Le case degli orrori. I piccoli e grandi traumi d’arredo della nostra infanzia.

Le piante. A casa mia erano vegetali in attesa di staccare la spina. Le stelle di Natale arrivavano per l’Immacolata e non mangiavano il panettone, morivano all’istante non prima di aver patito la tortura dello spillo (avevo scoperto che i fiori quando li pungevi lacrimavano). Il tronchetto della felicità è stato più coriaceo, a un certo punto ha deciso di mutare, è Darwin, è la giraffa che allunga il collo e lui è diventato una palma: un tronco lunghissimo con qualche foglia in cima, l’orgoglio di mia madre. Poi sono arrivati i bonsai che però erano troppo cari, quindi noi avevamo i nonsai. Non ci si capiva con i nonsai, non sapevi se fossero morti o vivi, ogni tanto li annaffiavi, il gatto scemo li mangiucchiava e poi vomitava. In effetti quello facevano. Vomitare.

I soprammobili metereologici. Glitterati, cambiavano colore col tempo, ma tanto non ti ricordavi mai se il blu fosse bello e il rosa brutto o viceversa. Inoltre l’umidità da pentolone perennemente acceso nella cucina di nonna avrebbe mandato in tilt anche il più efficiente Colosseo Bernacca.

L’oggettistica regionale. Noi avevamo la grolla di legno, i piatti del buon ricordo sui muri e anche il mortaio di marmo in salotto, che metti ti venisse un’improvvisa voglia di farti un pesto guardando Fantastico…

I quadri 3D. Mia sorella ne aveva uno con un delfino. Non mi sembrava una gran cosa, fin da piccola vedevo oggetti e animali di ogni genere nella tappezzeria anni Settanta della camera dei miei.

L’oggettistica esotica o anche detta la giungla in salotto. Tutti in famiglia avevano uno zio che viaggiava, da noi c’era lo zio Luciano e i suoi souvenir da esposizione: un ghepardo in porcellana dimensione reale che dopo il passaggio dei nipoti aveva bisogno di una dentiera, l’elefantino con le zanne in avorio, la bambola spagnola ballerina di Siviglia, le mitiche piume di pavone e la conchiglia posacenere (vedi anche mezzo-cocco posacenere).

Un capitolo a parte merita la libreria dove troneggiavano: i Quindici, la Treccani, le Garzantine e i libri sulle regioni d’Italia dove l’Abruzzo e il Molise andavano insieme, alimentando la leggenda metropolitana che il Molise in realtà non esiste. Ogni famiglia che si rispetti aveva un cugino che lavorava alle rotative e che ti faceva avere tutto quel sapere a un prezzo modico.

Il poster di Cioè appeso dentro l’anta dell’armadio della cameretta. Io avevo un Dylan ingrugnito come un carlino per via delle pieghe della rivista.

Le bacheche in legno a forma di casetta che ospitavano dai ninnoli di Murano alle sorpresine degli ovetti Kinder fino alle gommine del Mulino Bianco.

La cyclette in salotto. Rigorosamente acquistata in qualche televendita notturna e mai usata. Stava lì, con un centrino sul sellino, accanto al giaguaro.

Gli angioletti pensosi di Raffaello. Erano annoiati, non pensosi, stavano sul muro a guardare tutto il giorno Forum, come dargli torto? Inoltre a tenergli compagnia c’era la stampa del Pierrot triste sullo spicchio di luna… mai una gioia.

I cuscini con le frasi sdolcinate. I cuscini stavano ovunque: sui letti, sui divani, sulle sedie, per terra d’ispirazione marocchina. I miei preferiti erano quelli con le frasi “l’amore è”, con i due personaggi nudi, evidentemente un inno all’amore saffico, visto che il presunto maschietto della coppia era sprovvisto di pene.

Le stelline sul soffitto. Erano onnipresenti nei soffitti delle camerette di ragazzi e bambini, partivano come tante supernova sberluccichine, finendo per affievolirsi col tempo. Oggi sono una galassia lontana, come l’infanzia.

La statuina del frate esibizionista. Troneggiava nel salotto dei nonni, schiacciavi la testa e ottenevi un testosteronico Fra’ Siffredi, l’idolo di noi nipoti.

Gli orologi swatch giganti da parete. Brutto come un orologio da polso ma ticchettante come una pendola a cucù. Di peggio c’era solo l’orologio swatch gigante da parete brandizzato Ciao, la mitica mascotte di Italia Novanta.

