Una volta ho visto il cielo in una stanza.

In passato mi sono lamentata che nessun uomo mi abbia mai portato la colazione a letto. Mentivo, non saprei godermela, io manco faccio colazione. Il padre dei miei figli mi faceva il caffé ma finivo sempre per berlo freddo. Ho questo problema che non so godermi le cose, sono troppo preoccupata a dimostrare che non ne ho bisogno. Il padre dei miei figli mi portava il caffé è vero, ma non mi ha mai comprato lo shampoo giusto, si ostinava a prendere quello al miele schiarente, era convinto di essere biondo, lo era stato da bambino, invecchiando le tinte si fanno sempre più cupe. Io sono nera, sotto il nero ora c’è il bianco, invecchiando le tinte si fanno e basta. Onde e boccoli sono arrivati intorno ai sei anni, improvvisamente, un fenomeno bizzarro. Da bambina, guardavo mia madre fare i pacchi regalo: in un colpo secco passava la lama delle forbici sul nastro e ne nasceva un ricciolo. “Deve essere successo qualcosa del genere anche ai miei capelli” mi dicevo. Mi dicevo un sacco di cose strane. Il papà che mette il suo “semino” nella pancia della mamma, per esempio, nella mia mente si era trasformato in una sorta di cura omeopatica a base di una supposta germogliante. Non parliamo di quando qualcuno mi spiegò cos’era un preservativo, per anni ho avuto la convinzione che ci si dovessero infilare dentro anche le palle, che la sicurezza non è mai troppa. Da sempre metto tre sveglie, a intervalli regolari, ogni quarto d’ora, dalle sei e mezza alle sette e un quarto. Spengo e mi giro, spengo e mi ri-giro, spengo e mi ri-ri-giro. Chi, via via, ha condiviso con me letto e sogni, non ha mai capito. “Ma non ti viene l’ansia?” “Fatti i fatti tuoi e vai a farmi il caffé, che lo lasciamo raffreddare insieme”. Mi piacciono le cose impopolari, per il gusto sottile di amarle solo io. La storia del locale pieno uguale pizza di qualità non mi convince, le persone di valore spesso non hanno code e codazzi. Riesco ad andare a dormire senza aver lavato i piatti e faccio sogni sereni. Diffido di chi usa la cultura per sentirsi migliore degli altri, apprezzo chi usa la cultura per sentire e per sentirsi meglio. Da poco un uomo mi ha detto “meno male che ti amo” e per una volta non intendeva “meno male che ti amo perché altrimenti ti odierei”, voleva proprio dire che il fatto che in questo mondo ci sia io rende la sua vita più bella, non gli fa puntare alla tempia la pistola che tutti teniamo sotto al cuscino. Mi imbarazzo per gli altri, soprattutto guardando la tv, la vergogna per interposta persona mi dà dei formicolii alla mandibola. Lorenzo quest’estate è andato a caccia di lucciole, ne ha riempito un bicchiere e senza farsi vedere l’ha messo sotto il letto. Di notte mi sono svegliata col cielo in una stanza. Una volta ho cercato di sedurre un ragazzo chiedendogli se volesse diventare il mio argomento preferito. Ora il mio argomento preferito sono i miei figli, strano che l’argomento che preferisco sia anche quello in cui mi sento meno preparata. Guardo Lorenzo e Marta, quelle piccole ombre luminose di me e Matteo, ombre che si allungano a mezzogiorno. O forse no, siamo noi le loro ombre, sfumiano nel domani, incapaci di staccarci da terra, allacciati dai piedi, scompariamo in un salto.

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Foto di Valentina Fontanella: http://www.susanita.it

 

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31 thoughts on “Una volta ho visto il cielo in una stanza.

  1. E’ bellissimo quello che hai scritto… e nelle prime righe mi riconosco in pieno, anch’io ho difficoltà a godermi le cose, cerco di dimostrare che non ne ho bisogno e poi mi lamento perché non me le fanno 😀

  2. Le persone di valore spesso non hanno code e codazzi… Quanto è vero tutto questo! Mi ritrovo in molte delle cose che hai raccontato…. L’unica cosa che è molto migliorata da quando sono mamma è proprio nel godersi le cose però !

  3. Anch’io non amo seguire la massa, per affiancare il tuo messaggio delle pizzeria piena.
    Ho sempre preferito avere gusti molto personali e di nicchia, forse perché li sento più miei, più personali, e ne vado maggiormente fiero.
    Poi, per carità, non sono geloso dei miei gusti o di quanto possiedo, e ben vengano persone che condividono i miei gusti, i miei hobbies, le mie passioni.

    E condivido al 100% la frase sulla cultura, che deve far sentire meglio, non superiori.

    Ciao

    K.

  4. LadyKaiura says:

    No, oggi no. Oggi non faccio la lurker.
    Oggi ho voglia di scriverti che hai ragione a dire che chi usa la cultura lo deve fare per sentire e sentirsi meglio, e sono tuttora convinta che il cervello sia la cosa più sexy che abbiamo, ma che non tutti l’abbiano capito, e infatti me l’ha confermato Marco Missiroli in Atti Osceni in luogo privato: “Così conobbi l’inspiegabile equazione della passione: l’estetica, l’eros, i modi garbati e un cervello che contenesse sensibilità e cultura non erano direttamente proporzionali ai risultati”
    Oggi ho voglia di scriverti che in onore al titolo del post ascolterò Mike Patton mentre canta Il cielo in una stanza nel progetto Mondo Cane.
    Aspettando che arrivi, finalmente, qualcuno che dica anche a me “meno male che ti amo”.
    Ah, oggi volevo anche scriverti che sono felice che qualcuno te l’abbia detta, quella frase: vuol dire che ha capito che il cervello è sexy.
    ti abbraccio, Tesio.

