Donne petalose contro donne cactus. Ovvero la libertà di essere felici.

Natalia Aspesi in una recente intervista (http://www.linkiesta.it/it/article/2016/02/27/natalia-aspesi-la-liberta-di-non-fare-figli-e-la-piu-grande-conquista-/29409/) dice cose intelligenti sulla scelta di non essere madri. La leggo con grande interesse e poi mi imbatto in questo passaggio:

“Le donne fanno figli tutto tranne che per istinto materno. Ha a che fare con l’incapacità di accettare che le relazioni d’amore finiscono e che anche il matrimonio è una società al cui interno, dopo qualche anno, la passione si attenua”.

E mi centra in pieno, perché è proprio così, per me. Io sono una donna che ha sempre temuto di essere la prima a dire non ti amo più, ho il terrore dell’inconsistenza e della caducità dei miei sentimenti, di non nutrire passioni abbastanza forti, che la passione come la fede ha a che fare con il trascendente, non si può scegliere di credere in Dio, non si può scegliere di amare qualcuno o qualcosa.

Un figlio (non lo sapevo quando ho messo al mondo i miei) rappresenta per me una passione senza via d’uscita, una buona approssimazione all’assoluto. Perché profondamente so che non ho altre possibilità se non amarli. Perché non ho dubbi su cosa provo, mai. Il dubbio, la pena, la costante domanda è come provarlo a loro e al mondo, come rendere questa mia passione potente qualcosa di bello e creativo, totale ma non totalizzante. Questo vuol dire che ho avuto i miei figli per motivi sbagliati? Può essere.

Un figlio si fa per egoismo, per amore, per distrazione, per errore, per noia, per paura, per l’età, per la società, per sicurezza, per insicurezza, per DNA, per questioni di eredità, per orgoglio, per anarchia, per natura, per dio, per il futuro, per fede, per convinzione, per istinto di conservazione, per disperazione, per la scarsa offerta alla televisione, per comprare quel tutù, per non esserci solo tu, per fermare le ore. Un bimbo si fa, perché se si smette, il mondo muore.

Le ragioni per cui una sceglie di riprodursi (così come quelle per cui sceglie di non farlo) sono insondabili e incontestabili.

A un certo punto della sua intervista dice: “Mi spiace molto per le ragazze che non hanno altri argomenti: io preferisco quelle che raccontano dei loro amanti”. Temo che le stesse donne che oggi parlano solo di figli, ieri parlassero solo del fidanzato di turno o dei voti a scuola o del cane appena comprato o di moda o di politica. Ho pena per le donne che parlano solo di figli, come ho pena di chi è troppo noioso e non sa come muoversi in questo mondo per rendersi una persona sufficientemente gradevole. Ma questo non credo che abbia a che fare con la possibilità o meno di generare un bambino o accoglierlo nella propria vita.

Il mio timore è che l’articolo della Aspesi alimenti una sorta di sfottò tra madri petalose (leggi mielose, caccolose, penose) e donne cactus (leggi cazzute, libere, consapevoli), un perverso meccanismo che alza barriere invece di abbatterle. Un meccanismo che punta all’affermazione di sé attraverso la negazione o la ridicolizzazione dell’altro. È un nervo scoperto, ho anche io le mie colpe.

Se racconto dei miei bambini non significa che reputi fondamentale farne, significa che è una cosa appassionante, che mi dà ansia e allegria. È la mia strada, solo la mia. Una madre ha davvero pochi mezzi per verificare il proprio operato, se il figlio vien bene non è grazie a lei, se ci sono problemi lei è l’asso pigliatutto. E allora si parla e parlare aiuta.

Le donne che fanno figli perché non sanno bastarsi da sole, non mi fanno pena perché sono noiose e melense, mi fanno pena perché hanno commesso un errore e il loro figlio sarà probabilmente una punizione.

“La libertà di non fare figli è la più grande conquista femminile” dice la Aspesi, ma io ho la sensazione che sia un’affermazione incompleta, che la vera conquista sia quella di fare o non fare figli senza doversi giustificare con l’altro, senza paura di offendere nessuno con la propria scelta. Senza dover diventare quella scelta.

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Foto di Valentina Fontanella: susanita

 

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33 thoughts on “Donne petalose contro donne cactus. Ovvero la libertà di essere felici.

