Lettera a una sconosciuta compagna di viaggio dove fondamentalmente mi scuso per la mia esuberanza riproduttiva.

Non so perché ho così bisogno che tu mi sorrida, amica mia sconosciuta. Siamo in questo treno, tu davanti a me, io accanto a mio figlio. Lorenzo sfida Newton e Newton vince sei a zero. Cadono: una pallina che rotola al fondo del vagone (recuperata gattonando tra i sedili), tre pennarelli, due piccoli Spiderman, una macchinina e un aeroplano di Planes, i coglioni di tutti gli astanti. Seguono 27 pagine lette ad alta voce di Pippi Calzelunghe, 45 “metti giù i piedi”, infiniti colpi metallici del posacenere aperto-chiuso a ghigliottina. E siamo partiti da meno di un’ora.

E tu stai lì, la faccia immersa nel portatile, rannicchiata per non ricevere l’ennesimo calcio, ché i bambini non sanno tante cose ma colpire dove fa più male in quello sono maestri. Odii me, la mia voce che ripete “fallo ancora una volta e ti tolgo i giochi”, odii Pippi Calzelunghe e i servizi sociali svedesi che non fanno il loro dovere, odii pure i servizi sociali italiani che non ci sono mai quando serve, quando mi sono riprodotta per esempio. Tu mi odii e hai tutte le ragioni, non ti meritavi questo viaggio con mio figlio versione Palla Pazza che Strumpallazza, ciondolone e annoiato. Te lo dico “scusa eh, di solito non fa così”, abbozzi una smorfia e continui a guardare lo schermo. Sono una madre “scusa, di solito non fa così”, in un mondo di mamme “scusa, di solito non fa così” e di figli “ma certo che di solito facciamo così!”. L’estate ci tira fuori il peggio, la prova cortile ci smaschera, se d’inverno le finestre chiuse insonorizzano le assurde minacce, le sgridate, d’estate fingere diventa impossibile, le imperfezioni della maternità si fanno evidenti, siamo tutte smagliature e volontà da rassodare.

La mia vicina di casa, per esempio, urla ai figli di andare a dormire intimandogli l’arrivo di un lupo che dovrebbe vivere nelle nostre cantine. Poi quando dormono, questo non lo sento ma lo so, li bacia, li annusa, si scusa. Siamo mamme bastone e carota, amica mia sconosciuta che il bastone lo custodisci così gelosamente là nella tua intimità, dove non batte il sole e pensa che poteva andare peggio, poteva esserci anche Marta con noi. Ma non te ne voglio, sei bella, sei giovane e puoi fare finta di essere chi vuoi, io lo facevo sul treno, oggi non posso, non ti dimetti da tutto questo raccogliere, scattare, prendere al volo, trattenere e lasciare andare, non c’è viaggio, tregua, vacanza che tenga. Non si scappa, non si fugge, al massimo si gioca a nascondino e si perde sempre, loro ti scovano e tu sei felice di farti trovare.

 

Poi d’improvviso Lorenzo, il tuo nemico, ti punta.

– Tu hai bambini?

– No, non ne ho.

– Allora quando li fai, li porti e così giochiamo.

– Lori non disturbare la signorina. Intervengo io (dimenticavo, sono anche una mamma dal “non dar fastidio” preventivo).

– Non disturbo, vedi che sorride?

Sorridi è vero. Lorenzo i sorrisi li scova sempre. Scusalo, fa sempre così.

ilariaIllustrazione bellissima di Ilaria Urbinati: http://inapencil.blogspot.it/

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79 thoughts on “Lettera a una sconosciuta compagna di viaggio dove fondamentalmente mi scuso per la mia esuberanza riproduttiva.

  1. Giù says:

    Ma come si fa meravigliosa Tiasmo, come si fa a trattenere, fermare, imbrigliare l’energia potente e dirompente di questi piccoli esseri umani? E’ difficile, forse impossibile. E noi madri a dire, smettila, scusi, a casa ti faccio vedere io, basta, guardi di solito è una bambina tranquilla… ma di solito quando? Che dobbiamo fare? Chiuderci/li nella torre d’avorio finché non arrivano alla maggiore età? Facciamo quello che possiamo… con il fuoco negli occhi, le mani che pizzicano e la voce che continua ad urlare… smettila, scusi, a casa ti faccio vedere io… etc.

    Sei bravissima, comunque.

  2. Buffo questo post.
    Ci sono queste due grandi categorie: i bambini che si sentono e dei bambini che non si sentono. I bambini che non si sentono, da grandi, odiano i bambini che si sentono.
    A me, per dire, era interdetto di alzarmi dal tavolo della pizzeria e persino di chiedere il permesso per farlo. La parola d’ordine era non esistere, non farsi sentire, non disturbare. Soprattutto non disturbare gli altri. Ma non era un consiglio, non era neanche un’ingiunzione con la vaga minaccia della sottrazione dei giochi: il non disturbare era la condizione sotto cui era posto l’amore dei nostri genitori per noi.
    Quale fosse il valore pedagogico di questa stronzata, ancora non lo so.
    Mio padre – che purtroppo unico superstite e dunque unico destinatario degli strali – sostiene convintamente che fosse per prepararci alla vita, per darci delle regole, disciplina.
    Bubbole, se posso dire.

    Io ti avrei guardata malissimo. Probabilmente anche io alla fine avrei sorriso (forse) come la signorina, che probabilmente condivide con me la medesima sindrome di Stoccolma. Ma soprattutto avrei invidiato Lorenzo.

