Natale è quando sento la mancanza di tutti, anche di Derrick.

 

– Com’è che ti chiami già?

– Enrica, nonna. Mi chiamo Enrica, come il nonno.

– E ce li hai dei figlioli?

– Due sì, maschio e femmina.

(sorride)

– Che belli. Te sei troppo magra.

– No, sto bene. Hai visto? Sono sopravvissuta a tutte le sfighe e agli anatemi che mi scagliavi contro. Mi dicevi: “Sempre con quei cosi nelle orecchie, guarda che diventi sorda”, ora ne ho la certezza, nonna, non era il walkman il problema, nemmeno la discoteca, la vera minaccia al mio canale uditivo era l’Ispettore Derrick, sparato nel vostro salotto manco fosse un concerto dei Metallica. Te la ricordi la casa di Corso Regina? Io me la ricordo di quel colore lì, il color Derrick, dovrebbero aggiungerci una tacca pantone tutta per l’ispettore. Non so se ti fa piacere, ma non sono nemmeno morta di ipocanottierosi, so che tra gli avi si sono verificati decessi per questa terribile patologia, ma di qualcosa si deve pur morire, mi son detta, e ora la canottiera non la metto nemmeno in inverno. Tra l’altro nonna, la nostra famiglia nei tuoi racconti sembrava una puntata di “1000 modi per morire. Spiffero edition”. E prima la cugina della zia Fanny che gli era presa la congestione il giorno delle sue nozze (che uno “la camiciola” come la chiami tu, manco sotto il vestito da sposa può togliersela), poi la prozia della Lisì uscita senza scialle e mai più tornata, infine il cugino Francesco rimasto secco per non essersi subito asciugato il sudore dopo una partita di calcio con gli amici. Tutta gente sopravvissuta alla guerra, tra l’altro, per schiattare di colpo d’aria. Un’altra cosa che ho scoperto è che non sono idrosolubile, nonostante fosse questa la tua paura, ora lo so. Al mare coi cugini, ci intingevi come bustine di tè, tre minuti e via, fuori, che altrimenti ci venivano le pieghe sui polpastrelli (la nipote della sorellastra della cugina della Marianna ci morì di pieghe dei polpastrelli, c’è poco da scherzare). Io sono di quella generazione cresciuta con il demone dell’alone viola pulsante intorno alle persone, il sesso protetto a noi lo insegnava pure Lupo Alberto. Sono della generazione che ha visto Chernobyl e non poteva mangiare le verdure senza bonificarle prima sotto un getto d’acqua, che manco la doccia di Rambo. Ma a te di quelle cose importava poco, a te importava che non bevessimo dopo la banana e dopo il gelato, soprattutto. L’altro giorno Lorenzo ha fatto gli occhi storti e gli ho detto di smettere subito, perché altrimenti restava strabico. Me lo ripetevi sempre tu e io ci credevo. C’ha creduto anche Lorenzo e in quel momento ho provato una terribile nostalgia per Derrick.

– Non ho mica tanto capito che hai detto…

– Gioco, nonna, non ci far caso. È che siamo quasi a Natale. Sono un po’ nostalgica.

– Chi sei già te?

– Sono la figlia della Mariarita.

– E ce li hai dei nipoti?

– Nonna, porcatroia, dei nipoti? Ok, che ormai tutti mi danno della signora ma della nonna no, non lo accetto.

– (ride, ha ancora i denti suoi) Quanti anni c’hai?

– Trentasette?

– Non ho capito

– Tre sette.

– Tressette come le carte?

– Eh, proprio come il gioco di carte.

– E allora te mi sa che sei giocosa.

– Mi sa di sì, ho preso da te.

derrick.jpg

Standard

43 thoughts on “Natale è quando sento la mancanza di tutti, anche di Derrick.

  1. Minchia Derrick! Lo guardavamo sempre io e mia sorella quando eravamo piccoli! (Anche perché l’antenna del nostro televisore ci permetteva di captare numero uno canale; quindi, o quello o niente)
    Ma vuoi dire che avevamo già una mentalità da pensionati??? ;o)
    Un abbraccio alla giocosa Enrica ed a tutti i suoi altrettanti giocosi lettori.
    Gabriele

  2. Ecco, stavolta sei riuscita a commuovermi. Perchè anche io sono nata negli anni 70, ho avuto una nonna morta ultranovantenne che mi adorava, ho avuto la mia dose di ammuffimento dei polpastrelli e la minaccia della morte causa privazione della canottiera. Minaccia che continua, tuttora, per mezzo di MaTre, secondo la quale, a quarantanni suonati e nell’afa torinese, non dovrei togliere la canottiera mai, nemmeno ad agosto.
    Un abbraccio,da una petarda savoiarda lacrimosa che aspetta il 6 di gennaio (per cadere di punta dalla scopa!!)

  3. Quella storia della banana ancora ai miei figli la racconto! E non bevo MAI, sia chiaro, che vedi che mia nonna e mia mamma avessero ragione.
    Ma te, la storia che se si prende il sole nei mesi con la “r” poi ti viene mal di testa, la sai? Ecco, su questa proprio crederci del tutto, non saprei… 🙂

  4. Francesca says:

    “Se fai quelle smorfie passa l’angelo dice Amen e resti bloccata così per sempre” ah i nonni… E mi accorgo che li ho visti crescere, come loro hanno visto crescere me.

  5. Pingback: Natale è quando sento la mancanza di tutti, anche di Derrick. – tubicolorati

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s