  5. Gianbumbi says:

    Io riesco a godermi le piccole cose, però no, la colazione a letto no, grazie: troppe briciole… sulla stessa linea d’onda, mai potrei andare a letto lasciando i piatti sporchi…
    Però quella cosa di vergognarsi per gli altri, soprattutto guardando la televisione, mi capita in continuo. ho cercato mille volte di descriverla. Ma non trovo un termine adeguato fino in fondo: mi sento in imbarazzo per altri? ma perché? mi vergogno? ma di che cosa, in verità? e poi, è una sensazione totalmente inutile: un disagio e basta, che non può diventare costruttivo, che non aiuta nessuno, ma mette in difficoltà me. e quindi, l’unico effetto è spegnere la tele..
    Ultima cosa: io li chiamerei “i biondi immaginari”. Anche mio marito ci rientra. Ha i capelli castani. Ad esagerare, castani chiari. Io castano e basta: zero sfumature, se non i capelli bianchi che mi ostino a voler veder crescere. Nostro figlio nasce biondissimo. proprio biondo platino. Gli amici, i parenti, vedendo la neo famiglia, non possono evitare di dire: “ma da chi ha preso, ‘sto bambino?” (che, peraltro, per il resto è l’assoluto clone di suo padre). Una sera, tornando da una cena, in ascensore, mio marito, guardandosi allo specchio e ripensando al fatto di aver dovuto rispondere per l’ennesima volta alla domanda: “ma come ha fatto a venirvi un figlio biondo?”, mi dice: “ma insomma, non si vede che sono biondo?”.
    Ho dovuto dirgli la verità. E intanto pensavo all’immagine che ognuno ha di sè: mi dicono che gli anoressici si sentono cicciottelli, talvolta le persone obese si sentono più magre… e loro, i biondi immaginari, che pensano di avere un caschetto alla Nino D’Angelo e invece no, un banale castano… la nostra mente ci rimanda un’immagine di noi che solo in piccolissima parte corrisponde a quello che gli altri vedono?
    Comunque, da allora, mio marito non cerca più di sostenere di essere biondo, ma porta sempre con sè una foto di lui bambino, per poter agilmente dimostrare che biondo, quantomeno, un tempo lo è stato…
    Ah, i miei ricci sono arrivati all’improvviso, a 12 anni… io – donna di poca fantasia – avevo pensato di poter ringraziare il balletto degli ormoni… quante risorse, invece, in quei tuoi “pensieri strani”.

  6. Forse dovremmo imparare a goderci le cose… a partire dai bimbi… magari proprio con loro. Io ad esempio ho scoperto il piacere della colazione (anche se comunque sempre un po’ frenetica) proprio con i bimbi. Buon fine settimana… goditelo davvero 🙂

  7. Quasi giunti alla fine di un’altra dura settimana di lavoro.
    Siccome non avevo avuto occasione di farlo prima, mi sono appena letto tutto d’un fiato questo Post ed il precedente, “L’analisi logica della felicità”.
    Ed io, ragazzone (una volta… l’anagrafe purtroppo non mente) grande, grosso, ingenuo e sincero, ringrazio di avere un cuore altrettanto grande, grosso, ingenuo e sincero in grado di commuoversi per queste righe pregne di emozione.
    L’emozione delle piccole cose. Che poi, nella realtà di ognuno di noi, sono cose di dimensioni gigantesche, pressoché infinite.
    Pace e bene a tutti.
    E… Grazie, Enrica, per mettere meravigliosamente nero su bianco i tuoi (ed i nostri, credo) pensieri silenti.
    Buona fine settimana!
    Gabriele

  8. Meme93 says:

    Grazie per farci iniziare bene il week end…colazione a letto naaah macchia ogni sacrosanto giorno la tovaglia con la marmellata, chissà cosa potrei fare tra le lenzuola…

  9. Dani says:

    Questo post mi ha fatto tornare in mente le lezioni di inglese al liceo… Hai fatto uno “Stream of Consciousness”! É più o meno come scrivo io quando riapro il diario segreto… Buon weekend!

  10. Cara Enrica, molte grazie per il post. Di solito non ho l’abitudine di scrivere nei blog che seguo, ma questa volta non posso farne a meno. Via via che passa il tempo i tuoi post mi piacciono sempre di più, e questo mi è piaciuto così tanto che non ho resistito alla tentazione di scriverti due righe. Sei fortunata ad aver trovato qualcuno per il quale sei così importante; anche a me piacerebbe trovare una persona che desse un senso a tutte le mie lotte quotidiane. Non che non ce la faccia altrimenti, ma, come diceva Saint-Exupery, il guardare insieme nella stessa direzione è sicuramente più appagante che una lotta solitaria.
    Grazie ancora per condividere una parte di stessa con tutti noi.

  11. Anch’io mi imbarazzo per gli altri, soprattutto davanti alla tv. L’ho pensato l’altro giorno vedendo la Hunziker muggire, o fare lo jodel in un’altra versione del medesimo spot. Ma so che c’è di peggio.

    Ti seguivo su twitter e non sul tuo blog, chissà perchè. Grave errore 🙂
    A presto.

    Alice

  12. wild girl says:

    Anche io punto tre sveglie ad intervallo regolare di 9 minuti (ho la fissa del multiplo del tre), il mio argomento preferito sono i miei figli, ma i piatti no, quelli li devo lavare prima di andare a dormire! E spero che presto un uomo torni a dirmi “ti amo”…ne ho bisogno… per fare sogni più sereni

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