C’erano un francese, un americano, un tedesco al cinema (e nemmeno uno Zalone).

Gli affitti dei parigini sono molto alti quindi, visto che le case si pagano, bisogna sfruttarle al massimo con film d’appartamento. La gente sta lì e battibecca. Come battibeccano i francesi non c’è nessuno, con la bocca a culo di gallina, gli attori sembrano sempre in posa per un selfie. I doppiatori italiani saranno anche bravissimi, ma è inutile, la erre si vede anche nel labiale. Poi c’è questa cosa che Oltralpe, a meno che non ci si conosca bene-bene-bene, ci si dà del vous, a volte anche quando vogliono coucher l’un con l’autre se lo chiedono al vous. Noi che non ci prendiamo licenze poetiche se non nei titoli (come non dimenticare “Une belle fille comme toi” di Truffaut diventato “mica scema la ragazza” che pare una storia con Alvaro Vitali e la Fenech) traduciamo letterariamente il vous in lei, quindi, nella nostra versione, ragazzi di vent’anni si danno del lei anche quando trombano. E sì, sarà chic in Francia, ma in Italia è straniante sentire due che ansimano e dicono: “venga prima lei, la prego”, “no, no, venga prima lei, ci mancherebbe, non faccia complimenti”.

 

Gli americani si presentano con “Ehi Billy come va?”, ma l’altro non risponde mai dicendo come gli va. Se Billy fosse francese stai pur certo che partirebbe un dialogo di 20 minuti, come minimo. In compenso poi dicono tantissime cose superflue tipo “fermati!” a quello che stanno inseguendo. In pratica c’è il poliziotto che corre dietro al delinquente, i due hanno già saltato palazzi, rotto finestre in scivolata, attraversato appartamenti di gente ignara solitamente afroamericana o cinese, e a un certo punto il poliziotto urla “fermati”. E me lo immagino proprio il tizio che si ferma, torna indietro, dice “ok” e si legge da solo i suoi diritti. Tra l’altro io ho anche cantato nel coro da bambina, ho un passato di domenica a messa, e giuro che ricordo meglio hai diritto di rimanere in silenzio del Credo recitato dal don. Tornando agli americani, hanno molti problemi con l’illuminazione: se è un film horror le luci sono spente anche quando vanno al cesso, in qualsiasi altra pellicola restano accese anche quando dormono. E comunque le abat-jour si spengono tutte con l’interruttore principale. Negli USA sono spreconi pure sotto la doccia, ore e ore di acqua che scorre prima di entrarci dentro, senza contare le volte che ci muoiono sotto l’acqua e l’assassino comunque non pensa mai a chiuderla lui. La colazione è il pasto principale, la famiglia numerosa si ritrova intorno alla tavola, lei sta dalle parti del frigo cazzeggiando con la brodaglia che chiamano caffé, i bambini si siedono sempre in ritardo, poi arriva il padre che dà un morso a un toast senza sedersi ma tenendosi la cravatta e tutti si rialzano per uscire. La madre urla “bambini, avete dimenticato di prendere la merenda”… e a te vien da dire “e no, minchiona, si sono dimenticati anche la colazione, che è il pasto principale, poi per forza vengono su adolescenti scemi e si fanno uccidere alla prima scena negli horror!”.

 

I film tedeschi sono conosciuti anche come “quelli che guardi il pomeriggio d’estate su canale cinque e all’inizio dici oh una bella commedia sentimentale americana e dopo tre minuti oh no è un film tedesco che finge di essere una commedia sentimentale americana”. Il problema è il colore, la luce, è il famoso marron Derrick di cui già parlai, in ogni scena hai paura che sbuchi il commissario Rex a risolvere il caso o anche un tizio con un gran paio di baffi anni Settanta a improvvisare una scena porno vintage. Un mondo caghetto, dove i due protagonisti sono vedovi con figli che devono ritrovare un nuovo amore. La vedovanza in Germania va forte, non chiedetemi perché. Comunque a mia madre piacciono.

 

derrick.jpg

Un grazie speciale ad Andrea Bozzo per l’immagine e soprattutto per condividere la mia passione per Derrick.

 

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21 thoughts on “C’erano un francese, un americano, un tedesco al cinema (e nemmeno uno Zalone).

