5 mode a confronto. Ovvero come gli anni Novanta mi fanno rivalutare la modernità.

Risvoltini versus zampa. Oggi hanno i risvoltini. Soprattutto sugli uomini i pantaloni strizza-polpaccio/appiatti-culo sono un boccone davvero amaro per noi cresciute con  Natalie Imbruglia e il suo modello bacioso di Torn, il re e la regina della figheria a vita bassa e gamba larga. Eppure quando sono tentata di lasciarmi andare ed entrare in scivolata alla Mark Lenders dritta su quegli invitanti stinchi depilati ripenso ai vent’anni di jeans lunghi lunghi che con la pioggia si inzuppavano fino al ginocchio diventando bicolor, che l’orlo lo facevi camminandoci sopra col tacco della scarpa e poi strappavi quando diventavano un brandello di stoffa e fango e pure piscio (e il suddetto brandello lo mettevi nella Smemo), che la mamma ti guardava con orrore implorando di mettere fine a quello scempio spazzaschifezze con un’operazione di ago e filo. A quel punto rivaluto i risvoltini, anche se non è in corso uno tsunami.
risvoltini
Barbour versus Eskimo hipster. L’eskimo non passerà mai di moda, la grande differenza è che adesso non si compra più nelle bancarelle della roba militare ma da Abercrombie o da Stradivarius, uscendo quindi come sessantottini coccolini fior di loto (non capirò mai questa strategia di far profumare le catene d’abbigliamento come bordelli parigini). Però io preferisco l’eskimo da boudoir al Barbour che indossavano tutti i miei compagni e compagne delle superiori. Barbour, pantaloni tristi blu o neri o bordeaux, e maglioncini tristi blu o neri o bordeaux a “v” della Benetton, Clark e zainetto Jansport. Praticamente metà impiegati bancari, metà capitan Acab con la giacca incerata che puzzava di pesce.
Il peruviano metropolitano versus il boscaiolo metropolitano. Ora si vede ovunque la camicia a quadri ma non nella versione di flanella grunge a noi tanto cara con pallini infeltriti che sembravano pon pon pelosi. Ora tira la camicia a quadri attillata (boscaiolo metropolitano), ma anche a fiori attillata (hawaiano metropolitano), ma anche fantasia attillata (arlecchino metropolitano). Su questo punto ho poco da ridire, mi piace il boscaiolo metropolitano, ho visto di peggio. Per un’intera stagione abbiamo trovato irresistibili i nostri coetanei che indossavano la felpa messicana baja. Dirò di più, dopo la puntata di Beverly Hills 90210 in cui Dylan ne portava una, ho cominciato a guardare con occhi diversi anche il gruppo di suonatori di flauto del Perù che si esibivano in piazza castello. A uno comprai pure una cassettina.
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Tatuaggi tribali versus tatuaggi giapponesi. Nulla tradisce l’età di una persona quanto un tatuaggio. Non c’è verso, se convivi con un geco che s’arrampica da qualche parte del corpo, allora hai più di trentacinque anni e sei probabilmente passato indenne attraverso le fasi capoera, pizzica e danze africane. La mia generazione è in bianco e nero, gechi, tribali e le ragnatele sui gomiti (che ancora non me ne do pace delle ragnatele sui gomiti che trasformano le braccia in insaccati) ora vanno i tatuaggi colorati, giapponesi soprattutto, Torino ne è piena, così tanti fiori di ciliegio e soprattutto carpe che manco il mercato del pesce il venerdì. Mi piacciono i tatuati di Tokyorino.
tatuaggi
Barba versus pizzetto. Amo la barba, amo gli attori in versione sette nani, amo Brad Pisolo, James Francolo, Leonardo di Capriolo e compagnia bella. La barba fa fascinosi i belli e decenti i brutti, è la benedizione del nostro decennio. Ha preso un po’ la mano, certo, e con l’arrivo dell’estate consiglio una spuntatina, vi giuro che l’anno scorso avevo un vicino d’ombrellone che temevo aprisse le acque ogni volta che si avvicinava al bagnasciuga. Detto questo per me barba vince pizzetto 1000 a zero, il pizzetto è Baggio, l’unico uomo che riuscì a unire in un’unica soluzione il pizzetto, il codino di treccine e il taglio corto sulla testa. Era buddista Baggio, pare che abbia scritto lo zen e l’arte di lanciare mode di merda. E da quel trauma infantile che il pizzetto mi fa schifo, lo concedo solo ad Ironman, ma a lui perdono anche il tait a zampa.
barba
tutte le superillustrazioni sono di andreabozzo.it (tranne la foto di Dylan in felpa baja, quella è dal mio repertorio privato).
Standard

40 thoughts on “5 mode a confronto. Ovvero come gli anni Novanta mi fanno rivalutare la modernità.

