Il risveglio al plutonio. Ovvero come accumulo il ritardo di un regionale veloce semplicemente attraversando la strada.

Quest’anno Lorenzo e Marta frequentano la stessa scuola materna. I 23 mesi che li separano hanno fatto sì che si configurasse una congiuntura astrale più unica che rara, ovvero primo anno di asilo lei, ultimo lui. Figata. Proprio così ho detto, figata, spostamenti coi mezzi azzerati, esci di casa, attraversi la strada e sei arrivato. Tempo stimato: cinque minuti, considerando anche una piccola sosta al bar. E invece.

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Partenza. Usciamo nel pianerottolo. Marta porta con sé gli ultimi oggetti presi a caso da qualche mensola. Gli oggetti sono sempre, rigorosamente due, uno per mano, assortiti in coppie improbabili tipo un rotolo BÄSTIS toglipeli dell’Ikea e un mascara, una bambola e un mestolo. Lorenzo scende appeso al corrimano, senza mai toccare i gradini con i piedi, alla velocità del vecchietto di UP! seduto sulla sedia montascale. Grazie al cielo è un piano solo. Giunti al portoncino c’è la gara a schiacciare il pulsante per far scattare la serratura. Per par condicio apriamo e chiudiamo la porta dodici volte, sei schiacciate di pulsante per uno. E Lorenzo, Marta, BÄSTIS, il mestolo e io siamo in strada. Ritardo accumulato: sei minuti. (non considero il lunedì quando puntualmente dimentico il sacco per la nanna con conseguente risalita in casa, cambio all’ultimo degli oggetti di Marta e ripigiata compulsiva del bottone apriporta).

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Prima tappa. Il giornalaio. Se Lorenzo si alza, si lava la faccia, si veste, fa colazione, è solo grazie a loro: alle bustine. Mi compro la serenità domestica a dosi di una bustina ogni tre giorni, è una dipendenza, lo so. Le bustine contengono collezioni imperdibili, noi non ci siamo fatti mancare i simpatici iguana mutanti, i vermi Liquidetor di una sostanza assai affine al muco, ma anche gli animaletti puccettosi dagli occhi estroflessi, i ramarri mannari, le rane allucinogene e i pesci assassini. Il giornalaio ci saluta con la stessa allegria mista a pena che un gestore di una bisca riserverebbe a un avventore malato di videopoker. Lorenzo soppesa tutte le bustine in esposizione, si concentra, fa dei piccoli scongiuri, dei gesti rituali, forse prega. Alla fine sceglie. Una volta su dieci accade il miracolo, la bestia contenuta nella bustina brilla al buio! Perché sì c’è una fottutissima gerarchia anche tra i vermi di muco e la brillosità notturna nel mondo delle bustine è cosa davvero seria, roba forte. Marta, Lorenzo, BÄSTIS, il mestolo, il verme di muco al plutonio fluorescente ed io usciamo dal giornalaio.

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(Non sto a dire che se la sorte ci ha detto male riservandoci un doppione la giornata è compromessa e Lorenzo si trasforma in venti chili di ricciuta palla al piede). Ritardo accumulato: undici minuti.

Dall’edicola al semaforo. Non ci dovrebbero essere apparenti intoppi. E quindi ripieghiamo su un grande classico, la sfida a non pestare le righe, solo che la pavimentazione torinese a tratti è in cubetti di porfido, è come giocare alla settimana sulla scacchiera della dama, nemmeno il piede di una giapponese potrebbe stare in quelle righe. Perdiamo molto quindi, soprattutto io, pena tornare indietro di qualche passo. Siamo gamberi, ma determinati, recuperiamo qualche minuto e raggiungiamo il semaforo. Non fosse che il semaforo ha il maledetto bottone prenota-verde e ci risiamo Marta lotta con Lorenzo a suon di mestolate per aggiudicarsi il primato di pigiata. Bruciamo due verdi. Ritardo accumulato: quindici minuti.

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Il viale. Il viale è puntellato di ippocastani e quindi l’autunno è tutto un rotolar di castagne matte, ottime si dice per curare il raffreddore e per indurre me all’esaurimento nervoso. Lorenzo le vuole subito, tutte, mi molla il verme al neon e le raccoglie e più ne raccoglie e più ne perde. Marta inizia a lamentarsi, pretende il vola vola. Ma qui scatta un’evidenza fisica, per il vola vola ci vuole un altro adulto, potrei chiedere una mano a un passante, ma metti che quello abbia voglia di chiacchierare, sarebbero altri minuti preziosi persi. Oppure potrei fare da sola esibendomi in un vola vola stile lancio del martello. Alla fine convinco Marta a scambiarlo con un giretto sulle spalle compromettendo quel poco di decoro che possono raggiungere i miei capelli la mattina. Ritardo accumulato: venti minuti.

