Dio solo sa quanto una donna abbia bisogno di credere nelle tovagliette all’americana dell’Ikea.

Il catalogo Ikea ha fatto molti danni, almeno quanti la famiglia Mulino Bianco. Con la differenza che io a vivere nel Mulino Bianco non c’ho mai pensato veramente, troppo isolato, troppe zanzare. Invece in quegli appartamenti felici con le coperte colorate sui divani e il sole abbagliante e l’effetto Pinterest mi sarei trasferita subito, avrei messo la firma su un mutuo trentennale per apparecchiare la colazione già la sera prima con tovagliette all’americana fantasia. Dio solo sa quanto una donna abbia bisogno di credere nelle tovagliette all’americana fantasia.

C’è un preciso momento della vita di un individuo in cui scatta il bisogno impellente di possedere dei contenitori da cucina con il tappo grigio, tre per l’esattezza, uno per la pasta, uno per il riso e uno per il sale grosso da posizionare sulla cappa, sopra ai fuochi. Non importa se poi si ricoprono di una patina di unto alta due dita, il sale grosso si inumidisce per il vapore e si trasforma nella moglie di Lot in fuga da Sodoma e la pasta fa le farfalle.

Tutto andrà comunque bene finché in bagno ci saranno i portatutto in tessuto bianco per infilare i flaconcini, i trucchi e le spazzole. Non importa se i portatutto in tessuto bianco assorbono umidità, fanno la muffa e sul fondo si riempiono di mozziconi di matite per gli occhi e luridi trucioli di temperini senza portatemperino.

Oggi ho una casa difficile da catalogare. Sul pavimento del corridoio ci sono le sonore cadute di chi gioca a rincorrersi. Tra l’altro non mi capacito ancora del rumore assordante e sovradimensionato che fa un esserino così piccolo quando va giù in terra, un boato spaventoso seguito da un secondo di silenzio assoluto e tu dentro pensi “è andato in frantumi”, ma poi basta un abbraccio per rimettere tutti i pezzi insieme.

In bagno c’è Marta che mi lava i piedi quando torno dall’ufficio, ha questa fissa da quando le ho detto che non posso prenderla in braccio se sono stanca. Mi segue e mi insapona per mezz’ora “via! Non scei più tanca!” e Lorenzo gioca con le macchinine accanto al bidet. Stiamo lì, con la ventola rotta che macina fracasso, a raccontarci la giornata. “Poi Martuzzi tocca a te fare il bagno, fa caldo e sei sudata”, “No vojo, no sai mamma che i bambini si lavano col sciudore?”.

In camera c’è la luce del primo pomeriggio che filtra dalle persiane e riga il letto e sul letto una bambina appena sveglia, si è seduta e guarda con occhi saggissimi qualcosa di indefinito, è incerta tra lo stupore per il posto strano dov’è stata e lo stupore ancora più grande per il posto strano dov’è tornata.

Nella cameretta c’è lo stipite della porta dove restano le tracce a penna della crescita degli inquilini: le tacche irregolari, la calligrafia incerta di chi scrive accovacciato, i nomi, le date tutte lì in fila che sono la misura della vita.

Poi, su una mensola, c’è ancora lui, il contenitore di vetro con il tappo grigio. Perché Dio solo sa quanto una mamma abbia bisogno di un indistruttibile contenitore di vetro con il tappo grigio, sopravvissuto al sale, alla pasta, alle farfalle, all’unto. Senza dubbio alcuno è molto più bello oggi che nel catalogo Ikea 2003.

ikea

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23 thoughts on “Dio solo sa quanto una donna abbia bisogno di credere nelle tovagliette all’americana dell’Ikea.

  1. Sto aspettando il momento giusto per prenderli,prima ho bisogno di un fottutissimo bilocale,piccolo ma MIO. E pur da maschietto non mancheranno suppellettili Ikea,voglio una casa colorata,allegra e moderna,con quadri moderni che mi facciano affacciare sul mondo,voglio un super frigorifero anche se sarà semivuoto per la maggior parte del tempo e sopra la cappa i contenitori. Voglio dei vasetti pieni di caramelle,il mazzo di peperoncini attaccato al muro bianco e una pianta di basilico fresco. Sarà casa mia,ci porterò chi dico io e sarà bella,bellissima perché sarà casa mia.

  2. melaverde says:

    Il barattolo l’ho trasferito sulla libreria e ci ho messo dentro sabbia rossa e piccola rosa del deserto ricordo di un viaggio con il loro papà quando ci si voleva bene e loro erano ancora nei sogni. Che qui non si butta via niente. Mannaggia.

  3. Ci hanno fatto credere che bastano 3 contenitori in vetro per sentirci ordinati e avere una cucina degna di questo nome. Lo penso ancora più forte ora, che giusto mi accingevo ad andare a sgrassare il mio micro piano cottura. Sgrunt.

  4. Altro che il magico potere del riordino e le domeniche pomeriggio passate con la testa cacciata negli armadi. Il magico potere dell’idea del riordino targata Ikea. Rapida, economica e fallimentare in modo consolatorio! Bellissimo post!!

    • io il potere del riordino non l’ho letto… temo che su di me non avrebbe molta presa. Viva il fallimento consolatorio! ci sono abbonata. Un abbraccio

  5. Lorena La Spettinata says:

    li ho tutti e tre saldamente incollati alla mensola sopra alla cappa …..se li levo viene via pure il legno che ricopre la mensola …..quindi stanno BENISSIMO LI’ !!!!! …questione di sopravvivenza !!!

  6. quando ho deciso di maritarmi, tutti i weekend erano buoni per andare all’ikea… un luogo incantato ed incantevole, nel quale mi sono ritrovata completamente sempre, come a casa… però le tovagliette americane non le ho mai acquistate… i contenitori si, tanti ma davvero davvero tanti

  7. 😂😂😂 Gli ultimi anni sono stati dedicati a ristrutturare casa. Ikea! Santa Ikea! Senza di lei non avremmo che i muri! Una sera Rebecca (5 anni allora), era in cucina pensosa, la sua espressione assorta ci ha distratti facendoci soffermare su di lei. Si è guardata intorno e finalmente ha messo insieme il suo pensiero: “Questo è il fantastico mondo di Ikea…!” Piccolo cervello in deviazione…

  8. Serena says:

    Io in quel contenitore di vetro con il tappo grigio ho messo le caramelle, quelle di “alluee” come dice il mio 4enne…

  9. Ma che meraviglia! Dovresti pubblicare questa roba! è veramente deliziosa!!!! l hai già pubblicata? perché non ti chiedono di pubblicarla? 🙂 grazie ancora

    • Ciao! grazie dei complimenti, ho pubblicato un romanzo per mondadori che si intitola “la verità, vi spiego, sull’amore”, è uscito qualche mese fa… magari ti fa piacere sbirciare tra le pagine in libreria. Un abbraccio!

      • Grazie! Vedi, lo sapevo! Non si scrive così bene “impunemente”! Abito in Francia, lo cercherò’ in vendita su Internet! Grazie mille e buona continuazione!!!! Ti voglio al premio strega!!! Baci, Francesca

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