Una foresta che cresce non fa rumore.

Una foresta che cresce non fa rumore. così dicono. O fa un fruscio tanto lieve da perdersi nel fondo. E una persona che cresce? Le ossa che si allungano, i peli che si infoltiscono, l’equalizzatore della voce che alza i bassi. Il corpo non lo sente nessuno, lavora di notte, a tirar tendini, gonfiar ghiandole, arrotondare anche. Però se ci fai caso senti altro.

Una persona che cresce fa il clac, della prima porta chiusa a chiave per lasciare fuori fratelli, sorelle e genitori e stare dentro ai propri pensieri, magari farsi un piantino sulle piastrelle del bagno, mentre scende l’acqua nella vasca, guardarsi allo specchio così a lungo da non riconoscersi più. Una persona che cresce fa il bip bip del clacson di un’auto posteggiata sotto casa, alla guida un ragazzo troppo timido per il citofono, troppo di corsa per spegnere il motore. Solo bip bip e lei scende quattro gradini per volta, lo bacia, si fa condurre, guida lui.

Una persona che cresce fa lo zip della cerniera che chiude la valigia e si parte senza scappare, si parte per correre verso qualcosa che assomiglia al futuro. Io sono cresciuta col tic tac delle attese, quando sembra che non succeda niente fuori e invece cambia tutto dentro. Aspettare è formativo, allena la pazienza, allarga la comprensione del mondo e finisce che nelle fragilità del “forse” ti fai forte tu.

Io ieri notte ho sentito il rumore di Lorenzo che cresceva: tum tum tum. I passi rapidi sul pavimento, nel cuore della notte, ho pensato “viene da me, un brutto sogno” e invece ha tirato dritto verso il bagno, ha fatto la pipì e poi, tum tum tum, è tornato a letto, niente “mamma mi scappa”, niente “mamma ho sete”. Che eco dentro di me quei passi silenziosi da astronauta sulla luna, che casino.

Una foresta che cresce non fa rumore, ma sono sicura che le radici sentano tutto benissimo.

susan

foto: http://www.susanita.it (non siamo noi, ma potremmo)

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37 thoughts on “Una foresta che cresce non fa rumore.

  1. Pensieri Liberi says:

    un silenzioso divenire che può essere descritto da rumori percettibili solo da orecchie (e non solo quelle) sempre attente
    bello, delicato e VERO, complimenti

  2. Annika says:

    Oddio… Lo so e ne sono terrorizzata!
    In più la mia famiglia è composta da due mamme e due bambine, che negli anni si trasformeranno in due donne in menopausa e due adolescenti!!!

  3. Ho un ricordo simile al tuo, una bimba che si sveglia e invece di correre nel lettone si prepara la colazione da sola. Passi silenziosi che creano un gran casino davvero.

  4. Mi stupisco e rifletto sulla straordinarietà della crescita anch’io, in questo periodo.
    La mia piccola fa “Sclunk!” quando si sveglia dal sonnellino pomeridiano e, quatta quatta, si alza dal lettone, si avvicina alla porta di camera, si allunga verso la maniglia e… magia! La apre.
    La mia grande fa “sdeng! Ping! Ting! Sklank!” e anche “CRASH!!!” quando alle 5 del mattino di una domenica qualsiasi decide di apparecchiare la tavola per la colazione.

  5. I rumori cambiano man mano che gli anni passano e anche noi cresciamo con quei rumori…io sto iniziando a chiedermi per quanto tempo ancora li sentirò e da quando dovrò iniziare a farne a meno e mi mancano già 🙂

  6. Alcuni gesti dei nostri piccoli che fino a ieri magari ci infastidivano (tipo la mia Dudi che mi tocca le labbra per addormentarsi ) oggi diventano benefizioni al solo pensiero che domani non ci saranno più. ..

  7. cavallogolooso says:

    Io poi come mai mi faccio venire i lacrimoni per questo? Boh. Però c’è qualcosa nella mia immaturità sempre presente… quella cosa mi fa incazzare verso il “piantino”. Incazzare poco.
    Ho già finito, guarda.

    Ho tanto tanto tanto tanto a che fare con le ragazzine, un po’ meno con i ragazzini, da qualche anno. E osservo, più che altro. Ascolto anche. Motivo per cui in effetti me ne raccontano talmente tante che mi invecchiano ad ogni racconto.

    In effetti non hanno pazienza. Noi nemmeno eh. Ci sarà sicuramente una bellissima frase che li dice in latino: i giovani sono irruenti e dicono che i vecchi sono immobili, i vecchi sono prudenti e dicono che i giovani sono avventati … eh? Dai, ma in latino.

    Vabbé. Eravamo (io sono del 74) sicuramente impazienti anche noi… ma come hai detto (e anche Yoda) … abbiamo *imparato* la pazienza. Ogni cosa – che è splendida – che sia stata fatta per velocizzare, ha però un effetto secondario che io non vedo tanto di buon occhio.
    La pazienza non è solo accettazione passiva o essere accomodanti e servili verso qualcosa o qualcuno.
    La pazienza di ascoltare una canzone dall’inizio alla fine … è forse un pregio? Boh. La pazienza di ascoltare una persona dall’inizio alla fine, questo forse si, potrebbe essere palloso, certo. Ma non per partito preso.
    Una canzone, specie di quelle che piacciono a questo vecchio rockettaro demodé, di “rock progressivo”, ad esempio, possono partire piano, molto piano… poi prenderti in tutti i modi, poi farti riposare ed accarezzarti … e poi ripartire a cavalcare fortissimo … sono persino metallare, figuriamoci. Ma se non hai pazienza … se hai ansia mista a fretta … non è voglia di godersi il futuro al più presto… è solo ed esclusivamente fretta.