  3. Senza alcuna piaggeria, è uno dei pezzi più belli che io abbia letto sui blog. Ed il bello è che ti capisco, perché in illo tempore io ho fatto la parte del “padre che si è dovuto scusare per la sua doppia esuberanza riproduttiva”. Un articolo magnifico che merita ben più del mio riconoscimento. Ciao, Piero

  4. Sara says:

    Ero una bambina che non dava mai fastidio. A 21 anni ho avuto un figlio meraviglioso ed esuberante. Sono diventata una mamma “scusa”, incapace di contenere mio figlio e da qualche parte dentro di me ero anche ancora una bambina, che rimaneva ferita profondamente dalle (giustificate, per carità!) occhiatacce di chi avevo intorno. Mi è scesa una lacrima che era bloccata lì da più di tre lustri, leggendo il tuo post. Grazie infinite!

  5. Misha says:

    su un treno si è costretti per forza di cose a stare vicini a persone (la maggior parte delle volte) sconosciute. Come in tutte le situazioni ci vorrebbe rispetto ed invece si incontrano persone che tengono vere e proprie conferenze al telefono. Per ore. Ragazzini con casse stereo che cantano a squarciagola. Bambini che corrono, scalciano, gridano come se non ci fosse un domani.
    Personalmente non penso che essere infastiditi da questi comportamenti significhi essere intolleranti o come hai delicatamente descritto tu avere un palo nel popò. Anzi mi sembra che la sconosciuta sia stata quasi un’amica 😉

  6. …. e io puntualmente mi sento una merda! Mi imbarazzo… Penso quanto fastidio possano provare gli altri quando i miei figli sclerano!!!!
    Quando passerà?!?!?
    Lav

  7. mamma “scusa” all’appello. Quando poi se ne hanno tre come me, impossibile sfuggire a questa sindrome perché le possibilità di non disturbare i vicini scendono fino a toccare lo 0,0001% la puoi proprio palpare, la riprovazione circostante (della serie: sbagliare è umano, perseverare diabolico). Eppure…nonostante riprovazione + esaurimento, la scena del dopo messa a nanna riconcilia con tutto e mi è molto familiare. Sei grande, questi pezzi sono dei gioielli. Anzi no, i gioielli si sfoggiano o si invidiano e basta, mentre questi hanno la terza opzione, si condividono e ispirano, grazie!

  8. Uh che argomento difficile! Sono appena tornata da un viaggio in aereo in cui un bambino ha passato tutto il tempo ad urlare a perdifiato. Giuro che se mi avesse chiesto in quel momento “tu ne hai bambini?” gli avrei risposto “No, perché me li mangio”. Invece qualche ora prima ero in un museo interattivo nel Nord Europa, pieno in ogni angolo di bambini indaffarati e famiglie numerose ma non si avvertiva nessun disturbo…cosa farà la differenza?

  9. Io son di quelle che figli non ne ha e non ne avrà perchè la vita a volte è stronza e questa, di volta, lo è stata con me. A volte le peppepig quando mi arrivano in testa nel frecciabianca stanno sulle balle anche a me. Capita che sorrida poco anche io quando torno stanca dal lavoro. E fare degli splendidi vagoni gioco dedicati a mamme e bambini?

    • se viaggio per lavoro ti dico solo che mi è capitato di cambiare posto, ma io sono insofferente anche a urlatori al cellulare e altre amenità…

      • Quelli che ti mangiano il macdonald davanti secondo me sono i peggiori comunque… Dalla puzza non c’è ipod che difenda.

  10. Fare simpatia ridendo della maleducazione non è proprio bello. Al bambino non va permesso di dare fastidio, tutti i pennarelli spiderman e palline rotolanti non si portano, pippi calzelunghe non si declama agli astanti ma si legge in silenzio. Bisogna intervenire subito appena mette la mano sul coperchio del posacenere e fermarlo al primo clac, non bisogna lasciarlo parlare con gli adulti perché sicuramente dirà qualcosa di stupido, non gli va permesso di mettere in difficoltà una sconosciuta e gongolare su quanto sia intelligente a scovare sorrisi, è solo un impiccione manovratore che vuole tutta l’attenzione su di sé come tutti i bambini e dato che è trattato come un re non conosce il limite della misura e ripeto, come tutti i bambini, si sente un dio. E’ l’adulto che deve placare questa onnipotenza.

    P.s. non vi lagante genitori perché l’aver fatto bambini è stata una vostra scelta e impedirgli di disturbare è un dovere civico e non incolpate i vostri genitori se vi davano un’educazione solo perché ora non è più di moda.

    • mio figlio ha quattro anni, non sa leggere, figuriamoci leggere in silenzio. Ho visto più genitori padri eterni che bambini dei, ma accetto il commento. anche se mi dispiaccio del tono, dell’amarezza e della rigidità. Non rido della maleducazione, capisco perfettamente il fastidio di un compagno di viaggio che si trova a gestire un bambino. rido di chi si prende sul serio, rido di me e rido pure di questo commento acido. I rapporti umani si costruiscono anche impicciandosi un po’, si chiama empatia ed è un dono.

