“Piangere fa guarire prima?”. “No. Ma inganna l’attesa”.

Ai giardini un bambino cade, la tuta si lacera, il ginocchio si sbuccia, niente di grave. Il nonno lo pulisce alla fontanella, “brucia, brucia” si lamenta lui. “Quando passa?” gli chiede. “Passa subito”. Ma mica è vero. Mio nonno avrebbe detto “ci vuole il tempo che ci vuole”. Mio nonno ci trattava da grandi, per questo era sempre circondato da bambini.

Vedi, se tu ti tagli e sei fatto di carne e sangue e piastrine e tutto funziona, nel giro di poco tempo si crea la crosta. La crosta è la natura che rattoppa. Più è profonda la ferita più spesso sarà il rattoppo, più insensibile sarà la carne sottostante. Il problema della crosta è che a un certo punto inizia a prudere, segno che stai guarendo. Il prurito è l’euforia, la voglia di fare un’altra sciocchezza, di sentirsi di nuovo interi, il prurito è la fretta di andare oltre. Ecco, se tu per caso ti lasci trasportare da quell’euforia troppo presto, se dimentichi il dolore e ti gratti, sei fregato, il rattoppo si toglie e ritorna il buco.

I tempi te li insegna il corpo, ti dice quando sei pronto, purtroppo quasi mai sei pronto ad ascoltarlo. Anche da adulto, hai fretta di dimenticare e ti intestardisci a togliere la crosta a una ferita che resta sempre aperta. Ti butti in nuove storie improbabili con l’ansia di andare avanti oppure ti ostini nelle vecchie che ti fanno male, ancora e ancora. Così non si creano mai le cicatrici della maturità, così c’è solo carne al vivo.

Non so se questo l’avrebbe detto mio nonno, non era bravo nelle metafore. Però sapeva quando andavano tolte le croste e quando bisognava staccare i denti dondolanti, né troppo presto, né troppo tardi. Troppo presto sanguina, troppo tardi il dente sotto cresce storto.

“Ha pianto un sacco quel bambino”. Mi dice Marta. “Piangere fa bene” le rispondo. “Piangere fa guarire prima?”. “No. Ma inganna l’attesa”.

sbucciature.jpg

Foto. Susanita: https://www.facebook.com/susanita.valentinafontanella/?fref=tssusanita

 

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28 thoughts on ““Piangere fa guarire prima?”. “No. Ma inganna l’attesa”.

  1. quante sbucciature riserva la vita,le più profonde quelle dell’anima sono ancor più difficili da rimarginare,eppur si va avanti come eterni bambini pronti ad una nuova sbucciatura, e si mette tutto nel calderone dell’esperienza.
    Buona domenica 🙂

  2. Non so se ti rendi conto, ma riesci sempre a dire cose che hanno la dolcezza del gelato ma che, ecco, col cucchiaino di plastica vanno a scavare nel punto giusto. Ti leggo e mi pare sempre che tu scriva per me, per quello di cui ho bisogno. E’ bello, cavolo. Bravissima.

  3. Anche io avevo le ginocchia eternamente fasciate perche’ quando l’una e. quando l’altra erano sempre in panne. Ormai i cerotti erano inutili quindi mi ricordo che mia mamma me le fasciava con la garza che poi si appiccicava tutta e per toglierla mi fregava sempre, mi diceva : ” guarda la'” e tac staccava mentre io tiravo un urlo.
    Se la cura delle ginocchia sbucciate e’ una metafora della saggezza genitoriale, avrei potuto Intuirlo subito che nel mio caso c’era una fregatura!

  4. Ogni cosa a suo tempo, giusto?
    Dovrebbe essere una regola di vita, anche se spesso abbiamo la fretta di fare tutto subito, anche se il momento dovesse essere sbagliato.
    Ciao

    K!

  5. mi fa pensare a una cosa che ho scritto qualche tempo fa, ma tu lo hai scritto molto meglio. 🙂
    la mia di nonna mi diceva sempre “non fa niente, ti sei fatta un po’ più grande” e adesso che son grande mi sbuccerei le ginocchia di proposito per vedere se per certe cose posso crescere ancora un po’.

  6. Sono un’emotiva, dalla lacrima facile, che da un mese, per qualche strana ragione non riesce a piangere. Confermo: le lacrime servono ad ingannare il tempo. Grazie!

  7. giulia@fittipaldi.it says:

    E quando l’attesa non finisce mai? come si finisce di piangere? Per quanto tempo si può attendere?
    Leggendoti mi sembra quasi di trovare una “stregona” che mi legge nell’animo.

  8. wild girl says:

    Fantastici i pattini della fotografia…esattamente come quelli che avevo io e con cui mi sbucciavo le ginocchia! Eppure, nonostante le mille cadute, mi sono sempre alzata e sono andata avanti…

  9. Mentre leggevo ho pensato a quanto mi sentissi orgogliosa delle croste e delle cicatrici quando ero piccola. “Guardami io sono wild abbastanza da essermi fatta male qui, ma vedi che sono guarita e ora ti faccio vedere che son fica!”. Anche che chissà per quale assurda ragione da grandi a volte ci si vergogna delle croste che ancora non si staccano – come se rovinassero una bellezza e un’interezza che ci serve a qualcosa – mentre sarebbe bene fare come da bambini e urlare al mondo “guardami! Sto guarendo, c’ho le prove!”

  10. Pingback: Il Pensablog #2 – Pensieri strani…eri

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