  1. ma quello piccolo in basso sarà mica Harry Klein?
    Anyway, anche io pazza di Horst, non mi sono mai data pace della mancata evoluzione del personaggio di Berger, che per 12mila puntate s’è limitato a portare il caffè

  2. melaverde says:

    Ho passato parecchi anni a vedere dei mattonazzi terrificanti trovandoli pure belli. Di tedeschi persino Fassbinder. E ho detto tutto. Ora che ho una certa età a parte certi classiconi, la bolla al naso e il capo riverso mi verrebbe (credo- perché mi guardo bene dal rivederli) dopo mezzo minuto di raggio verde o di cuore in inverno. Non reggerei più nemmeno geremone che aveva anche un suo perché nel danno. Non parlatemi di trilogie di colori poi che mi viene già l’ansia. Nella lista hai dimenticato gli inglesi: bolla al naso anche per i pratini e le camere con vista. Di Zalone non ho visto i film perché son troppo di micchia però lui mi fa ridere. Dopo sto outing ora tirami le pietre.

    • ecco…ora io lo voglio sapere dove sta il refuso…”non ho visto i film di Zalone perchè sono troppo di micchia” intendevi Nicchia o mi+N+chia?
      🙂

  3. Abitando in Australia dove hanno una televisione a dir poco inguardabile mi sono abbonata ad un canale di film stranieri, tutti in lingua originale ovviamente con sottotitoli cosi ti puoi pure guardare un bel film cinese ( perversi i cinesi) o iraniano ecc. Bene, ho scoperto che il cinema francese produce una quantita’ incredibile di film. Praticamente ogni giorno danno almeno un film francese mentre ogni mese circa capita un film italiano, naturalmente gia’ visto e rivisto ma i francesi ragazzi spopolano. Commedie, drammi, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta e alla fine sono sempre i soliti tre o quattro attori che girano da un film all’altro. Daniel Autteil lo vedi oggi in versione killer o simile e il giorno dopo lo ritrovi a fare il ricco business men con la nuova amante e poi di nuovo padre di famiglia e via cosi.
    Alla fine diventa difficile immedesimarsi nella storia ma io non me lo immaginavo che in francia il cinema fosse cosi produttivo come la musica in uk.

  4. Ci sarebbe da dire molto anche sul cinema italiano…
    Spesso mi chiedo come lo vedano all’estero, se lo coniugano con i tipici stereotipi legati all’Italia, o se bollano ogni film come “la solita cazzata di quei fannulloni”.

  5. Simo Quarantacinque says:

    A parte il fatto che ti amo sempre, ma non te lo dico più perché odio essere ripetitiva, e d’altra parte non trovo più aggettivi adatti alla tua “tesiaggine” e alla mia goduria nel “tesiarmi”… A parte questo, dicevo, che c’azzecca nel magnifico disegno la testolina di Renato Brunetta?

  6. Io amo i film francesi e le loro bocche da selfie!
    Quelli americani mi sono indifferenti dal momento che accendi la tv e navighi nei film d’oltreoceano.
    Quelli tedeschi mi mettono l’ansia: ogni volta mi ricordano un brutto periodo in cui a pranzo si guardava una soap opera ambientata in un paesino della Germania dove i morti non erano morti, gli incesti erano inevitabili e le tragedie alla base di tutto.
    Quelli cinesi non sono male, anche se tendenzialmente tristi e angoscianti.
    Hai dimenticato i film americani che puoi scambiare per francesi o tedeschi, ma capisci essere americani per l’attore una volta famoso per qualche serie tv (tipo Melrose Place) e risorto dal dimenticatoio in due ore di pellicola trasmessa nei punti morti di una domenica pomeriggio.
    Amen.

  7. Come dimenticare quei film francesi che cominciano con un’imbecille che sta scappando e poi l’immagine si ferma (possibilmente mentre l’idiota sta saltando/buttando per terra una vecchia/facendo imbestialire un tipo in macchina mentre gli si butta sotto le ruote) e una voce fuori campo dice “ça c’est moi” e comincia un’improbabile commedia dove alla fine la poveretta che ha avuto la sfortuna d’incontrare il bamboccio hipster e borghesotto di Parigi se lo tiene (perché tanto “è così cariiiiiino”). Quando sarebbe da defenestrare alla prima minchiata fatta.

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