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L’ultimo miglio. La scuola la vedo, è lì, con il suo portone spalancato, la sua aria di sfida. So che dietro la soglia c’è lei, l’inserviente con la voce di Pizzul, che anche oggi tenta il record assoluto di “chiudete la portaaaaaaa!” ripetuti dietro ai genitori ansimanti, all’arrivo. Pizzul con la permanente è il mio obiettivo, ma tra noi e lei ci sono loro: le bancarelle del mercato. Se l’operazione bustina si è conclusa in una disfatta è certo che Lorenzo manifesterà l’impellente bisogno di avere una grattugia a forma di carotona che lo implora di essere comprata dal banco casalinghi, al limite si accontenterebbe anche di un pelapatate tirolese. Dopo avermi grattugiato, pelato e scartavetrato l’ultimo strato di pazienza, il tutto mentre Marta mi passa il puliscipeli BÄSTIS sui ricci, Lorenzo molla il colpo, con la promessa di una bustina in straordinaria, la mattina dopo. Ritardo accumulato: ventiquattro minuti.

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L’arrivo. Saluto Pizzul e seguo il suo consiglio di chiudere la porta, naturalmente in faccia al genitore successivo. Ma non si può dire di no a Pizzul, lei è lì a ricordarci i pericoli della corrente nella società moderna. Cambio i due in venti secondi netti, mentre il fantasma di Mariona Nostra Montessori mi ricorda che i bambini devono vestirsi da soli, non sono marionette, è molto importante per la costruzione della loro indipendenza. Le indico il papà che sta cambiando le pantofole della figlia facendola sedere sugli armadietti, pratica vietatissima. Lo so non si fa la spia ma c’è un limite anche al senso di colpa. Bacio Lorenzo e Marta a ripetizione: “mamma, carezza, mamma bacio, mamma bacio-carezza”. Ciao ciao alla finestra ed è finita. Ritardo accumulato: mezz’ora.

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Mezz’ora di ritardo e non sono manco partita. Il resto è in discesa, fino al lavoro. In ufficio riapro la borsa e ci trovo lui, il verme di muco, inseparabile animale guida delle mie mattine al plutonio.

Illustrazioni di Paola Patrizi, più avvincente di Candy Crush Saga!

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32 thoughts on “Il risveglio al plutonio. Ovvero come accumulo il ritardo di un regionale veloce semplicemente attraversando la strada.

  1. Non so se è consolante o meno, io ne ho uno in seconda media e uno in seconda superiore. Quest’ultimo grazie al cielo e alla Montessori (forse) si veste da solo, anche se ogni tanto ai colloqui mi fanno ramanzine sul “come”. Quello delle medie teoricamente potrebbe andare da solo, ma la cosa è molto teorica. Lo accompagna il padre in macchina (perché grazie a tutti i santi non ho mai preso la patente) e credo che la trafila sia molto simile. Un quarto d’ora circa per mettersi le scarpe, lo zaino che avrebbe dovuto essere fatto la sera prima ma, appunto, dovrebbe, ecc. ecc…. vabbè, credo che si risparmino i vermi luccicanti, i pesci assassini e poco altro, ma il ritardo accumulato non si discosta di molto 🙂

  2. Valina says:

    Grazie! Grazie davvero. Ho riso molto e mi sono sentita meno sola.
    Noi abbiamo pure il litigio “chi tiene la mano di mamma dal lato della borsa”. Un incubo.
    Inoltre arrivo sempre tardi, sono quasi sempre l’ultima ad uscire dalla porta e quell’infido genitore penultimo mi chiude sempre il cancello, distante una trentina di metri. Con la felice conseguenza di vedermi bussare alla porta, ripetutamente, per farmi riaprire dalla bidella. Pietosa, mi apre e sempre: “mi raccomando, chiuda bene…”
    Sorrido ed evado…

  3. Gioie della separazione: metà dei giorni non tocca a me! Detto questo secondo me vai bene, io ho batterie pressoché esaurite solo per sbrandarli tutti, quella della gioia in particolare, sto seriamente pensando di registrare un messaggio che si ripete all’infinito : Vestitevi! Colazione! Faccia! Capelli! Denti! Scarpe! E ora arriva l’inverno quindi si aggiunge: giacche! La partenza mattutina è il mio incubo. Tanta solidarietà.

