Non c’è mamma senza ma.

Ma come saprò crescerli forti, fargli venire i muscoli e non i nervi?

Ma finirà mai lo struggimento che mi fa pungere il naso e accartocciare la faccia ogni volta che li saluto alla finestra? Che è anche imbarazzante alla lunga.

Ma come si fa a smettere di correre? Ma se mi fermo e i sensi di colpa mi prendono?

Ma capita solo a me di desiderare che crescano per poi disperarmi quando da un giorno all’altro arrivano a schiacciare il tasto 2 in ascensore. Ma solo per me è inaccettabile che piano dopo piano diventino grandi tutt’insieme?

Ma sarò capace di ascoltare? E di tacere?

Marta alle domande non risponde mai “non lo so”, ma “non ‘o so ancola”. Ma come farò a non sprecare quell’ancora? Ad insegnarle davvero le cose che contano? Ma cosa conta poi?

La parola mamma contiene non uno ma ben due ma. È un balbettio, un’esitazione. Siamo costituzionalmente, fisiologicamente e filologicamente insicure, bisogna che iniziamo a farcene una ragione, io ci sto provando.

È da qualche sera che prima di andare a dormire giochiamo al quanto bene mi vuoi, ci misuriamo il bene, facciamo a chi ce l’ha più lungo. Il mio va da qui alla fine del letto, il mio va da qui alla porta, il mio allora da qui alla fine della strada, il mio allora da qui fino alla fine della città, allora il mio va da qui fino al mare, eh no, il mio è più lungo va da qui alla fine del cielo, allora il mio va da qui fa tutto il giro del mondo e poi fino alle stelle, allora il mio va da qui al centro della terra. Marta toglie il ciuccio e con quella voce di borotalco che si ritrova “i mio va da qui a mamma”. E forse, in questo caso eccezionale, i due “ma” si negano a vicenda.

paola

Grazie a Paola Patrizi per l’illustrazione di noi tre.

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47 thoughts on “Non c’è mamma senza ma.

  1. Già, dobbiamo farcene una ragione (…dobbiamo davvero??? 🙂 ). Ma anche spero di riuscire a lasciarlo spiegare le sue ali e volare libero un giorno quando sarà pronto, spero di riuscire ad esserci sempre quando ne avrà bisogno, anche quando avrà solo bisogno di un muto supporto, un abbraccio che non ha niente da dire. Me lo dicevano, ma io non ci credevo, quando si diventa mamma una parte di noi si scinde in un altro essere umano, un legame talmente forte e viscerale da non aver uguali ne fine.
    Mi piace molto leggerti, arguta ed ironica, ma devo ammettere che questo post mi ha commosso e la vostra rappresentazione rende benissimo l’idea.

  2. Ida ha 10 anni e già si sta preparando a diventare donna…. fa la doccia da sola e va a messa da sola… io la guardo allontanarsi nascosta sul balcone, chiudo gli occhi e cerco di rivederla quando aveva solo 2 anni …. cerco di fissare quei momenti perché so che tra poco prenderà il volo …

  3. sonolabert says:

    Enrica, riguardo a loro che diventano grandi. Mi sono commossa a tutte le feste di fine anno quando i piccoli salutavano i cinquenni in partenza per le elementari. Quest’anno tra i diplomati ci saranno anche le mie e già temo i miei fiumi di lacrime. Come uscire da questo tunnel di incontrollato sentimentalismo? Help! 🙂

  4. Sublime come sempre…anzi che dico…celestiale! Talmente celestiale che siamo alle apparizioni notturne! 🙂 Enrica, mi appari in sogno come la Mamma per eccellenza.
    Ma il terzo segreto di Fatima te lo rivelo io: con il libro verrà fatto un film! 🙂
    E la cosa più sconvolgente è che io facevo parte del cast degli attori!!!!
    🙂 🙂 🙂

  5. io lo so che la meno con sta storia del “anche noi papà”. Forse non tutti ne convengo ma alcuni di noi quei ma, che nel papà non c’è (noi siamo due pa pa..onomatopeico come la sculacciata mascolina che a volte mi sfugge), lo hanno.
    Tutti i tuoi “ma” sono anche i miei. Vorrei insegnare al mio cucciolo a diventar una bestia feroce contro i lupi e un mastino affettuoso con gli agnelli.
    Io gli chiedo sempre “vuoi un po’ bene al tuo papà” e lui mi ricompensa sempre con “No io TANTO” e allargando le braccia “così”.
    Una felicità che allevia il dolore a pensare che ogni giorno in più è un passo più in la da me

