Il ciclo senza rotelle. Le mestruazioni spiegate ai bambini.

Più termini esistono per definire una cosa più è facile che la cosa in questione sia un argomento tabù. “Pene” e “vagina” insegnano, ma anche la “morte”, anzi l’atto di morire registra un numero notevole di perifrasi e giri di parole. Le “mestruazioni” si difendono bene, ogni donna sceglie il proprio modo per dirlo.

La naif. “È arrivata Anna dai Capelli Rossi”. Che meraviglia avere un gatto che fa le fusa per te, magari sdraiato sulla pancia tipo boule dell’acqua calda… quando c’hai il ciclo è un toccasana. Le mestruazioni comunque c’hanno proprio quella faccia fastidiosa lì, con lentiggini e occhi slavati.

La Coppi e Bartali. “È arrivato il ciclo”. La mia amica Barbie Turici (barbieturici.it) ogni volta che sente questa espressione visualizza un risciò rosso fiammante carico di tedeschi ubriachi in vacanza in Romagna che la investono cantando ANIZ TRAI POLIZAI. Mi pare plausibile.

La sadica. “È arrivato il marchese”. Escludendo che sia il Marchese del Grillo, che già stai male e proprio non hai voglia di sentirti dire da Alberto Sordi che lui è lui tu non sei un cazzo, credo che si alluda al Marchese De Sade che trae il massimo piacere nel vederti cinque giorni con capelli di merda. A ognuno le sue perversioni.

La possessiva. “Ho le mie cose”. Tipo le mestruazioni sono mie e me le gestisco io. Mio il disagio, mio il malumore, mia la scusa per poter mangiare un sacco di porcate, loro la colpa.

La Marvelliana. “Ho le Cose”. E ti arrivano a casa La Cosa dei Fantastici 4 e Famiglia portandoti in dono Tampax e altri beni di conforto.

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L’ospitale. “Mi sono arrivate”. Più come mi è arrivata la suocera a Natale che come è venuta a trovarmi una vecchia amica.

La neofita. “Sono indisposta”. Ed è subito terza media, ora di ginnastica, ciclisti e Superga, “professoressa mi giustifica?”. Sono indisposta dopo i tredici anni non si può più sentire.

La legislativa. “Ho le regole”. È la legge di natura e non si discute.

La bon ton. “Sono Signorina”. E il maledetto brufolo preadolescenziale c’è. Potremmo avvalercene tutte per non farci chiamare Signore almeno quattro giorno al mese.

La battistiana. “Ho i problemi miei di donna”. Questa è la mia preferita, è Mogol che te lo suggerisce: Prendila così, non ne devi fare un dramma (sono solo mestruazioni).

La scientifica. “Il mestruo”. Al singolare, a me fa lo stesso effetto di chi dice “ho comprato una bella scarpa” o un “bel pantalone”. Mi fa incazzare e il fatto che io abbia il mestruo non c’entra.

