E poi arriva l’Epifania che tutte le pile si porta via. I giochi sopravvissuti al Natale.

Per comprendere il termine “canto del cigno” basterebbe venire a casa mia la settimana dopo Natale. Quando le spade laser lampeggiano, i Ciccibelli chiedono a gran voce il ciuccio, le macchinine si autoscontrano felici in salotto staccando pezzi di battiscopa a ogni impatto, i trenini ciuffciuffano, le Saette di cars saettano, i supereroi Marvel parlano in dodici lingue manco fossero gli apostoli dopo la discesa dello Spirito Santo. Lascio che intonino il loro canto di giubilo che poi, si sa, arriva l’epifania e tutte le pile si porta via (lasciando i gatti liberi di uscire dal loro nascondiglio antiatomico). Tra tutti i giochi meteora spacchettati durante l’abbuffata natalizia, ci sono poche certezze che restano, tra gli ever green:

 

I Lego. Sono convinta che guardando un bambino alle prese con i Lego si possa fare una buona previsione di che tipo di adulto diventerà, crescendo. Ci sono quelli che seguono le istruzioni, costruendo mondi in regola; quelli che alzano muri compatti e monocromatici; quelli che tirano su torri precarie per il piacere di vederle crollare. L’approccio dei miei figli risponde alla categoria fagiolata di mattoncini: Marta e Lorenzo si disinteressano al modello da riprodurre sulla scatola, svuotano in contenuto sul pavimento e improvvisano. Finita l’improvvisazione tutto finisce in un grosso contenitore, nella totale anarchia. Ai tempi nostri, negli anni Ottanta, il contenitore in questione era il fustino del Dash. È molto probabile che i nostri problemi neuronal-psichiatrici siano stati causati dall’inalazione delle polveri sottili di detersivo durante il gioco.

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Il tappetino sonoro della Chicco. Il più longevo dei giochi della prima infanzia, è rimasto a casa mia cinque anni appeso prima al muro della cucina, poi a quello della cameretta. Cinque animali della fattoria, ognuno con un pulsante e una filastrocca da cantare. I miei figli hanno sempre schifato il cane, la mucca e pure il pesce, per schiacciare ininterrottamente solo lei, Lella Pecorella che cantava così: “sono Lella pecorella di sicuro la più bella, ho la lana soffice e bianca e di cantar non son mai stanca, uno due e tre, canta insieme a me e ti divertirai con me”. Agli amici della Chicco vorrei dire che riuscire a fare un’altra rima con “me” che non sia “me” si poteva, non era difficile davvero. A Lella invece vorrei dire che di cantar non sei mai stanca, lo abbiamo capito tutti, la canzoncina io l’ho sentita più di Azzurro e Imagine. Tra l’altro registra più storpiature “pecorecce” di qualsiasi canzone travisata, all’ottocentesimo ascolto anche mio padre, professore universitario di Lettere Moderne, osò intonare “sono Lella Pecorella e mi inculo tua sorella”.

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Il mappamondo luminoso. Non c’è allievo, nipote, cugino o parente di sesto grado a cui mia madre non abbia regalato un mappamondo luminoso. È in effetti un oggetto bellissimo soprattutto perché non fa rumore e perché è una sorta di test antropologico. Di fronte al mappamondo i bambini per prima cosa indicano “dove sono”, gli adulti “dove sono stati”, gli adulti con uno spirito bambino “dove vorrebbero andare”.

I giochi di Tiger. Tiger è quella catena danese di negozi a basso costo che ho sapronnominato la catena coi baffi, per via della tipica linea di prodotti con baffo hipster (io ho i timbrini coi baffi, la carta igienica coi baffi, il campanello della bici coi baffi). Che utilità hanno dei baffi posticci, chiederete voi profani? Direi una sola: metterseli e farci una foto profilo di facebook per sembrare simpatici mattacchioni usciti da un film porno anni Settanta.

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Io sono a tutti gli effetti una mamma Tiger, che non è un personaggio del cartone Daniel Tiger, ma è la genitrice che sceglie questi negozi come meta pomeridiana per intrattenere un po’ i pargoli, soprattutto nella stagione invernale. Mamma Tiger entra all’urlo “scegliete una cosa sola, sotto i tre euro” e libera i figli tra gli scaffali. Tiger è bello perché parte dal presupposto che gli adulti non sappiano fare nulla, manco un aeroplanino di carta, e infatti ti vendono il set con tutte le indicazioni piega dopo piega. Una goduria. Per Natale il reparto infanzia dà grandissime soddisfazioni ed è lì che viene acquistato l’80% dei pensierini per compagni e amichetti. Anche la nostra famiglia ha dato e ricevuto. Al momento dello scambio dei doni, intuendo il contenuto dei pacchi già dall’inconfondibile sacchetto, noi mamme Tiger ci guardiamo con comprensione, siamo una setta tipo la Loggia del Leopardo di Happy Days, solo che il nostro copricapo è differente.