      • E’ vero il tono era innervosito ma perché non mi pare carino far passare la maleducazione per esuberanza. L’esuberanza si può anzi si deve lasciar esprimere ma mentre si corre in un prato non permettendo di gattonare in mezzo ai piedi degli altri, non dando un libro a un bambino che non sa leggere e lasciarlo barbugliare ad alta voce (27 pagine, eh, mica una. Ma poi, il senso?). E non mi pare carino far passare chi non si lascia mettere i piedi in testa come uno irrigidito da un bastone ben piantato, per non empatico. Non è empatia quella, è far subire agli altri le proprie manchevolezze.

        Fortuna che il partito è quello del “non dar fastidio” preventivo, non oso immaginare se fosse stato quello del “figlio mio fai pure quello che vuoi ché tanto non possiamo mica chiuderci nella torre d’avorio e poi sei così simpatico!” Ora capisco il bisogno che apre l’articolo. E’ il senso di colpa di sapere che non ci si è comportati bene quando si doveva perché dentro lo sappiamo che non è possibile che tutti ci invidino e che non dietro a tutti i sorrisi c’è l’amarezza di non avere un Lorenzo a casa; forse si abbozza un sorriso perché si è persone civili e non è carino rimbrottare “Tuo figlio rompe le palle, tienilo fermo.”

        Un’ultima domanda: che rapporto umano è quello dove uno è libero di tirar calci e l’altro obbligato a rannicchiarsi? C’è poco da ridere.

      • l’unico compiacimento è nel rendermi conto che le persone sono capaci di aprirsi agli sconosciuti, bambini o adulti che siano.

    • Sono anch’io come “la signorina” e la mia arma di difesa è la stessa: ignorare il bambino molesto che prima o poi (si spera) si metterà a dormire. Adoro leggere in pace mentre viaggio in treno, adoro ascoltare musica e guardare il paesaggio che scorre, non sopporto essere disturbata e ne do la colpa ai genitori (anche se non so se riuscirei a fare di meglio al posto loro).
      Ma il tono che usi Serena Hinz è molto più odioso di una truppa di bambini urlanti.
      E quel tuo “non bisogna lasciarlo parlare con gli adulti perché sicuramente dirà qualcosa di stupido” è indice di quanto tu non sia in grado di vedere che quel bambino non è un cagnolino fastidioso, non è un essere decerebrato, è una persona in tutto e per tutto, con pensieri e sentimenti spesso molto più profondi di quelli di noi adulti. I bambini ti possono insegnare che un papavero cresciuto in una crepa dell’asfalto è una cosa stupefacente e bellissima e questa è una lezione che vale la pena imparare. Hai mai provato ad ascoltare cosa hanno da dire?

    • Sara says:

      chiedo scusa per l’intromissione non voglio in alcun modo entrare nel merito e scrivo nel rispetto delle opinioni altrui ma credo che ci sia un piccolo equivoco di fondo… le 27 pagine credo le abbia lette la mamma, per intrattenere il piccolo.

  11. Eh … mi accodo al commento di Le Margheritine … credo che abbia colto nel segno. Io non fiatavo, non rivolgevo la parola agli estranei, mi muovevo solo se strettamente necessario e in modo leggero … insomma, un’infanzia di emme. E sì, anche io avrei guardato molto male te e Lorenzo, soprattutto se non fossi stata in una giornata “buona”, che so, magari per il troppo caldo. Quello che non si vede – ma che forse Lorenzo ha colto in quel sorriso – è che poi a casa piango, perchè non c’è nessun Lorenzo nella mia vita …
    Forse, o forse come mi è capitato sabato scorso mi sarei messa a far boccacce con una piccola Giuditta bionda dagli occhi azzurri …
    Grazie.

  12. Gaea says:

    I bambini sono la vita, la verità, l’amore, la libertà,l’energia pura, l’inventiva, la spontaneità..etc. Invece la nevrotica, caotica, artificiale pseudo “vita vera” fondata sul lavoro, il silenzio, il sacrificio, l’igiene ecc. e’ stata messa in piedi per controllare.
    I bambini intuiscono l’essenza, la verità, la tristezza..Questo meraviglioso essere di 4 anni ha forse, chissà, messo il dito su un punto fondamentale della signorina…Se una persona/i genitori comunicano energia stressata e negativa, lui si comporterà ancor più rumorosamente. Sono una mamma “rompi”, esigo il rispetto degli altri da parte dei miei bambini (e non solo) ma nessun bimbo che combatte la noia come riesce a bordo di un treno mi ha mai infastidito al punto di volerlo ghettizzare in un vagone specifico. Viva la risata contagiosa, e’ viva e forse elimina il proverbiale bastone…

  13. prima di avere le tre bimbe che mi porto dietro anche nei luoghi pubblici (!), avevo anche io solide teorie sul contegno che occorre pretendere dai nostri figli. Poi ho capito che la realtà e un po’ diversa e che oltre all’ esigere silenzio e compostezza c’è anche da accettare la loro fresca esuberanza.

  14. Io arrivo dalla generazione “dal mio sguardo devi capire tutto”,e se non lo capivi erano cazzi! Una volta dalla disperazione mio padre,non sapendo più cosa fare con me,mi legò a una sedia per farmi stare fermo…si ritrovò a rincorrermi con me che scappavo con la sedia legata sulla schiena.

