Del Paradiso non ci sono foto.

Lorenzo l’altro giorno è tornato a casa, mi ha detto che nell’ora di religione avevano parlato del paradiso, “le maestre giurano che è un posto bellissimo, ma comunque non avevano manco una foto”. Lorenzo l’Agnostico, degno figlio di sua madre. Io di catechismo c’ho sempre capito poco. Ma di tante ore in quella saletta dell’oratorio mi resta l’ama il prossimo tuo come te stesso. Certo c’era il complicato concetto di prossimo che apriva all’equivoco, io non lo intendevo come persona prossima, vicina, quindi altro da te, ma “il prossimo che incontri”. Tipo se questa storia ti va male, rifatti con il prossimo e amalo come si deve. Un messaggio di speranza e un invito alla leggerezza.

Col tempo ho capito che era l’undicesimo comandamento, quello che contiene e spiega i dieci di Mosè, dove d’amore non si parla mai. Si parla di desiderio, di rispetto di onestà, di doveri coniugali, di padri e figli, ma d’amore manco l’ombra. Ci voleva invece qualcuno che comandasse l’amore e allora arriva Gesù. Ma si scorda di spiegare la cosa più importante, cioè come dobbiamo amarlo questo prossimo. Come te stesso dice, pare sia scontato amar se stessi, dice.

E così seguiamo il comandamento ma facciamo casino, amiamo il nostro prossimo come noi stessi, cioè poco, male, con l’incostanza da petali di margherita, con disattenzione. Tutto il fiato che tratteniamo nell’eccitazione dell’inizio col tempo lo sbuffiamo fuori per noia e fastidio, ci mettiamo rabbia e sbalzi di umore, ci amiamo con ignoranza, ci amiamo per salvarci e per salvare, ma chiudiamo con un “ti salvi chi può, io comunque no”, ci amiamo con la presunzione del per sempre, facendo finta di non sapere che per sempre è solo con noi stessi.

Come vorrei amarmi? Con la tenerezza e la riconciliazione. Mi hanno detto che se fossi un supereroe non avrei quei poteri tipo palle di fuoco dalle mani o telecinesi. No, io sarei Occhio di falco, l’arciere degli Avengers, che se gli spari muore, ma sa fare benissimo la cosa che sa fare benissimo cioè infilzare i cattivi. Più che un supereroe, un superfico. Mi vorrei amare così, cosciente dei miei limiti, ma fiera di fare benissimo la cosa che in quel momento voglio fare benissimo.

Come vorrei essere amata? Con le parole giuste: io ti amo. Ti amo va detto e va detto secco, per illudersi che sia una cosa semplice. Ti amo anch’io, anch’io è di troppo, presuppone di arrivare secondi, di non aver iniziativa, vai avanti tu che ti seguo, suona come il maledetto idem di Ghost. Ti amo tanto, il tanto toglie solennità, non rafforza, sbrodola. Il ti amo lo gradisco liscio, al massimo con l’aggiunta di un Io davanti, che sottolinea l’essere nel pieno delle proprie facoltà senti-e-mentali. Silenzio prima, silenzio dopo, non c’è molto da aggiungere.

Come vorrei amare il prossimo? Con i piccoli fatti dell’amore: ci sei? Ci sono. Considerando l’errore come una possibilità, lasciandosi sbagliare. Si gioca, si fa sul serio, si litiga, si chiede scusa, si torna a giocare e a fare sul serio. Amarsi così nel comunque sei, nel comunque siamo. E nel comunque, io ti amo.

10551099_10152643214876392_1652250720287410940_nFoto: “still practing love” di Susanita.it

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37 thoughts on “Del Paradiso non ci sono foto.

  1. ma poi, il prossimo… il prossimo, dipende. se sei maschio e lui pure, mica bene. o aspetti quello dopo e speri che sia la prossima (e vale ovviamente il viceversa) o vai in irlanda e fai pereppeppè.

  2. Renato says:

    Qualcuno ha detto di amare il prossimo nel modo in cui questo vorrebbe essere amato.
    E’ già un buon punto di partenza ; sempre che ti piacciano i suoi gusti.
    Altrimenti son solo dolori!

  3. “Ci sei? Ci sono!” ESSERCI: nella maggior-parte dei casi il segreto è tutto lì! Soprattutto quando SI E’ nel pieno delle proprie facoltà “senti e mentali” e i COMUNQUE non diventano troppo rumorosi tra un silenzio e l’altro!
    Ps. La tua scrittura ha il potere di penetrare negli angoli più nascosti delle proprie fragilità alla ricerca del coraggio per riderci sopra…. Mi associo alla pioggia di complimenti che hanno già inondato questo blog!

  4. Anche chi ti ama dovrebbe farlo con i piccoli fatti dell’amore,esattamente come faresti tu .Un “ti amo liscio” non può bastare.Ti auguro che quello che desideri, non si faccia più attendere,perché è bellissimo già a parole e merita di diventare realtà.