  1. antonella says:

    Questa e’ l’analisi piu’ lucida, leale, razionale, intrisa di cuore, priva ddi pregiudizi che abbia mai ascoltato da una donna. Ti ringrazio Enrica, mi rassereni in quel” liberi di non farli senza giustificarsi”. Anch’io avrei voluto un figlio per bisogno di amore assoluto, pazienza ho un nipotino che mi ha insegnato l’amore che cura

  2. buffo, tu hai visto la contrapposizione “petalosa/cactus” a deminutio tua, che essendo mamma ti inserisci nella categoria petalosa.. invece io che madre non sono, e assolutamente per scelta, mi sono subito sentita additata dalla definizione di cactus nel senso di: egoista che si tiene tutto per sè, priva di dolcezza e gentilezza, in ultima analisi: poco femminile. insomma mi è subito venuta in mente quella odiosa – per non dire becera – canzonetta di vecchioni che vuole la donna con la gonna e dice tienitela te la signorina rambo, la capitana nemo, quella che va al meeting (tutte attività e attitudini da lui ritenute sgradevoli ma che ovviamente se riferite a un uomo sono punto di merito).
    insomma, come la giri la giri è sempre una contrapposizione tra antiquati quanto offensivi stereotipi di genere, che a me stanno stretti dall’adolescenza (e di anni ne ho 44) e che mi causano da sempre un senso di disagio e soffocamento quando per l’ennesima volta qualche poveretta mi domanda come mai io figli niente, o addirittura mi dice che dovrei fare un figlio perchè un figlio ti cambia la vita. a parte la pochezza dell’argomentazione in sè (espressione di horror vacui: se la tua vita è vuota riempila un po’ con quello che ti capita), mi verrebbe sempre da rispondere: ma cambiati la tua, di vita, che la mia mi va benissimo così com’è! e poi invece non lo faccio perchè nemmeno mi interessa proseguire la conversazione, mi limito ad uno sguardo di sufficienza e via.
    conclusione: più che petalosa contro cactus, vedrei meglio consapevole contro inconsapevole, oppure indipendente contro conformista. laddove indipendente può pure essere una madre di 5 figli fatti perchè li vuole e non perchè crede che si debba, e conformista può pure essere la nullipara attempata che figli non ne ha fatti perchè sennò le smagliature sulla pancia le rovinavano il book fotografico …

    ma soprattutto: e se la piantassimo di fare questo contro quello, e ci limitassimo a farci i fatti nostri pensando solo alle nostre, di scelte? quello che fanno gli altri al massimo può servire come campionario delle scelte possibili: mi piace lo voglio lo faccio, oppure non mi piace e non lo faccio, oppure ancora: nessuna delle scelte altrui mi piace, mi faccio la mia personalizzata. fantascienza?

    • il senso del titolo è smentito all’interno, cioè nell’articolo credo di sostenere esattamente quello che lamenti tu. Temo che sia ancora fantascienza, perché contrapposizioni come queste sono costanti anche tra le mamme (mamma allattatrici contro latte in polvere, vaccinatrici contro naturali e via così). Io dal canto mio non chiederò mai a nessuna perché non fa figli…

  3. Ipsiless says:

    Da quando ho scoperto, per caso, il tuo libro mi si è aperto un mondo nuovo ed entusiasmante fatto di scoperte, allegria e riflessioni. Sei diventata una delle mie più belle dipendenze. Un’altra mia dipendenza sono i libri e un’alta ancora, forse la più importante, sono i bambini. Se da piccole tutte le mie amichette sognavano di essere principesse, ballerine, cantanti io sognavo di essere mamma, un sogno che sembra allontanarsi e sbiadire col passare del tempo. Ma sono anche molto fortunata perché lavoro in un asilo e leggendo il pensiero dell’ Aspesi quasi mi sentivo una sciocca nel rendermi conto di parlare, nel mio tempo libero, davvero spesso di loro, che non sono miei figli, ma che fanno parte ormai di me e del mio cuore -mi sa di rientrare in tutto e per tutto nella categoria donne petalose. Comunque volevo solo dirti che credo che tu abbia pienamente ragione: perché è vero che una grande conquista delle donne è quella di scegliere di non fare figli senza giustificarsi, ma l’Aspesi si sbaglia a credere che la conquista stia nel “non fare”, perché, a mio avviso, la conquista risiede nello “SCEGLIERE”.

  4. Reblogged this on SlowMom and commented:
    Sono giorni che penso a quell’intervista che mi aveva lasciata “stonata”.
    Lei lo ha detto meglio di come lo potrei argomentare io.
    E soprattutto…in questi giorni mi sembra arrivino i messaggi sbagliati sul mondo femminile da ogni dove. Finalmente mi sembra che qualcuno abbia detto qualcosa di intelligente, perciò eccolo qui.