  4. Mafalda says:

    Praticamente la mia sequenza serale, quando per riuscire a tornare a casa per le 19 occorre fare almeno due commissioni (Acqua e Sapone e la farmacia sono le destinazioni più gettonate), non guasta se andiamo anche dal giornalaio a prendere uno Zombling… Però ci divertiamo come matte, dai 🙂

  5. Ecco, grazie del conforto che mi dai. Io sono agli schermi successivi del videogame; nel senso che sono riuscito a completare la prova “portane due alla materna e una al piedibus della primaria in 8 minuti netti” (per noi questo è l’unico anno in cui sono inscuole diverse) ma ho difficoltà con i livelli successivi: rivestili e falli montare in macchina quando vai prenderli dai nonni, spogliali-pisciali-lavali-pigiamali in orari telefono azzurro friendly, non farli mangiare dopo mezzanotte o diventano verdi e cattivi

  6. Ti prego! I miei gemelli, soprattutto la bimba, escono sempre di casa con oggetti improbabili in mano. A me sembrano degli homeless. Anche noi arrivati al portone lo apriamo e chiudiamo quaranta volte per dare a ognuno il suo momento di gloria nello schiacciare il pulsante…. È una vita fifficile….

  7. Chi non pesta le strisce , chi trascina libri , chi si butta nella fontana in pieno inverno chi ha deciso che anche se inverno si esce in pantaloncini , se non mi saluta quello del tram non mi muovo e mancano solo 100 metri , ogni mattina una maratona, poi i saluti Enea urla che vuol rimanere all’asilo, naturalmente l’altra lo trascina in classe come trofeo , mentre tento di mettere le ciabatte …la tragedia raddoppia quando tipo famiglia Emish porto a scuola anche il compagno di Morgana . La Montessori mi guarda come l’urlo di Munch

  8. Marianna says:

    Carino! Ma le maestre, quando vedono arrivare tua figlia munita di mestolo, ti chiedono se è quello il suo “oggetto transizionale”? Transi che? Ho chiesto io la prima volta….
    Buona notte
    Marianna

  9. alessiawhatelse says:

    Anche io uso la tecnica della bustina di figurine! 🙂
    Abbiamo fatto Masha e Orso, Paw Patrol, i Cucciolotti e ora siamo ad Inside Out!

    Il mio nini è sempre andato abbastanza volentieri all’asilo, senza troppi capricci.

    Ora però inizia a “capire” la separazione e anche se il mio ex-marito ed io siamo in buoni rapporti e ci armiamo di santa pazienza e di tanto tantissimo amore…bhe, ogni tanto sclera un po’.

    Sicuramente molti/e di voi ci stanno passando (compresa la titolare del blog! :)), avete suggerimenti o libri o link da consigliare?

    Un bel consiglio l’ho ricevuto dallo psicologo a cui mi ero rivolta all’inizio di questo percorso: “scrivi una lettera a tuo figlio”.

    Adesso, con le sensazioni che provi adesso, le tue ragioni, i tuoi pensieri, quello che senti uscire dal cuore in questo momento.

    E poi gliela farai leggere quando sarà grande, tutte le volte che vorrà, tutte le volte che ti chiederà…

  10. LaStedaBo says:

    Uno. Ringrazia che non hai un affare verde evidenziatore con la coccinella incorporata, altrimenti detto apparecchio dei denti da ricordare ogni mattina. L’altro giorno un collega l’ha preso per un portachiavi
    Due. In edicola da noi, ci va il papà che con la sua faccia tosta, socchiudendo gli occhi per entrare di piu nella parte di un fantomatico Bocelli, tasta le bustine per evitare i doppioni al già tragico bilancio famigliare (in casa passa la sera studiando attentamente le brochurine per memorizzare i particolari che li differenziano)
    Dilettante!

  11. wild girl says:

    Grandissima! anche io patteggio il “vola vola” con il giro sulle spalle della grande e il giro in braccio del piccolo…ma in contemporanea!! … capisci perchè mi sono ridotta a portarli all’asilo/scuola in bicicletta?! 😉

  12. dopo averti letta sto meglio…grazie!

    angelica neo-mamma

    ps mi sa che ci siamo conosciute secoli fa al gioberti, poi ho cambiato scuola in quarta ginnasio dopo qualche mese 😉