  15. Rebecca says:

    Leggo il titolo e mi precipito a leggere l’articolo (come sempre ;)).
    Questa volta però è perché spero che in qualche modo tu possa scusarti anche con me, con me che in questa vita che è stronza davvero, sto facendo tanta fatica ad avere quella certa “esuberanza riproduttiva”. Non so se nello scegliere il titolo hai colto nel segno, inconsapevolmente… magari si, magari no. Se fossi stata io sul treno avrei re-agito nello stesso modo: mi sarei fatta piccola piccola e infine avrei sorriso, a te, a lui, a voi, e certo ti sarei parsa irrigidita ma difficilmente avresti capito che era per costringere al silenzio il mio dolore, un dolore che mi imbarazza terribilmente quando cammino per la vita e trovo davanti a me quanto desiderato ma – al momento – irraggiungibile.
    Leggo i commenti che condivido, e condivido anche il “richiamo” a non permettere ai bambini tutto tutto, perché per lavoro so quanto bene faccia un genitore capace di inserire un limite a un’onnipotenza che in un primo momento può gratificare e sembrare simpatica ma poi rischia di avere un rovescio della medaglia molto spiacevole.
    Leggo i commenti e mi si arresta il cuore a una frase “non bisogna lasciarlo parlare con gli adulti perché sicuramente dirà qualcosa di stupido”. Non si può sentire veramente.
    Vorrei vivere in un mondo dove nessuno possa più pensare frasi del genere, perché veramente (mi) parlano di un’approccio psicopedagico, di un’idea del bambino e infine di un’idea dell’altro come qualcuno da zittire o che dice qualcosa di stupido perché è stupido finché non arriva qualcuno che gli insegna a non esserlo (o lo convince di esserlo e lo induce a nascondere di esserlo stando zitto).
    E ma non è così, ascoltiamoli i bambini, non per fargli fare tutto quello che vogliono ma perché non dicono cose stupide: dalla loro altezza sono acuti osservatori del cuore e di quello che ci sta intorno. E così spesso finiscono per dire cose sensibili, umane, creative, indispensabili… con un alfabeto che da grandi a volte dimentichiamo, quando feriamo loro (o gli altri) con la nostra incapacità di scovare qualcosa di prezioso, come un sorriso, in chi ci sta di fronte.
    Per ripartire da qualche parte di noi che si è persa, rendendoci magari oggi emotivamente un pò analfabeti, suggerisco di andare a scovare qualcosa di Alice Miller.

    • Rebecca, io non posso scrivere una lettera di scuse per la vita stronza, posso scriverti una lettera d’amore, dove magari racconto solo a te una storia che qui nel blog non può trovare spazio, una storia che magari ti fa sentire meno sola. Non lo so. Per il resto è stata una giornataccia, questo post ha detto cose che non volevo dire, con la scrittura succede. Una cara amica si è offesa perché l’ha letto come una stigmatizzazione delle donne senza figli, altri ne hanno visto un anti trattato pedagogico. Sono abbastanza grande per sapere che le parole graffiano alcuni e accarezzano altri, mi prendo le mie responsabilità. I miei figli non sono dei maleducati, la ragazza senza figli non era una stronza (non è nemmeno fondamentale che avesse o meno i figli), io non sono una madre di merda. Ma il peso del giudizio è fortissimo, io lo sento tutto in questo periodo insieme a un po’ di stanchezza. sono andata fuori tema, lo so. Perdonami. un abbraccio

      • Rebecca says:

        Si scrivimi una lettera d’amore,
        non che mi abbia delusa il tuo post – ha deluso solo la mia aspettativa un pò egocentrica legata al titolo- ma di una lettera d’amore abbiamo tutti tanto bisogno. Io, in questo periodo, tantissimo.

        Il peso del giudizio.. mi rendo conto che in alcuni passaggi puoi aver pensato che pesassi su di te con le mie parole. Le intenzioni erano diverse, ma ero molto arrabbiata per quella frase sui bambini “non bisogna lasciarlo parlare con gli adulti perché sicuramente dirà qualcosa di stupido”…e ho pasticciato un pò con le parole, che però erano francamente rivolte a chi ha scritto questa frase (si li il giudizio ce l’ho messo e di questo me ne assumo volentieri la responsabilità).
        Adesso ti mando un abbraccio, un abbraccio tutto tondo alla mamma che dice di non essere una madre di merda.
        Seguendoti da tempo, credo davvero tu sia maestra nello scovare cose preziose in chi hai di fronte, e spesso nei tuoi figli.

  16. Ingenua says:

    La sconosciuta Sorride…………non può fare altrimenti lei è gentile, ma lei cara signora lo sa che esistono le sculacciate, la mia mamma e la mia nonna ne facevano largo uso, e io in treno non ho mai fatto come ha fatto sua la piccola peste.

  17. Io, che non sono mamma, anni fa mi sono ritrovata nel ruolo della ragazza. Il pc l’ho spento, mi sono messa a giocare col bimbo e mi sono divertita un sacco.

  18. Io pur essendo stata una bambina tremendamente vivace mi ricordo benissimo che sapevo esattamente Con chi potevo fare cio’ che volevo e con chi non osavo neanche provarci perche’ sarebbero stati guai, veri non solo accennati! Eppure sono una di quelle che pur amando i bambini non ha sempre tanta voglia di sopportarli quando sono maleducati e invadenti e se capisco che la minaccia della mamma non sorte nessun effetto mi ” difendo” da sola perche’ con loro mi sento sempre un po’ al pari. Non mi fanno paura i bambini, sono capace di lanciargli occhiate fulminanti se mi rompono le palle e le mamme non intervengo o se pensano che siano sempre divertenti per tutti .
    Non sono convinta pero’ che certe reazioni siano dovute solo al desiderio purtroppo non realizzato di essere mamme; a volte le donne che hanno figli mi sembra che vivano in un mondo di melassa convinte che poiche’ hanno figli da crescere tutto debba girare intorno a questo loro immenso compito umano! Devono passare avanti perche’ hanno figli e ti guardano con quell’aria del tipo ” scusi sa…ma il bimbo”, oppure ti spingono allo stipite della porta perche’ “sai il passeggino” o ti sorridono compiaciute al ristorante dal tavolo vicino al tuo da dove arrivano strilli che tu devi sopportare ….i bambini sono bambini, il problema a volte sono gli adulti, altroche’ bambini.

