielo vedo solo nuvole in cielo.

Il rovescio dei genitori. Ho il diritto di incorniciare ogni manata di Nutella sul muro come un Pollock e ogni cacca nel vasino come Merda d’Artista di Manzoni. Ho il diritto di pensare ai miei figli come piccoli filosofi della scuola del Rigurgito ergo sum. Ho il diritto di considerare mio figlio speciale, unico, inimitabile. Un successo di pubblico, senza critica.

Il diritto all’innocenza. Io bambino/a ho il diritto di tenere per mano un altro mio coetaneo/a senza che un adulto mi chieda se è il mio fidanzatino/a o faccia battute sul mio futuro di sciupafemmine/principessina rubacuori/altro. Io bambino maschio ho il diritto di provare a svitarmi il pisello (Io bambina femmina ho il diritto di contare buchini e prese d’aria) senza essere richiamato all’ordine con un “non si fa”, “non sta bene”.

Il rovescio del genitore. Ho il diritto di rispondere “fatti i cazzi tuoi” quando mio figlio mi chiederà come nascono i bambini.

diritti

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45 thoughts on “Il diritto dei bambini e il rovescio dei genitori.

  1. RRE says:

    Scusate non ce la faccio a leggerlo tutto: devo correre in montagna per far sciare i bimbi; loro sacrosanto diritto. Il rovescio è che sono costretto anch’io sciare. Buon weekend.

  2. Questi diritti e rovesci, non fanno una piega, sono perfetti!…come ogni tuo post del resto…non c’è mai qualcosa da aggiungere o da ribadire o da correggere, c’è solo da fare “sì sì” col capo mentre ti si legge e sorridere annuendo…
    grazie!

  3. Standing ovation anche io per l’ultimo punto. Come odio quando attribuiscono ai bambini tutte le malizie degli adulti. Telenovelas intere a quattro anni, brrr.

  4. ElleBi says:

    Condivido e sottoscrivo. Sbaglio o manca meno di un mese al Tesio-romanzo? non è che per caso l’ultima settimana di febbraio fai un salto a presentare il libro a Milano che mi sono presa una settimana di ferie e rientrero in patria? cosi riusciro anche a procurarmi una versione cartacea del tuo libro 🙂

  5. Pingback: Nuova rubrica: Top of the post | Le Birbamamme

  6. mariella buttafuoco says:

    CIAO VORREI SAPERE DOVE TROVO IL TUO LIBRO E SOPRATTUTTO SE FARAI A TORINO QUALCHE PRESENTAZIONE PERCHE’ DEVO REGALARLI E MI PIACEREBBE AVERLI “AUTOGRAFATI”!
    GRAZIE
    SEI PROPRIO BRAVA E TI LEGGO SEMPRE, MA PROPRIO SEMPRE.

  7. Il peto Paride può sfuggire di mano, perché poi indietro non si torna. Fatti i cazzi tuoi è un diritto genitoriale che intendo esercitare alla grande. In questi mesi va molto come risposta: ma perché tu mamma non ti fidanzi come ha fatto papà ? Grandioso Elenco Enrica. Da spatascio come sempre!

  8. Svevotta says:

    Non sono tanto d’accordo sul diritto alla timidezza “tout court”. La timidezza va bene, ma non deve sfociare nella maleducazione: ad un bambino timido si può chiedere lo sforzo di salutare un estraneo. Non sono necessari sorrisi e interazioni particolari ma un ciao quando si arriva e quando si va via è d’obbligo. Da grande non sarà un adulto cafone che entra ed esce da bar e negozi senza degnare i commessi di uno sguardo. L’educazione è questione di pratica, senza contare che bisogna cercare di dare sicurezza al bambino aiutandolo a superare la timidezza invece di assecondare questa tendenza.

    • certamente sì, la mia era una provocazione, evidentemente non sono nemmeno fautrice della flatulenza libera, né penso sia giusto rispondere “fatti i cazzi tuoi” ai propri figli. E’ un’iperbole, spesso trovo che i genitori abbiano grandissime aspettative “sociali” rispetto ai propri figli. Io sono stata una bambina timidissima, mai cafona, rivendico il diritto per quella bambina che son stata, di nascondersi dietro la gonna della mamma senza continue pressioni. tutto qui. Un abbraccio

  9. Dovrebbero appenderlo a scuola! E regalarlo ai reparti ostretrici, e ai nonni, gli zii, gli amici… insomma, share the world il verbo della saggezza, w la Tesio

  10. Chiara says:

    Sei semplicemente fantastica!!!!!
    Questi diritti-rovesci sono fantastici!!!
    Viva le scorregge (nel limite della decenza…e poi chi non le fa?!?!?…certo…non in pubblico ma….parliamone…..), viva i musi seriosi di chi non ne vuole sapere di rivolgere parola…verrà anche per loro il momento dell'”educazione”…..c’è chi a 40 non ce l’ha ancora!! figuriamoci!!!
    Un abbraccio!!!
    Chiara

  11. Però non ho capito una cosa: i rovesci (dei genitori) sono considerati legittimi (=diritti) anche quelli, o stigmatizzati? Una domanda senza nessuna polemica, solo perché non ho capito. Io tenderei a legalizzare e legittimare diritti (dei bambini) e rovesci (dei genitori), consentendo un libero esercizio di diritti e rovesci, e assumendosi ognuno (bambini e genitore) le sue responsabilità. Non si può ignorare che tra i due (bambini e genitori) quelli che fanno più fatica in termini proprio di energie mentali, fisiceh e economiche) sono i genitori: lavoro, casa, figli, responsabilità, problemi di salute e di coppia, ecc. tutto insieme). Se non gli si consente qualceh piccolo vantaggio si rischia comunque il naufragio per cedimento.

    • In merito a cosa? Non ho capito cosa intendi per posizione… non credo sia uno schieramento bambini da una parte – adulti dall’altra

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