  5. Nicole says:

    Questo è proprio il pezzo di intervista che mancava “la vera conquista sia quella di fare o non fare figli senza doversi giustificare con l’altro”, grazie per averlo scritto tu.
    Non aggiungo altro perché la tua analisi mi rispecchia già così com’è

  6. Spesso sono le mamme con i figli che “giudicano” le donne che non hanno figli. Sono convinte che quelle che non hanno figli si “perdono qualcosa”… e secondo me sbagliano. La felicità (o presunta tale) può risiedere in entrambe le categorie, chi ha figli e chi non… basterebbe scrollarsi di dosso una serie di tabù o di convezioni che a volte appartengno ai tempi di Eva. Ma una donna che dice: io non voglio figli! Viene spesso “lapidata” come qualcuno che ha detto una bestemmia in chiesa.

    • È indubbio che le donne che non hanno figli si perdano qualcosa, come quelle che dedicano il loro tempo alla famiglia si perdono l’indipendenza e una quantità di altre cose meravigliose, di cui prima o poi si sente la mancanza!

  7. “Senza dover diventare quella scelta ” . Finalmente qualcuno l’ha detto! Condivido pienamente la tua analisi…io non sapevo di tutte queste contrapposizioni finchè non sono diventata mamma e ho iniziato a leggere un po ‘ di blog e articoli con annessi commenti…uno dei più dolorosi è quello sul lavoro…e sul fatto di non volere un secondo figlio..che giudizi assurdi..

  8. E says:

    Ti leggo da poco ed oggi mi hai regalato – assieme alla Aspesi – tanti spunti di riflessione, grazie! Sono una “senza figli” convinta da sempre.
    Da qualche anno (ho quarant’anni) sono una stepmom: pur in maniera diversa, osservo e vivo indirettamente cosa succede nel mondo “materno”. Ci sono giorni che, egoisticamente, penso che se devo “soffrire” per la sua di figlia tanto vale che ne faccia pure io uno. Sì, i figli si fanno purtroppo per tanti motivi. Oggi grazie al tuo post mi sento un po’ più forte delle scelte che porto avanti con difficoltà nel quotidiano. Da quando sono una stepmom mi sento dire meno “ma tu figli, niente?”. E’ buffo…vengo esclusa da entrambe le categorie….perché, come scrivi tu, diventi quello che scelgono!

  9. Sono daccordo sull ‘ultima affermazione del tuo post, perche’ io che di figli non ne ho devo sempre un po’ spiegare, soprattutto vivendo qui in australia dove c’e’ un unico modello di vita preponderante ed e’ quello di famiglie con almeno tre figli.
    Pero’ anche per chi non ha figli non credo che non ci siano mai dubbi o domande a se stesse, riprodursi e’ una cosa cosi potente al di la’ dell’intelletto che secondo me e’ abbastanza irrealistico passare attraverso le varie fasi della vita senza includere anche quella del chiedersi qualcosa a proposito di figli da voler fare o meno.
    Che poi la vita possa essere anche altro da questo mi sembra scontato oggigiorno ma evidentemente non lo e’ poi tanto visto che ancora esistono questi dibattiti. Le donne che hanno figli forse a volte si chiedono come sarebbe stato se non li avessero e cosi le altre ma cio’ non toglie che la vita di entrambe abbia un valore insito al di la’ di riprodursi o meno.
    Pero’ quanta strada ancora da fare e l’Italia mi sembra cosi indietro e le donne non si aiutano con tutte queste contrapposizioni stizzose sulle scelte diverse che ognuna fa per se stessa, sono ancora cosi agguerrite e pronte a giudicarsi, a tagliarsi a pezzi a vicenda e poi ancora con questa storia della passione, ma dai e’ ormai provato che solo la passione non arriva lontano, eppure in Italia c’e’ ancora questo concetto cosi vecchiotto della passione a tutti i costi e cosi finiscono belle relazioni, gli uomini sparano alle ex e le donne sono sole a sognare ancora e ancora la stessa cosa. Io rivaluterei il concetto di amore come mille altre sfumature delle relazioni umane, amarsi, volersi bene , essere amici, ridere insieme esostenersi a vicenda e tante altre belle cose che sono molto meno noiose della sola passione struggente che poi ti lascia sempre a piedi dopo una bella corsa breve e intensa ma senza futuro.