    • Sono d’accordo con te, la maternità e la genitorialità può dare alla testa. Quello che racconto (io pensavo fosse evidente ma non è così) gioca sui toni del paradosso, dove il disagio vero è mio più che della ragazza o di mio figlio. Io non ne farei una questione di con o senza figli, le mamme si giudicano molto anche tra di loro e probabilmente avessi avuto una donna con dei bambini davanti avrebbe saputo correggermi magari mentalmente almeno in mille modi diversi. Resta l’ansia di non essere all’altezza anche in una semplice situazione come un viaggio in treno e i commenti sopra lo dimostrano. Io e Lorenzo e pure Marta in genere veniamo in pace, come gente di buon senso come te, poi ci sono i minchioni ricidi e inaciditi riprodotti o meno e quelli a me fanno paura. un bacio Solare

  19. astry says:

    Articolo magnifico… fa sentire meno sole… probabilmente siamo tante come te, divise tra il rispetto per gli altri (gli sconosciuti vicino a noi) e il rispetto/comprensione per il proprio figlio, annoiato da un viaggio in treno (come si possa consigliare di non portare giochi o leggergli un libro, non riesco proprio a capirlo)
    sono invece realmente stupita da certi commenti. evidentemente empatia e umorismo non sono doti comuni… 😉
    se posso permettermi: non darci peso e continua per la tua strada!

    • Sei molto gentile, grazie. Non mi hanno turbato i commenti sopra, quanto uno in privato di una cara amica che si è sentita attaccata come donna senza figli. Ci ha visto una sorta di stigmatizzazione alla categoria, ha puntualizzato che le donne senza figli non sono donne che un giorno ne avranno per forza, né che sono delle stronze antipatiche. Mi ha molto colpito perché a me non era passato per la mente, la ragazza del racconto era giovane, francamente nemmeno in età da maternità. Però ti dicevo mi sorprende sempre quanto anche una cosa piccola come un post possa fare sentire molto sole o meno sole (fortunatamente nel tuo caso) le persone oltre a ogni intenzione di chi scrive. Un grande abbraccio

  20. maerose says:

    Quello che mi lascia maggiormente perplessa è l’accusare i vostri (i nostri!) genitori di eccessiva rigidità solo perché ci imponevano di stare al nostro posto . Da quando in qua rispettare gli spazi degli altri è un errore? Le reazione dei nostri genitori (anche dei miei perché sono stata una bambina anch’io) contro la nostra “esuberanza” (o maleducazione?) erano eccessive? Erano troppo severi? Probabilmente, ma è anche grazie alla loro presunta “durezza” che abbiamo imparato ad essere persone educate e civili. Certo i bambini sono tra gli esseri più amabili della terra e i loro capricci possono anche fare tenerezza, ma essere empatici è mettersi nei panni degli altri e non solo di un bambino esuberante e annoiato dal viaggio, inclusi gli altri viaggiatori che hanno diritto alla loro pace. Un bambino maleducato ,secondo me, non è più giustificabile di un adolescente o di un adulto maleducato. La vita e tu lo saprai certo meglio di me e le persone sono molto, molto più cattive e “acide” di me e di altri che stiamo commentando e arriverà il momento che certi comportamenti non potranno più essere giustificati, né potranno essere nascosti dall’”esuberanza” e dall’”innocenza”. Anche perché i figli prima di essere dei genitori sono esseri che dovranno interagire col mondo e i suoi abitanti e la loro capacità di farlo dipende, almeno fino ai 18 anni, dai genitori.Non si tratta di rigidità, ma di buon senso.

    • Onestamente non capisco il punto fino in fondo. Non mi pare di aver fatto un elogio alla maleducazione. Non so se tu sia per la prima volta capitata sul mio blog ma io uso l’iperbole come modo per esprimermi, è una cifra stilistica, evidentemente nessun adulto è stato maltrattato per scrivere questo post, parlo di una ragazza rannicchiata per dire che il rischio di beccarsi un calcio è facile in otto ore di viaggio torino-vasto. Ho raccontato una difficoltà delle mamme (o meglio di me come mamma) di gestire le situazioni, senza mollare mai, senza poter dire “ora sono in treno e dormo o mi leggo un film”. Io non so che genitori tu abbia avuto, né che bambina tu sia stata, né (se hai figli) come li educhi, sono sicura al meglio, resta che non ho raccontato dell’anticristo versione frecciarossa, ma di un bambino rompicoglioni, come i bambini sanno essere, perché anche i bambini beneducati sanno essere un po’ rompicoglioni. Come le donne beneducate sanno essere un po’ saccenti mentre si spiegano tra loro come stare al mondo.