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13 thoughts on “E poi arriva l’Epifania che tutte le pile si porta via. I giochi sopravvissuti al Natale.

  1. Mafalda says:

    Sono una mamma Tiger che desidera ardentemente il minigolf da wc e il tempo per giocarci (non per niente sulla confezione ci sono villosi polpacci maschili).

  2. Non conosco Tiger!!!! Cosa mi son persa???
    Stupendo vedere come giocano con i Lego… E hai ragione : da un po’ di spunti su come son fatti ‘sti gnometti….
    Bisogna fare qualcosa nei confronti delle case produttrici di giocattoli sonori… Senza tasto on/off!!

  3. Da Tiger sono stati acquistati, durante un giro in centro, da mia cognata e me tutti i regali per gli amici dei miei nipoti e i cuginetti di secondo grado: fra l’altro, una borsa di cotone con su un pesce da pitturare con i pennarelli annessi,me la sarei comprata anche io… Da Tiger nasce e peggiora la mia passione per i mini beauty-case da 3 euro, fucsia con i pallini, con le fragole e tutte le peggio cose.. Ho ricevuto l’anno scorso anche una spugna da scrub di Tiger, a forma di gufo: usata una volta mi ha scrubbato anche l’anima!.. Adesso giace appesa nel mio bagno, zitta muta e inutilizzata.
    W i Lego che intrattengono i nani meglio della TV.

  4. LaStedaBo says:

    Nuova adepta Tiger: da noi quest’anno la vittima più illustre mio marito, Babbo Natale gli ha portato (su mio suggerimento) il gioco del golf da cesso, almeno ora può trovare plausibili spiegazioni a sedute da 35 minuti netti.

  5. MammaDis says:

    Io sto pensando seriamente di fare un raid notturno e togliere le pile ad ogni singolo giocattolo sonoro del mio bimbo di 1 anno, prima che escano anche a noi rime decisamente più azzeccate per le filastrocche. Lascerò solo le pile all’aspirapolvere, nella speranza che finalmente mi lasci fare le pulizie in pace. (sì a mio figlio piace passare l’aspirapolvere e la spugnetta in bagno, non chiedetemi perchè, me lo sto chiedendo anche io)
    ps. per quanto riguarda i Lego io avevo direttamente la cassetta degli attrezzi, usata per tenere pezzi divisi per colore e forma

  6. Mio figlio ha 13 anni.
    Negli ultimi 13 anni ho comperato talmente tante batterie per giocattoli, che avrei fatto prima (ed avrei speso meno) diventando azionista al 15% della Duracell.

  7. Noi per i giocattoli ormai solo pile ricaricabili e ormai anche la piccola iena ha capito che quando lì attaccate alla presa la macchinina telecomandata/chitarra o chi per loro non può funzionare. La mamma tiger mi ha fatto morire, la prima volta che misi piede per caso in quello di largo bertola (credo avesse aperto da pochi giorni) l’avevo subito ribattezzato gran bazar del niente, come il mio blog 🙂 dai, è impossibile uscire da lì a mani vuote, io credo di esserci riuscita giusto un paio di volte… i baffi però mi fanno venire l’orticaria! Io mi sono comprata il campanello da bici a forma di teiera e ancora mi stupisco di trovarlo sempre lì attaccato al manubrio, si vede che è troppo bello anche per rubarlo.
    E a proposito di lego, la mia piccola iena è ancora piccola e usa i duplo, per natale ha voluto il set per fare i panini 🙂

  8. Marianna says:

    La loggia del Leopardo come ho potuto dimenticarla (hai già scritto un post sulle vecchie serie TV per caso, io guardavo il poliziotto Baretta per dire). E i fustini con dentro i giochi (nel mio caso i binari del trenino di legno). Leggerti è come mangiare la madeleine di Proust. Marianna

  9. tiger ha sviluppato in me una mania: la collezione di tovagliolini in millemila stampe. non posso uscire da lì senza una nuova confezione di tovaglioli. non so se è grave e nemmeno se è curabile.

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