Il magico potere del “come minchia faccio a essere così disordinata eppure ancora in vita?”

 

La cucina. Paint your life era una trasmissione di real time. Praticamente c’era questa simpatica giovane donna che prendeva mobili antichi di un certo pregio e poi scartavetrava, spennellava, attaccava pezzi di stoffa e stelle filanti e li trasformava nella credenza dei Simpsons. Credeva ardentemente nel découpage, proprio una fede. Non so per quale magia ma il mio frigo si fa il découpage da sé. Io il sabato lo riempio ben bene ed entro giovedì i sacchetti della verdura, gli involucri di cartone dello yogurt e magari anche qualche foglia di insalata si appiccicano alla parete interna e creano un favoloso effetto shabby chic. E comunque ho un ketchup degli anni Sessanta che rientra nella categoria modernariato alimentare e una scatola di pelati che pare sia stata modella di Andy Warhol ai tempi della Factory. E siamo solo alla cucina.

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Nella foto una latta di passata del mio frigo che fa la figa.

In bagno, ho contato, ci sono 20 prodotti conditioning- naturally curling – hair – Andie McDowel in Sex Lies and Videotipe effect. L’ottimismo di una riccia si misura in miscugli per capelli, una riccia non resiste al richiamo di un nuovo ritrovato cosmetico energizzante elastizzante rimboccolante. Il problema è che io i capelli li ho tagliati, perché anche l’ottimismo di una riccia ha i suoi limiti. Detto questo 14 di quei prodotti sono balsami, molti dei quali acquistati anni fa dal padre dei miei figli. Ho notato che gli uomini soffrono di daltonismo da shampoo-balsamo, molto simile all’astigmatismo da detersivo-ammorbidente e parente della miopia capsule per la lavastoviglie-brillantante. Questi prodotti li scambiano, sempre. O meglio se tu chiedi al tuo fidanzato-marito-padre spirituale di andarti a comprare il detersivo per la lavatrice è molto facile (se non certo) che torni con un flacone da quindici litri di ammorbidente. Io ho una teoria: loro arrivano davanti alla distesa colorata di detersivi, guardano il prezzo, e vanno dritti alle taniche da 0.99 euro, sono accecati dal risparmio e dalla voglia di tornare a casa brandendo l’economico bottino per farti sentire una sprecona. Peccato che sia ammorbidente, peccato che sia sempre balsamo o brillantante.

 

Il vero motivo per cui mi sono tagliata i capelli comunque è la paura di trovarli nello scarico della doccia. È una cosa che mi disgusta. Ma le ricce si pettinano solo facendosi lo shampoo e ogni volta è uno scalpo. Lo scorso autunno, nel periodo delle castagne, dallo scarico, più che una ciocca schifosa e umidiccia, è uscita la bambina di The Ring. Ho avuto paura, giuro. Ho dovuto intrattenerla facendola giocare con le palle di pelo di gatto sotto il letto della camera.

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Il magico potere del mio disordine raggiunge il suo picco in quella che pomposamente continuo a chiamare la trousse. Una stratificazione di matite per gli occhi, mascara, ombretti, correttori, copriocchiaie, tre o quattro campioncini di fondotinta trovati nelle riviste, un paio di pinzette. Nessuna marca è più visibile, perché il temperamatite Sephora ha perso il suo contenitore e i trucioli di legno e grafite si sono sparsi ovunque, imbrattando ogni superficie. Ogni volta che mi trucco è come mettere una mano in una cava di carbone.