La pianola, la clavietta, il flauto che, a quanto ne so, potevano solo produrre il motivetto della Barilla. La musica nelle nostre case entrava sotto forma di fastidio misto bava. Il flauto puzzava di sputo o almeno così dicevamo alle medie.

Gli specchi con le frasi di Lupo Alberto tipo “fermate il mondo voglio scendere”.

Il prendisole pieghevole infilato nel primo cassetto del salotto, quello che ti schiaffavi sotto la faccia al primo raggio estivo, solo dopo esserti spalmata la pelle di Olio Johnson, il tutto con la benedizione della mamma. Perché a casa mia gli spifferi uccidevano, il buco nell’ozono no.

L’arancione. Televisione arancione, lucidatrice arancione, mangiadischi arancione, carta da parati con fiori arancioni, specchio con la cornice ridipinta arancione, copriwater peloso arancione. Un punto d’arancione che non esiste più, arancione anni Ottanta, un po’ come il rosso menopausa.

robabrutta

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38 thoughts on “Le case degli orrori. I piccoli e grandi traumi d’arredo della nostra infanzia.

  1. Fantastico post! Che ricordi … per la categoria “oggettistica esotica” noi schieravamo l’uovo di struzzo (!) e la maschera tribale africana, che se andavi di notte a bere ti poteva venire anche un infarto; per la categoria “oggettistica regionale” invece il nostro must era il carretto siciliano in miniatura …

  2. Babi says:

    Mentre leggevo facevo celo celo, manca, celo… E da valdostana DOC la grolla mi manca, ma ho una Mole, facciamo cambio? 🙂

  3. Anche io era tutto un celo…celo…celo…avevo rimosso la casettina di legno…ora che ci penso, dove sara’ finita la mia collezione di Tartallegre??

  4. Ilaria says:

    …e gli zoccoletti olandesi di legno flower power da attaccare al muro? il coprivater peloso faceva pendant con almeno 3 tappetini sagomati per sanitari…

  5. Adoro! Io cellò quasi tutte!!!! 😀 W gli ottanta! Scherzo…ma se ci pensiamo qualcosa di bello resta, o no? La cosa più bella che mi resta degli ottanta è la bacheca a forma di casetta che ho sbiancato e riempito di piante grasse.

  6. Ahahahah ma come fai a ricordarti tutti quei dettagli di un’infanzia e adolescenza che (siamo coetanee) io ho accantonato in un cassetto chiuso?! Questo post è forte. Cmq ti volevo dire che ho letto il libro di tua sorella Silvia, e ti dirò di più lei l’ha presentato nel comune di mio padre (sindaco) con una serata dedicata, e io vagheggiavo sul cognome e sulla provenienza dell’autrice: -ma saranno mica parenti?- e poi ieri un’amica mia ha detto che siete sorelle. Mondo piccolo.

  7. Uh cielo che ridere!!! Celo parecchie!
    Ehm, il pollice assassino del punto 1 mi sa che è una indole innata. Il mio compagno ogni tot elimina i cadaveri per compassione (ché per me rimarrebbero al loro posto ancora per chissà quanto….mica sono morti no??! ah come dici? sono stecchiti secchi e in putrefazione??? seeeeeeeeeeeeeee ma dai?).
    Alla collezione oggettistica varia, in qualche casa ancora presente (orrore), aggiungo: l’immancabile gatto in ceramica (parente del ghepardo), i porta oggetti in vetro, le bamboline con la faccia di ceramica (il resto di stoffa..mah!) e i souvenir con l’effetto neve finta.
    Però un MANCA che mi fa invidissima c’è: la statuetta del frate esibizionista mai vista! (questi nonni nr.1!) Però in compenso c’erano delle statue in legno tutte avvinghiate in modo incomprensibile che solo con la maturità (e una certa dose di malizia) alla fine ho compreso cosa fosse veramente… al limite del porno! 😀

    Un abbraccio

  8. Nell! ‘Oggettistica inserirei la palla con paesaggio alpino. Rigirandola e col movimento dell’ acqua contenuta scendeva la neve! Di recente ne hanno regalata una ai miei piccoli e ho pensato… Orrore! Esistono ancora?
    Ps. Noi di arancione avevamo il tostapane, il mangiadischi, il divano e persino le pareti del cucinino… oddio!

  9. Io ho ancora le stelline nella mia camera in casa dei miei! Erano state messe con precisione millimetrica e fastidiosissima per ricostruire le costellazioni del cielo invernale. Poi caddero e mia madre le riattacco’ a caso. Grandi momenti di urto.