  21. Claudia says:

    Non ti conosco, non conosco il tuo blog, son capitata qui per caso tramite Ilaria, ma ci ho trovato uno dei post piu’ belli che io abbia mai letto! Magia e poesia!
    Grazie!!
    (Non darti pena, se riesci, a volte gli amici amano talmente tanto che vedono giudizi anche laddove non ce n’e’. Sono sicura che troverete la strada.)

  22. urka! avevo letto solo il post e non i commenti.Mi capita spesso di urtare le mie amiche senza figli, senza riuscire a capire cosa ho detto, quelle più care di fronte alla buona fede me lo spiegano e io in fondo continuo a non capire così come continuo a non farmi capire quando tento di spiegare la stanchezza, la solitudine e talvolta la frustrazione di dover essere sempre “a disposizione”. Il post è delizioso,come sempre.

  23. Renato says:

    Il post è delizioso, con un bel ritmo ed una bella chiusura.
    Penso ci sia anche per i maschi una qualche trasformazione fisica dopo l’acquisizione di bimbi: si diventa comunque molto più tolleranti e comprensivi; non parliamo poi della pazienza certosina delle madri.
    Come fossi da bimbo non lo ricordo, è passato troppo tempo.
    Ho purtroppo constatato che solitamente i bimbi più vivaci, incontenibili e rumorosi finiscono per essere i più interessanti nella vita da grandi.
    Socialmente, con buona pace di tutti, è uno scotto che dobbiamo pagare per poter avere una generazione impetuosa, energica e prorompente: l’argento vivo dei nostri figli.

  24. theswingingmom says:

    mamma mia, rientro dopo aver scritto il commento qualche giorno fa e leggo cose da far rabbrividire Nosferatu. Quella del non parlare ad un adulto è veramente assurda, ma in generale mi sfugge in cosa non fosse abbastanza limpido il senso del messaggio. Mi viene da dire che siamo davanti ad uno di quei casi in cui, davvero, non c’è dialogo tra genitori e chi è senza prole: non sono situazioni in cui è facile immedesimarsi, specie se si hanno i bambini in simile uggia.

  25. Pingback: Top of the Post - 03.08.2015 - The Swinging Mom

  26. Eleonora says:

    Sarebbe tutto simpatico, se non fosse per quell’accenno alla scopa nel culo di una disgraziata di passeggera che ha avuto la sola colpa di trovarsi nel vostro stesso scompartimento e non fare i salti di gioia. L’abitudine di troppe mamme a pensare che chiunque non supporti col sorriso le esuberanze dei loro piccoli sotto sotto sia una stronza intollerante (e senza figli, dunque frustrata e vendicativa verso tutti gli uteri fecondi) è la ragione principale per cui quelle come me invocano quotidianamente l’esistenza di treni, aerei e ristoranti childfree. Certo che ci sono anche adulti che danno fastidio, ma mi alzo e glielo dico. Con i bambini però non lo puoi fare, perchè la mamma lo prende come un rilievo alla sua incapacità di gestire la disciplina del suo delfino. Quello che rende i bambini un fastidio è la corresponsabilità a intermittenza pretesa dai loro genitori: finchè bisogna tollerare le strilla le mamme e i papà pensano che il loro pargolo sia un po’ figlio di tutti, perchè “i bambini sono il futuro”! Ma se qualcun altro si azzarda a intervenire con un rimprovero ecco che la mamma torna improvvisamente a essere una sola e tu un’invadente che si permette di intervenire nell’educazione di SUO figlio. Irrilevante il fatto che suo figlio sia la creatura che fino a un istante prima ti stava sbattendo in testa un pupazzo di PeppaPig dal sedile di dietro mentre lei diceva serafica “smettila, dai, che la signora si arrabbia”.
    La scopa nel culo toglila da questo articolo, ti prego. Non ci sta proprio con le scuse.

    • Cara Eleonora, quello che ho capito dai commenti a questo post è che in effetti l’avere o non avere figli ci divide come categoria. Non lo avevo considerato prima della scrittura del post, è stata una leggerezza. Io racconto il punto di vista di un genitore, in questo caso di una madre, che sente una responsabilità eccessiva, che anticipa non solo il disagio dei propri figli ma anche il disagio dei passeggeri. Il fatto che la ragazza fosse giovane è un caso, credimi sarebbe stato uguale con una mamma o una nonna o un’educatrice montessoriana che nella mia mente avrebbe avuto da ridire sull’errore di riprendere-premiare-punire-ricattare. Il problema è che io non sono una categoria, la ragazza davanti a me non era una categoria, il viaggiatore con o senza figli per me non è una categoria. Però il fatto che tu e un’altra persona mi facciate notare questo aspetto mi fa fare un passo indietro. Io il bastone lo lascio nel post per coerenza e perchP non credo nei processi alle intenzioni, ma il tuo commento è condivisibile e deve far meditare me e le donne che vivono la maternità come un’esperienza egoriferita da far subire al prossimo. Sono una persona di buon senso credimi e se ti ho in qualche modo offesa me ne scuso. Ma questo è un blog scritto dal punto di vista di una madre con alcune isterie, molti dubbi, alcuni disagi, che racconta una storia, non la storia, non la società. Buone vacanze e ancora grazie per il contributo. Enrica