  6. Katia says:

    …Il mio cucciolo dice che mi vuole bene sino alle stelle e ritorno!
    …I miei “MA” sono numerosi come i km che ci dividono dalle stelle!
    …Non permetterò che i miei “MA” rovinino questo bene infinito…ogni “MA” sarà la spinta per dire “ce la posso fare”!

  7. gabri says:

    Cara, dolce Enrica, ma come fanno quelle/i che “sotuttoioesonocertacheèlasacrosantaveritàcascasseilcielo” ? Mi sento sempre in colpa nei confronti di queste donne tutte d’un pezzo. Poi, oggi, arriva il tuo post e ZAC, ho un dubbio: ” MA forse la nostra amica Enrica ha proprio ragione e mi sento un po’ meglio. Non voglio più sentirmi in difetto se non ho una risposta pronta e confezionata, non voglio sentirmi esclusa e incapace di intendere se non ho una mia opinione ferma e incontrovertibile su tutto e tutti. Sono stanca di questi personaggi che con prepotenza e presunzione, i ” MA” non li conoscono.

  8. Marta P. says:

    Che tenerezza questo post, Marta è meravigliosa con il suo “ancoLa”.
    ah…Enrica, se i sensi di colpa – quando ti fermi – ti raggiungono, assestagli pure un bel calcio nel didietro!

    un abbraccio
    Marta

  9. Marta ha la stoffa della filosofa e la tenerezza di una piccolina con la erre moscia. Chissà se ce la faremo: ci proviamo, sempre, ogni giorno, fino alla fine del cielo…

  10. Mi permetto di andare contro corrente.

    Primo, come diceva Ziomassy, ci sono anche i papà, e i nonni, aggiungo io. Queste ansie da controllo e da possesso ce le hanno un poco tutti e in parte sono anche fisiologiche. Ma ad un certo punto la presa va mollata, gradualmente, certo, ma va mollata. La crescita dei nostri figli è inevitabile. Lo abbiamo sempre saputo, non è una novità di oggi.

    Per mollare la presa senza patemi è importante ascoltare i nostri figli. Sono loro che ci dicono quando dobbiamo essere presenti e quando assenti.

    È necessaria anche la nostra esperienza, per decidere quando assecondarli nelle loro richieste di indipendenza o meno.

    A volte sono necessari degli scontri, certo. Non è facile per nessuno crescere e non crescono solo i figli.

    Un percorso doloroso? Certo, sul momento sì. Ma appena passa la burrasca io mi accorgo che un nuovo passo è stato fatto verso l’indipendenza e che un giorno Lacomizietta potrà fare a meno di me. Sì, perché noi genitori non ci saremo per sempre.

    Conscio di questo percorso, sono felice quando preferisce le sue amiche, i nonni, le sue esperienze, alla mia compagnia. Sta crescendo, ed è questo quello che voglio. Il resto passa veloce.

    • Molto giusto. permettimi tu però di sottolineare che non c’è nessuna intenzione i escludere i papà e i nonni da quel che scrivo. semplicemente io non sono un papà né una nonna. sul resto concordo. notte!

      • La mia controcorrentitudine riguarda il fatto che non è inevitabile stare perennemente in ansia per i nostri figli, a struggerci per ila loro separazione.

        I nonni/e e papà li ho citati solo per non lasciare dietro nessuno, che è difficile per tutti diventare “grandi”. 🙂

  11. I tuoi post trasudano amore e voglia di fare sempre il meglio per i tuoi figli. Leggendoti ammiro questa super forza che viene fuori anche quando non sembra esserci spazio per lei. Ieri un’amica mi scriveva delle sue preoccupazioni per la seconda nata che ha qualche problema di salute, mentre la primogenita è una quattrenne che non smette mai di parlare e le fa domande imbarazzanti mentre camminano per strada…e ha concluso ridendo “mi chiedo quale sia il punto di non ritorno verso l’esaurimento!”. Io da un lato ammiro e dall’altro mi chiudo chissà nella mia vigliaccheria e nella paura di trovarmi in un vortice amoroso così travolgente…e se non fossi abbastanza forte?

