La parabola dei piccoli talenti.

Da qualche anno le persone hanno iniziato a parlare della mia scrittura. Mi mandano messaggi, chat, me lo dicono a voce “la tua scrittura mi commuove o mi fa ridere o mi fa sputare sul computer mentre bevo il caffé”. All’inizio non capivo, non avevo mai ragionato sulla “mia” scrittura, non sapevo nemmeno di averne una. È stato scoprire una nuova caratteristica fisica che non credevo di possedere: “mi piace la tua scrittura quando sorridi”, come fossero occhi, come fosse un incisivo scheggiato, un difetto che rende più belli. Proprio a me che non ho i denti del giudizio e manco i molari, a un certo punto m’è spuntata la scrittura.

È stata una piccola rivoluzione e dalle rivoluzioni si impara sempre. Per esempio ho capito che scrivere, se lo fai con amore, è un atto di umiltà, si scrive contro e nonostante i propri limiti, per ridefinirli. Che esistono due tipi di scriventi, quelli che a sera quando mettono il punto alla pagina hanno la sensazione di non aver detto tutto, non hanno chetato la smania, semplicemente la rimandano di poche ore. E quelli che invece mettono il punto e pensano che non riusciranno mai più a buttare giù un rigo. L’indomani però si rimettono al foglio trepidanti per vedere se è ancora lì, la loro scrittura, quella stronza. Io appartengo alla seconda classe, manco a dirlo, la scrittura è per me una cura omeopatica all’insicurezza, è fatta della stessa sostanza dell’insicurezza.

Mi piacerebbe che anche ai miei figli spuntasse un piccolo talento, una passione che li renda indipendenti dal resto del mondo, ma che si alimenti del mondo. Cantare, ballare, suonare, disegnare… una risorsa infinita di frustrazione e gioia, come tutti i fatti amorosi. Marta sa già fischiare e quindi direi che siamo a posto. Ma anche Lorenzo mi dà qualche speranza. L’altro giorno mi ha accolto a casa con una pagina minuziosamente scarabocchiata. “Mamma, ti ho scritto una poesia” ha detto. “Grazie amore mio e cosa dice?” ho risposto commossa. “Non lo so, non so leggere”.

Fine della poesia. M’è parsa bella.

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foto: Valentina Fontanella. http://www.susanita.it

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43 thoughts on “La parabola dei piccoli talenti.

  1. Una delizia di post, mi ritrovo anche in tante cose. Soprattutto su quel desiderio, per i figli, un piccolo talento è spesso una gigantesca risorsa.
    La scrittura per me è in questo momento soprattutto magia, una cosa che mi fa stare bene come se fossi sempre felicemente innamorata, a volte penso di appartenere alla tua prima categoria di scriventi, ma sicuramente anche un po’ alla seconda. dipende. L’importante è non smettere 🙂

  2. lalla says:

    anche a me piacerebbe che mia figlia avesse un piccolo talento. O meglio: vorrei riuscire a riconoscerlo (penso che tutti abbiano un piccolo talento) in tempo per poterla incoraggiare e aiutarla a valorizzarlo: perche’ anche un talento va spesso allenato. Che pensiero contorto…(il mio talento non e’ nella scrittura, si capisce)

  3. Carissima Enrica, la tua scrittura è davvero piacevole, tolti piccoli svarioni su punteggiatura e apostrofi. Dovresti scrivere un libro. Ci hai mai pensato?
    Se vuoi ti do una mano. Nei ritagli di tempo

  4. Riesci a mettere insieme gli opposti, sottrai le cose alla gravità. La “sprezzatura” del XXi secolo. E già che ci siamo: secondo me si potrebbe anche parlare di un'”atmosfera Tesio”. Atmosfera in termine chimico-fisico. E come c’è un po’ di pulviscolo di stelle in ciascun essere umano, così rimane un po’ di Enrica Tesio in ognuno che ti legge.
    Baci!

  5. Reblogged this on squarcidisilenzio and commented:
    ““Mamma, ti ho scritto una poesia” ha detto. “Grazie amore mio e cosa dice?” ho risposto commossa. “Non lo so, non so leggere”.

    Fine della poesia. M’è parsa bella.”

    Andate ed innamoratevi di Enrica, io lo faccio ogni volta che la leggo. E ora che so che fischiare è un talento, mi sento anche più ganza 🙂 …ah, già, è vero, io non so fischiare!

  6. Sai che ho sempre pensato che scrivere fosse una cura per l’insicurezza? Oppure, meglio ancora, l’altro risvolto dell’insicurezza: il lato egocentrico di certe persone insicure. Per me, almeno, ha sempre avuto questo odore qui. E comunque se il tuo talento è piccolo, allora il mio fondoschiena è davvero minuscolo. 😉

  7. Che post m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o!
    La scrittura come cura omeopatica all’insicurezza.
    Il talento, quel maledetto dono da non sottovalutare. Quasi un reato, non usufruirne.
    La scrittura, così come la musica, o il disegno, o cos’altro ancora, è uno dei modi con i quali noi “piccoli”, noi timidi proviamo a vincere la nostra timidezza. E’ la nostra arma segreta per ottenere il rispetto per noi stessi. oltre che per stare bene con noi stessi.
    Parole banali, ma è così! Come essere perennemente innamorati, per dirla come l’Intempestivo Viandante… ;o)
    Pace e bene a tutti.
    Gabriele

  8. Sono davvero felice di aver vista descritta la seconda categoria di scriventi, quella che mette il punto e non ha smanie, ogni volta pensa di non avere più nulla da scrivere. Sono felice che tu – novella Linneo- abbia visto in quella categoria una vera e propria specie. Sono felice perché mi sa che ne sono parte e nemmeno lo sapevo.

  9. Serena says:

    Io ho la presunzione di avere una piccola capacità, quella di inventare storie (perché definirlo talento secondo me è troppo) e quando ho tempo le metto nero su bianco. Il problema è che il tempo non ce l’ho mai, lavorando a full-time. Mio figlio sembra avere la stessa mia passione per le storie (almeno per ora), gli piace quando gliele leggo e quando gliele invento. Lo vedo giocare con una fantasia particolare, ci sono volte in cui organizza così bene la scena che mi manca solo il copione tra le mani. Io non so se ha ereditato la mia stessa capacità, so solo che condividerò con lui qualunque cosa lo appassioni e lo appoggerò sempre offrendogli il mio sostegno. Se poi un domani mi dirà che gli piace inventare storie, non sarò certo io ad impedirglielo 😉 (Questa ultima frase è perché io non sono mai stata molto supportata, mi veniva detto che leggevo troppo e mi sciupavo gli occhi =_=)

  10. Le due categorie di scriventi…sento di appartenere a volte all’una, a volte all’altra. Altre volte ancora a entrambe. Nello stesso momento. Una croce!! 🙂 Sono capitata qui per caso, ma continuerò a leggerti con piacere.

  11. veronica says:

    e ripenso al modulo di “scrittura creativa” che ho dovuto seguire all’università, a quella prof, tu le avresti fatto un baffo!

  12. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 07.10.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  13. l4paola says:

    Ho sorriso sul finale del tuo bimbo 🙂
    Ben venga ogni tipo di scrittura e ben venga che ti legge non ti conosca: sei libera di scrivere senza filtri.

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