  13. TBianca says:

    Ho due figli già grandi: 13/14 anni quindi grandi.
    Due nipoti (maschi e fratelli) della medesima età
    Scene demenziali come queste mai viste né sentite.
    Obbligo fermata a buttare soldi in cavolate per farlo andare all’asilo?!?
    Ma chi è l’adulto, che decide e che educa? E chi comanda?
    Mai acceso la TV solo per farli vestire o fare colazione, mai pagati per uscire di casa o anche solo perché si andava all’asilo o a scuola in oriario.
    Sveglia, per stare in compagnia del padre alle 6,30 e fuori casa, in auto alle 7,40/7,75 al massimo, per entrare all’asilo o al prescuola alle ore 8,00 e permettermi di essere regolarmente in ufficio (non sopporto i ritardi)
    A tre anni si vestivano da soli, a sei anni entravano negli spogliatoi di nuoto da soli e provvedevano in toto (indossare il costume, toglierlo, lavarsi rivestirsi e raccogliere le proprie cose) da soli e si rifacevano il letto ogni mattina prima di uscire.
    Provvedono dagli 11 anni a pulire la propria stanza e a riporre i propri vestiti nei cassetti e già da prima si sceglievano i vestiti ogni mattina.
    Ma avete dei figli dementi? Non credo.
    Quando sono piccoli tocca al genitore-educatore far capire che le cose si fanno perché è giusto e non perché si viene pagati e quando son grandi, beh, insomma, perché sono grandi no???!!
    Comprandoli con regalini da piccoli ed assecondandoli da grandi (SECONDA SUPERIORE?!?) non li attrezzate a diventare degli adulti ma degli smidollati.
    Se questo è il livello imbarazzante di “mammeria” non mi stupisco più di quanti adulti incapaci ci siano in giro.

    • Mi ritengo una persona gentile e accomodante. Quello che scrivo gioca sul paradosso, funziona così. E’ possibile che tu non lo capisca, è più che accettabile che ti faccia schifo. Invece quello che scrivi tu, i toni che usi, la scelta di parole come “demente” e “smidollato”, quello offende. Ti chiedo di cambiare i toni o più semplicemente letture.

  14. TBIANCA says:

    Non mi pare di avere insultato. Non ho detto che i figli sono dementi o sono smidollati (termine già usato oltretutto da altra utente in altro post e che non è stata affatto ripresa).
    Ho chiesto ipoteticamente (ben sapendo che così non è) se tutti i vostri figli siano affetti da demenza, malattia peraltro terribile che degenera la corteccia cerebrale.
    Sono certa che, come me, abbiate figli intelligenti, normodotati, vivaci e curiosi.
    Pur essendomi ben chiaro che il racconto è volutamente esagerato, leggendo (più le risposte che l’argomento iniziale) pare ci sia una sorta di autocompiacimento nel mostrare quanto terribili siano le uscite mattutine, anche di chi ha figli già grandi (13 e 15 anni),
    Una sorta di gara autocompiaciuta a “il mio è peggio del tuo”.
    Per esperienza personale so che, a parte qualche caso di figlio sì purtroppo “capriccioso e smidollato” (reso tale dalla mancanza di regole), i bambini solitamente vanno volentieri all’asilo, a scuola, si vestono di buon grado da soli e fanno volentieri da soli molte cose, fin da piccoli.
    Perciò se non lo fanno (soprattutto da grandi) forse, invece di “autocompiacersi”, porsi qualche domanda sarebbe d’uopo.
    Non è con baci e carezze, come affermate altrove, che si danneggiano i figli, ma avvallando comportamenti scorretti e, in nome della (propria)fretta, non donare tempo ai figli.
    Non fate danno se date un bacio in più ma lo fate se per convincerlo a fare qualunque cosa (vestirsi, camminare, andare all’asilo/scuola, etc) lo “comprate” , con un dono seppur piccolo, un giochino (che deve essere l’eccezione non la regola).
    Fate danno quando, tra i due/tre/quattro anni, non gli donate il vostro tempo lasciandolo fare da solo affinché impari mentre si veste, si lava, aspettando con pazienza e trattenendosi dall’intervenire; sapere che può fare senza di voi, che voi gli fate dono del vostro tempo e che siete orgogliose di ciò che ha fatto farà crescere l’autostima.

    Non di oggetti e cose hanno bisogno, più gliene date più ne vorranno bensì di amore e tempo.

    • Non c’è autocompiacimento, ma divertimento, è un po’ di indulgenza. Ho la grande fortuna di avere bambini felici di andare all’asilo. Ci sono escamotage che usiamo tutte, con parsimonia, per fare andare avanti le giornate. questo è il senso. Io non riprendo nessuno, mi fa piacere il contraddittorio, ma mi pare che quel che faccia davvero male alla maternità (non ai figli) sia il tono eccessivamente giudicante di alcuni interventi. Lungi da me fare l’apologia della madre imperfetta, siamo tutte perfettibili. Se vuoi ti spiego bene, senza paradossi, che i miei figli hanno accesso alla tv mezz’ora al giorno e basta, che le bustine di cui parlo arrivano una volta a settimana, ma sì ci mettiamo un sacco ad andare a scuola perché ci perdiamo giocando per strada. Qui è un racconto giocoso, per la serietà ci saranno altre occasioni. Ti ringrazio comunque per aver chiarito la tua posizione e ti rassicuro ancora che la mia personale visione della maternità comprende una dose notevole di dolcezza e sbaciuzzamenti. Enrica

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