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Il mio disordine talvolta si trasforma in frustrazione perché io non riesco a fare il paio con niente. Una volta questo problema dello spaiamento riguardava solo i calzini. Poi sono passata ai tupperware* e ai rispettivi coperchi, impossibili da abbinare. Poi alle lenzuola con mollettone Ikea che non coincidono con nessun letto se non quelli Ikea. Poi alle normali federe da cuscino ereditate da nonna che non coincidono con nessun cuscino Ikea che ho comprato quando mi sono decisa a prendere il letto da abbinare al mollettone. Infine c’è quella merda di temperino Sephora che tempera solo le matite Sephora e le altre le blocca. Cioè tu spingi la tua matita costosa (perché una volta tanto vuoi sentirti figa e non rischiare la cornea con le robe del mercato) fin dentro il pertugio e quella si incastra e non esce mai più, restando al fondo della trusse così, in un tutt’uno: il temperino Sephora che intrappola le matite della concorrenza nelle sue spire letali.

Personalmente ho rinunciato anche a mettere insieme piumone e copripiumone, che sono una coppia maledetta tipo Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer in Ladyhawke, destinati a non essere sincronici mai. Io le ho provate tutte, ma fino a quando Ikea non metterà sul mercato un copripiumone col pilota automatico stile tenda automontante quechua (quella che lanci appallottolata e quando tocca terra si trasforma in monolocale arredato), io continuerò a coprirmi con mucchi di vestiti da stirare.

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Questa sono io che spavento i miei figli mentre cerco di infilare il copripiumone nel piumone.

*Al momento non ho più tupperware a casa, ho brevettato un metodo di sterminio infallibile. Cucino, poi infilo in frigo il contenitore con i resti del cibo e mi riprometto di portarlo in ufficio l’indomani. Non lo porto in ufficio l’indomani, né l’indomani dell’indomani dell’indomani. Dimentico il tupperware per due settimane nel frigo, il frigo ci fa il découpage inglobandolo nella parete interna. Alla terza settimana avviene il ritrovamento del tupperware mummificato come Ötzi nei ghiacci del Sud Tirolo. Ho paura delle esalazioni e butto tutto insieme nella pattumiera.

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32 thoughts on “Il magico potere del “come minchia faccio a essere così disordinata eppure ancora in vita?”

  1. Il temperino Sephora è maledetto sul serio. Ho tracce di trucioli di matita nera nel mobile del bagno, sul pavimento, nel water. Perché io che voglio sentirmi gnocca 24/24 uso solo matite waterproof..che non si fissano sulla rima interna dell’occhio manco morte, ma si fissano perfettamente sulla ceramica dei sanitari.
    La mia lavatrice vuole invece far capire che è perfettamente eterosessuale. Si mangia solo i calzini di mio marito. Io miei li sputa gemelli.

  2. anna says:

    Oh. Sorella. Mia.
    Questa descrizione l’hai scritta tu o ti sei semplicemente seduta di fianco al mio letto di notte, mentre parlavo nel sonno e dettavo?
    Vieni con me, andiamo a prenderci un caffè in centro e ridiamo dei nostri rispettivi frighi, bagni e armadi che stanno a casa, pronti a ringhiare rimproveri appena ci passi davanti.

  3. A me la vita la salvano i coinquilini: una di quelle che ho avuto mi ha chiarito che l’ammorbidente non è detersivo e che la forma del contenitore non significa tutto.
    Comunque la roba a me pareva pulita lo stesso.

  4. Piumone e copripiumone sono parte di un patto con un dio malvagio, come le gambe e la voce della Sirenetta.
    Io so di avergli appaltato la speranza di un amore, in compenso ora piumino entra nel copripiumino al primo colpo, senza più spargimento di sudore e bestemmie.
    E non so se dirmi pentita.

  5. io ho fatto lavatrici col coccolino per mesi (era un flacone veramente enorme!) me lo ha fatto notare mia mamma che si trattava di un ammorbidente e mi ha aiutato anche la dermatite atopica che ha ricoperto mio figlio (e la conseguente domanda della pediatra maaaaaa ha mica cambiato detersivo??? ops!) da allora ho capito che una qualche differenza c’è…..ma ti assicuro che il bucato veniva pulito (e profumato!) lo stesso quindi io penso che in definitiva sia solo una grande truffa della lobby dei detersivi per venderci più cose 😉

  6. Silvia says:

    Da ossessiva compulsiva del ‘buttare-regalare-liberarsi delle cose che non uso più’ quale sono, mi hai fatto venire l’orticaria leggendoti ihihihih. Ho una gran voglia di venire a casa tua a far piazza pulita (e differenziata), non tentarmi… 😉
    Sembra strano, lo so, ma liberarmi delle cose è un piacere speculare a quello di comprarle (e compro, oh se compro)!