A me insegnarono che una donna con le mestruazioni non poteva toccare le piante perché le faceva appassire, che non poteva nemmeno fare il bagno in mare perché rischiava la congestione, che in spiaggia doveva indossare i pantaloncini e che le era preclusa l’attività motoria. La donna con le mestruazioni era un’invalida. Eppure io desideravo tantissimo entrare nel clan delle donne invalide, da mestruata tardiva guardavo le altre compagne che maneggiavano assorbenti e dolori vari, con pura invidia. Alla fine sono arrivate nell’estate tra le medie e le superiori, mia madre mi dotò di un pacco di eminflex a una piazza, “pannolini” li chiamava e le orecchie mi si accartocciavano (ci sono parole usate a sproposito che mi producono un dolore fisico acuto). Mi sentii molto fiera a camminare a cavallo di quel coso. Ricordo l’imbarazzo con mio padre che goffamente si complimentò, che buffo complimentarsi per una cosa così naturale: “brava che hai preso otto di greco e le tue ovaie si sono attivate per rendermi nonno un giorno, forse”. Via via gli assorbenti si sono ridimensionati, passando per supersottili, pieghevoli, profumati, interni, alati, alati palmati, fino alla coppetta (ho dato una possibilità anche a lei, ma l’effetto “stappa stappa stappa stappa dai!” non fa per me). Via via l’entusiasmo dei primi tempi ha lasciato spazio al fastidio dei crampi e all’umore bonsai. Via via l’imbarazzo con mio padre si è riproposto con gli uomini che hanno avuto a che fare col mio corpo. Alcuni sono veramente molto affascinati da questa cosa del sanguinare senza ferite, non se ne capacitano, altri ancora empatizzano, i peggiori si schifano. Anzi i peggiori sono quelli che se sei nervosa ti dicono “ma cos’è? Hai le tue cose?”, dovrebbe esserci un girone infernale di dolori lombari, mal di testa, pelle unta e fitte al bassoventre per chi crede di essere spiritoso con quella battuta. I miei figli sono incuriositi dalla madre che di tanto in tanto infila dei cosini cilindrici in borsa, Marta li ha usati come tappi per le orecchie, supposte per bambole, pendagli, simpatici ripieni per le narici. Lorenzo troverebbe più adeguato un cerotto. Rispondo sempre alle loro domande, cercando di lasciare da parte il pudore e chiamando Le Cose con il loro nome. Son mestruazioni, hanno a che fare con la vita, sarà per questo che fanno un po’ paura.

L’Illustrazione de La cosa che mi porta i tampax è di Paola Patrizi.

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29 thoughts on “Il ciclo senza rotelle. Le mestruazioni spiegate ai bambini.

  1. come riflettevo pochi giorni fa, sono anche difficili da maneggiare pubblicitariamente…secondo me “in quei giorni” è largamente migliorabile, per dirne una 🙂

  2. Nonostante a casa mia si usasse la metafore sadica dei “signori marchesi” (non uno, tanti!), ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino di bambina di terza media una compagna di scuola che mi disse la frase definitiva: “è bello avere le mestruazioni, ti senti purificata ogni mese”. E così l’ho sempre vissuta, come un momento per svuotarmi di tutti i malumori e gli errori del mese. Ah, e faccio pure parte del club delle invasate della coppetta! Sorry.

  3. Da maschietto.
    Sono io a fare la spesa ogni settimana, e sovente MDM (Mia Dolce Metà) nella lista include i suoi assorbenti.
    Il rischio di sbagliare a comperarli è elevatissimo, perché lei magari mi scrive “Lines confezione rosa sottili notturni con ali 3 gocce” e poi io resto come un deficiente davanti alla muraglia di assorbenti cercando quelli da lei descritti.
    Allora trovo i Lines notturni, ma hanno la confezione blu, non rosa.
    Oppure trovo i rosa sottili, ma 4 gocce e non 3.
    Oppure sono senza ali, ma la confezione sembrerebbe giusta, è rosa!
    Allora che faccio? Mi faccio mandare una foto della confezione via WhatsApp.
    La prima foto è quella del gatto (ha sbagliato allegato)
    La seconda sarebbe giusta, ma è sfuocata.
    La terza va finalmente bene, e ti accorgi che la descrizione iniziale “Lines confezione rosa sottili notturni con ali 3 gocce” è palesemente sbagliata.
    Così finalmente prendo la confezione giusta (anzi, ne prendo due) mentre alcune signore mi guardano sorridendo.
    Arrivo a casa e MDM mi fa:
    – ci voleva tanto?
    – perché due?

  4. Credo che le mestruazioni siano una delle cause per la poca simpatia che mi ispirano le feste natalizie. Mi sono arrivate il 31 dicembre del 1985. A undici anni e mezzo 🙄. E da allora brufoli, malumori e capelli grassi mi accompagnano per una decina di giorni al mese ( soffro anche di SPM🙄). Nel mio caso sono anche completamente inutili, visto che non ho mai avuto il desiderio di essere madre.
    Funzionavano bene, come scusa per non fare educazione fisica a scuola. Utili, almeno in quel caso.