  1. La camicia messicana a me piace ancora, ma non butto via niente.

    Trovo che un cardine dell’inscopabilità anni ’90 sia anche la maglietta a retina: rubata alla fine degli ’80 dall’armamentario del ciclista amatoriale e usata per andare a ballare con pizzetto ingellato e catene dorate.
    Di rara oscenità

  2. Monica says:

    ma che Dylan abbia i pantaloni con il risvoltino? è perché aveva veramente l’acqua alta in casa avendo dormito in spiaggia oppure era già due semafori avantissimo?

  3. Muoro!
    I jeans raccatta-tutto sono stati la disperazione di mia madre e che non si offenda il superillustratore, ma la foto di Dylan è stata un tuffo al cuore.

  4. Io amo Dylan a prescindere! I jeans raccattatutto me li sono conservati ( devo solo perdere qualche chiletto…come si dice sempre!). Io odiavo il Barbour con tutte le mie forze: puzzava di statua cera morta. Il pizzetto mi piace ancora, la barba dipende… bellissime le illustrazioni, specialmente la prima!

  5. Io sono la prva vivente che la barba non fa decenti i brutti.
    Detto questo son morto al “vicino di spiaggia che potebbre aprire le acque”
    grazie sempre dei tuoi magnifici post

  6. ma vogliamo spendere due parole in più su Mark Lenders, che, oltre a essere l’indiscusso re della scivolata spaccacaviglie, dettava anche lui mode da figo perso?

  7. Serena says:

    Mark Lenders, risvolto alla manica corta e ciuffo ribelle….il classico cattivo ragazzo!
    Dalle mie parti il Barbour lo mettevano i fighetti, quelli della colazione al bar la mattina prima di entrare a scuola, della polo con il colletto su (che non ho mai sopportato e tutt’ora non sopporto) e che esibivano le loro facoltose disponibilità economiche. Io, ultima di 4 figli, avevo abiti da mercato e falso Bomber blu/arancione, e mi garbava assai dimolto!! Sono sempre stata una sopra le mode, niente jeans strappati su culo o ginocchia o altro di simile. I risvoltini però non li reggo, come i culi piatti andrebbero aboliti. Barba si ma curata, mica quei nidi di rondine arruffati che ogni tanto si vede in giro!! E comunque sempre viva la salopette di jeans!!!!!!!!!!!

  8. È che tu hai una memoria stratosferica! Ti leggo è credo di avere stampata in faccia quell’espressione un po’ ebete dell’ : – è veroooo! – Spezzo una lancia a favore del Barbour, che oltre che puzzolente, senza orso dentro era pure gelido, però il connubio motorino + pioggia era l’unico a superarlo.

  9. Avete sentito ora che hanno scoperto che la barba è più sporca di un WC? Più germi dentro una barba che nel “trono” di casa… cambierà la moda?

  10. vans says:

    Ache in brianza il barbour pesce morto era solo da fighetti.
    E guai a metterlo con le clarks
    Sempre e solo con le stans Smith

    Cmq al pantalone a zampa con orlo auto creato mi hai steso! Ricordo la gioia dei primi jeans a gamba larga finalmente lunghi dopo un’adolescenza di pantaloni corti (son cresciuta fino ai 16 anni).

    Ma che odio i pantaloni effetto bicolore almeno fino all’intervallo!

  11. E niente, romanticherie nineties a parte( è inevitabile quando passa il tempo) preferisco di gran lunga questi anni quì… e divento sempre più convinta ogni volta che l’occhio mi cade su qualche foto del liceo, e sopratutto sui quei maglioncini a V con i rombi… ho ancora gli incubi

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