  27. Monica says:

    Grazie! Grazie per riuscire a esprimere e raccontare così bene quello che vivo anch’io, mi fai sentire meno sola.
    Io ero una bambina molto tranquilla, me ne stavo buona senza bisogno di particolari minacce da parte dei miei genitori e prima di diventare mamma pensavo che se i bambini che vedevo e incontravo erano troppo “esuberanti” o proprio maleducati era in gran parte colpa dei genitori che non li stavano educando bene, che io quando avrei avuto figli mai avrei permesso certi comportamenti…
    Ora sono mamma di una figlia molto “esuberante”, con un caratterino tutto pepe che fatico molto a contenere (spesso non ci riesco proprio!) e che manda all’aria una gran parte dei miei preconcetti sull’educazione e mi manda in crisi profonda perché non so più dove finisce la naturale esuberanza dei bambini che è giusto lasciare esprimere e dove inizia la maleducazione che bisognerebbe evitare. Credo che questo limite sia diverso per ognuno, ma non so più dov’è il mio, o meglio, una parte di me ne ha uno più rigido, ma mia figlia me ne ha fatto creare un altro.
    Non riesco a scrivere tutto quello che vorrei, ma in sostanza: a quelli che hanno scritto commenti così “rigidi” vorrei dire che in parte posso capirli perché anch’io prima la pensavo un po’ così (certe cose comunque dovreste vergognarvi di averle scritte!), ma avendo una figlia come la mia ho dovuto cambiare modo di vedere le cose, perché lei ha un suo carattere che posso (cercare di) contenere certo, ma di sicuro non riuscirò mai a cambiare, ed è giusto così. Anche se ogni tanto mi sento proprio uno schifo di madre…
    E grazie a te Enrica per quello che scrivi, che mi fa sentire un po’ meno uno schifo!

      • Monica says:

        Mi fa molto piacere!
        Più ti leggo e più mi ritrovo in quello che scrivi, è solo la seconda volta che commento perché con la figlia di cui parlavo e il secondo di un anno che non mi fa dormire è dura trovare il tempo e la concentrazione per mettere assieme un commento decente 😉

  28. Che dire, post divertente ma anche assolutamente vero!!! Come tutti sappiamo, ci sono bambini davvero vivaci, ma davvero tanto vivaci, al limite della sopportazione, però alla fine cos’ha fatto? Ha tirato fuori un sorriso a quella ragazza che magari tanta voglia non ne aveva prima!!
    Complimenti per il tuo modo di scrivere, ti leggerò spesso!

  29. Elisa says:

    Ciao Enrica, sono una maestra dell’infanzia e una donna senza figli..dico la mia visto che l’hanno fatto tutti 🙂 Lavoro ogni giorno tra urla e schiamazzi naturalmente! Uso quintali di santa pazienza ben felice di farlo, cercando di insegnare ma prima di tutto di educare. Educare per me non significa soltanto rendere silenziosi e obbedienti, vuol dire soprattutto accompagnare a stare bene con se stessi e con gli altri. Trovare un equilibrio tra noi stessi ed il mondo che ci circonda, gestendo al meglio le reciproche esigenze. Chiaramente molto spesso finito l’orario ho voglia di staccare per ricaricare le batterie e proprio per questo considero una bella sfiga beccare un bambino annoiato e poco gestibile come compagno di viaggio 🙂 Con il passare degli anni però, ne ho 38, la mia tolleranza verso i bambini ‘noiosi’ è aumentata, forse perché proprio grazie al mio lavoro ho compreso che le difficoltà e le complessità per arrivare a ‘gestirsi’ sono molte e spesso i genitori non li aiutano. In effetti devo ammettere che mi infastidiscono invece terribilmente le mamme che ripetono mantra tipo quello del tuo esempio, senza però darsi una mossa per far realmente cambiare la situazione ed ottenendo la frustrazione immediata di ogni adulto presente 🙂 Detto questo ho la grande fortuna di non dividere il mondo nè le donne in con/senza figli; mi sembra davvero triste e svilente per tutti! Ho passato tante fasi nella mia vita..da ‘figli per carità Dio me ne scampi’ a ‘figli se arrivaste mi fareste proprio un piacere’ ma non per questo mi sento di appartenere all’insieme specifico donne-senza-figli. Sono Elisa e sono come sono come tu sei Enrica e sei come sei. Poi tu sei anche mamma e io no, ma questo è un aspetto di noi, non qualcosa che ci deve opporre. Ho letto il tuo pezzo e certo, da un lato ho pensato ‘cara Enrica, magari fossi intervenuta la poveraccia avrebbe potuto fare un viaggio sereno!’ E anche che il tuo piccolo Lorenzo forse poteva essere gestito meglio, ma non c’entra che io sia o no mamma! Ma soprattutto finito il pezzo ho fatto una risata perché era esattamente il tuo classico pezzo! Col tuo classico stile! Ed esiste l’umorismo, ed esiste l’esagerazione per far ridere! Ma su queste cose la maggior parte delle donne non è pronta a ridere.. Hai scatenato tutto sto caos solo perché l’argomento scatena la lotta mamme/non mamme e tocca un argomento tabù, che mette anche mamme contro mamme, ovvero come-si-educa-un-bambino. Gli uomini saranno tutti allenatori ma noi donne siamo tutte malefiche educatrici perfette! Tutte pronte a giudicare, hai ragione a dire che ti avrebbe giudicato chiunque, il fatto che fosse una ragazza senza figli è un semplice caso. Diamoci una calmata anche noi non-mamme dico io..che ho anche perso un bimbo se devo dirla tutta, ma anche questo non fa di me una persona pronta a scattare alla minima..le mamme vedranno tutto riferito ai loro bambini ma noi vediamo tutto riferito al nostro non averne. Ma esattamente come avere un bambino fa si che il problema sia tuo e a tutti gli altri possa non minimamente sfiorare, anche non averne non ci rende speciali. Agli altri può nemmeno sfiorare il pensiero di offenderci. Il mondo non ruota intorno al nostro non essere o essere mamme. Ruota intorno al nostro continuo giudicare e sentirci giudicate. Cara Enrica, io non so se tu abbia fatto uno scivolone con questo post..ma secondo me hai solo toccato argomenti caldi. Comunque avessi anche fatto uno scivolone fregatene, capita a tutti e ci si rialza! 🙂 Con affetto, Elisa

