La maternità è una “sconfort zone”.

sole di lori

Lorenzo disegna un fiore davvero strano. Glielo dico: sembra quasi una stella alpina con un gancio al posto del gambo. “Non è un fiore, mamma, è un sole-ombrello, così quado piove lo apri e smette subito”.

Mi stupisce sempre la semplicità con cui i bambini affrontano i problemi. Illogico ottimismo. Capita che si litighi giocando e allora si chiede scusa e si torna amici come prima, capita che si cada e un cerotto colorato chiuda la ferita, capita che si abbia paura e che una lucina vicino al letto allontani le ombre. Capita che piova, che la tensione salga e le nuvole si carichino di elettricità. Per chi non cogliesse la sottile metafora, la pioggia è la tristezza e le nuvole sono gli impegni, i malumori, le pressioni, le risposte che arrivano sempre troppo tardi, la distanza tra quello che credi ti spetti e quello che ti aspetta davvero, la pienezza di palle, i vuoti di senso, il senso di vuoto.

Capita e allora basta aprire l’ombrello-sole e torna il sereno. Bello ci sia qualcuno a ricordarmelo, io lo dimentico sempre l’ombrello.

Ma poi forse no, forse sono io l’ombrello-sole per i miei figli, sono io a dovermi aprire per scaldarli e proteggerli. Sono la mamma, ragazzi, e a cosa serve la mamma se non a scaldare e proteggere? Mi viene in mente una di quelle definizioni abusate da chi insegna a vivere: la comfort zone. Quelli che insegnano a vivere dicono “life begins at the end of your comfort zone”. La comfort zone è dove ci sentiamo a casa, tra le abitudini, le cose che conosciamo, i sentimenti tiepidi. Ecco, io come madre, se le cose vanno come devono andare, vorrei essere la comfort zone dei miei figli, sapendo benissimo che la loro vita da adulti, la loro indipendenza, inizierà necessariamente uscendo da me. È naturale, un pochino crudele forse, ma naturale.

La fase più dura ed eccitante della mia vita adulta è iniziata diventando genitore femmina (credo valga anche per genitore maschio comunque). E infatti la maternità è uno stato tutt’altro che confortevole o comodo, alla maternità non si fa mai e poi mai l’abitudine. Le neomamme guardano le mamme esperte invidiandole perché sono fuori dalla fatica degli inizi, le mamme esperte guardano le neomamme invidiandole perché “bambini piccoli, problemi piccoli”. Appena impari le regole cambiano i giochi. Ami, senza altra scelta, qualcuno che continuerà a trasformarsi sotto i tuoi occhi, un essere umano che ogni risveglio restituirà familiare ma diverso rispetto alla sera prima. Dà le vertigini. E poi ci sono le volte che li guardi e ti domandi “cosa avrò fatto per meritare la vocetta di Marta che canta Lady gooool davanti a Frozen?”.

L’unica risposta è che non ho fatto niente, nessuno fa niente per meritarsi i figli. Non si merita l’estate. Accade e basta. Come la pioggia, come le nuvole e come le nuvole, il sole che scalda e protegge.

ilaria

L’acquerello di sole è di Ilaria Urbinati (godetevela qui: http://inapencil.blogspot.it/).

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21 thoughts on “La maternità è una “sconfort zone”.

  1. Bello, bello, bello!!!!! Mi hai fatto emozionare. La mamma è sempre la mamma, è casa, è quella persona che per quanto si odi (soprattutto durante l’adolescenza e poi dopo certe volte) la si ama sempre, quanto se stessi e rappresenta un rifugio, l’ombrello sole che riporta il sereno quando se ne è andato, che fa evaporare l’acqua delle lacrime e poi si riparte ognuno con il suo viaggio nella vita sapendo che si ha sempre una persona da cui tornare per amare ed essere amati anche quando tutto va male o fa troppo male!

  2. tuo figlio è geniale, questo è certo…
    io credo che nessun genitore meriti o demeriti il merito del figlio, ma è bravo nell’estrapolarne il merito…

  3. vans says:

    Lo so, i miei commenti sono ripetitivi. Sei un genio! (Anche Lorenzo pero non scherza)

    Appena impari le regole cambiano i giochi è una delle più belle definizioni della maternità mai lette.
    Invece quelle che dicono “bambini piccoli, problemi piccoli ” meriterebbero una testata sul naso, cosi senza commenti.
    Io credo che in quel modo di dire ci sia un pochino di rimozione. .. Nel senso… Sono 18 mesi che non dormi più di 4 ore una in fila all’altra. .. È normale che la memoria vada un po a quel paese, no?

    • Non ho mai amato quel detto neppure io, però devo chinare il capo e ora che ne ho uno di maturità e due piccine alle elementari, ammettere che vorrei restare sveglia nel cuore della notte perchè piangono e non per altro 😉 .

      Il sole-ombrello andrebbe brevettato e forse anche Lorenzo.

  4. Pingback: Top of the Post - 15.06.2015 - The Swinging Mom

  5. Pingback: Top of the post: 15 giugno 2015 - Le Birbamamme

  6. l4paola says:

    Eppure, appena ho visto il disegno del tuo bimbo, ho subito pensato a “sole-ombrello”. E mi conforta sapere che pur essendo adulta, ho ancora la bambina dentro che mi fa cogliere la semplicità.

    Quando il mio pargolo era piccolo, guardavo pure io le altre coppie di neo genitori e mi sembrava che i loro figli fossero più bravi, più buoni, più tutto. Come mi sbagliavo.

    Sorrido ancora (di me stessa) quando, il giorno che io e il pargolo uscimmo dall’ospedale, chiesi all’ostetrica ” e mo che faccio?” guardando il piccolino racchiuso nell’ovetto. Lei mi diede la risposta più giusta ” e ora vivetevi”. 🙂

  7. Davide says:

    Questo post è un capolavoro. E dove non arrivano le umane imperfezioni stilistiche arriva la metafora dell’ombrello del sole. Non sono papà ma lo sarò nei prossimi mesi, questo post mi aiuta ad affrontare questa nuova avventura con uno spirito diverso

  8. Lorena La Spettinata says:

    Da quando ti leggo ho sempre un occhio che piange e uno che sorride ….. 🙂
    Io ancora devo capirlo fino in fondo che sono la mamma di mio figlio …..ma non ho fretta …..sono passati solo 7 anni da quando è nato !!

  9. gianbumbi says:

    Quello che scrivi è talmente perfetto che comincio ad imbarazzarmi, quando ti leggo. Il penultimo capoverso per me è “la verità”.

  10. La mamma e il papà rappresentano i custodi della confort zone: i figli, crescendo, fanno esperienze che portano al di fuori, in zone spesso meno confortevoli. Soprattutto quando si diventa figli adulti o a propria volta genitori, ci si rende conto di quanto volentieri si ritorni nella confort zone, chiedendo che quell’ombrello si apra ancora.
    Bellissimo post, complimenti.

  11. Come quando sei incinta e all’improvviso, realizzi una cosa. La maternità ha in sé il più bello dei paradossi. La donna si avvia, per 9 mesi, con consapevolezza ad uno dei momenti, anzi, diciamolo, al momento, di maggior dolore fisico della sua vita, eppure, lo fa con serafica felicità. Ecco, questo è essere mamme: sorridere un po’ incoscienti, un po’ guerriere, un po’ inebetite dall’amore ad dolore. Sfidarlo e vincerlo, sempre.

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