    E così alcune di queste frette si accumulano l’una sull’altra costruendo qualcosa di fretta, mattoncino su mattoncino, senza il tempo di riflettere, anzi, con un certo fastidio verso la riflessione.

    Le radici sentono molto, ma molto lo immaginano. Di sicuro però tutti vedono: vedono che ieri non riuscivi a tenere il ciuccio in mano e oggi ci riesci. Che ieri ti mettevi solo il pollice in bocca mentre ora ti ci metti tutta la mano e con grande sorpresa rigurgiti tutto il latte che prima avevi preteso con intransigenza ed un pianto che ieri non si capiva se fosse quello o questo. Ma oggi si capisce: oggi significa “cheppallenonvogliodormire” mentre l’altro è “fame! tetta. subito.”.
    Forse non si sente, ma si vede. E i sordi vivono nel silenzio dei suoni, ma quanto rumore fa ciò che pensano…

    Evviva il tuo dono della sintesi.
    Una sleccazzata sulla faccia con tanta senape.
    Ciao! 😉

  8. suicideblondblog says:

    Una foresta che cresce fa BRUM BRUM e il mio bimbo parte per il suo primo campeggio. Soppravviverò?

      • suicideblondblog says:

        Si, sicuro. Solo una cosa mi turba, in nove anni avrà dormito dai nonni cinque volte malcontate. Farò la dura, lo porterò, sorriderò, saluterò ed al ritorno piangerò. Garantito. Soppravviverò certo.

  9. Lalla says:

    Anche a me la colazione preparata in un giorno di lavoro ha fatto stump al cuore. Il caffè macchiato era anche bello caldo, proprio come piace a me 😦

  10. Eccolo li il colpo basso della domenica sera.
    Hai ragione. Anche il mio alberello ogni settimana tira fuori foglie nuove, alcuni rami secchi cadono ma diventa sempre più rigoglioso e desideroso di più aria e attenzioni.
    Impazzisco all’idea che un giorno arriverà il momento in cui il suo papà non sarà più il suo supereroe ma solo “il mio vecchio”. In cui non avrà più bisogno di me mentre io da quando è nato ho bisogno di lui per dare un senso a questo tempo che mi sfugge tra le mani e che lo sta facendo crescere senza fare rumore

  11. Sarà il settimo mese da panza-munita, sarà che ho fatto fatica ad accettarla…no, non la panza, ma quello che c’era dentro, sarà che sai scrivere e bene. Ma mi sono commossa. Verissimo: crescere non fa rumore, come non fa rumore quella cosa chiamata freddamente “feto” nella mia pancia. Ma io lo sento, lo sento che si sposta e si espande e si prende i suoi spazi. Soprattutto nei miei pensieri.
    Grazie, bellissimo post!
    Frankie

  12. alessiawhatelse says:

    “Una foresta che cresce non fa rumore, ma sono sicura che le radici sentano tutto benissimo.”

    Ciao Enrica,

    ho conosciuto il tuo blog grazia a Machedavvero e non posso che quotare in toto quanto Chiara dice di te! 🙂
    Sto leggendo piano piano il tuo blog e ti asmo già!

    Sono mamma (separata da poco) con un nini di 4 anni e mezzo e la frase di cui sopra…sì, le radici sentono tutto benissimo! E tu mi fai piangere, adesso! E sono in ufficio! E ho fatto l’ordine sul sito della Mondadori 2 gg. fa e se lo sapevo che c’era un tuo libro lo compravo subito! (e vabbhe, sarà per il prossimo ordine, dai!).

    Grazie dei tuoi pensieri, passerò di qui molto spesso! Un bacetto!

  13. Alessandra says:

    La mia piccola tra qualche giorno compie un anno. Cammina incerta aggrappata alle mie mani e in questi giorni stavo giusto pensando a quando si staccherá, per la gioia della mia schiena e un po’ meno del mio cuore. Impariamo a lasciarli camminare da soli un pezzetto alla volta…
    e non sempre è facile dosare gli interventi, divisi tra il loro bisogno di crescere e la nostra paura di vederli farsi male.
    loro imparano a vivere e noi a lasciarli vivere, fuori da noi, giorno dopo giorno.
    Grazie per quello che scrivi, è poesia. ..

  14. Enrico says:

    <>. Il rumore di Edoardo e Gabriele che crescevano. Minchia che ricordo mi hai ripescato. E pure un bel rigurgito di magone. Come allora. Grazie Enrica

  15. Enrico says:

    Tum tum tum. I passi rapidi sul pavimento, nel cuore della notte … e invece hanno tirato dritto verso il bagno, hanno fatto la pipì e poi, tum tum tum, sono tornati a letto, niente “papà mi scappa”.
    Il rumore di Edoardo e Gabriele che crescevano. Minchia che ricordo mi hai ripescato. E pure un bel rigurgito di magone. Come allora. Grazie Enrica
    P.S: nel mio commento di prima ne mancava un pezzo … 🙂

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