  30. Diamond says:

    Carissima Enrica, io non sono una mamma (per scelta, però sono una zia strafiga), viaggio spesso in treno, a volte anche col portatile, e di bambini ne incontro tanti. Mi piacciono? Dipende. Specialmente dai genitori. Preferisco un genitore che ripete n-volte di non fare così e non fare cosà (ovviamente invano perché fare così e cosà è meraviglioso) piuttosto che un genitore che lascia fare senza proferire verbo: mi sento più vicina al primo (e lo ammetto un po’ anche sollevata di non esserci io nei suoi panni…:-)) e molto più maldisposta verso il secondo. Perché nella maggior parte dei casi, il figlio del primo genitore è simpatico, brillante, esprime un sacco di pensieri illogici, spesso impertinenti, ma in fin dei conti divertentissimi. Il figlio del secondo invece è solo un piccolo adulto antipatico.
    Il bastone nel culo? Enrica, io a volte in treno ce l’ho, hai ragione. Ma non dipende dal mio essere “childfree”, è solo questione di brutto carattere. 😉

  31. Elena M. says:

    Ecco, dico la mia anche io, anche se di solito non lo faccio; ma mi sembra che si siano voluti leggere nel post contenuti che non ci sono, e attribuire all’autrice opinioni che non ha, e allora mi va di intervenire.
    Sono donna, ho trentaquattro anni e nessun figlio (ma qualche fantastico nipote putativo). Nella ragazza del post mi sono ritrovata in più occasioni, perché viaggio spesso in treno e sempre per lavoro: sono lì col mio portatile, e a volte ho un bambino esuberante a fianco o di fronte che come minimo minaccia di rovesciarmi l’acqua sulla tastiera. Non è maleducato, è solo un bambino di pochi anni che si annoia a stare seduto fermo su un treno a guardare fuori dalla finestra, credo sia normale. Se posso ci faccio due chiacchiere, i bimbi normalmente mi divertono; se sono molto presa dal lavoro e non riesco a concentrarmi mi sposto io.
    Nel post ho visto la situazione dall’altro punto di vista, con l’ironia e l’autoironia che riesce a metterci sempre Enrica, e mi ha fatto molto ridere. Non ho pensato che stesse dando della stronza a me e al mio portatile. Non ho pensato che volesse segnare una differenza tra chi ha e chi non ha figli. Ho pensato solo che stesse raccontando, nel suo solito modo intelligente e dolce, un pezzetto di vita.

  32. federica says:

    Anche io mi affaccio la prima volta, dopo aver letto forse con più attenzione e partecipazione i commenti del post. Sono d’accordo con Elena M. e con quanti hanno cercato di sdrammatizzare il tono pesante di certi interventi. Posso dire solo cosa ha lasciato perplessa me: la convinzione di Lorenzo – dopo una sequela di richiami, minacce, scuse da parte della sua mamma frustrata per il suo comportamento poco rispettoso degli spazi altrui – di non aver dato fastidio.
    Penso che la conclusione del post non sia coincisa con una resa educativa da parte della mamma, capitolata davanti a un sorriso (che sospettiamo forzato!) della compagna di viaggio. Immagino che adesso Lorenzo sappia che le persone educate – messe all’angolo – sorridono anche quando non ne hanno assolutamente voglia……

  33. Io sono senza dubbio una “mamma scusa” e passo la mia vita a cercare di insegnare a mia figlia il rispetto per gli altri. Noto però spesso con enorme fastidio che siamo poche e che ė vero che in molti casi i genitori lascian correr di tutto. Ho avuto tempo fa una discussione coi miei vicini perché alle 10 passate i figli gridavano come pazzi. Alla mia richiesta di abbassare il volume mi hanno risposto 1) e dai ma ė estate 2)abbiamo il diritto di stare fuori! 3) cosa vuol dire che urlan come pazzi!!! Son bambini di 3 anni, ė normale!!! Peccato che la mia, che di anni ne ha 3 e mezzo, stava dormendo. Personalmente credo che quello che più infastidisce i non genitori (e pure me anche se sono mamma) sia proprio questa arroganza qui…. (Che ė un problema dei genitori, non dei bambini)

  34. Pingback: Lettera a una sconosciuta compagna di viaggio… « Vivere di Sorrisi

  35. Oddio, la sindrome del “devo riuscire a far sorridere te che mki guardi con aria di disapprovazione e io sono imperfetta ma ora ti faccio vedere che sono molto meglio di come pensi”. E chi non l’ha provata? Io sicuramente. Più vorresti sciogliere il ghiaccio, e più i ghiacciai si estendono. E poi anche la sindrome “scusalo di solito non fa così”. La chiusa è bellissima (meno male che i bambini sanno sempre spiazzarci). Ho girato un po’ qui e mi piace molto il tuo senso dell’umorismo.
    Un saluto
    Alexandra

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