  5. In Spagna si dice “me ha bajado” -> “mi è scesa”, il che riassumerebbe pure bene questo movimento flussifero dall’alto verso il basso…però in italiano mi infastidisce. Quindi opto per un semplice “ho il ciclo”, senza nomignoli ne imbellimenti. Molta solidarietà a kikkakonekka che deve andare per supermercati a cercare gli assorbenti della sua MDM, io ancora non sono capace di ricordare a memoria nome+confezione degli assorbenti che uso, non sarei precisa, quindi cerco di andare di persona. Anche perché mi piace sperimentare! 😛

  6. Regina Elisabetta says:

    Ahahah ma quanto mi sono divertita a leggere tutte le bislacche denominazioni date alle mestruazioni! Sono anch’io torinese e riconosco con raccapriccio la parola “pannolini”, usata in casa da tutti, madre padre e fratello. Je possino 😀
    Enrica, quanto mi hai colpita e affondata con l’ultima frase, proprio a me che, pur avendo sempre avuto mestruazioni abbondanti e un fisico mediterraneo, non è toccato in sorte, ahimè, di riuscire a trasformare quelle mestruazioni in vita.
    E infine una stending ovescion per Kikkakonekka (ma che razza di nick però) e per tutti i mariti sant’uomini come lui, compreso il mio evidentemente, che ci amano e ci sopportano nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nello splendore e nello scazzo.

  7. io, classe 77, sull’ora di ginnastica, ciclisti e superga sono morta dal ridere.
    grazie del ricordo, l’avevo sepolto chissà dove ma è tornato chiaro come uno schiaffo. e speriamo che i ciclisti non tornino mai e dico maaii di moda

  8. Sei un genio! 😀
    Quella di Annadaicapellirossi e delle Regole non le avevo mai sentite! ahahahha
    Io faccio parte del club dei ciclisti ! 🙂 Ma per il momento il problema non si pone con due figli maschi, sperando che inizino presto a lasciarmi privacy in bagno però!

  9. Silvia says:

    Mia figlia, 5 anni, ha ribattezzato quei giorni i “giorni bambino” perché mi ha visto con un assorbente in mano e ha detto che assomigliava ad un pannolino. Quindi ha stabilito che con le mestruazioni si torna un pò bambini 😀 e voilà! Che tenerezza pensare a quando tra qualche anno per lei le parole mestruazioni e bambino si legheranno in maniera diversa!

  10. C’è anche la versione horror/splatter, “I fiumi di porpora”. Mia madre mi impediva di fare la doccia per i primi due giorni perché “ti si bloccano e poi stai male”. Ho dovuto aspettare i 18 anni e fuori di casa per scoprire che non si blocca un bel nulla (sono mestruazioni, non gremlins…).

    • “ti sei accorta che io sono un ometto?” è l’imprescindibile punto di vista maschile finto misogino ma in fondo femminista ma in in fondo in fondo misogino. Perché è giusto così. Come molte signorine usano l’alcol come scusa per essersi portati ( dove? al loro interno) la peggio gente, altre vivono, lucrano, sgobbano, su una trisettimanale sindrome premestruale. La quarta stanno bene, infatti escono con le amiche. Comunque a Livorno si dice ” CIò IR KECIAP. parlando come se tu fossi asessuata, bisogna lasciarle un po’ rosolare queste fighe. Molte religioni di pastori che hanno ucciso il culto della povera dea madre ( magari ammazzavano la mia di madre che non è manco una dea) si sono inventati la faccenda dell’impurità che è poi giunta alle piante appassite, alla majonese impazzita etc. Ma poveri pastori, loro volevano solo trovare una scusa per mandare le signore in una tenda a bere tè corretto al gin, pettegolezzi, e nullafacenza: mica male per uno sfruttamento millenario, l’imporità durava intorno ai dieci giorni in cui le casalinghe non facevano una sega, nemmeno scuoiare agnelli, perché impure, e allora ordinavano all’equivalente del cinese e riposavano. I pastori dal canto loro, se ne stavano una decina di giorni a buttarselo in culo bevendo birra da larghe ciotole dove zuppavano le capre crude e vive. Beatitudine, a parte le scene di gelosia tra pastori e pecore, che si contendevano er mejo riccetto dela borgata sua
      Sanguinosi Saluti
      CASALINGOMODERNO.COM ovvero LA PRIMA SOAP FAMILIARE A META? STRADA TRA I GRIFFIN E I MALAVOGLIA; CON UN TOCCO DI T.S.O!