  5. pjperissinotto says:

    Le tue parole mi hanno colpito, sono semplici, ma di grande originalità ed efficacia. Se ne condivide completamente lo spirito e la visione di un sentimento che dovrebbe essere lasciato libero di essere la sua essenza senza tutto quello che invariabilmente le persone ci mettono a contorno, per complicarlo e sminuirlo.
    Questo dell’amore è un tema davvero complicato. Non è un caso che ci si perda sempre a cercare di carpirne e spiegarne anche solo qualche singolo aspetto. E capita anche di arrivare non troppo presto nella propria vita a dover riconsiderare quelle che un tempo ci sembravano vere certezze.
    “Io ti amo!”, condivido il tuo pensiero, è la frase perfetta da dire. Se proprio dobbiamo dirla. Ma ultimamente penso che, se facessimo veramente bene il nostro “mestiere di amanti” non dovremmo dire proprio niente e dovremmo invece sentirci appagati nel momento in cui ci sentiamo dire: “Tu mi ami!”. Stessa semplice asciutta completezza in arrivo dall’oggetto del nostro amore.

  6. Se c’è una frase che ancora mi tiene ancorata alla religione, credo sia proprio questa.
    Ama il tuo prossimo come te stesso.
    Alla fine dice tutto, non credi?
    Lo so che non sappiamo amare noi stessi, ma la soluzione è tutta lì, nella bilancia.
    Perché non devi amare il prossimo più di stesso, sarebbe un guaio, ma nemmeno meno di te stesso, sarebbe egoismo.
    Io per esempio sbaglio un casino. Poiché mi amo molto poco, per contrappasso non faccio altro che amare gli altri in continuazione, chiunque entri nella mia vita, avanti c’è posto.
    Mentre invece c’è quell’equilibrio lì, che invidio e che vorrei raggiungere prima o poi.
    Ama il tuo prossimo come te stesso.
    Niente di più, niente di meno.

  7. melaverde says:

    Enrica, la verità la sai e la spieghi meravigliosamente nel lasciarsi sbagliare ma il fatto è che mamma tua ha sempre ragione: siamo tutti dilettanti.

      • Un misto di vicende familiari che manco Sentieri (non siamo all’omicidio ma tra avvocati e igiene mentale non mi sento di escludere nulla e soprattutto: va avanti da trent’anni) e un “ex” che è come me e ci detestiamo e ci vogliamo con la stessa intensità reciproca ma soprattutto ci detestiamo, più la vita reale.
        Cristoddio.

  8. riflessioni particolarmente interessanti direi…
    sono credente, con una propensione forte nei confronti di Dio e della fede, ed una scarsissima predisposizione nella Chiesa e nelle sue persone.
    andavo a messa da bambina, ed ho ripreso nell’età adulta, e mi ha portato tanto tanto bene… perché mi ha accompagnato nella parte migliore della mia esistenza!
    ed ho smesso comunque, perché era giusto smettere, perché era giusto lasciare il posto a chi aveva più voglia di ascoltare le parole che l’uomo ha travisato e ravvisato, rispetto a quelle che realmente possiamo interpretare nei nostri dialoghi con Lui

  9. Silvia says:

    I piccoli fatti dell’amore sono tutto ciò che serve. Per amare, per amarsi, per guarire e per crescere.
    Grazie per le tue belle parole!

  10. Te pensa che rivoluzione sarebbe se la fuori tutti amassero tutti o almeno non ci fossero odio e prevaricazione. Gesù (o i suoi biografi/inventori) ha avuto un’idea talmente rivoluzionaria che da allora nessuno è riuscito a metterla in pratica.

  11. Ho scoperto il tuo blog ora e me lo sto divorando nonostante siano le 3 e passa di notte e gli occhi mi si incrocino…Anche questo post è un emozione, soprattutto la conclusione. Che alla fine io fra tutti i modi di amare il prossimo, preferisco quello insegnatomi dal mio prof di psicologia “Ama il tuo prossimo in quanto se stesso”, non come vorresti essere amato tu, ma come vorrebbe essere amato lui/lei in tutta quella complessità che vi è quando si è una persona che entra in collissione con altre persone e anche con se stessi. E poi amarsi in quanto se stessi con ogni limite e forza, con ogni riflesso e ombra!

  12. Lorena La Spettinata says:

    Quindi posso dividere la colpa di tutti i miei casini esistenziali tra la religione e Cenerentola ????? ….. 😛

  13. Elena says:

    Come mi ci ritrovo anche io in quello che scrivi.. Ha sempre una sua qualità di leggerezza e consolatoria insieme.. Per ricambiare, con una cosa che non ho certo fatto io ma un po’ mia la sento, ti lascio questa canzone di Leonard Cohen, in cui anche lui dice la sua su cosa fare con questa “golden rule” che ci guida solo fino a metà strada, e poi son cazzi… 🙂

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