  7. paola says:

    Sono riccia e anche io ho n prodotti per capelli e non resisto a non comprarne altri, come mai??
    Purtroppo il mio ricciume è portentoso, quindi non posso tagliarli, pena una testa a fungo atomico. Quindi lo scalpo è garantito ogni doccia, ma doverosa la raccolta delle palle di lana, altrimenti mi ritovarei a fare la doccia come la tipa della vecchia pubblicità della saratoga…

  8. Pingback: TOP OF THE POST: 21 marzo 2016 - Le Birbamamme

  9. Monica Cesy says:

    Io nel bagno chiudo i flaconi con tappi a caso… Ne ho una marea, mi cadono, si infilano ovunque, li schiacciò e li rompo… Poi si nascondono nel bucato insieme alla palletta da mettere nella lavatrice. Mi è capitato un sacco di volte di prendere una maglietta dal mucchio di cose pulite e zac… litigò cpn tappi e palmette incastrate nelle maniche!

  10. ahahah, enrica, non ci crederai ma anche io avevo in tasca il post “Il magico potere del mio disordine”…con altre declinazioni dello stesso tema 🙂

  11. Giuliana says:

    Mi riconosco in tutto quel che dici anche se vivo sola e magari abbiamo stili di vita diversi.mi sembra di leggere quello che vivo io!!!! Che ridere sempre grazie!!!!

  12. girasolseed says:

    Grazie, mi hai fatto sentire meno sola nel mio disordine. Stavo per consigliarti il temperino della Kiko, ma in effetti ho temperato solo 1 matita della stessa marca, poi ho smesso direttamente di usare le matite. Una passata di mascara basta e avanza, perché poi devo struccarmi e di solito lo faccio con le salviette , la sera, davanti alla tv, collezionando quelle usate sul tavolino, e poi le butto il sabato mattina, quando ricostruisco casa. P.s. ti ho letto dal cellulare in pausa pranzo, e ho riso come una scema sui tupperware mummificati 😀

  13. Marianna says:

    Ciao, tante cose vorrei dirti…
    Primo: ma l’hai letto il libro della Kondu? Secondo me è talmente esilarante che è quasi inutile farci la parodia. Secondo: lavare i capelli solo col balsamo e i panni solo con l’ammorbidente si può fare. Risultati più che accettabili. Quel che denota una vera casinista è usare il detersivo per piatti a mano nella lavastoviglie… la schiuma è arrivata fino a metà del corridoio. Da allora compro solo quello in pastiglie per evitare di rifarlo.
    Terzo ho trovato al mercato un banchetto che vende anche solo tappi OPPURE parti di sotto del tupper. Quasi perfetto finché mio marito ha comprato altri tupper che ad un esame esterno appaiono assolutamente identici ma i cui tappi NON sono interscambiabili. L’unico modo per distinguerli è palpargli delicatamente il culo: una minuscola scanalatura indica che devi usare il tappo viola e non quello blu.
    Quarto e qui chiudo: per me la scena di disordino più bella di un film in cui mi sono sempre identificata (e spero di non sbagliare perché cito a memoria) è l’inizio di “All’inseguimento della pietra verde” lei si commuove scrivendo un romanzo e cerca in tutta la casa un fazzoletto per soffiarsi il naso. Alla fine trova un post it con su scritto “comprare fazzoletti” e si soffia con quello.
    Alla prossima!
    Marianna

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