  12. Serena says:

    Tanti ma, tanti se, tanti saprò e riuscirò mentre il tempo ci corre via veloce tra le dita e lui cresce e arriva al tasto 2 e più su, comincia a vestirsi da solo (nonostante la svogliataggine di “mamma te”) e tu che gli dici “bravo ometto, vedi che sei grande!” e nel contempo pensi: quando caxxo ha imparato e, soprattutto, chi glielo ha insegnato?!?!? Tu che lavori tutto il giorno e ci sei giusto in tempo per preparare la cena, che non lo porti mai all’asilo, però ce la fai ad andarlo a riprendere dopo un pranzo flash giusto per vederlo 10 minuti in più al giorno, anche se poi devi sottostare al: “mamma io non voglio che vai via…” e al conseguente magone. Spesso, negli ultimi tempi, mi dice: “mamma ti voiio bene” (il gl ancora non gli esce bene) e io rispondo: “anche io amore) e vorrei scusarmi ogni volta perchè passiamo poco tempo insieme. So già che lavorerò sempre tanto perchè lo stipendio sarà sempre solo il mio, e il poco tempo libero che ho lo devo (giustamente) dividere con suo padre, e so già che mi scapperà da sotto gli occhi e crescerà ogni giorno di più senza che io abbia contribuito un gran ché. Sbaglierò e sbaglierò tanto, ma spero che a lui rimangano solo le cose belle, gli abbracci “strizzo” e i giorchi, le coccole e le chiacchierate fatte per crescere insieme.

  13. Chiara says:

    Che magone questo post. Mio figlio da piccolo mi diceva “ti voglio bene un chilo” ora che ha 16 anni credo che, a volte, mi odi un chilo… E io piango e prego che passi l’adolescenza

  14. Fantastica! Incredibile come le donne intelligenti (e in generale le persone migliori) siano sempre piene di dubbi…da quello che sembra altro che mamma/stagista, sei una super mamma! Vai così! 😉
    Bea

  15. Els says:

    Marta, non ancora! Che meraviglia, e che meraviglia del mondo le hai passato, Enrica cara, se la conoscenza sta li, giusto allungare una mano per prenderla!
    Eppoi si, ci possiamo concedere un angolino in cui potere confessare (il comizietto!!! come se non ne avessimo abbastanza dei nostri super ego) che la loro crescita desta insieme orgoglio e rimpianto, curiosità e melanconia? Ci possiamo dire, almeno fra noi, che quando gli baci il viso ispido di una barba che non è più la prima e nemmeno la terza, vorresti insieme, INSIEME, baciare una faccetta liscia da duenne? La verità, almeno per me, è che vorrei un sacco di Francesco, tutti i Franceschini che ho amato da zero a vent’anni.
    E vai Enrica, forza mamme! E anche papà…

  16. Monica says:

    Leggere i tuoi post è un balsamo per il cuore. Ti leggo da un po’ e finalmente commento, ché io sono sempre stata un’appassionata lettrice, ma quando si tratta di scrivere sono una frana… Ma oggi te lo voglio proprio dire che adoro quello che scrivi e come lo scrivi, tra l’altro ho appena finito il tuo libro, ne voglio un altro 😉
    Anch’io sono mamma di due cuccioli (la grande ha 4 anni e il piccolo 9 mesi) e mi ritrovo tantissimo in quello che racconti.
    Insomma, tutto questo per dirti grazie, trovo che tu sia una bravissima mamma e vorrei tanto essere un po’ come te.

  17. Marta ha una saggezza dentro diversa da quella di Lorenzo, come è normale che sia. Da quello che scrivi sembra che lei sappia già cosa davvero conti, voi. Mica poco.

  18. Federica says:

    Sono mamma da 3 mesi e ho iniziato a leggere il tuo blog dopo aver letto il tuo fantastico libro, finito alla velocità della luce talmente mi ha appassionato. Vorrei ringraziarti perché mi sento rincuorata da ciò che scrivi sull’essere mamma… La cosa più bella del mondo ma anche la più difficile! Continuerò a leggerti perché é un vero piacere!

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