  11. Mia mamma sul terrazzo d’estate. Mi dice che in quei giorni lì noi donne non possiamo curare i fiori né, tantomeno, mettere semini nella terra. Non cresceranno. Io, bambina, terrorizzata, immagino piante morte e prati secchi… un’angoscia….

  12. A me sono arrivate a 10 anni, in prima media. Ero la prima in classe, e tutte le compagne a dirmi:”Non è giusto, sei la più piccola, dovevano venire prima a noi!” come se fosse un privilegio. Finchè non ho iniziato la pillola mi hanno sempre fatto un male assurdo, tanto che non ho mai avuto bisogno di proclamare che “ero indisposta”: era evidente.
    Le ho sempre chiamate “mestruazioni” fregandomene di chi restava sconvolto davanti a cotanta sincerità 😀 e nessuno, per fortuna, è mai venuto a raccontarmi di fiori appassiti o roba del genere.
    Mi ha intenerito tantissimo la reazione di mio marito, la prima volta che mi ha vista cambiare l’assorbente
    – Oddio, stai sanguinando!
    – Si, amore, lo so.. non ti preoccupare, è normale.
    – E se andassimo al pronto soccorso per sicurezza?

  13. Volevo solo fare una considerazione sul termine “marchese”, molto in uso nel Milanese. Io credo che il nome derivi da “mese”, che nella lingua della mala (lingua “forbesca”) diventava appunto “marchese” mediante l’aggiunta di una sillaba (arch) all’interno della parola. Ricordate quando noi, da bambini, parlavamo aggiungendo una consonante, generalmente la “effe”, seguita dalla stessa vocale della sillaba precedente?. È meglio fare un esempio: la parola “cane” diventava “cafanefe” per non farsi capire dagli adulti.

  14. Mela says:

    Io priva di tabù su sesso e morte, pertanto mai avuto problemi a parlarne a mio figlio. Sono cose normali, del corpo e della vita.
    Mestruazioni spiegate quando aveva due anni e mezzo ed è entrato in bagno mentre toglievo un Tampax. Voleva aiutarmi a mettere quello nuovo, grazie ma anche no!

  15. Alcuni modi di dire non li avevo mai sentiti, invece l’assorbente che mi ha prestato la zia settimana scorsa l’ho sentito eccome: anche il mio commento usava il concetto di cavalcare, un giamaicano però.

  16. v@le says:

    Mio papà, unico uomo in una famiglia con 3 figlie femmine, quando eravamo tutte mestruate ( e a chi convive spesso accade di essere sincronizzate) diceva, disperato: questa non è una casa, è una centrale mestruelettrica!!!

  17. Giu' says:

    Ciclisti e Superga e mi si è aperto un file della memoria che non ricordavo neanche più di aver archiviato, grazie! Oltretutto, se non erro, dovrebbe essere la divisa ufficiale di quelli che vanno nel girone infernale “oh, ma, acida, che c’hai, le tue cooose?! Non non ho le mie cose, è solo che mi stai andando sul cazz*. E ora va, amico, indossa i tuoi ciclisti neri lucidi, calza le Superga bianche con i calzini di spugna e vai!!! ; – )

  18. eufemia says:

    Un’amica di mia sorella coniò il termine “sono arrivati i comunisti” da allora fu adottato da tutte le femmine della compagnia e compreso il significato anche dai maschi, ovviamente…

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