  10. melaverde says:

    Brava. Dell’intervista mi urta questo ritratto della madre monotematica, inconsapevole e vagamente ebete che trovo fuori tempo e anacronistico. Scegliere la maternità è un’esperienza appassionante (hai usato la parola perfetta) bellissima creativa e spaventosa e ” come tutti i grandi amori spacca le ossa”. Penso che sia tempo che questa generazione di madri smetta di sentirsi presa in causa da certi schemi triti (che il mazzo che spesso e volentieri ci si tira ha poco di melenso e petaloso) . Liberi tutti di fare le proprie scelte : una coetanea che decide di non avere figli benissimo ci mancherebbe, una signora come la Aspesi che a 86 anni non voglia stare a casa a far la calzetta e andare a prendere all’asilo i nipoti benissimo uguale ma la spocchia con cui si parla del modello materno che pensa solo al limitatissimo- mondo -pappe -pannolini poveretta e i bambini-sono-tutti maleducati -statevene a casa oltre a essere irreale, non è sopportabile. Vero è anche, a pensarci bene a proposito dei bambini che disturbano , che in effetti la categoria dei rompicoglioni è trasversale e va dagli zero ai 99 anni.

  11. Bellissima riflessione, che ho già condiviso.
    Grazie.
    Infatti quanto donna cactus recidiva e urticante, mi so sempre sentita quasi in difetto e in dovere di giustificare, sminuire, prendere le pubbliche distanze dalla mia “scelta” di avere figli(e) piuttosto che di puntare su altro.
    Spesso si dimentica che anche le donne cactus possono procreare, e che non sempre la cosa è del tutto programmata, ma accettata sì, e in questa accettazione è implicita una scelta.
    Insomma, anche i cactus fioriscono.

  12. Io non credo che l’articolo della Aspesi crei divisione, ma devo darle atto (e son madre, anche se ormai la mia ormai è grande), che per un lungo periodo le donnemadri (me compresa ai tempi, non è che mi reputi migliori) non sanno parlare di altro (credo sia normale, diventa il fulcro della vita), o quantomeno 4/5 dei discorsi verte intorno a loro. Diventiamo di una monotonia esasperante.

    Madre lo sei per sempre, ma quel perido sono contenta di non averlo più, Sono madre e sono donna, ma a per una causa (credo meramente chimica biologica) per anni teniamo prigioniera la donna che è in noi.

    (sia ben chiaro, questa è solo la mia personalissima opinione)

  13. Ninnolina says:

    hai centrato il punto, non si è migliori perché si è madri e neanche perché non lo si è…e additare le altre come “poverine”, in entrambi i casi, è avere i paraocchi.

  14. Bellissimo post! Ho letto l’intervista alla Aspesi dopo il tuo post e credo che la cosa più importante sia nell’avere scelta e non doverla giustificare. A volte consapevole, altre perchè la vita ci ha portato su strade differenti. Non ho figli e forse non ne avrò mai, ma non mi sento un cactus. Mi piace quanto le amiche mamme parlano orgogliose dei loro bambini, mi piace l’amore che si intravede fra le loro parole – e ammetto a volte di invidiarle, perchè temo che non avrò mai l’opportunità di amare in quel modo. Allo stesso tempo però loro sono fantastiche nel non far mai pesare la mia condizione di single, non mamma, super-impegnata nel lavoro.
    Io sono felice, il problema è che i 3/4 del mondo intorno a me non crede che sia possibile… 🙂

  15. Nella società odierna purtroppo si convano contarpposizioni in ogni campo (politico, religioso, sportivo, familiare) senza il minimo tentativo di trovare la complementarietà.
    E questo è un peccato, perché ci si trincera dietro le proprie convinzioni creando un dualismo tra “noi” e gli “altri”.
    Così anche se si parla maternità, sembra che chi non vuole figli abbia ragioni da vendere per giustificare la propria scelta, forse perché succube di tante madri che straparlano (spesso a sproposito) di loro stesse e del loro lato materno.

    Io sono padre, non ho la sensibilità che solo una donna può avere.
    Ma credo che la maternità sia una cosa bellissima, e che non vi siano gioie simili nella vita di una donna.
    Ma magari mi sbaglio.

    K!

  16. “ho la sensazione […] che la vera conquista sia quella di fare o non fare figli senza doversi giustificare con l’altro, senza paura di offendere nessuno con la propria scelta. Senza dover diventare quella scelta.”
    Applausi a scena aperta! Purtroppo ancora oggi nella nostra società che si autodefinisce libera, moderna ed evoluta, nessuno di noi è davvero libero di fare le proprie scelte senza dover temere giudizi, recriminazioni, incomprensioni, ostracismo (nei casi peggiori).