  10. La cosa drammatica è che tante di queste cose, a casa dei miei, ci sono ancora! In particolare i souvenir regionali, che nel frattempo si sono globalizzati in souvenir portati dalla badante rumena … ho visto mostruosità che non potete neanche immaginare!

  11. ehm…ce le ho tutte! Confesso inoltre che le stelline le ho messe io in tarda età perché sempre stata invidiosa di quelle delle mie amichette (quand’ero più piccola i miei non le volevano in quanto “si rovinava il soffitto appena dipinto in tono con la tappezzeria”)

  12. Anche io ho uno zio Luciano viaggiatore! Ora gli giro il post.
    Mi ha portato:
    – una tigre giocattolo indonesiana in legno e cuoio
    – una cosa che ha giurato essere un calendario perpetuo, una specie di scacciaspiriti con palette in bambù, un oggetto bellissimo e misterioso
    – una tigre cinese dipinta su carta di riso
    – una camicia vietnamita che ha iniziato ad andarmi bene 15 anni dopo che me l’ha regalata
    Fortunatamente i miei hanno evitato di rienpirsi la casa di orrori. Mia nonna, invece, aveva un cagnolino che cambiava colore a seconda del tempo, che non ho mai visto funzionare.
    Mai.

  13. suicideblondblog says:

    Come enciclopedia avevo la “Conoscere”
    Poster di Cioè ovunque, quello di Martin Kemp degli Spandau è stato l’ultimo ad andarsene, lo baciavo tutte le sere.
    Swatch ti ogni tipo, mi manca quello grosso da parete però!

  14. Lucia says:

    Ciao! Mi tocca fermarmi al giaguaro con apparecchio….davvero divertente questa lista, potrei quasi descriverti la casa di mia nonna 😀

  15. ing.francesca says:

    I quindici sono rimasti da mia mamma e i miei figli conoscono tutte le filastrocche del mitico n. 1! il mio poster era con tom cruise! bellissimo, in una posa ammiccante tratta dal film “cocktail”. Quanti baci gli avrò dato?!?!?!? Sei una grande, come sempre!

  16. …terribili, meravigliosi, ricordi di un mondo che è così lontano…
    i poster di “Cioè” che la SuperMamma non mi permetteva di appiccicare al muro, gli angioletti o le casette glitterate che avrebbero dovuto avere un qualche nesso logico con la metereologia [avrebbero…], e quelle stelline che appiccicavamo io e Jn sul soffitto, e ci piacevano così tanto…

  17. Che ridere! Ma come hai fatto a ripescare tutti questi cimeli che chissà perché (!) avevamo rimosso?!? La bacheca di legno…le mie cugine c’avevano i campioncini di profumi…tremendeeee!!! 😀

  18. no milk, please! says:

    nuooooo…. i miei suoceri hanno ancora un orologio da parete swatch in cucina…
    adesso ogni volta che vado da loro non potrò fare altro che sghignazzare!!!!!!

  19. gio says:

    Le casette di legno sono state per vent’anni in cantina, recentemente le ho ritrovate e regalate alle mie figlie… entusiaste!

  20. Oddio mi si è aperto un mondo di ricordi…..
    I quindici sono ancora a casa di mio papà, il resto l’ho fatto sparire man mano che andavo lì a far le pulizie, ma quelli non riesco, mi dispiace

  21. Serena says:

    Quante verità! I Quindici li ho ereditati io, ora sono nel mio salotto e spero che mio figlio li sfogli presto (che poi si leggeva sempre e solo quello con lo filastrocche).

  22. Maria says:

    Non dimentico le bamboline rigidissime nel loro vestito regionale tradizionale, da me troneggiavano quelle della sardegna, erano bambole ma ci si poteva giocare!. E per chi è piemontese… tutte le mamme avevano paura ” ’d filüra ca fa sepultüra”!

  23. Silvia says:

    Sto morendo! Pure mia nonna aveva il ghepardo di porcellana alto più di mezzo metro, oltre a una collezione di bambole con costumi tipici (non solo la spagnola), un guscio di tartaruga e vari uccelli impagliati.
    Il salotto degli orrori.

  24. Fantastico!! anche io ho fatto “celo manca”, che ricordi con le piume di pavone, messe in un gran vaso alto a fianco la televisione, e poi vogliamo ricordare le casette della Mulino Bianco con il tetto che si apriva, cassetti nascosti con dentro matite, blocchetti tutto in miniatura?? 😀

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