  17. LaRiccia says:

    Entro nei commenti anche io che leggo sempre e non scrivo mai. So che è una domanda retorica ma vorrei sapere perché, a prescindere dalla questione puntuale di donna cactus – donna petalosa, nel 2016 stiamo ancora parlando di “ricette” che devono per forza valere per tutti. Io sono io, ciò che va bene a me non è detto vada bene agli altri e fino a che non ledo da libertà altrui non vedo perché devo limitare la mia: questo deve valere per tutti. La vita è un abito su misura

  18. Pingback: La libertà di non fare figli | Ilcomizietto

  19. Non lo so chi sono piu’ io Enrica. Io sono quella che vorrebbe un figlio ma non puo’ perchè si sta curando, perchè la vita le ha strappato da un secondo all’altro uno degli amori della propria vita e allora non lo sa piu’ se c’è questa libertà di essere felici. Ci credevo tanto in questa libertà. Eppure mi chiedo se quella donna di 39 anni che era mia sorella, una meraviglia dai capelli ricci e dall’animo puro, non meritasse di poter scegliere, invece di schiantarsi su quella statale in quel piovoso giovedì di settembre. Non si parla mai purtroppo del fallimento. Della mancanza alle volte di lieto fine. Forse dovremmo anche poter essere libere di essere infelici.
    Ti abbraccio.

    • hai tutto il diritto di essere infelice, purtroppo. Io spero che sia una fase della vita e che tu trovi le risorse per andare avanti bene. è vero non si parla mai abbastanza di fallimento, come di morte, come di tutte le cose che hanno bisogno di un giro di parole per essere dette. ti abbraccio forte

  20. concordo su tutto ciò che hai scritto. la buona natalia è sempre stata così ” acerba “, non so se per partito preso o per un vezzo da scrittrice contro. a me piace leggerla, mi diverte, e non mi interessa se il fatto che abbia due figli le possa provocare l’orticaria. non sento neppure il bisogno di dovermi giustificare perché l’amore che ho per i miei figli è libero da ogni possibile condizionamento o giudizio altrui. li ho desiderati e sono nati. non ne parlo quasi mai, così come non parlo quasi mai dei miei fatti più intimi – avrebbe senso dire che ho un marito, ho un amante, ho un cane, ho una legione di bambini, ho l’unghia incarnita, la rinite vasomotoria… a chi può interessare? tuttavia tu fai bene a scrivere quel che scrivi, su di te, sull’esperienza con i figli, perché potrebbero essere d’aiuto ad altre donne. poi se a qualcuno non piace l’argomento può sempre cambiare pagina – a me piace leggerti, sì.

  21. Giù says:

    Io credo siamo tutte/i sia cactus che petalofore. Donne con figli possono continuare a ricercare la propria autonomia, perseverare i propri obbiettivi, vivere una vita piena che non si riduca, in senso quantitativo e qualitativo, alla cura dei figli. Donne senza figli possono essere materne, fertili, bravissime caregiver in mille modi diversi: nella professione, nello studio, nei rapporti con gli altri… Io sono mamma e donna cactuspetalosa eppure sono molto d’accordo con la posizione della Aspesi. Credo, e temo, siano riflessioni le sue, pur nella provocatorietà, di cui questa società ha ancora bisogno.

  22. forse arrivo tardi, ma solo ora ho letto questo post perfetto. perfetto in quanto sottolinea un fenomeno che riscontro sempre più spesso: la madre monotematica. la teoria più accreditata e che la madre monotematica fosse monotematica anche prima di figliare, probabilmente su altri argomenti. però mi chiedo: come mai non sono mai, o quasi mai, i padri a diventare monotematici? è biologia? o è più probabilmente cultura, che togliendo alle donne (madri e non madri) la possibilità di successo negli altri campi (rendendolo molto più difficile che agli uomini), lascia un unico campo di cui “vantarsi” e in cui riporre il proprio successo come persona? l’idea non è tutta mia, confesso, ma dovuta a una recente lettura del “secondo sesso” di simone de beauvoir.

    • Oh,finalmente qualcuna che la pensa come me!!guarda solo qualche giorno fa,dopo aver letto il pensiero di un pediatra secondo cui i padri non devono fare i mammi ma solo supportare le scelte educative delle madri,ho proprio pensato che questa storia sia un contentino per far sentire indispensabili le madri visto che in qualunque altro campo siamo discriminate..contentino che,però,scarica un’immensa ed esclusiva responsabilità con annesso senso di colpa..e mi sentivo la sola a pensarlo.

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